Una mañana de Julio de 1933, el botones del Hotel des Palmes de Palermo accede a la habitación 224. El huésped de dicha habitación es un ciudadano francés: el escritor francés Raymond Roussel. Su cuerpo estaba inerte. Según el informe, muerto a causa de la sobredosis de barbitúricos. Con este relato-investigación, Sciascia, en 1971, treinta y ocho años después, se adentra las circunstancias de dicha muerte revisando los expedientes del caso y construye un relato sorprendente.
Actas relativas a la muerte de Raymond Roussel es uno de los libros menos conocidos y más fascinantes del autor siciliano. Aquel desvelar y acrecentar un misterio contenía todo el concepto de cuan ardua y sospechosa le parecía la justicia, de cuan ardua y sospechosa le parecía la verdad.
"I fatti della vita sempre diventano più complessi ed oscuri, più ambigui ed equivoci, cioè quali veramente sono, quando li si scrive – cioè quando da “atti relativi” diventano, per così dire, “atti assoluti".
Sciascia è attratto dalla vicenda surreale di Raymond Roussel per il suo carattere di misterioso enigma e per le caratteristiche di indagine sul tema pirandelliano dell'identità. Roussel è infatti un autore fantasma, inafferrabile e privo di storia, emblema dell'assenza e della contraddizione. Il suo Locus Solus è tra le altre cose un itinerario estetico e folle in una casa-villa-museo del fantastico e dell'anomalo; egli stesso è considerato uno dei padri della patafisica e molto amato da surrealisti e dadaisti. Qui lo scrittore di Racalmuto esamina le circostanze e le condizioni della sua morte, da esule solitario e straniero in un'isola lontana, con metodo positivista e illuminista, ma incline ad aprirsi su una dimensione ironica e politica dei fatti storici e esistenziali. La sua è un'inchiesta fondata sull'oggettiva razionalità, ma nello sviluppo produce un'atmosfera di dubbio, incoerenza e ipotesi, nel nome dell'indecifrabile. Da buon detective Sciascia insegue inquietanti tracce e curiosi segni e dissemina eloquenti indizi nella mente del lettore, per invitarlo a mantenere versatile la propria visione interpretativa. Siamo in un'epoca nella quale si apprezza il silenzio e l'agire secondo convenienza. Così l'analisi appassionata e critica rivela una realtà difficile e occulta dietro la cronaca delle semplici apparenze e delle ripetizioni, rovesciando la logica creativa e deduttiva in un assurdo carnevale dell'immaginazione.
Ce qui est génial dans ce reportage-récit, et en même temps la raison pour laquelle je ne l'ai pas lâché avant de le lire, c'est la possibilité d'un roman policier qui est soigneusement évitée. Recensant nombre de fausses pistes entourant la mort de Raymond Roussel (où le terme de suicide est rarement present), Sciascia ne se plaît pas à imaginer ce qui aurait pu se passer si ces pistes avaient été scrupuleusement suivies par la police. Ce qui le choque avec raison, c'est la rapidité de la police de Palerme de clôturer l'affaire. J'ai imaginé pour ma part un roman-scénario (à la Krasznahorkai / Bela Tarr) mettant en scène ce personnage extraordinaire qu'était Roussel (de loin le personnage le plus loufoque du reportage), le montrant dans ses accès de fatigue ou d'euphorie, réelles ou feintes, sans chercher à les clarifier ou commenter. Car tout ce qui entoure Roussel et précisément sa mort se voit doublé au fil du récit, devient contesté. Ce doute qui plane sur la scène magnifiée de ses dernières heures dans l'hôtel de Palerme est ce qui donne la lumière si spécifique aux témoignages du personnel et de sa compagne ; d'autre part, les rapports écrits avec les prénoms italianisés, habitude sous le régime fasciste, ont de quoi faire rire (sans le vouloir). Cette chronique est passionnante précisément parce qu'elle fourmille de possibilités mais ne veut se tenir qu'aux documents. Une esquisse de polar, une prouesse de concision ! - Une scène à retenir (cinéma muet) : "Quelques jours plus tôt, se souvient le médecin d'hôtel Lombardo, Roussel avait jeté de l'argent aux passants de la fenêtre qui donnait sur la rue Mariano Stabile" (p. 36).
Risvolto Questo racconto-inchiesta è stato pubblicato nel 1971, ha avuto dalla critica - non soltanto italiana - un vasto ed entusiastico consenso, è stato ristampato nel 1977: ma resta, tra i libri di Sciascia, il meno conosciuto. Tradotto subito in francese, ha appagato i rousselatres svelando (e al tempo stesso accrescendo) il mistero di quella morte a Palermo, nel vecchio e famoso albergo delle Palme; ma sarebbe del tutto ingiusto lasciare un simile racconto nella sfera del culto tributato a Raymond Roussel. Si tratta proprio di un racconto, e tra i più interessanti che Sciascia abbia scritto. ---------- Raymond Roussel, uno scrittore francese dalla fama contraddittoria, viene trovato cadavere il 13 luglio 1933, A. XI E.F., presso la stanza n. 224 dell’Hotel des Palmes a Palermo. Si trova a Palermo perché ama le temperature miti (a luglio?) ed è accompagnato da una amica -la signora Fredez- che alloggia nella stanza accanto, ma comunicante. I facchini e il personale dell’albergo riconoscono il cadavere. Il medico, dopo aver visionato il corpo, ritiene che l’uomo sia deceduto per morte naturale “probabilmente causata da intossicazione da narcotici e sonniferi rinvenuti in grande quantità nella stanza“. “Il Roussel, a quanto si è appreso, era ammalato al cervello e pigliava dei medicinali per stordirsi“. Risultato: niente autopsia.
