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Lotta di classe

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Cosa vuol dire stare in classe ai tempi della «buona scuola», delle lavagne multimediali e degli iPhone sotto il banco? Mario Fillioley ci porta con lui dentro le aule, tra i corridoi durante la ricreazione, nelle stanze dei professori, e ci regala un fantasmagorico diario di un anno di scuola – il suo primo da docente di ruolo – in un istituto distante ottocento chilometri da dove ha vissuto fino a quarant’anni. Da settembre a giugno si mescolano ricordi personali, la voglia di provare metodi nuovi, la paura di sbagliare e lo scetticismo verso chiunque pensi di avere in mano la soluzione su cosa voglia dire oggi educare. Ne viene fuori una commedia a metà tra Woody Allen, David Sedaris e Domenico Starnone, il cui protagonista è un professore sempre vicino ai ragazzi e alle loro storie, un impacciato detective in quella landa misteriosa e avvincente che è l’adolescenza. Ogni lezione si trasforma in un racconto esilarante e talvolta malinconico su quello che infine è il senso profondo della scuola: diventare grandi insieme.

165 pages, Paperback

First published September 1, 2016

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Mario Fillioley

12 books7 followers

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Lidia Calamia.
155 reviews2 followers
September 20, 2017
Lotta in e di classe. Sembra quasi autobiografico; un docente di Lettere dalla Sicilia si trasferisce a 800 km di distanza (Terni, tranquilla provincia umbra) per svolgere il proprio anno di prova.
Faticoso gestire una classe riottosa, di un corso di studi, quello delle scuole medie, che spesso trascorre senza lasciare ricordi significativi, con un gruppo che sente ancora forte il legame con la ex prof d'italiano, appena andata in pensione.
L'unica salvezza rimane però sempre quella di guardare al gruppo classe non perdendo di vista le diverse individualità che lo compongono. In una scuola che si burocratizza e si didatticizza sempre di più, è interessante ritornare a dare parlare di nomi e non solo di anagrammatiche sigle.
2 reviews
February 14, 2018
Irriverente, divertente, spiritoso senza esagerare mai. Fillioley descrive l'anno di un professore mandato a insegnare in una regione che non è la sua, e illustra le differenze tra il suo luogo d'origine e quello che lo accoglie, in un modo che solo un siciliano, un siracusano, può apprezzare nel profondo. Da concittadina di Fillioley, ho riso parecchio leggendo d'un fiato questo spaccato di vita.
Profile Image for Svalbard.
1,179 reviews71 followers
September 26, 2022
Dopo aver finito di leggere “Sesso più, sesso meno” mi sono ricordato che di Paolo Fillioley qualcosa avevo già letto, su vari periodici online, sempre con un certo interesse. In particolare un articolo pubblicato su IL, il sito culturale del Sole 24 ore, e commentato anche abbastanza polemicamente su Hookii, il sito su cui si commentano gli articoli pubblicati su internet. L’articolo (questo, ormai reperibile solo sulla “macchina del tempo” di Internet perché pare che IL l’abbia cancellato: https://web.archive.org/web/201807192...) parla dell’esperienza di Fillioley al suo primo anno di insegnamento “in prova”, dopo le ultime leve di assunzioni che qualche anno fa ci sono state nella scuola, e in particolare del suo contatto con la cosiddetta didattica “collaborativa”, che cerca al massimo grado di fare a meno dell’atteggiamento “frontale” nelle lezioni e di cercare con gli allievi un rapporto di collaborazione e di stimolo. Personalmente l’avevo apprezzato moltissimo, sia per la garbata ironia che l’autore manifestava su certe modalità “moderne” di insegnamento, sia per la scettica simpatia nei confronti delle persone che lo circondavano nel suo primo contatto col mondo della scuola (che poi non è che fosse proprio il primo, aveva già insegnato in un istituto professionale, ma non è questo il punto). Qualcuno, su Hookii, l’aveva peraltro accolto malissimo, probabilmente fraintendendone ampiamente il senso e schierandosi senza se e senza ma a favore delle nuove modalità didattiche e degli insegnanti che si devono porre più come “adulti in ricerca” che come figure autorevoli che devono trasmettere agli allievi le cose che loro sanno e gli allievi ancora no (questa la discussione su Hookii: https://hookii.org/confessioni-di-un-...). Peraltro a Fillioley veniva pure mossa l’accusa assolutamente pretestuosa di scrivere malissimo…
Per cui, dopo aver letto e goduto quel piccolo capolavoro della letteratura sull’amore e la dialettica di genere che è “Sesso più, sesso meno” ho scoperto che Fillioley aveva scritto anche un libro sulla sua esperienza del primo anno di insegnamento “vero”, questo, con il titolo solleticante e ambiguo di “Lotta di classe”. Sono corso a leggerlo, pensando che avrei trovato un’estensione dei concetti espressi in quell’articolo, possibilmente con lo stesso umorismo.

