Jump to ratings and reviews

Il Paese delle Meraviglie

Attila e Zazzi hanno quattordici anni e sono amici per la pelle. A prima vista non si direbbe. Sono diversi in tutto: il carattere, le famiglie d'origine, il loro sguardo sul mondo.
Attila è un Charlie Brown che sogna spesso a occhi aperti, con un padre assente, una madre bigotta, una sorella che se n'è andata a Milano e un nonno anarchico un po' bizzarro ma con qualche lampo di saggezza. Francesco Zazzi detto Franz invece è sguaiato, aggressivo, dichiaratamente fascista, incontrollabile negli slanci che punteggiano le sue giornate, sempre sopra le righe ma anche profondamente libero. Un personaggio vitale, irresistibile, di quelli che lasciano il segno. A unire i due ragazzi c'è solo un'amicizia profonda e indissolubile, di quelle che possono nascere solo a quell'età. Sullo sfondo, un mondo sospeso tra il ridicolo e il tragico, popolato da personaggi come Mollo, ruota di scorta del duo, o l'ex sessantottina professoressa Cavalla, o le imbranate compagne di scuola.
Il paese delle meraviglie racconta attraverso gli occhi di due ragazzi l'Italia del 1977: un paese e un tempo segnati dalla violenza, apparentemente lontanissimi ma più vicini di quanto non sembri. E lo fa all'insegna di un riso travolgente e contagioso, in uno scatenato caleidoscopio di assurdità e sberleffi . Politicamente scorretto ma pieno di umanità, il nuovo romanzo di Giuseppe Culicchia coglie il volto e l'anima di un'intera generazione.

327 pages, Hardcover

First published January 1, 2004

Loading...
Loading...

About the author

Giuseppe Culicchia

71 books54 followers
Giuseppe Culicchia (Torino 1965), figlio di un barbiere siciliano e di un’operaia piemontese, cresce mangiando pane cunzato e leggendo l’enciclopedia Conoscere.
Vince il torneo di calcio della scuola in qualità di riserva disputando solo uno splendido secondo tempo da ala sinistra nella partita contro i professori. Per tutte le superiori passa il tema in classe al compagno di banco in cambio del compito di matematica, esame di maturità compreso.
All’università, abbozza storie in una biblioteca di Palazzo Nuovo e nelle sale del Caffè Fiorio a Torino. Tra i suoi eroi, Hem, Scott e Buk. Ormai ventiduenne, impara a nuotare. Poi finisce a fare l’aiuto-bibliotecario a Londra, e scrive i racconti pubblicati da Pier Vittorio Tondelli nell’antologia Papergang Under 25 III (1990).
Dopodiché torna a Torino e dato che vuol continuare a scrivere cerca lavoro in una libreria, dove scopre che Thomas Bernhard ha dato alle stampe un romanzo di circa 500 pagine con un unico punto a capo, più o meno a metà. Commesso/edicolante/magazziniere/tuttofare per una decina d’anni, pubblica il long-seller Tutti giù per terra (1994, premio Montblanc e Premio Grinzane Cavour Autore Esordiente).
Grazie al romanzo d’esordio finisce in copertina su L’Indice dei Libri del Mese, cosa che gli procura molti nemici e molto onore. Invitato più volte al Maurizio Costanzo Show, rifiuta di parteciparvi. Nel 1997 il suo primo romanzo diventa un film con Valerio Mastandrea per la regia di Davide Ferrario. Seguono Paso Doble (1995), Bla Bla Bla (1997), Ambarabà (2000), A spasso con Anselm (2001), Liberi tutti, quasi (2002), Il paese delle meraviglie (2004, premio Grinzane Cavour Francia) e Un’estate al mare (2007), tutti editi da Garzanti e tradotti in una decina di lingue. Nel frattempo, per sei mesi suona la batteria in un gruppo fantasma chiamato Ratones, che però si scioglie dopo che lui propone agli altri membri una canzone intitolata McChicken il cui testo sotto forma di haiku recita: “McChicken / McChicken / McChicken”. Comunque: con Laterza pubblica Torino è casa mia (2005) e Ecce Toro (2006).
Da Einaudi, l’atto unico Ritorno a Torino dei Signori Tornio (2007). Da Feltrinelli, il memoir Sicilia, o cara. Un viaggio sentimentale (2010). Per Mondadori scrive i romanzi Brucia la città (2009), Ameni Inganni (2011) e Venere in Metrò (2012). Nel corso degli anni traduce tra gli altri Mark Twain, Francis Scott Fitzgerald e Bret Easton Ellis. Gli piacerebbe tradurre il caro vecchio Ernest, in particolare Fiesta, o al limite Festa Mobile, o anche solo l’ultimo capitolo di Morte nel Pomeriggio, o giusto il racconto Colline come Elefanti Bianchi, ma non gliel’hanno mai proposto. Purtroppo non conosce il norvegese, altrimenti avrebbe fatto di tutto pur di tradurre Knut Hamsun. Collabora o ha collaborato con i quotidiani La Stampa, La Repubblica e il manifesto, con i mensili GQ, Traveller e Linus, con il settimanale Gioia. Tifa per la squadra di calcio di Torino, il Toro. Ma, da vero sportivo, tifa anche per tutte le squadre che in tutte le serie e i tornei incontrano di volta in volta l’altra squadra cortesemente ospitata in città.
Cos’altro? Ama giocare a calciobalilla, anche se non ha mai frequentato l’oratorio (e si vede). Ogni anno a Ferragosto guarda Il sorpasso. Desidera essere sepolto a Marsala. Non subito, però.

