Come avrete capito, siamo tornati a un libro scritto da Manfredi e vi posso già dire che il suo stile di scrittura, almeno personalmente parlando, non delude mai. Eppure siamo in un qualcosa di ben differente da “La battaglia delle Paludi di Hesperia” precedentemente recensito. Come avrete notato dalle trame e dal titolo, ci troviamo di fronte a diversi racconti, tutti staccati l’uno dall’altro, senza nessun collegamento logico, eppure il suo stile di scrittura si evince in ogni racconto, anzi oserei dire in ogni pagina.
Anche qui ci troviamo a leggere di descrizioni crude in certi momenti e rapide in altri. I dialoghi, almeno dei due racconti ambientati nei giorni nostri, sono molto credibili e spontanei, mentre la scorrevolezza con cui vengono raccontati gli eventi rende la lettura piacevole.
La cosa che però mi ha colpito più di tutto, e che forse è l’unica cosa che accomuna questi racconti l’uno all’altro, è il plot-twist finale; ogni storia infatti ha un colpo di scena che cambia le carte in tavola e fa rimanere il lettore con la bocca aperta dallo stupore (beh, tranne nel penultimo racconto, in cui il colpo di scena avviene per i personaggi, ma non per il lettore che invece sa tutto sin dall’inizio).
Ogni racconto di questa piccola raccolta ha un tipo di narrazione diversa, perciò mi accingo a fare un breve elenco e poi parlo in generale di tutto. Il primo racconto “Zeus” è raccontato in prima persona al passato dal protagonista Flavio, stessa cosa per il secondo “Bagradas” e il terzo “Il cavaliere invisibile” (in questo caso però il narratore non è il protagonista, ma il suo scudiero); mentre quarto e quinto ossia “Regina viarum” e “L’ultimo Natale” sono semplicemente raccontati in terza persona.
Insomma come potete notare ogni racconto ha uno stile di narrazione suo che si adatta alla storia. Una particolarità, per esempio, del racconto “Regina Varium”, che come ho detto prima è l’unico in cui il plot-twist è per i personaggi e non per noi, è proprio il cambio di punto di vista che ci permette di capire il complotto che vede protagonista la famosa via Appia.
Devo essere onesta, leggendo solo il titolo di questo libro e conoscendo lo stile dello scrittore, mi aspettavo un romanzo, o comunque dei racconti mitologici. Di certo non credevo di trovarmi davanti a dei racconti storici o contemporanei, l’ultimo si potrebbe addirittura definire distopico.
Una cosa è certa, mi hanno colpito tutti molto, in particolare modo il primo e l’ultimo che mi hanno commosso parecchio.
Come sempre Manfredi è garanzia di autenticità anche nei racconti di fantasia perché grazie ai suoi dettagli ci mostra tratti e momenti storici a cui nessuno ha pensato.
Lo consiglio a tutti, soprattutto a chi ama il genere di narrativa storica.è una lettura veloce.