Io, che son sempre stato uno di quelli che “leggete come volete, carta, elettronico, audiolibri… thriller da edicola di stazione o classicone dell’Ottocento…, ma leggete”,. ecco, beh, “A piedi” di Paolo Rumiz va letto in cartaceo, nella magnifica edizione Feltrinelli magistralmente illustrata da Alessandro Baronciani, che ha disegnato sintesi di emozioni e topografia con una sensibilità magica. Grazie per avermi riempito gli occhi.
Curioso e commuovente quanto mi abbiano parlato queste 128 pagine di racconto: una camminata che nasce a Trieste, porta l’Autore a riempire (poco) uno zaino e – passo dopo passo, respiro dopo respiro – a percorrere un personalissimo tragitto verso la punta più meridionale dell’Istria, fino a “il promontorio di tutti i promontori, l’imbarco di tutte le rotte e il trampolino di tutti i tuffi del Mediteranneo”.
Curioso, dicevo, perché ormai sono un camminatore di città, uno di cui il contapassi dell’iWatch può essere piuttosto orgoglioso, e pure dotato di una di quelle app che sommano i chilometri che hai percorso lungo via Lorenteggio e te li virtualizzano su una mappa, come se contribuissero a farti completare la Ring Road islandese. Nulla può essere più distante dalla camminata – vera, pulita, respiratoria – di Paolo Rumiz, in un viaggio che è fondamentalmente incontro con la storia, la natura e il prossimo.
Commuovente, perché alcuni ricordi su quelle strade – percorse più banalmente in macchina, va ammesso – sono tornati prepotenti, come le pagine lette, le canzoni ascoltate, i racconti di un anziano in osmiza.
E’ bello che Feltrinelli abbia pubblicato questo racconto in una collana dedicata ai giovani, e ne avverto la potenziale vertigine educativa; credo funzioni perfettamente (azzardo, da alcuni punti di vista persino meglio) per nutrire il ragazzo che è rimasto dentro noi adulti, che a volte urla per uscire e in altre occasioni si addormenta sopito, ma sempre contribuisce a far battere il cuore e scorrere il sangue.