Jump to ratings and reviews
Rate this book

La cosa buffa

Rate this book
Una passione misteriosa e ingovernabile si impadronisce di un ragazzo di provincia e di una ragazza di buona famiglia, entrambi studenti universitari. I due protagonisti vengono trascinati in un’alternanza di esaltazione e disperazione, di appagamento e frustrazione, incapaci ormai di controllare i propri stati d’animo. La “cosa buffa”, nient’altro che l’amore, li domina completamente con i suoi dubbi, le sue incertezze e gli inevitabili ostacoli.
Con quest’opera Giuseppe Berto scrive un vero e proprio romanzo di educazione sentimentale, in cui riecheggia la prosa ricca e travolgente che ha incantato i lettori del Male oscuro.

361 pages, Paperback

First published January 1, 1966

3 people are currently reading
95 people want to read

About the author

Giuseppe Berto

34 books35 followers
Giuseppe Berto (27 December 1914 – 1 November 1978) was an Italian writer and screenwriter. He is mostly known for his novels Il cielo è rosso (The Sky Is Red) and Il male oscuro.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
13 (22%)
4 stars
25 (43%)
3 stars
15 (26%)
2 stars
4 (7%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for marco renzi.
300 reviews101 followers
August 28, 2017

Chi ha letto "Il male oscuro" sa che Giuseppe Berto, negli anni della nevrosi, della malattia raccontata in quel libro, stava lavorando ad un romanzo; un testo del quale aveva scritto solo qualche capitolo, finito nel cassetto nel momento culminante della malattia del Nostro. Il romanzo in questione era "La cosa buffa", e lui avrebbe voluto riprenderlo in mano una volta guarito; ma lo psicanalista gli consigliò di passare ad altro: e fece benone, poiché "l'altro" fu proprio "Il male oscuro", il capolavoro assoluto dell'uomo di Mogliano Veneto, che lo riportò nell'Olimpo delle patrie lettere.
Una volta tornato alla gloria (Premio Campiello e Viareggio, doppietta non da poco), ecco che "La cosa buffa" ridiventa oggetto sul quale lavorare.

E Berto, a questo giro, parte da un soggetto stringatissimo: lui è un venticinquenne provinciale che campa a Venezia facendo l'insegnante; lei, una studentessa diciassettenne dell'alta borghesia; i due cominciano a frequentarsi e scocca la scintilla, tanto che lui si iscrive di nuovo all'Università e lascia il lavoro. Le cose sembrano andare bene, malgrado le paranoie reciproche (soprattutto di lui): ma è ovvio che non possano durare così come sono, perché lui è un poveraccio e lei una signorina, quindi ci saranno difficoltà e ripercussioni.

Si tratta di una storiella d'amore anche abbastanza banale.
Ma se ti chiami Giuseppe Berto puoi farla diventare brillante, quasi geniale: ed è quello che accade. L'autore ha ormai fatto suo l'incredibile stile del Male oscuro, flusso di coscienza controllato, con punteggiatura anarchica e via discorrendo; in più, non ha dimenticato l'ironia e i risvolti grotteschi che sono ormai principi fondanti della sua poetica.

Mettiamoci pure che nella "Cosa buffa" non v'è traccia di discorso diretto, che è tutto sospeso tra narrazione onnisciente e libero indiretto e pensiamo un po' a cosa ne può scaturire. Senza dubbio, qualcosa di unico, che solo poche altre penne italiane del dopoguerra avrebbero potuto regalarci.

Amore, sesso, infatuazione, precarietà - prima che il precariato divenisse piattume narrativo per minimalisti stanchi -, eterna lotta tra una borghesia di merda e il ceto meno abbiente; la retorica non si sa dove stia di casa, si ride molto, lo si fa amaramente, ci si arrabbia col sorriso, si empatizza, ci si meraviglia per meravigliosi squarci di prosa e si plaude all'ingegno dell'autore, che sa essere scrittore politico più di quelli che scrittori politici vorrebbero essere; che sa essere intimista disseminando qua e là pillole autobiografiche, facili da individuare per chi ha dimestichezza col suo vissuto.

Questo e altro si può trovare nella "Cosa buffa", romanzo non per tutte le stagioni, non per tutti i lettori; non DA tutti ma senz'altro PER tutti.
Profile Image for Three.
308 reviews74 followers
February 10, 2026
“ed erano questi si capisce pensieri nocivi e strampalati dei quali peraltro era colpevole solo in piccola parte inquantochè vi ci era stato spinto da un ben organizzato sistema educativo tendente a fargli disprezzare come poco mondo l’amore carnale e a fargli apprezzare come sublime l’amore spirituale, il quale sebbene il padre Dante non lo sapesse non è che una elaborazione sublimata di quello carnale di cui conserva tracce allarmanti”.