Purtroppo non è andata così. Il libro non parla affatto dell’incontro-scontro tra un neoassunto e il mondo delle didattiche moderne e collaborative, ma è un diario piuttosto banalotto - peraltro scritto bene e non privo di godibilità - del primo anno di insegnamento del suo autore, non tanto diverso da altri esempi del genere, da “Ricordi di scuola” di Mosca in poi, passando ad esempio dallo Starnone di Ex cattedra (probabilmente esistono anche altri casi analoghi ma non li conosco). Si raccontano fatterelli, si tracciano ritratti piuttosto memorabili di allievi di tutti i tipi (il più presente, e certamente il più simpatico all’autore, è un ragazzo con l’ossessione per l’ordine e la precisione; a me è piaciuta molto la piccola ragazza rumena che corre come il vento, ma purtroppo non se ne parla molto). La caratteristica stilistica più saliente è il fatto di tracciare continui paralleli tra presente e passato, tra la vita scolastica dell’autore come insegnante a Terni (la sua prima assegnazione) e come studente nella natìa Siracusa. Questi passaggi continui tra presente e passato devo dire che li ho trovati un po’ spiazzanti, in quanto non c’è una suddivisione per capitoli, bensì solo per paragrafi. Inoltre, a differenza di “Sesso più, sesso meno” - che cronologicamente è stato scritto dopo di questo - la Sicilia ritratta è meno edonista e più disagiata, con quello che ci si aspetterebbe - quartieri ghetto, piccoli delinquenti, aggressività diffusa e quant’altro.

Insomma, benino, non bene. Peccato per non aver trovato quello che mi aspettavo di trovare, l’estensione di quel famoso articolo. Vedremo le prossime prove, che spero saranno più nell’alveo del romanzo amoroso.
Profile Image for Chiara F..
635 reviews52 followers
January 16, 2020
Versione nostrana del racconto di un anno di prova di un prof siculo mandato nel cuore della campagna umbra ad insegnare in una scuola media.
Memore della lettura recente di “La classe” di Begaudeau (che non posso che sconsigliare), ho sperato che nella versione italiana di Fillioley ci fosse quell’abilità del prof di italiano di raccontare con ironia, ma eleganza le vicissitudini di un insegnante che affronta l’ultimo temuto scoglio della propria carriera, prima di diventare ufficialmente di ruolo.
Anche in questo caso, purtroppo, è lo stile a penalizzare l’opera: i brevi capitoletti in cui si suddivide, corrispondenti alle date significative dell’anno scolastico dell’insegnante, sono TUTTI (e quando dico tutti vuol dire che non ne viene risparmiato nessuno) un’alternanza di racconti di episodi vissuti in e con la classe di adolescenti, spezzati da considerazioni su esperienze personali precedenti o digressioni del docente, non sempre ben collegate, che tentano di dare ritmo e vitalità ad un resoconto che, altrimenti, si dimostrerebbe alquanto noioso e scoraggiante.

Ciò potrebbe anche essere tollerato se non fosse che quest’altalena di riflessioni tra presente e passato si consuma in poche righe didascaliche, al punto tale che all’interno di una pagina ci possono essere anche più di cinque paragrafi con salto temporale, che rendono la lettura frammentaria e confusionaria.

Fillioley inoltre, pur essendo più simpatico e meno nevrotico del prof francese de “La classe”, incappa a sua volta nella descrizione macchiettistica degli insegnanti, tracciandone un quadro poco rassicurante e infantile, come se il corpo docente dell’attuale “buona scuola” non sapesse più come recuperare l’attenzione dei Millenials, se non mettendosi allo stesso livello dei ragazzi: un po’ come dire che i prof non sono in grado di coinvolgere gli studenti, se non ricalcandone modi di fare e reazioni istintive, sapendo che l’obiettivo è guadagnarsi la loro approvazione e quella delle loro famiglie, a discapito dell’assunzione di un ruolo di responsabilità e autorevolezza che tanto manca nella scuola di oggi.

Comprendo che gli insegnanti delle attuali generazioni navighino a vista, consapevoli che i vecchi metodi didattici siano obsoleti in un mondo che cambia alla velocità della luce, ma mi rifiuto di pensare che l’unica strada possibile sia farsi piccoli, mostrare le proprie debolezze e ammettere che “studiare è inutile, ma proprio per questo è necessario“.
Profile Image for Libraia Susan.
89 reviews9 followers
August 13, 2019
È una storia molto tenera di un anno di vita scolastica di questo professore che lascia a malincuore la sua Sicilia per lavoro. Insegnare è un mestiere troppo importante, ci vogliono più professori come Mario Fillioley, che ama quello che fa e sa anche come raccontarlo in un libro.
Profile Image for Lungarells.
45 reviews9 followers
September 6, 2022
Prometto sempre di non leggere libri sulla scuola e di scuola poi ci cado. Stavolta la caduta è ironica, intelligente, non buonista, non caricaturale. E poi sono di parte, Fillioley potrebbe strapparmi un sorriso anche se scrivesse l’elenco della spesa.
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