Un viaggio incredibile tra i misteri dello spazio interstellare dall'autore di Korolev. Premio Urania 2004.
Da Marte alle stelle: è questa la missione dell’astronave "Leonardo da Vinci". Pianeta dopo pianeta, meraviglie e misteri si compongono fino a svelare una realtà superiore: dal mondo desolato sul quale venti violentissimi hanno modellato le rocce in guglie e pinnacoli da incubo, al pianeta Acqua dove vengono ritrovati dei manufatti che sembrano volere spingere gli esploratori a continuare il cammino indirizzandoli verso altri corpi celesti, ad Ambra, pianeta sulla cui superficie si erge una sconcertante costruzione: una ciclopica scalinata di marmo larga settecento metri, lunga tredici chilometri e alta nove. Un invito all’ascensione che, tuttavia, a causa di campi di forza messi a protezione dell’edificio, non può essere intrapresa che a piedi.
Dall’autore di "Il giorno della sfida" e "Korolev", il romanzo premio Urania che ha anticipato Interstellar.
Nell’anno 2234 del Calendario Terrestre, l’astronave “Leonardo da Vinci” è da tempo in viaggio tra le stelle; il suo equipaggio, quindici persone tra uomini e donne, è impegnato in una missione esplorativa nello spazio compreso tra Cassiopea e Orione. Scandito da periodi d’ibernazione della durata di mesi (a volte anche di anni), il viaggio porta la spedizione nei pressi dei rari pianeti interessanti dal punto di vista terrestre. Su “Scultore”, un mondo arido e disseminato di rocce modellate da venti che soffiano fino a trecento chilometri orari, un gruppo di esploratori trova una sorta di mappa stellare scolpita sulla superficie di un masso: è l’evento che determinerà il cambiamento del programma iniziale e il protrarsi della missione oltre “il pianeta del vento”.
Il romanzo evoca le atmosfere dell’Odissea spaziale di Arthur Clarke e quelle che caratterizzano gli ultimi capitoli del Ciclo della Fondazione di Asimov (la ricerca di mondi con caratteristiche terrestri nello spazio ignoto); vi si trovano, in parte, anche suggestioni presenti in “Solaris” di Lem (paure ed ossessioni che arrivano a materializzare misteriose presenze). La componente emotiva è interamente affidata alla vicenda personale di Estevan Flores, il personaggio principale: lasciata a casa la moglie in attesa del loro primo figlio, egli è determinato a sopravvivere e a tenere viva la speranza del ritorno. “Oltre il pianeta del vento” è un bel romanzo di fantascienza classica, ma l’edizione di Delos Digital è disastrosa: il minuzioso lavoro di rifinitura effettuato in precedenza per “Urania” (n. 1492, novembre 2004) è stato completamente smantellato.
Valutazione: 2½ stelle
NOTE SULL'EDIZIONE “Delos Digital” (ebook, versione 1.0, maggio 2016).
La punteggiatura è approssimativa: centinaia di punti (e punti e virgola, e due punti) sono stati sostituiti da virgole (con l’effetto di costringere, a volte, a rileggere i paragrafi). Termini ridondanti e/o ripetuti nel volgere di poche righe (efficacemente eliminati o sostituiti nell’edizione Urania), lettere maiuscole al posto di minuscole (e viceversa), apostrofi al posto di accenti, trattini del discorso diretto che mancano dove dovrebbero stare e spuntano non dovrebbero, infestano fastidiosamente il testo. Non manca qualche incongruenza, tanto per creare ulteriore confusione. Massimo Otelli, ad esempio, nei primi capitoli sembra avere il dono dell’ubiquità: sta nel modulo di atterraggio con il comandante Mishimoto e, contemporaneamente, al fianco delle squadre di ricognizione (come evidenziato dai suoi ripetuti interventi nei dialoghi, che, nella versione di Urania, sono coerentemente attribuiti a Ramirez), salvo poi, successivamente, affermare che “… il ragazzo era rimasto pressoché sempre dentro al modulo” (Cap. XII). Insomma: o ci si è presi la briga di fare a pezzi, riga per riga, l’edizione precedente, oppure, erroneamente, si è pubblicata una stesura antecedente e non definitiva.
