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La ludoteca di Babele. Dal dado ai social network: a che gioco stiamo giocando?

Esiste una definizione unica di gioco? Stefano Bartezzaghi, fedele alla lezione dei suoi “padri giocatori” – da Umberto Eco a Giampaolo Dossena, da Johan Huizinga a Ludwig Wittgenstein a Roger Caillois –, ci mostra che quella del gioco è una dimensione screziata, molteplice, cadenzata da continue oscillazioni. Costantemente in bilico tra regole e libertà, tra realtà e finzione, il gioco è oscillante quanto pervasivo. Ne ritroviamo elementi nelle narrazioni, nella moda, nel design “user friendly”, nel tempo tradizionalmente dedicato al lavoro, nei linguaggi e nei comportamenti sociali, perfino nel terrorismo: i wargames strategici sono diventati negli anni così rilevanti per il reclutamento dei professionisti della guerra che perfino l’Isis attira e addestra i suoi adepti con videogiochi come Call of Duty. Di gioco, o meglio di ludico, sono intrise poi le relazioni che tutti intratteniamo online, ricche come sono di toni semiseri, tormentoni virali, emoticon, ironia e naturalmente inviti, spesso molesti, a qualche nuovo gioco sui social network. La nostra realtà, insomma, assomiglia sempre di più a una “ludoteca di Babele”, in cui la cultura di massa ha instaurato a tutti i livelli un regime semi-giocoso che impone di riformulare non solo i rapporti fra gioco e realtà ma le loro stesse definizioni. Percorrendo con uno stile piacevolmente jazz argomenti tra i più svariati, dal fenomeno del Gratta e Vinci al recupero dei giochi vintage, dall’Homo Ludens all’Oulipo, Bartezzaghi ci guida, senza mai perdere l’orientamento, fino al cuore del labirinto del gioco contemporaneo. Tra una partita di Tetris e una puntata di House of Cards, cioè includendo ogni aspetto della cultura universale come terreno di gioco, questo saggio ci insegna, soprattutto, che nel gioco, così come nella realtà, non ci sono regole inderogabili. Tranne, forse, una: ognuno deve trovare il proprio modo di giocare, scegliendo le proprie regole o inventandone di nuove.

210 pages, Paperback

Published May 24, 2016

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Stefano Bartezzaghi

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Profile Image for Maurizio Codogno.
Author 75 books150 followers
September 25, 2016
Dopo Il falò delle novità, nel quale aveva distrutto le poche certezze che io avevo a riguardo della creatività, Stafano Bartezzaghi pubblica nuovamente per Utet; stavolta si dedica al concetto di gioco, partendo dalla semplice considerazione che non era convinto delle tantissime definizioni diverse che aveva raccolto nei decenni. Il risultato però non mi pare del tutto convincente. Ci sono delle classificazioni interessanti e condivisibili, come la distinzione tra paidia anarchica e ludus irreggimentato, ripresa poi da Eco su play e game, oppure la tetractomia di Roger Caillois tra l'agon competitivo, l'alea contro il destino, la mimicry che si dedica all'illusione e l'ilinx vertiginoso. Però avrei sperato di trovare una tassonomia più completa,che invece sfugge alla lettura. In definitiva, il succo è che il gioco può essere una cosa seria oppure no, e tutto dipende da noi.

(P.S.: ricordo che Utet ha l'ottima usanza di regalare l'ebook a chi compra l'edizione cartacea del libro. Se vi chiedete a che diavolo serve, rispondo "volete mettere la semplicità di fare una ricerca nel testo senza doversi scorrere tutto il libro?")
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