Margot a 23 ans. Elle part s'installer à Berlin, capitale européenne de la culture, et de la fête. Très vite, elle prend goût à cette ville où tout semble permis, où l'on travaille dans une atmosphère décomplexée et créative. Mais elle va aussi découvrir la face cachée de ce pays de cocagne, de ce modèle économique tant loué...
Avrei voluto che questa graphic novel fosse lunga almeno il doppio. Ci ho ritrovato dentro tante cose, il mio primo lavoro a Berlino, la paga scandalosa, la scoperta della città, quei cliché così veri della vita dei neoberlinesi quando tutto è una sorpresa e tutto ti sembra estremamente cool. Però è tutto troppo veloce, troppo superficiale per potersi appassionare alla storia. Chi è stato a Berlino forse ci ritroverà un pezzetto di sé, chi non l'ha mai vissuta rischia di etichettare troppo rapidamente questa lettura come l'invettiva di una persona singola "a cui è andata male". È anche vero che da allora tante cose sono cambiate e che oggi questa storia è un pochino obsoleta, però resta un po' di amaro in bocca dopo averla letta.
Sono andata anche io all'estero per lavoro, come Margot, e mi sono immedesiamata parecchio nelle sue vicende. A me è andata bene, contrattualmente parlando. A Margot molto meno. Vivere all'estero è un'esperienza che ti cambia, ma questo non vuol dire che l'erba del vicino sia poi così più verde.
Credo che per molti che, come me, hanno vissuto a Berlino per un periodo della propria vita sia molto difficile non idealizzare questa città. Personalmente vi ritorno ogni volta che posso, e sono profondamente legata alla sua identità dinamica, alla sua atmosfera che per me profuma di libertà. Leggere un'opera critica e decisa a sfatarne il mito non è stata un'esperienza che ripeterei.
LA STORIA Margot è una ventenne francese che, dopo qualche tempo trascorso a Parigi, decide di trasferirsi alla ricerca di un lavoro nel settore della comunicazione nella capitale tedesca. Quando vi arriva però si scontra con il fenomeno degli stage, della precarietà e dei minijob; non comprende il fatto che le persone si tolgano le scarpe prima di entrare in un appartamento, né che la birra venga preferita ad un pregiato vino francese. Insomma vive una sorta di Kulturschock, e realizza che la città dei sogni artistica e creativa che si era immaginata non corrisponde alla realtà.
COSA NE PENSO La prima informazione che è necessario fornire a chi legge oggi questa graphic novel è che nel frattempo in Germania, nel 2015, è stata approvata la legge sul minimo salariale ad euro 8,50 orari e quindi una delle principali critiche che Margot muove al mondo del lavoro non è più attuale. Per quanto riguarda Margot in sé, l'ho trovata una protagonista piuttosto insopportabile: forse sarà perché i giovani e meno giovani laureati italiani sono abituati a sentirsi offrire ogni sorta di tirocinio gratuito e stage sottopagato, ma l'incredulità di Margot davanti alle proposte che riceve mi ha profondamente irritata -fermo restando che condivido la necessità di un radicale cambiamento di certe tendenze nel mercato del lavoro. Anche per quanto riguarda i rapporti umani di Margot a Berlino, essi rimangono superficiali quanto i dialoghi tra gli altri personaggi e lei, che neanche in una singola tavola ha suscitato la mia simpatia. Come se non bastasse, nessuno di coloro che appare attorno ha lei riesce ad avere una personalità caratterizzata in modo da ricordarseli una volta chiusa la graphic novel. Inoltre, da persona che ha vissuto all'estero e che frequenta quotidianamente persone di culture e nazionalità differenti, ho trovato la sua supponenza nel ritenere i propri usi e costumi superiori a quelli altrui davvero immatura. Per quanto riguarda insomma i suoi contenuti, non mi sento di consigliarvi questa graphic novel. L'aspetto grafico è invece molto soddisfacente: Berlino c'è e si vede, si vedono i suoi ponti, i parchi, i monumenti e i locali notturni, perfettamente resi dal disegnatore. Chiunque vi abbia trascorso del tempo ne riconoscerà gli scorci ed apprezzerà le tavole.
Als Berliner mit französischem Migrationshintergrund, hab ich mich sehr gut in dieser Graphic Novel wiedergefunden. Alles, was an Berlin nervt souverän auf den Punkt gebracht.
Una novela gráfica impecable estéticamente hablando.
Una ilustración muy bonita acerca de la precariedad laboral, la gentrificación y las contradicciones del progreso (o más bien el retroceso). Como el mercado y la economía desgasta a la cultura y nos hace partícipes de un circo inventado, con necesidades inventadas y basadas en el consumo y la explotación. Un reflejo demoledor y triste del desperdicio del talento, la comodidad y el bienestar.