Si esce senza fiato da questa lettura, trecentoquarantasette pagine senza un discorso diretto e con la stessa quantità di virgole e di punti fermi che nelle odierne scuole di scrittura creativa basterebbero appena per il curriculum dell’aspirante scrittore. Non lo dico per disprezzo, sono la prima che, quando scrive, per lavoro o per diletto, sparge punteggiatura a piene mani. Ma questo libro è un vertiginoso esercizio di bravura di uno scrittore mostruoso (non abbastanza apprezzato, a mio parere), che dopo avere dimostrato di sapere benissimo come si scrive in modo tradizionale - e l’ha fatto con Il cielo è rosso, non con una storiella - ha deciso di andare oltre, e ci ha ammollato Il male oscuro e questo libro qui.
Il rischio era evidentemente enorme, già il fatto di centrare tutta la narrazione su un solo personaggio è un rischio di per sé, se poi ci si aggiunge che il personaggio è il giovane Antonio, che lo scrittore segue in ogni passo reale o metaforico, descrivendolo senza sconti come fragile, egoista, sensibile, involontariamente casto (almeno fino a due terzi del libro), indeciso a tutto, pigro, triste, paraculo, sfortunato, tenero, orgoglioso e coglione, allora il rischio può sfuggire di mano. Poteva venirne un polpettone, poteva venirne un personaggio farsesco. Non scherziamo. Anche se la cifra apparente del raccontare (quella che si incontra per prima, quantomeno) è l’ironia, quello di cui veramente Berto ci parla quando parla di Antonio è il dolore del crescere, dell’essere pieno di imprecisati desideri e aspirazioni (amore, sesso, gloria letteraria, morte - anzi non essere neanche nato - futuro, solitudine “e il pensiero della solitudine allora era stato una specie di finzione naturalmente per gustare con più paura la felicità dello stare insieme”), come tutti i giovani, in un momento in cui l’essere giovani ed incerti non era ancora stato legittimato, perlomeno non in Italia (il libro è del ’66, mancava poco), dalla ribellione generale e dalla scoperta che è sempre meglio avere il futuro davanti che dietro le spalle. Nella (splendida) Venezia del ‘66 un giovane quietamente ribelle ed infelice come Antonio poteva solo girare fra le calli ed i campi evitando le folle (che comunque non erano quelle di oggi) alla ricerca degli angolini oscuri sulla strada per Ca’ Foscari, dove fermarsi con la sua Maria per scambiarsi effusioni dai cui esiti entrambi erano quasi sorpresi (ma, con tutta la sua ingenuità e purezza, Maria non ne era per niente turbata, e tantomeno dispiaciuta), preparando inconsapevolmente il momento in cui la realtà sarebbe tornata a prendere il sopravvento troncando l’idillio (la scena in cui la madre di lei li becca nella camera d’affitto di Antonio proprio in un momento che potremmo definire clou è una delle cose più esilaranti e contemporaneamente malinconiche che io mi ricordi di avere mai letto).
Profile Image for Padmin.
991 reviews58 followers
June 6, 2022
".. il titolo l'ho preso da Conrad, un passo di Cuore di Tenebra: che cosa buffa è la vita, quel misterioso articolarsi di logica implacabile per uno scopo ben futile...".
Descrizione
In questo spietato romanzo, Berto ci consegna un personaggio difficile da dimenticare, un antieroe leggero e tormentato, ostinato e volubile: indagando magistralmente, con ferocia e ironia, le contraddizioni dell'animo umano.
Antonio, il protagonista de La cosa buffa di Giuseppe Berto, pubblicato nel 1966, due anni dopo Il male oscuro, è convinto che il dubitare delle donne sia il modo migliore per vivere i sentimenti. Nello scenario di una Venezia minore, preziosa, lontana dai flussi turistici e autentica, Berto racconta gli amori di Antonio, un personaggio che per la verità gli somiglia molto. Il protagonista di questo libro è un provinciale, viene da un paesino dell'entroterra, è uno studente universitario fuori corso, di umili origini, e trascorre i suoi giorni a ragionare di continuo di sé stesso, a rivedere infinite volte le sue decisioni, anche le più insignificanti. Antonio si innamora di Maria: una ragazza ricca, figlia di un piccolo armatore di Venezia, incontrata per caso alle Zattere. Lei ha poco meno di vent'anni, è timida, senza esperienza, ma è subito coinvolta da un sentimento che neanche immaginava di vivere. E Antonio, pochi giorni dopo che si sono conosciuti, progetta già il loro matrimonio, perché il suo desiderio è quello di vivere la sua intera vita con Maria. Ma i suoi modi incoerenti, fatti di trasporto passionale e di continui ripensamenti, sommati all'opposizione della famiglia di lei, lo costringono a lasciarla. Ma il dolore della separazione passa in fretta. E Antonio finisce per dedicarsi, assai alla svelta, a un'altra donna conosciuta in un caffè veneziano: Marica, ungherese di costumi assai dubbi per non dire facili. Anche nei suoi confronti, il giovane studente ha una folgorazione. Dimenticata Maria, sarà Marica la donna da sposare, con la quale progettare una vita umile eppure soddisfacente. La ragazza ungherese però lo lascerà poco dopo aver ricevuto un costoso anello di fidanzamento e si rivelerà ben diversa da quella che lui immaginava.
..............................
Non era facile, dopo "Il male oscuro", arrivare ad un altro capolavoro: Berto c'è riuscito. Grottesco e buffo come il suo protagonista (Antonio) un inetto che passa la vita a rimuginare su tutto, e soprattutto su di sé.
Antonio ricorda per certi versi l'Arturo Bandini di John Fante e, così come avviene per Arturo, non sai se disprezzarlo o compatirlo.
Berto, da una storia tutto sommato esile, ricava un romanzo di formazione dalla prosa sontuosa, fatta di periodi lunghi, senza punteggiatura, un flusso continuo di rovelli, pensamenti e ripensamenti, un po' farsa, un po' commedia, un po' tragedia. La tragedia di un ragazzotto ridicolo.
Profile Image for Stephen Rowland.
1,367 reviews73 followers
May 29, 2021
If you want to know how my mind works, you can get no closer than reading Berto. This novel, as well as his "Incubus," could have been written by me, if I had any talent or motivation. Both are exhausting, forgotten books that nobody likes and that haven't been reprinted in like 50 fucking years. Infer from that what you will.
Profile Image for Xenja.
699 reviews100 followers
February 26, 2019
Una rilettura dopo molti anni, sempre molto godibile: La cosa buffa è il lato più umoristico e arguto di Giuseppe Berto, grande autore che molti conoscono solo per il più cupo Il male oscuro.
Profile Image for Maria Chiara.
2 reviews3 followers
June 25, 2022
“Che cosa buffa è la vita, quel misterioso articolarsi di logica implacabile per uno scopo ben futile. Il massimo che uno può sperare da essa è una certa conosce a di se stesso, che giunge quand’è troppo tardi.”
Profile Image for Il Pech.
367 reviews24 followers
August 11, 2025
Questo è uno dei  libri più lenti che io abbia mai letto. Berto indugia sui pensieri del protagonista e ogni capitolo è una singola scena lunga trenta pagine. La prosa è flemmatica, come nei classici della letteratura moderna, come quella di Mann, Proust o dei decadenti tristi, ma senza la loro indolenza. Perché se questo libro l'avesse scritto qualcun altro, mi avrebbe fracassato le palle,

