"Scusate... Qualcuno, di grazia, mi può spiegare il significato e l'utilità di questo libro?
50 sfumature di noia...
Peggio: quasi 400 pagine di niente... Probabilmente la metà potrebbero essere più che sufficienti e il risultato (forse) migliore. La scrittura poi..."
Questo dopo circa 100 pagine lette.
Poi - al SalTo2016 - ho conosciuto l'autore: molto simpatico, un tipo sciolto e schivo allo stesso tempo, molto disponibile... e parla un italiano schietto, dolcemente sporcato da una cadenza toscana che è musica per me, una meraviglia. Sono rimasta, mio malgrado, coinvolta. E, inevitabilmente, mi sono sentita un po' colpevole.
Mi son detta: vuoi vedere che questo libro lo devo leggere con un altro spirito, con altri occhi, con un'altra anima?
Così l'ho ripreso e...
Ho cercato, giuro che cercato di farlo... Ho faticato molto a finirlo, ma ce l'ho fatta! Ciò che segue è quello che ne ho ricavato, rivalutandolo appena, dandogli poi 3 stelline un po' striminzite.
È un libro che indubbiamente racconta di disagi, di debolezze, di dolori, di prove e di ostacoli da superare, di illusioni e disillusioni, di bugie e di verità. Ma anche di espedienti, di fantasia, di tenacia. Di incapacità e di indolenza (a volte condite dal paradosso).
E poi di sogni, di speranze, di voglia di avvenire.
Eh sì! Perché nonostante tutto la vita è là, proprio là davanti, come "un enorme regalo impacchettato di arancione, ancora tutto da scartare"... e bisogna viverla, in un modo o nell'altro.
E servono - necessariamente - tutti e cinque i sensi. Ma più di tutto serve il cuore, serve crederci.
L'episodio più divertente?
Tutti in gita. Fine seconda parte.
Quelli più tristi?
Te l'avessero chiesto prima, cos'è il dolore -
Casca il mondo - Il buio davanti.
(gli ultimi due, uno di seguito all'altro, legati). Questi titoli parlano da soli.
Il passo che più mi è piaciuto?
Questo che segue (che riassume - a mio modesto avviso - tutto il libro), a cui ho dato il titolo di
"Nonno Ferro, Zot e la Vita"
Nonno Ferro:
La vita è un temporale, è una burrasca. È una tempesta di schiaffi, con dentro ogni tanto, per sbaglio, una carezza. Ma è una su centomila, quegli altri sono solo schiaffi dati bene e forte.
[...]
Zot:
Però secondo me l'importante è non abituarsi mai a questi schiaffi. Non giungere al punto in cui il nostro viso diventa insensibile, perché poi quando finalmente arriva quella carezza meravigliosa, ecco, dobbiamo sentirla bene e godercela fino in fondo.
E poi c'è il mare, che manda le onde...