Remotti indirizza questo libro esplicitamente al papa. Spiega e argomenta perché il relativismo culturale, presente nello stesso cristianesimo, sia preferibile a ogni tipo di approccio dogmatico. In particolar modo quando sono in ballo i cosiddetti temi etici, dai quali dipende la qualità della convivenza ma anche della nostra stessa vita. Corrado Augias, "il Venerdì di Repubblica"
Non so quante lettere ricevano il Papa e i suoi collaboratori. Di certo, non molte coraggiose e decise come questa che Francesco Remotti indirizza al Pontefice. L'antropologo propone una profonda riflessione sull'idea di natura che caratterizza molti discorsi di Benedetto XVI, ma soprattutto sulla quantità di cultura che impregna le nostre umane esistenze. Marco Aime, "La Stampa"
Per la Chiesa cattolica la natura umana è una, stabile e permanente. Ma esiste una norma e chi la stabilisce? Francesco Remotti affronta e discute una concezione univoca, rocciosa, imperiosa dell'essere uomini.
Francesco Remotti insegna Antropologia culturale all’Università di Torino. Si è occupato delle principali opzioni teoriche in ambito antropologico e ha condotto ricerche sul campo tra i Nande dello Zaire. Tra i suoi scritti: Lévi-Strauss. Struttura e storia (Einaudi, 1971); Antenati e antagonisti. Consensi e dissensi in antropologia culturale (Il Mulino, 1986); Contro l’identità, Prima lezione di antropologia e Contro natura. Una lettera al papa (Laterza, 1996, 2001 e 2008). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Luoghi e corpi. Antropologia dello spazio, del tempo e del potere. Con Ugo Fabietti ha curato il Dizionario di antropologia. Etnologia, antropologia culturale, antropologia sociale (Zanichelli, 1997).
I libri universitari non si mettono su goodreads a meno che siano bellissimi. E questo lo è. Leggetelo perché ne vale la pena, a prescindere da qualsiasi esame.
Un libro che tutti dovrebbero leggere. Soprattutto i tanti (troppi!) ottusi, retrogradi e bigotti che, alle soglie del 2020, ancora spuntano come funghi.
Un ottimo saggio che ho dovuto leggere per l'università e più precisamente per l'esame di antropologia culturale.
Un saggio che seppur ormai "vecchio" dal punto di vista temporale (la "lettera" è indirizzata a Benedetta XVI), non lo è affatto in quanto a tematiche. Si parla pur sempre di costumi, di credenze, di modi di vivere il proprio mondo, la propria realtà e in questo bailamme c'è sempre qualcuno (la chiesa cattolica) pronto a decantare le proprie qualità a discapito degli altri, che vengono considerati fuori di testa o appartenenti ad un livello pre-culturale; qualcosa da cui allontanarsi con sdegno o, addirittura, come è accaduto in passato, da eliminare o quantomeno da convertire.
Ma noi che usiamo la testa, come Remotti, sappiamo benissimo che la diversità è stimolante, che aiuta ad avere una visione aperta e totale del mondo in cui viviamo e in cui siamo solo di passaggio. Criticare chi manifesta tendenze sessuali o modalità di formare una famiglia diverse da quelle accettate da un sistema religioso ormai naturalizzato, impiantato in una determinata società è sbagliato a prescindere, in quanto mina la LIBERTA', che è un diritto sacrosanto dell'uomo e che si dovrebbe concludere, tale libertà, non per l'azione di un altro gruppo umano (Homo homini lupus), ma solo al sopraggiungere dell'inevitabile morte.
Proviamo per un minuto a guardarci dentro e notare i nostri difetti, poi proviamo a esplorare ciò che ci sta attorno e forse scopriremo che gli altri non sono poi così diversi da noi e che al loro sguardo, che offre un altro punto di vista rispetto al nostro, noi potremmo risultare buffi e strani, come lo sono loro per noi. Punti di vista diversi, luoghi diversi, costumi diversi. Semplicemente.
Un testo interessantissimo, adatto anche, e soprattutto, a chi non mastica di antropologia culturale (visto che è idealmente diretto a chi, per quanto concerne l'antropologia, è del tutto ignorante, ovvero il clero e il Papa). Una lettura che ritengo fondamentale per chiunque, nel suo percorso di formazione personale, voglia capire la portata e il valore del relativismo, approccio così spesso criticato e rifiutato quasi aprioristicamente tanto dal clero quanto dalla cultura (parola usata non a caso) laica. 10/10; entra di sicuro fra le migliori letture dell'anno, anche se siamo solo a gennaio.