Berto invece unisce alla cura e all'eleganza della sua sfarzosa scrittura grosse dosi d'ironia. E quella di Berto è proprio il genere d'ironia che piace a me, quel rido per non piangere che nel Male oscuro ha raggiunto vette mai più toccate da nessuno.

Questa Cosa Buffa non ci si avvicina nemmeno, al Male Oscuro, soprattutto perché nella parte centrale perde molto ritmo, ma poco importa, perché ci saranno autori che hanno creato personaggi indimenticabili o intrecci sbalorditivi, però dopo aver letto anche la favola di Oh Serafina, il biblico Gloria e questa Cosa Buffa, posso affermare che Giuseppe Berto da Mogliano Veneto è diventato il mio scrittore italiano preferito.
Profile Image for Post Scriptum.
422 reviews119 followers
May 23, 2024
“In quel tempo di mezzo inverno benché si recasse ogni pomeriggio di sole sulla terrazza del Caffè alle Zattere, vale a dire in un luogo per niente spiacevole e anzi rallegrato dalle scarse cose liete che si possono trovare in una città umida qual è Venezia durante la brutta stagione, Antonio aveva soprattutto voglia di morire”.

Antonio ha venticinque anni, figlio dell’entroterra veneziano, studente fuoricorso insegna, vergognandosene, in una scuola elementare. Il suo aspetto non desta interesse immediato, il corpo lungo e magro non spicca nell’abito confezionato da un sarto di paese. Egli, però, più che del suo aspetto, sente il peso della disgrazia d’esser nato. Se gli avessero risparmiato tale fastidio non gli toccherebbe prendere decisioni, portare a termine alcunché. Scevro di ambizioni, Antonio fa scelte che poi ritratta, revoca, nega; si arrovella in analisi e ragionamenti che poco dopo sconfessa, riflette sui propri errori senza trarne insegnamento, i propositi non sono che embrioni destinati all’aborto. La sua, non è mediocrità, è bassezza. La bassezza di un uomo incompleto, che non sa a sufficienza, non desidera abbastanza; che ama superficialmente, gode senza eccessivo convincimento, che per l’amore perduto soffre ma non troppo. Antonio è una comparsa che si affaccia su Venezia quando il vento freddo taglia il viso e la nebbia densa e lattescente avvolge l’intera città. Una città in dissolvenza, così com’è in dissolvenza Antonio. E quando la primavera muoverà verso la scena, la comparsa, dalla scena, si preparerà a uscire.

Una vita, quella di Antonio, che se non fosse cosa buffa sarebbe tragica.
Non a caso Berto cita, in esergo, le parole di Conrad:
“Che cosa buffa è la vita, quel misterioso articolarsi di logica implacabile per uno scopo ben futile. Il massimo che uno può sperare da essa è una certa conoscenza di se stesso, che giunge quand’è troppo tardi...”. (J. Conrad, Cuore di tenebra)

La cosa buffa è opera strabiliante, prosa alta, sapiente. È romanzo feroce. Berto trascina il lettore nella mente di Antonio, ne svela la natura; mostra, senza giudicare.
Displaying 1 - 8 of 8 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.