Il caso Roussel è chiuso nell’arco di una mezza giornata. La camera 224 dell’Hotel des Palmes viene liberata dai sigilli il 21 luglio e il duca d’Elchingen, nipote di Raymond, viene a sapere e si convince che suo zio sia morto suicida, tagliandosi le vene perché rimasto senza soldi. Una verità “derivata” da un circuito di comunicazioni mai verificate e prese per buone. D’altra parte Il 15 luglio, esattamente due giorni dopo la morte di Raymond Roussel, a Palazzo Venezia, l’Italia firmava il “patto a quattro” e la Francia era ritenuta ancora “la sorella latina”. L’intervento del console francese, richiesto dalla signora Fredez, ha certamente avuto ovvie ripercussioni. Inoltre, scrive Sciascia: “senza dubbio concorse la regola fascista, cui polizia e magistratura alacremente sottostavano, di mettere sotto silenzio tutti quei casi in cui il «taedium vitae» assurgesse a tragici esiti“. Nessuno, a parte Sciascia, sembra notare le manifeste pecche dell’inchiesta, i personaggi del tutto ignorati (ad esempio l’autista), le evidenze trascurate e le incongruenze di varia natura. Appare davvero piuttosto insolito che le autorità del tempo abbiano sorvolato su così tanti elementi senza sospettare di niente e di nessuno.
Nell’ultimissima parte del racconto-inchiesta, Sciascia rivela i punti oscuri della vicenda riflettendo, con una punta di amarezza e la sua onnipresente ironia: “I fatti della vita sempre diventano più complessi ed oscuri, più ambigui ed equivoci, cioè quali veramente sono, quando li si scrive – cioè quando da «atti relativi» diventano, per così dire, «atti assoluti»“.
Leonardo Sciascia con la consueta scrittura acuta e raffinata scava in profondità, semplicemente raccogliendo i dati messi agli atti, mostrando come una verità “relativa” venga elevata a verità “assoluta” per l’atteggiamento opportunistico di chi avrebbe dovuto operare per scovare un reo e ha preferito accontentarsi delle apparenze, senza vedere o afferrare l’oltre.
Un caso di cronaca nera, che deve aver appassionato i suoi contemporanei; Leonardo Sciascia ce lo racconta con la maestria del grande scrittore, trasformando fatti crudi, dettagli inquietanti, interrogatori a testimoni e inchieste di polizia in un racconto avvincente con i toni della fiction, anche se è realtà. Il signor Roussel è stato trovato morto in una camera dell'Hotel delle Palme a Palermo, la cui porta era chiusa dall'interno. Prendeva farmaci: tanti, tantissimi. Il suo materasso era a terra. La sua amante storica nella stanza accanto, in una camera separata. Cosa potrà essere successo? Seguiremo con interesse sino alla fine questo dramma piccolo-borghese, che è cronaca ma ci parrà un romanzo giallo.
Lo spirito di indagine di Sciascia (visto in opera per esempio in La scomparsa di Majorana) qui si sofferma sugli ultimi giorni di un’auto poco noto (e purtroppo da lui non apprezzato) come Roussell, costruendo al solito un’analisi rigorosa che mette in ordine i fatti e non manca di costruire riflessioni più ampie e profonde (come il rimando al disinteresse fascista per i suicidi, segnale di incompatibilità con il regime).
Una lettura non spiacevole ma neanche particolarmente accattivante. Forse se avessi conosciuto meglio la figura di Roussel, o le vicende che hanno accompagnato la sua morte, l’indagine di Sciascia mi avrebbe coinvolto maggiormente. Ho apprezzato comunque il lavoro fatto, specie alla luce di quella frase che ho riportato all’inizio del post: Sciascia evidentemente scrive proprio per questo motivo, non per portare una soluzione alla vicenda, anzi, per renderla più ingarbugliata, per generare dubbio e sospetto, l’unico modo per avvicinarsi il più possibile alla realtà dei fatti.
Mai avrei pensato che non mi sarebbe piaciuto qualcosa scritto da Sciascia, eppure questo libello che non arriva nemmeno a 50 pagine non mi ha lasciato nemmeno l'amaro in bocca per quanto l'ho trovato insulso. Fortuna che l'avevo preso in biblioteca!
Questo è un libro che vive di Roussel, della sua straordinaria personalità e del suo culto. Incidentalmente l'ha scritto Sciascia, vabe'; non è tra i suoi libri imprescindibili. Forse, ripeto, non è nemmeno un suo libro. vive di Roussel...
The facts of life become more and more complex and obscure, more ambiguous and equivocal, in other words, as they really are, when they are written down - that is, when they pass from the status of "relative acts" to that of "absolute acts". Leonardo Sciascia
"Ma forse questi punti oscuri che vengono fuori dalle carte, dai ricordi, apparivano, nell'immediatezza dei fatti, del tutto probabili e spiegabili. I fatti della vita smpre diventano più complessi ed oscuri, più ambigui ed equivoci, cioè quali veramente sono, quando li si scrive - cioè quando da "atti relativi" diventano, per così dire, "atti assoluti."
Ecco vale la pena leggerlo, non foss'altro che questo periodo quasi conclusivo.