In a Buenos Aires where the poor and the neglected have become an integral part of the scenery, the paths of three individuals cross unexpectedly. Over a backdrop that is at times festive and humorous, at others sordid and melancholic but always as real as it is enigmatic, the characters will change the course of their destinies. Written in the clear yet subtle style that characterizes Sylvia Iparraguirre, the novel condenses the contradictions that abound in today s urban life, where amidst a bombarded of mass messages we are faced with the solitude of our own human condition. Description in Spanish: Un adolescente que se va de su casa para sobrevivir por su cuenta; un profesor de Filosofia enfrentado con sus propias contradicciones; una mujer traspasada por el dolor de una muerte y a contrapelo de la realidad cruzan imprevistamente sus destinos en una Buenos Aires donde ya se han instalado firmemente la pobreza, el desamparo y la picaresca de los buscavidas. En el transcurso de este relato entranable y singular, los personajes daran un giro a sus destinos, que se rozan entre si sobre el telon de fondo de una ciudad por momentos festiva y humoristica, por momentos sordida y melancolica, siempre tan real como enigmatica. Escrita con la prosa diafana y sutil que distingue a Sylvia Iparraguirre, la novela condensa en sus paginas las contradicciones del mundo urbano de hoy, atravesado por infinitos mensajes y donde, al mismo tiempo, la posibilidad de comunicarse encuentra sus limites y los personajes se enfrentan a la irreductible soledad de su condicion.
Sylvia Iparraguirre (born 1947) is an Argentine novelist and human rights activist. Her novel Tierra del Fuego won the 1999 Sor Juana Inés de la Cruz Prize for women writers in Spanish. It is a fictionalised account of the life of Jemmy Button.
Un libro sicuramente non facile da leggere, soprattutto per il flusso di coscienza continuo che la scrittrice adotta per far parlare e pensare i propri personaggi. Una storia in apparenza quasi irrisolta, dove i tre personaggi principali della storia, ossia il giovane Cristobal, la vedova Marcia ed il professore di filosofia Mentasti, cercano in qualche modo di risolvere i propri problemi interiori. Se il giovane Cris, alle prese con una situazione familiare difficile ed un periodo di completa transizione tra l'adolescenza ed un inizio di era adulta, esce come il personaggio più definito e "vivo" del romanzo. Marcia e Mentasti sono invece spesso davvero irritanti, soprattutto quest'ultimo con le sue pippe mentali su Wittgestein e i massimi sistemi filosofici, sempre pronto ad analizzare ogni minimo dettaglio, per poi perdersi completamente nei rapporti umani. Insomma, un romanzo decisamente particolare, con alcuni momenti davvero intensi, come il rapporto tra Cris e Marcia, alternati ad altri abbastanza lenti e pesanti da digerire, ma che non posso negare di avere comunque apprezzato.
Il Ragazzo dei Seni di Gomma, della scrittrice argentina Sylvia Iparraguirre, è un romanzo il cui titolo non passa certo inosservato.
La fantasia, prima di scoprire la trama e i personaggi del libro, indubbiamente compie i suoi immaginifici viaggi tra mastoplastiche, transgender e sexy-shops. Ma nulla di tutto questo è presente in questo libro, in realtà. Questi gommosi globi, realistici e tutti da stringere nel palmo della propria mano, non sono altro che palline antistress, vendute da uno dei protagonisti insieme ad altre cianfrusaglie. E il loro ruolo è nullo in questa storia, sono solo una nota di colore. Per cui, andiamo avanti e veniamo al dunque.
Non si direbbe, ma il libro è un romanzo che si occupa di esplorare il ruolo della filosofia nella società. Si, avete capito bene, Il Ragazzo dei Seni di Gomma è un romanzo filosofico, che si sviluppa principalmente grazie a due personaggi.
Da un lato abbiamo il giovane venditore Cris – un ragazzo col sogno di iscriversi alla facoltà di filosofia – e dall’altro il suo professore, Mentasti, che è, secondo me, la figura più interessante, poiché in piena crisi esistenziale. Dopo un viaggio sulle Ande, fatto per far visita ad un suo ex-compagno di università, l’insegnante inizia a mettere in dubbio l’utilità del linguaggio scientifico-filosofico e della filosofia stessa. Di fronte alla semplicità e alle difficoltà della vita delle popolazioni dei villaggi andini d’alta montagna, le sue convinzioni e il suo amore per lo studio delle grandi questioni dell’universo vacillano e crollano.