Interessante e approfondito saggio che indaga il concetto di famiglia e di relazioni familiari in diverse culture. L’intento è mostrare come sia difficile discriminare quali contesti corrispondano a definizioni “naturali” e quali invece se ne allontanino molto a causa della cultura e delle abitudini. Forse è meglio quindi evitare la definizione di “famiglia naturale” e riconoscere la presenza di modelli diversi per contesti diversi.
Esposizione chiara e interessante che ci spiega come chiunque si appelli a Dio, natura o storia per mantenere uno status quo difficilmente ha una visione chiara di quelli che sono i modi in cui funziona l’umanità. Remotti è un gran signore io sarei stata più cattiva.
Libro studiato per esame universitario di Antropologia culturale. L'introduzione e la parte finale sarebbero da non leggere perché si ha come riferimento il 2007, 2008 ed è dedicato a Benedetto XVI. Interessante soprattutto la parte sulla poligamia e sulle finzioni matrimoniali. Nella parte prima: "Stabilita" l'autore si perde un po'. Comunque libro consigliato.
Questo libro è davvero illuminante; esso è ciò che ciascuno dovrebbe leggere per aprire la propria mente e, nel farlo, arrecare un gran bene all'umanità intera.
Ho letto questo saggio per l'esame di Antropologia Culturale e l'ho trovato illuminante. Remotti conduce una argomentazione serrata per far comprendere ai vertici ecclesiastici quanto il loro concetto di "contro natura" - con cui vengono bollate culture considerate, per ignoranza, "strambe", "innaturali" , "primitive" etc. - poggi su delle fondamenta sostanzialmente inesistenti.
La parte più corposa di questo libro è dedicata all'illustrazione nonché alla spiegazione delle diverse tipologie di famiglia riscontrabili in tutto il mondo. Per la Chiesa l'unica famiglia "normale" e "naturale" è quella nucleare (quindi monogamica ed eterosessuale): Remotti riesce brillantemente a distruggere questa visione cristiana della famiglia mostrando come, alla fine dei conti, essa sia quella che si rivela maggiormente fragile e instabile. Nonostante questa fragilità intrinseca alla famiglia monogamica la Chiesa la difende a spada tratta. La domanda è: perché? La risposta è alla fine di questo saggio e lascio a voi il compito di "scoprirla".
Una lettura entusiasmante, sicuramente impegnativa, ma di facile comprensione. Ecco, il linguaggio utilizzato, per quanto a volte tecnico e specifico, è assolutamente alla portata di tutti. La tesi di fondo è esposta in maniera chiara, limpida, approfondita. Ci sono tanti esempi ed è stato interessante, almeno per me, esplorare virtualmente "usi e costumi" (la cultura) altrui. Certo, a volte sono rimasto perplesso di fronte a stili di vita completamente diversi dal nostro. Tuttavia, la vita è bella perché è varia (non si dice mica così?).
Lo scopo di quest'opera "relativista" (= accettazione della diversità nel mondo sotto diversi aspetti) è cercare di farci capire che il comportamento giusto da adottare di fronte a chi è diverso da noi non è quello di repulsione bensì quello di comprensione: Remotti non vuole che noi simpatizziamo per forza con le altre culture. Egli si aspetta che noi non le bolliamo a priori come "contro natura" ma cerchiamo in esse delle motivazioni, delle spiegazioni (e quindi vuole che sostituiamo la repulsione con la curiosità e l'approccio secondo il quale prima di giudicare bisogna capire gli altri).
Anche la nostra cultura - occidentale, cristiana, scientifica, tecnologica - è spesso ripudiata da altri. E questo aspetto chiude l'intera opera: siamo sicuri che l'Eucarestia, l'atto con cui i cristiani ingeriscono il corpo e il sangue di Cristo, non sia anch'esso "contro natura"? Siamo sicuri che la "famiglia cristiana" - l'ekklesía - non sia anch'essa in qualche modo "contro natura" (con tutta l'ambiguità di relazioni tra discepoli che vi si possono scorgere al suo interno?).
Insomma, le questioni affrontate sono tante. Io mi sono soffermato su quelle principali per invogliarvi a leggere un saggio che, al di là di quello che può essere un esame universitario, è davvero bellissimo.