Clínica del abandono, publicado originalmente en Italia en 2003 —y reeditado en 2004 con la «Coda» incluida en esta edición— brinda al lector en castellano la posibilidad de conocer varias facetas de la obra poética de Alda Merini. El libro se divide en dos partes: la primera, «Poemas heroicos», reúne poemas escritos por la autora a mano o a máquina entre 1995 y 2000; la segunda, «Clínica del abandono», inaugura su última y definitiva forma de producción: el dictado de poemas por teléfono a sus amigos. Así se ofrecen en este volumen, dice Delfina Muschietti en el prólogo, «dos modos de la composición poética que implican características y tonalidades diversas de una paleta para nada monótona ni homogénea, y que sin embargo comparten lo esencial de la voz de Merini: sintaxis barroca, lenguaje culto con entradas intempestivas de lo coloquial, preferencia por el oxímoron, ironía a veces tenue, a veces despiadada, relectura de la tradición poética italiana. La voz de Merini es otra de las grandes voces de poetas modernas —como la de Emily Dickinson, Sylvia Plath, Amelia Rosselli— que han trabajado magistralmente el pasaje de lo íntimo individual al plano de lo colectivo cultural, en escenas y tópicos que regresan una y otra vez y se vuelven emblemáticos.»
Alda Merini was a renowned Italian writer and poetess. The President of the Italian Republic, Giorgio Napolitano, called her an "inspired and limpid poetic voice".
Se tu non vieni qui Io sento che la terra si sfalda E non mi fa più luce C'era un tempo lontano In cui tutto era letizia E forse era candore E forse non era niente Il tempo in cui ero felice Ma adesso che tu ci sei È un rumore così tremendo Il battito del cuore in un muro È un battito di mille mani Che applaudono ,applaudono In continuazione Un pianto senza speranza...
Vedessi com'è grande il pensiero del mare dove il mio dolce amore oggi è andato a pescare vedessi com'è grande la vela del pensiero eppure sono sola come un vecchio mistero vedessi che coralli ci sono in fondo al mare e lui non mi ha pescato perché doveva andare vedessi come piango un pianto universale un amore cosí bello non doveva far male.
"Quella gruccia Che è accanto alla parete E porta ancora appesa la tua faccia Io la rivedo È carica di fiori Non la spolvero più Da mille anni Ma se riesci ancora a camminare Vorrei che tu mi accompagnassi sotto Dove io vado ancora a partorire Per il tuo amore l'ultimo figlio"
Il bacio corre veloce nei miei pensieri per un bacio ho tradotto Omero tutto d'un fiato poi sono diventata bianca come la luna e ti ho amato fino a morirne dentro l'urna di un castello di vetro che nessuno conosce.
Credo che per nessun poeta valga la considerazione che per poter apprezzarne appieno i versi non si può prescindere dalla conoscenza delle sue esperienze di vita come per quanto riguarda Alda Merini. Da ognuna delle poesie da lei scritte e quindi riunite nelle numerose raccolte emergono, nitide, vive e presenti quelle che sono state le sue esperienze di vita. Le esperienze vissute, il dolore provato, gli amici e gli amori incontrati nel cammino della sua vita. Dalle prime poesie scritte ancora adolescente a quelle scritte per potersi pagare da mangiare a quelle più tarde da ognuna di queste e quelle riunite nel volumetto "Clinica dell'abbandono" non fanno eccezione si vedono emergere, pian piano come dalle nebbie del passato e ricordi, fatti, esperienze e persone. Tutti elementi, questi, che vengono a comporre a sorta di Spoon River meneghina. Lungo il naviglio Alda Merini da appuntamento a vecchi amici e vecchi amori mai dimenticati anche se le hanno provocato dolori a volte intensi se non immensi e con loro si ritrova a parlare e a ricordare, a ricordare le esperienze che con essi si è trovata a condividere. Con la ruvidezza, la carnalità e il vitale realismo che sempre l'hanno contraddistinta Alda Merini ci regala altri sprazzi, altre finestre sulla sua vita di donna e di poetessa; di donna prima che di poetessa.
Non sono riuscita a decretare la mia preferita, ma ne eccotene una che mi ha fatto scendere la lacrimuccia (dannazione, ero sull’autobus):
“Ti aspetto e ogni giorno mi spengo poco per volta e ho dimenticato il tuo volto. Mi chiedono se la mia disperazione sia pari alla tua assenza no, è qualcosa di piú: è un gesto di morte fissa che non ti so regalare.”