No. No, non ci credo. Non posso credere che il libro sia finito com’è finito! Noooooooooo! Io non amo queste fini, non amo cerchi aperti e porte socchiuse. Io amo la fine, qualsiasi essa sia. Tragica, drammatica se proprio non riusciamo a dipingere un happy ending, romantica ed anche strappalacrime e scontata e dilaniante, ma deve esserci una fine, sempre.
Ma il libro mi è piaciuto a tal punto, mi ha fatto talmente rivedere una me lontanissima, mi ha fatto così sognare e divertire, che sono disposta ad accontentarmi di un finale che non ho proprio preso, mai, neanche in considerazione.
La Marconero, mi sta uccidendo, e lei non lo sa.
Il primo libro che ho letto di questa autrice emergente è stato “L’ultima notte al mondo”, in cui sono stata ad amare per tutto il tempo un Marco meraviglioso e ad inveire, anche con bruttissime parole, contro una Marianna insopportabile .
Quanto presto ero riuscita ad entrare in sintonia con lui, ugualmente presto avevo provato un’antipatia a pelle per lei, istantanea e perenne, che non mi ha fatto apprezzare e capire il libro per quello che è. Motivo per cui lo rileggerò, promesso.
Perché se dopo Marco e Marianna, vai oltre i tuoi limiti e decidi di dare un���altra possibilità all’autrice, e conosci Andrea ed Elisa e li ami a tal punto che devi andare a ritroso e vai a recuperare la sua prima opera e così, per caso, anche se il caso in questa storia c’entri poco, ti imbatti in Dante e Beatrice, capisci di non avere più via d’uscita: Bianca Marconero ha fatto breccia nel tuo cuore!
Ora, conoscendo meglio i suoi scritti, il suo stile, gli ambienti che descrive così minuziosamente, senza però appesantire in nessun modo la narrazione, posso dire, con cognizione di causa, che i suoi tre protagonisti maschili, Dante, Marco ed Andrea le sono riusciti tutti e tre benissimo. Perché il vero successo di uno scrittore è quando riesce a farti vivere le sue storie come se fossero le tue, è quando ti parla così bene e a lungo ed in profondo dei suoi personaggi che tu pensi siano i tuoi amici, i tuoi compagni di corso, i tuoi vicini di casa. E di loro sappiamo tutto e vediamo tutto e vogliamo ancora sapere e vedere ed ascoltare e fare nostro tutto ciò che li riguarda.
Ho avuto, invece, qualche problema con le figure femminili: Marianna, che mi ha fatto diventare una scaricatrice di porto per le parolacce pensate, sussurrate ed urlate. Elisa a cui mi sono affezionata immediatamente e Beatrice, che, diciamolo pure subito, ho ammirato ed apprezzato a dismisura.
Chi nella propria vita non ha rivestito il ruolo della nostra Beatrice? Chi non si è subito gli sfoghi ormonali e sentimentali del migliore amico, talmente cieco da non accorgersi di te, ma talmente innamorato dell’amore, da venire a confidare proprio a te le sue delusioni, a te che solo ad averlo a fianco sussulti, a te che fai del tutto per non rendere palese, almeno a lui, visto che il resto del mondo lo ha capito da tempo, quello che provi da sempre per lui?
Non so perché, ma già allora, quando la mia mente era molto confusa,
quando ero ancora convinto di avere interpretato il mio cuore nel modo corretto,
quando non avevo quasi sentore di quanto la mia verità fosse diversa e lontana dalla Verità,
almeno quella cosa l’avevo capita.
Beatrice non faceva le cose alla leggera.
Dove c’era lei, lì stava anche il suo cuore.
Beatrice è tutto questo per Dante, non quello della Divina Commedia, ma Berlinghieri, il mezzo genio di questo romanzo che per tutto il tempo rimpiangerà di non aver investito la sua genialità nella facoltà di Fisica, ma in quella di Lettere, perché lui con il pensiero ci saprà anche fare, ma con le parole è una vera frana: dice sempre troppo o troppo poco, e parla spesso al momento sbagliato alle persone sbagliate, nel modo sbagliato.
E lo so che Dante è una mezza frana con i sentimenti, con i suoi teoremi (il Teorema della Non Reciprocità in amore, passerà alla storia!) e principi a regolare anche il cuore, lo so che potrebbe essere tacciato da subito come superficiale e stronzo e snob (le tre magiche “S”), lo so che per la mia Beatrice, così buona e generosa ed interessante ed intelligente e disponibile, avrei preferito almeno uno un po’ più sveglio, che almeno si ricordasse di pagarle un caffè, ma non provare simpatia per lui per me è stato impossible!