Mentasti non crederà più che le speculazioni filosofiche abbiano un ruolo nella vita quotidiana della gente comune e della società e, quindi, vedendo priva di una funzione pragmatica la disciplina a cui a dedicato la sua vita, teme di aver vissuto e di vivere in nome di un ideale sterile. Se ne convince così tanto, che arriverà a sconsigliare al proprio allievo l’iscrizione alla facoltà di Filosofia, per consigliargli, invece, di dedicarsi alla poesia.
Tra riflessioni di Cris, che prende come esempio Cartesio, per organizzarsi la difficile vita di ragazzo che, solo, prova a costruirsi una strada nel mondo, e riflessioni di Mentasti, il quale, invece, prova a mettere ordine tra i suoi dubbi ispirandosi a Ludwig Wittgenstein, il romanzo dipana la sua trama, senza grandi colpi di scena e senza dare particolari risposte ai quesiti posti (che però – va ammesso – sono tutt’altro che banali).
Vi è anche un terzo protagonista. Una vedova di mezza età, che ospiterà Cris, quando questo lascerà la casa di sua madre, provando a vivere solo con i ricavati del lavoro di ambulante. Ma non ho molto da dire su questo personaggio, che pure vive tragicamente la recente morte del marito. La sensibile, gentile, avvenente signora Marcia mi sembra più un espediente narrativo, messo lì perché il giovane trovasse un altro tetto sotto cui vivere.
Non so, mi aspettavo tutt’altro da questo romanzo e mi aspettavo di più. Non posso dire sia brutto o che non faccia porre al lettore domande interessanti. Solo che avrei gradito un maggiore approfondimento sia delle vite dei personaggi, che della questione filosofica di fondo. Sono sicuro che la Iparraguirre avrebbe potuto fare di più! La sua cultura si evince dal testo, e direi che il fatto che in Italia abbia trovato spazio non solo nel catalogo de L’Asino D’oro, ma anche in quello di Einaudi, gioca a suo favore, nel non farmela considerare una meteora della narrativa; così come l’essere stata attivista per i diritti umani ai tempi della dittatura militare le dà un certo spessore ai miei occhi. Però, non giriamoci troppo attorno, non sono completamente soddisfatto di questo libro. Magari qualche altro romanzo suo potrebbe piacermi. Magari, in futuro, riproverò.
«En el pueblo existió, existe se advirtió Mentasti, la genealogía; el individuo vive sostenido por las redes de parentesco que lo ligan al pasado y lo proyectan al futuro: alguien es siempre hermano, hijo o padre de. En la ciudad nada sostenía; uno era uno y solo en el vacío».
El nombre de Sylvia Iparraguirre me llegó porque hace poco publicó un libro llamado «Clases de literatura rusa». Después me enteré que Sylvia no era solo docente o crítica, sino que también escribía ficción y que tenía una trayectoria extensísima. Pero antes de llegar a la ficción estuve mirando un video de ella en el que habla sobre Borges. Me di cuenta, entonces, que no sé si me interesaba Borges o si lo que en realidad quería era escuchar a Sylvia, y sí, ahí dije: «tengo que leer algo escrito por ella».
En esta novela que se publicó en 2007 Sylvia teje y desteje la vida de tres personajes que, en mayor o menor medida, se cruzan, comparten un espacio-tiempo. A mí me costó mucho agarrarle la mano al principio: el primer capítulo básicamente se trata de estar en los pensamientos de un profesor de Filosofía, Mentasti, que está abrumado por un viaje que hizo a Bolivia. Después la trama va a estar imbricada por dos filósofos claves: Descartes y Wittgenstein. Y quizá este es el aspecto que hizo que siguiera la lectura pese a ese comienzo un poco trunco: porque estudié dos años de Filosofía y cuando estudié a Wittgenstein me copó.
Los personajes que traza Sylvia Iparraguirre son más que reales: uno parece que, además de poder entenderlos, los puede olfatear, tocar, compartir o no las decisiones que toman. En fin, una linda primera lectura por mi parte de esta escritora argentina.
È scritto in modo così arzigogolato che a un contorsionista verrebbe la cervicale. Se per il traduttore non so (qualche svarione c'è).
Ondivago. Alcuni personaggi sono caratterizzati con grande vigore, altri risultano improbabili o provocano slogamento mascellare (aka sbadigli inenarrabili).
Un adolescente que se va de su casa, un profesor de Filosof�a enfrentado con sus propias contradicciones y una mujer solitaria se cruzan en el marco a la vez festivo, s�rdido y tragic�mico de la gran ciudad.