Quattro estratti dalle due edizioni sopra citate, non particolarmente rappresentativi in quanto scelti in modo assolutamente casuale (ciascuna delle duecento pagine che costituiscono il romanzo presenta differenze analoghe a quelle riportate qui sotto):
Cap. 14 – Certo. Una specie di dolina. Qui c’è pieno. Sembrano imbuti. (Delos Digital, 2016) – Certo, una specie di dolina. Questa zona ne è piena. Sembrano imbuti. (Urania, 2004)
Cap. 18 Adesso mi tiro su, tanto questo coso avanza meglio guidato dal computer che dal sottoscritto, preparo un caffelatte al moccioso. (Delos Digital, 2016) Ora mi alzo, tanto questo coso avanza meglio guidato dal computer che dal sottoscritto, e preparo un caffelatte al moccioso. (Urania, 2004)
Cap. 23 Ricordo quasi tutta la mia storia, circa da quando sono nato… (Delos Digital, 2016) Ricordo quasi tutta la mia storia, più o meno da quando sono nato… (Urania, 2004)
Cap. 25 – Esattamente – fece Aga e si rivolse ai colleghi che erano sagome nella penombra. Estevan fissava l'immagine rossastra di quel mondo e ricordava Marte e un'emozione forte lo aveva afferrato, il pensiero di Atra Van e Jeanette si era fatto d'un tratto pungente. (Delos Digital, 2016) – Esattamente – fece Aga, e si rivolse ai colleghi che erano sagome nella penombra. Estevan fissava l'immagine rossastra del pianeta. Ricordava Marte e un'emozione forte lo aveva afferrato: il pensiero di Atra Van e Jeanette si era fatto d'un tratto pungente. (Urania, 2004)
Intenso. Aresi si conferma, a mio parere, uno dei migliori autori italiani di FS contemporanei. Questo romanzo, che come l'autore rivela nell'intervista risente delle atmosfere di Clarke (il viaggio di esplorazione del cosmo come esplorazione di sé) e di Lem (l'incontro con il pianeta in qualche modo "vivente" che materializza le immagini oniriche o comunque inconscie), è ancora una volta una storia umana e umanista, intensa, carica di emozioni e di immagini di notevole profondità. Peccato solo, a mio avviso, per il timbro "mistico" di parte del finale, che stona con lo spirito fortemente umanistico e antropocentrico che indubbiamente segna il romanzo come una firma culturale forte, che viene inaspettatamente "tradita" dalla vaga allusione al "Creatore", del quale, onestamente, non c'era affatto bisogno. Forse al bravissimo Paolo è mancato il coraggio di portare fino in fondo il messaggio del libro: quella potenza infinita e irrazionale dell'essere umano che non ha bisogno di dèi, e della quale l'autore ci fornisce innumerevoli prove in questa come in altre sue opere, quali "Korolev" o "L'amore al tempo dei treni perduti".
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"Io non ho sognato niente. Come morto. Chissà se da morti si sogna".
È il pensiero del comandante della grande astronave Leonardo da Vinci, che porta un pugno di umani, per la maggior parte del tempo racchiusi nelle loro "bare" tecnologiche per l'animazione sospesa, da Marte verso nuovi mondi nel cosmo profondo.
Scultore, il pianeta del vento, a 19 anni-luce dal Sistema Solare, "è un mondo strano", vecchio e disabitato ma con delle armi automatiche, piazzate da qualcuno, che danno problemi ai nostri esploratori. Armi e allucinazioni. Una guerra automatizzata millenaria ancora in corso e dei manufatti che indicano la strada oltre il pianeta del vento (come da titolo) verso altri sistemi stellari. Quindi, dopo Scultore, il pianeta di roccia, si va verso Plutone Secondo, il pianeta di ghiaccio, Inferno, il pianeta di fuoco, e poi ancora avanti fino ad Acqua e Ambra, a 400 anni-luce di distanza.
Non è una semplice storia di esplorazione spaziale, ma un percorso di scoperta interiore. Il tempo che passa (e diverge) lascia il segno su azioni e comportamenti dei protagonisti (simpatico robot incluso), che devono arrivare in fondo alla strada per poter tornare rinnovati.
"Il tempo è solo una distanza, è cosa relativa".
Nolan scànsate! Paolo Aresi è arrivato dieci anni prima di "Interstellar" con "Oltre il pianeta del vento" e, quell'anno, si è ampiamente meritato il Premio Urania.
Non che sia un brutto romanzo, ma devo dire che non mi ha lasciato granché. Alcune buone idee, anche se già viste e meglio sviluppate da autori anglosassoni, qualche spunto interessante, ma nient'altro.