Beatrice ha un gran cuore, per sopportare tutte le sue frecciatine iniziali, ed ha anche una buona dose di pazienza, per sopportare le cazzate che spesso Dante pronuncia a voce alta, ma lei è anche talmente profonda da riuscire ad andare oltre le apparenze. E fa bene, perché dietro ogni scelta sbagliata di Dante c’è un significato più profondo, anche se a noi sembrano motivazioni assurde, dietro le mosse di Dante c’è una sua logica, un suo perché, una grande difficoltà a vivere. Ho capito e condiviso perfettamente il motivo per cui lui scelga e sceglierà sempre un Montale, sopra a tanti Carducci che non sente suoi, perché Montale con il “suo male di vivere” incarna perfettamente l’interiorità di Dante. Lui si ritrova più di una volta incastrato negli eventi, senza avere la capacità di districarsene da solo, ma aspettando che a farlo siano gli altri o il Destino stesso.
Beatrice, invece, è una che sa quello che vuole, ha le idee chiare, è una che ha raggiunto i suoi obiettivi, e quando parla lo fa sempre con precisione ed ogni sua frase è una stoccata di un ipotetico incontro di scherma. Mi ha ricordato Cyrano de Bergerac, con la sua lingua affilata e tagliente, ma disposta a tutto per amore, senza scadere in sentimentalismi assurdi e patetici. Amando e scegliendo la persona che non ha scelto lei. Amando a senso unico decidendo di continuare a stargli accanto, senza perdere dignità e restando sempre se stessa. La se stessa di cui poi, anche un cieco come Dante si accorgerà.
At first I was afraid, I was pietrified...
Tornai con gli occhi su Bea. Come se nostri sguardi si fossero dati appuntamento su quella canzone.
E fui davanti a lei senza decidere di muovermi, trascinarti da una forza invisibile,
da ragioni sconosciute alla ragione.
La toccai. E fu come toccare la luce.
Ballavamo, come era accaduto nella corsia del supermercato.
E ancora una volta conoscevamo i passi della nostra danza.
Aveva il ritmo di un caffè americano, il tempo delle pagine di un fumetto che sfogli sul tuo letto,
la malinconica poesia di una missione lunare che alla Luna non ci arriva, ma non importa.
Perché il premio del viaggio è ciò che il viaggio ti lascia addosso.
Ora che ho letto tutto quello che ha scritto Bianca Marconero, anche se mi manca la saga fantasy Albion, so con certezza cosa mi piaccia del suo stile: l’ironia, nascosta in ogni frase ed in ogni pensiero, i suoi riferimenti letterari che non parlano di altro se non del suo mondo reale fatto di letteratura, che è così simile al mio, la scioltezza con cui organizza eventi e dialoghi.
È uno stile giovanile, fresco, lineare e poi, poi, mi fa sorridere, sempre, anche nelle tragedie più tragiche che riguardano Dante, i suoi rocamboleschi incidenti, le sue pessime figure, emerge sempre un lato spiritoso e divertente, un’eroina di fondo che capovolge gli eventi e li rende meno gravi.
Un’altra costante dei libri di Bianca, che in questa sua prima opera emerge forse più prepotentemente che negli altri, è il contorno, di amici e famiglia, che non sono solo il contorno. Sono il trampolino di lancio attraverso cui Dante e Beatrice possono muoversi ed andare. Senza il gruppo di amici e Marco, il fratello gemello di Dante, non ci sarebbe nessuna storia da raccontare, semplicemente loro non esisterebbero senza i loro amici, le loro più grandi passioni, fumetti e cinema, non verrebbero neanche fuori. È per questo che da contorno diventano fulcro della storia.
Beatrice e Dante. Dante e Beatrice. Che impareranno a trovare un loro perché, che sapranno ballare insieme, pur non sapendo ballare, che si ritroveranno così simili, anche nelle diversità.
E non dimenticherò mai il suo sguardo.
Nei suoi occhi di liquirizia c’era un sentore amaro di incredulità.
Quegli occhi mi dicevano che ero un idiota e che l’avrei capito, prima o poi;
ma quando ci fossi arrivato
non avrei trovato nessuno ad aspettarmi.
Vidi tutto questo.
Sarà ancora in tempo? Riuscirà lei ad essere paziente un’ultima, ultimissima volta? Gli darà tempo di capire i suoi sentimenti, ma soprattutto sarà disposta ad aspettarlo per un ultimo, estremo, sprint finale?