Lucia Ceci reconstructs the relationship between the Catholic Church and Fascism. New sources from the Vatican Archives throw fresh light on individual aspects of this complex relationship: the accession of Mussolini to power, the war in Ethiopia, the racial laws, the comparison between Pius XI and Pius XII. This book offers a comprehensive reconstruction of this encounter, explaining the criteria that led Catholics to support a dictatorial, warmongering and racist regime. In contrast to the traditional periodization, the history begins with the childhood of Mussolini in the final years of the nineteenth century, and ends with the sudden collapse of his puppet regime, in 1945. This means to some extent placing in a different light the exceptional nature of the ventennio. The Italian original L interesse superiore, Il Vaticano e l Italia di Mussolini has won the Friuli Storia Prize for Studies of Contemporary History."
per quel che ne sapevo prima di leggerlo, mi pare che questo libro sia piuttosto generoso con i papi del ventennio. tuttavia ammette senza mezzi termini, per esempio, che ai tempi delle guerre coloniali si verificò "un allineamento totale del cattolicesimo, a partire dai suoi vertici, alla guerra di aggressione del governo di mussolini che avrebbe provocato 300 mila morti tra gli etiopi". più avanti, ancora, si riconosce che pio XI "accettò di tacere sul razzismo e sugli ebrei ricevendo in cambio la salvaguardia dell'azione cattolica". insomma qualche mancanza ci fu. l'azione cattolica, e in generale il controllo sulle coscienze delle giovani generazioni, sembra essere il nodo cruciale della competizione tra vaticano e fascismo: plasmare le nuove leve risultava vitale per entrambi. non solo, l'antimodernismo, la propaganda a favore delle famiglie numerose, il terrore per il comunismo e l'avversione per la democrazia erano terreni sicuri e solidi su cui marciare in sintonia. non mancarono, nel clero, le voci contro, e questo si sa: anzi, l'autrice afferma che quella dei religiosi fu la "categoria professionale" che percentualmente contò più vittime durante la resistenza - ma dubito fossero alti prelati. in conclusione, l'osservazione che più mi ha colpita in tutto il libro è questa: "il criterio di fondo adottato dai vertici ecclesiastici per giudicare il fascismo e il suo regime, anche all'indomani della sua caduta, [fu] offerto dall'atteggiamento assunto verso le rivendicazioni della chiesa". e questo, mi pare, dice molto.