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Δυο ιστορίες από την Πεσκάρα

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Οι δυο ιστορίες από την Πεσκάρα ταξιδεύουν τον αναγνώστη στην Κάτω Ιταλία και στα μαγευτικά τοπία της, με τις μυρωδιές των εσπεριδοειδών, του λιβανιού και της θάλασσας. Ο Γκαμπριέλε ντ' Αννούντσιο μέσα από τις ανολοκλήρωτες ιστορίες αγάπης, τις θρησκευτικές έριδες, την ένωση του ανθρώπου με τον Θεό, σκιαγραφεί το χαρακτήρα και τη ζωή δυο παρθένων και δίνει μια εκπληκτική ηθογραφία της ιταλικής κοινωνίας του Νότου.

[περιέχει τις ιστορίες: La vergine Ursula, La vergine Anna]

144 pages, Paperback

First published January 1, 1904

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About the author

Gabriele d'Annunzio

1,030 books285 followers
Gabriele D'Annunzio, Prince of Montenevoso (12 March 1863 – 1 March 1938), was an Italian poet, playwright, orator, journalist, aristocrat, and army officer during World War I. He occupied a prominent place in Italian literature from 1889 to 1910 and later political life from 1914 to 1924. He was often referred to under the epithets Il Vate ("the Poet") or Il Profeta ("the Prophet").

D'Annunzio combined in his work naturalism, symbolism, and erotic images, becoming the best interpreter of European Decadence in post-Risorgimento Italy.

His love affairs, relationship with the world-famous actress Eleanora Duse, heroic adventures during World War I, and his occupation of Fiume in 1919 made him a legend in his own time.

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7 (4%)
Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Amaranta.
593 reviews267 followers
August 14, 2019
"ALLA TERRA D'ABRUZZI
ALLA MIA MADRE ALLE MIE SORELLE
AL MIO FRATELLO ESULE AL MIO PADRE SEPOLTO
A TUTTI I MIEI MORTI A TUTTA LA MIA GENTE
FRA LA MONTAGNA E IL MARE
QUESTO CANTO
DELL'ANTICO SANGUE
CONSACRO"

La dedica la dice lunga sul tipo di dramma a cui ci accostiamo. D’Annunzio vuole celebrare la sua amata terra, e lo fa in modo insolito, accostando attrezzi rudimentali che creano la scena di tutti i giorni ( carri, corde, trespoli, assi, matasse, fusi) a miti che rendono la scena quasi surreale. E’ un incrocio di molti elementi, pur rimanendo una tragedia vera e propria. Una madre benedice le nozze appena celebrate del figlio Aligi, quando sulla scena irrompe Mila di Codra, la figlia di Iorio il mago, ritenuta una donna che ha a che fare con gli incantesimi, i malefici e che nella casa di Aligi cerca riparo da che le vuole male. La donna viene difesa dal novello sposo che vede dietro di lei la figura dell’Angelo e la considera benedetta. Ma qualcosa va storto. Aligi parte come consigliatogli dalla madre e Mila in qualche modo lo raggiunge, si ritrovano sulla montagna e vivono in una grotta come fratello e sorella, ma innamorati. “ Dammi la mano tua, ch’io te la baci, è il sorso che concedo alla mia sete” . Presto però il padre di Aligi, Lazaro, verrà a reclamare Mila per sé, vuole usargli violenza e il figlio, a malincuore, difende la donna uccidendo il padre. Il figlio viene per questo processato e condannato a morte ma in extremis Mila si addossa la colpa dell’omicidio per salvare colui che l’aveva a sua volte salvata da morte certa.
Ritorna potente il mito di Edipo, si richiama il mito di Prometeo nelle parole
La tròvino i corvi ancor viva
e gli occhi le bécchino, i lupi
la tròvino viva e la stràccino!
… E sempre rinasca allo strazio
la carne sua maledetta!”