Ratings & Reviews

What do you think?

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
59 (29%)
4 stars
63 (31%)
3 stars
55 (27%)
2 stars
15 (7%)
1 star
6 (3%)
Displaying 1 - 9 of 9 reviews
Profile Image for Sara G..
35 reviews4 followers
August 29, 2017
Romanzo piacevole e di scorrevole lettura, ma che non lascia il segno. Culicchia scrive benino, nonostante qualche manierismo e ha il senso dell'umorismo, ma il suo limite sta nello sviluppo dei personaggi, troppo caricaturali per essere credibili, in particolare tutti gli adulti (i genitori, gli insegnanti, il prete, il preside). E' vero che a volte una caricatura può risultare più somigliante di una foto, ma dopo un po' il gioco stanca e si vorrebbe incontrare qualche personaggio più consistente. Il tentativo di andare più a fondo si nota nei capitoli dedicati al rapporto col nonno e con la sorella, ma anche qui c'è qualcosa di troppo idilliaco che li rende stucchevoli. La figura della sorella, poi, è stata chiaramente ispirata a "Pastorale Americana" di Philip Roth, un riferimento troppo ingombrante per un storia dai toni leggeri e fatta per lo più di dialoghi veloci.
Il personaggio meglio riuscito, alla fine, è Zazzi, il compagno di classe filo-fascista e somaro, perennemente strafatto e in lotta col mondo, che rappresenta la voce politicamente scorretta, e pertanto liberatoria, di tutto il romanzo.
Profile Image for Paola Crescenzi.
10 reviews
July 4, 2026
Che dire: bravo Culicchia! Mi sono accostata a questo romanzo quasi per caso, incuriosita anche dalla quarta di copertina e le mie aspettative sono state senz'altro superate.

Attila è un ragazzino intelligente che non diventa spocchioso, arguto ma con le ingenuità tipiche della giovinezza, idealista ma non tanto da sacrificare un'amicizia sull'altare degli ideali; le quotidiane peripezie vissute in compagnia dell'eclettico, nostalgico Zazzi rappresentano con un allegro e vivace umorismo il micromondo tragicomico della provincia italiana negli Anni di Piombo, dove sembra non succedere mai niente e alla fine succede tutto, improvvisamente.