Bei disegni, bei colori, bella atmosfera di una Berlino contemporanea. La storia si concentra sulle difficoltà lavorative della protagonista, una francese poco più che ventenne, che arriva a Berlino pensando di trovare chissà quali possibilità, ma pur amando la città, rimane delusa dalle poche e a suo parere poco oneste offerte, ma che in realtà manifesta a mio parere un po’ troppa arroganza e supponenza. Comunque interessante la trattazione delle problematiche del lavoro giovanile, qui affrontato per la Germania, ma non molto diverso in Italia.
Bah... Colori smorti, disegni sotto la media, storia molto superficiale. Come dice un'altra recensione, non si ha nemmeno l'impressione di trovarsi davvero a Berlino. Potrebbe essere una qualsiasi città di questo mondo.
È la storia di questa poco più che ventenne francese che si trasferisce a Berlino perché a Parigi si sentiva prigioniera. Solo che finisce in un sottobosco di lavoretti pagati a malapena e di figuri che ti offrono un lavoro a 400€ al mese come se fosse il non plus ultra di questo mondo. Purtroppo non c'è nient'altro. Alla fine è veramente la storia di qualcuno che non ce la faccia. E s'interrompe anche a casaccio, quindi...
Ultimamente non ho molta fortuna con i fumetti, mi dà l'impressione.
Secondo libro ciofeca del 2021. Troppo troppo troppo sbrigativo, se mi si voleva raccontare uno spaccato realistico della vita a Berlino qualcosa è andato storto perché 1) la città non esiste, se non nelle parole dei personaggi, siamo a Berlino ma potremmo essere a Cazzago Brabbia per la profondità con cui è raccontata la città. Non basta mettere due aneddoti per caratterizzare un luogo. E 2) mi aspettavo un approfondimento psicologico che non è mai arrivato e che avrebbe fatto la differenza. L'impressione è quella di leggere una brochure, purtroppo, e me ne dispiaccio perché invece le tematiche - che sono quelle tipiche della millennial fiction - mi stanno molto a cuore.
BD sympathique qui permet de comprendre plusieurs réalités du système économique de berlin et notamment en ce qui concerne le travail. J'aime toujours autant quand une BD arrive à montrer un point de vue autre d'un pays sur lequel on ne cesse de miroiter des milliards de clichés pour le transformer en gigantesque eldorado. Je conseille cette nouvelle à quiconque qui souhaite en apprendre plus, sans pour autant détruire la ville, l'auteur informe et dévoile de multiples facades de ce nouveau berlin grandissant.
J’ai bien aimé cette BD qui “casse les clichés” de la ville sans défauts que serait Berlin. A travers l’histoire d’une jeune femme française expatriée dans la capitale allemande, on se rend compte à quel point avoir un salaire minimum n’est pas acquis partout, même à Berlin ; que là-bas on n’a pas si facilement accès à la pilule du lendemain ; que trouver un travail bien rémunéré, sur le long terme et pour lequel on ne se fait pas exploiter par son boss relèverait presque du miracle... je vous la conseille 😊
Forse vi piacerà se volete leggere le lamentele di una laureata in filosofia francese che è sconvolta dai contratti scrausi proposti nell'ambiente dell'arte in una Berlino hipster gnegné. Cry me a river. Noioso, succede poco e nulla. Ok l'indignazione per le leggi sul lavoro ridicole ma la protagonista lagnosa e idealista spicciola non porta un messaggio di cambiamento sociale. Quale sarebbe questa fantomatica "libertà" che dovrebbe esserci a Berlino e non a Parigi? Boh. Livello di hipsteritudine: over 9000!
Prima graphic novel di BAO Publishing, una non-storia autobiografica che è un misto tra sogno e disincanto, che ha il sapore di problemi e paure contemporanee e che finisce inevitabilmente, pur senza volerlo, per essere un inno d‘Amore alla città che non lasci più. Una piacevolissima scoperta notturna e familiare.
Como historia resumida de la archicomentada y sobrevalorada economía productiva berlinesa no está mal. Quizá un pelín simplificada. Pero como historieta gráfica aporta poco valor añadido. Hubiera bastado con un artículo de opinión en un suplemento color salmón.
Un fumetto interessante. Ci porta in una Berlino in pieno cambiamento che attrae tanti giovani europei che si trasferiscono in questa città in cerca di una vita migliore e li fa vivere una vita difficile, insicura ma speranzosa.
Qui è dove scopri che in Germania hanno una natalità sotto alle scarpe, bonus per l'infanzia inesistenti (150 euro al mese, poi cancellato) e dei problemi di contratti di lavoro da far impallidire l'Italia.
La storia di una ragazza francese,che dopo la laurea in filosofia si trasferisce da Parigi nella cosmopolita Berlino, cercando e trovando un clima di libertà e creatività unico..ma il rovescio della medaglia sarà il mercato lavorativo saturo e in grado di offrire solo condizioni precarie.
Madrigal è sempre Madrigal, ma il fumetto è troppo breve... tanti argomenti buttati là senza approfondimento, senza dare il tempo di immedesimarsi. Peccato perché le premesse erano ottime