Quando mi è stato proposto di recensire “Dove c’è fumo” ero in fibrillazione per vari motivi: L.A. Witt è una delle mie autrici preferite e adoro ogni storia che sforna, l’argomento di questo libro è in linea con il mio attuale telefilm favorito e, soprattutto, ho seguito con interesse i tweet della signora Witt durante le elezioni americane ed ero curiosa di vedere come si sarebbe destreggiata con una tematica analoga, benché questa vicenda sia stata scritta già qualche anno fa.
Il risultato? Mi ha conquistata. Completamente conquistata. Non importa se la storia parte avvantaggiata, perché è davvero impeccabile sotto ogni aspetto: per trama, caratterizzazione dei personaggi e stile.
Il titolo, ad esempio, è pressoché perfetto per molteplici ragioni. Come sappiamo, è l’incipit di un noto proverbio, qui molto calzante, ma la cosa non si esaurisce lì. Nella storia si parla anche di ‘cortina di fumo’ per sviare scomode verità e, soprattutto, fumo e accendini avranno i loro momenti di gloria. Le descrizioni di Anthony sono riuscite a far venire i brividi e palpitazioni anche a me, non solo a Jesse.
Tutto il libro è percorso da una sottile corrente che mi ha elettrizzata, tenendomi incollata alle pagine. L’attrazione che si percepisce fra Jesse e Anthony arriva fino al lettore e ci si ritrova a sentire sulla pelle ogni emozione, ogni turbamento. La trama, nient’affatto scontata, è appassionante e, fino all’ultima riga, si rimane col fiato sospeso.
Devo complimentarmi con l’autrice per l’idea, ma anche per la resa italiana, talmente coinvolgente da far perdonare facilmente qualche piccolo refuso sfuggito.
In questa storia ho avuto il batticuore, ho riso e brontolato, mi sono indignata e perfino commossa in un paio di punti.
Abbiamo dei personaggi eccezionali. Non solo Jesse e Anthony, due uomini tosti che diventano deliziosi budini tremanti, così diversi e così perfetti insieme, ma tutta una serie di altri soggetti che impreziosiscono la trama. Sotto una patina di successo e vite da copertina, si nascondo argomenti delicati, come l’omosessualità forzatamente occultata dei personaggi conosciuti, la mancanza di privacy, la violenza domestica e i disordini alimentari. Il tutto è trattato in modo plausibile e rispettoso, anche se non edulcorato.
Ho adorato che Jesse abbia dei solidi principi e un’umanità toccante, così come ho amato che Anthony – il migliore dei compaign manager, il più spietato e temuto – in realtà non giochi mai sporco, non basi i propri successi scavando nel fango degli altri. La sua onestà ideologica mi ha colpita positivamente, visto che – si sa – in politica tutto è lecito, pur di vincere.
Ranya, l’assistente di Jesse, merita un applauso a parte, perché la sua ironia e i suoi consigli sono davvero preziosi.
Ho parole di merito anche per Simone, la moglie di Jesse, che qui ha l’ingrato compito di essere ‘il terzo incomodo’. Il suo rapporto con Jesse è particolare e il mio consiglio è di darle fiducia. È molto umana nelle sue fragilità, ma è soprattutto una bella persona.
Lasciatevi conquistare da questa bellissima storia, completa sotto ogni aspetto, a partire dalle scene sensuali che non mancano e sono davvero, davvero coinvolgenti, a volte un po’ intense, ma anche passionali e dolcissime, per passare ad altre mille sfaccettature di questo gioiellino. Da leggere? Assolutamente sì.