In più e più frangenti del racconto mi sono trovata a ridere di gusto: del resto, da sempre apprezzo l'ironia basata su stereotipi anche esasperati che rendono tipologie umane come la professoressa Cavalla, il padre assente, il don Bob, degli stereotipi fatti e finiti, protagonisti quasi di un'epica moderna nella quale le vicende di tutti i giorni, pur nella loro prevedibilità, diventano eventi della massima importanza per chi li vive in prima persona.

La dialettica tra Attila e Zazzi è semplice, spicciola: senza frequentare troppo l'Iperuranio o non frequentandolo affatto, i due ragazzi si rendono conto, l'uno nel suo essere più riflessivo e raccolto, l'altro nella sua esplosività da bomba a orologeria, che nelle ideologie apparentemente più agli antipodi si nascondono molte più somiglianze di quante non siano le differenze e che la lealtà verso le persone conta più della lealtà verso una fede politica.

Mi è spiaciuto per il finale: non tanto per la morte di Alice in sé o per la liquidazione della sofferenza in poche scarne pagine, quanto per l'occasione che si è deciso di non sfruttare non sviluppando un pochino di più la trama legata a lei.

Mi piacerebbe invece leggere un volume due: come è cresciuto Attila, che adulto è diventato? Si è piegato, come i ragazzini prima di lui, ad un desolante lavoro in fabbrica, oppure ha fatto della batteria il suo mestiere? Zazzi è riuscito a diplomarsi? E' diventato un terrorista nero o gli anni lo hanno imborghesito riducendolo ad un mesto personaggio di provincia?
This entire review has been hidden because of spoilers.
161 reviews
July 25, 2022
Il libro è uno spaccato pazzesco di un paese che per molti versi è cambiato moltissimo per rimanere sempre lo stesso.gli eventi sono specifici agli anni descritti ma la storia e sempre attuale. Trovo che Culicchia sia un maestro a costruire momenti emotivamente carichi. Ho pianto e riso durante tutta la lettura, e ho finito per fare questa storia un po anche mia. Ci ho trovato tante paure che sono state anche mie e tante speranze che ancora mi accompagnano.

Il finale è memorabile!
Profile Image for Luigina Mazzone.
22 reviews
August 1, 2025
Un libro fatto per gli adolescenti a cui non piace leggere
se fossi stata adolescente e non mi fosse piaciuto leggere e avessi odiato gli hippy e fossi stata maschio magari questo libro mi sarebbe piaciuto
Profile Image for Monica.
56 reviews1 follower
February 22, 2026
Letto a 13 anni e a 29, mi segno di rileggerlo a 45
Profile Image for Francesca.
52 reviews
January 31, 2021
Un romanzo basato sul contrasto: in primis il racconto personalissimo e adolescenziale di Attila del suo primo anno di scuola superiore mentre sullo sfondo, vicini e lontani, le cronache degli eventi del 1977, nel pieno degli anni di piombo. Ma nonostante dove viva il nostro protagonista "non succeda mai niente", inutile anticipare che alla fine, qualcosa succede - ma nulla sarà davvero più come prima. Credo che se fossi un'insegnante di italiano delle superiori, lo farei leggere senza se e senza ma ai miei studenti. Ma finisce lì. Mi aspettavo più sostanza da questo romanzo, anche perchè risulta essere tra i più acclamati di Culicchia, che però - a mio avviso - non riesce a mandare la palla in rete: cosa voleva convogliare nel lettore con il suo "Il Paese delle Meraviglie"? Uno sguardo amaro e sospeso su anni cupi e colmi di segreti, durante i quali molti hanno perso la loro innocenza e mutato il loro sguardo sul mondo (sia spettatori che attori di quel periodo)? Mostrare l'eterogeneità dei tipi umani e dei "credo" dell'Italia di quegli anni? Lascio ad altri la ricerca della risposta, io ci ho già provato.
Displaying 1 - 9 of 9 reviews