Ci sono più rimandi alla crocifissione, nella scena finale:
“Il core ho perso d'un dolce figliuolo,
or è trentatre giorni, e non lo trovo!
L'hai tu veduto, l'hai tu riscontrato?
- Io sul Monte Calvario l'ho lasciato,
i' l'ho lasciato sul Monte distante,
l'ho lasciato con lacrime e con sangue”
.
Splendida l’immagine della madre Candia seduta sulla pietra e immobile, resa canuta dal dispiacere.
Personaggi forti, scene di vita quotidiana si mescolano all’amore per la propria terra che forte si sente e all’eleganza dei rimandi nel testo.
Un dolore forte, potente che investe e annienta il lettore. Lettura consigliatissima.
Oggi uva non si coglie. Anco la terra
è a lutto. Chi non piange? Chi non piange
La morte le falcia e le lascia
per terra, che càmpino ancóra!
- Le taglia ma non se le porta”
32 reviews
November 14, 2022
Una bellissima lettura che mi ha riportato nell'universo d'annunziano. Trovo l'ambientazione e i personaggi unici, una storia che mischia le tradizioni antiche, ai miti e alle leggende. Si nota l'influenza del teatro antico greco.
Profile Image for Mattia.
6 reviews
January 26, 2026
In questa tragedia pastorale in tre atti, ambientata in una cornice abruzzese atemporale ma fortemente caratterizata negli spazi e nel linguaggio dei personaggi, il poeta si immerge con tutte le scarpe nella psiche, nei costumi, nei proverbi, nelle canzoni popolari del suo popolo natio per cavarne il ritratto di una figura tragica umana universale: tale figura corrisponderebbe per somme linee al profilo di una comunità primiteva, terriera più che agricola, fortemente cristiana ma religiosa in senso pratico, una fede fatta di tradizioni, superstizioni e priva completamente di una qualsiasi teologia (in questo senso, utile potrebbe essere il confronto con gli umili manzoniani, i quali, pure partendo da una concezione contadina e autonoma del culto cristiano, nell'avvicendarsi delle loro peripezie e della loro evoluzione, maturano una fede cristian e teologica della provvidenza). I personaggi di questa tragedia si inseriscono tutti, chi più, chi meno, nel solco di questa linea e ogni tentativo di traviamento, di oltrepassaggio è punita e redenta, per una ricostituzione del nucleo di partenza, una volta espiato il peccato di parricidio. In modo prevedibile, a pagare lo scotto è la donna accusata di essere una strega, Mila di Condrio, una prostituta che è cercata bramosamente dai mietitori e finanche dal padre stesso di Aligi, il deuteragonista maschile, Lazaro di Roio. In particolare, ho apprezzato la caratterizzazione fulminea ed efficacissima che D'Annunzio fa di questo personaggio: tirannico, patriarcale, prepotente, volgare, selvaggio, ferino; ché ricorda da vicino i padri-padroni della letteratura alfieriana (penso a Creonte, Agamennone, Filippo II ma soprattutto al Saul dell'ultima follia bestiale), ma anche a un riferimento pittorico: il Saturno che divora i suoi figli delle pitture nere di Francisco Goya. Un altro personaggio bellissimo nella sua vaghezza e sfuggenza, e in ciò assomigliante alla Salomè di Wilde, benché dipinta con maggiore dolcezza agli occhi del poeta, è Mila di Condrio, che, a discapito delle voci che la turba mette in giro sul suo conto, riesce a fare breccia nei cuori di Aligi, che qui simboleggia l'artista infatuato di una bellezza atavica e pura, per quanto deleteria e annichilente (tema assai caro ai romanzi più propiamente decadenti di D'Annunzio: si pensi ad Elena Muti e Andrea Sperelli ma anche alle Vergini delle Rocce), e di Ornella, che decide di agire mossa dai suoi sentimenti puri di solidarietà femminile e pietà cristiana, e ciò facendo si dimostra l'unico personaggio veramente pio e innocente del dramma.

In conclusione, è lecito fare un confronto: nell'arco di un ventennio un abruzzese di tempra classicista e un siciliano pregno di letteratura francese (Balzac, Zola, Sue) dedicheranno uno sforzo titanico per irrompere in un mondo rurale primitivo: questi due uomini sono Gabriele D'Annunzio, decadente, e Giovanni Verga, verista. Il primo si immerge in questo mondo con uno spirito di osservazione decadente, quasi romantico, in tal senso è disinteressato a riproporre obbiettivamente le condizioni di vita di un popolo abruzzese (e infatti non vi sono connotazioni temporali che possano racchiudere la vicenda in un periodo storico determinato, se non che un riferimento a Celestino V, ponendo un terminus post quem corrispondente al XIV secolo, come fa notare lo stesso D'Annunzio nel commento francese dell'opera), preferendo incarnare la fenomenologia di una popolazione e di un archetipo umano comune, oltre che un decadente/romantico gusto per i primitivi, per la religiosità popolare, per il folklore. Il secondo, invece, nel seno del verismo italiano, intende rappresentare le asprezze e le durezze di una vita nei campi, dedita al mercato, alla fatica e all'incertezza economica, fatta egualmente di una religiosità passiva e ingenua. Ma sicché il suo interesse principale è quello di fornire al lettore una fotografia di una precisa condizione contadina, borghese e aristocratica attuatasi in Italia nella seconda metà dell'Ottocento (cfr. la Prefazione ai Malavoglia del 19 gennaio 1881) non può sottrarsi dall'inquadrare un preciso periodo storico con dovizia di dettagli storici, spaziali e temporali (nel caso de i Malavoglia 1863-1878).
Profile Image for Vera Lazzaro.
Author 12 books25 followers
August 16, 2020
Ho deciso di leggerlo per due motivi: uno, era fermo in libreria; due, a teatro, nello studio del Metodo Dostoevskij, era stato riassunto da una mia compagna in modo brillante. Se il contenuto è rimasto gradevole, continuo a trovare la scrittura di D'Annunzio - ed è una mia debolezza - indigeribile.
Profile Image for Victoria Ferrari.
84 reviews5 followers
January 2, 2019
Letto in preparazione a un esame. Se l’arte genera crepe e la critica guarda attraverso di esse, la prefazione è in questo caso preziosissima
Profile Image for Cristian Castañeda.
305 reviews1 follower
May 30, 2025
Un drama con la potencia de las grandes tragedias griegas. Los personajes, extraídos del campo, con todas sus supersticiones a cuestas, le dan a la obra un aspecto de intemporalidad.
Displaying 1 - 8 of 8 reviews

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