Wolf-tracking culturale.
L'autore percorre la via del lupo in due dimensioni: una via spaziale e una temporale.
Nella via geografica, l'autore percorre la dorsale Appenninica dai Monti Sibillini fino alla Val d'Aosta, seguendo l'espansione dell'areale di questa specie, toccando i vari Parchi Nazionali che hanno assistito al ritorno spontaneo di questo prezioso predatore, mentre le montagne si spopolavano sempre di più a causa dell'abbandono delle attività agricole e di allevamento, lasciando al lupo via libera verso le terre dove viveva decenni fa. Si passa così da Visso, nei Sibillini, o sulla Majella, nelle Foreste Casentinesi, nel Parco dei Cento Laghi, per poi salire in Piemonte fino alla valdostana Valsaverenche. Cita molte località e Parchi Nazionali e viene voglia sicuramente di fare delle belle escursioni in quei luoghi, anche grazie alla passione per la montagna che traspare dalla scrittura.
Nella via temporale, invece, Ferrari ci racconta la storia del lupo, partendo dagli anni '70, quando probabilmente era sull'orlo dell'estinzione e venne studiato da un formidabile trio di scienziati (oggi notissimi nell'ambiente), fino ad oggi, toccando tutti gli eventi e i protagonisti - umani - che hanno accompagnato questo splendido canide nella riconquista del territorio dal quale era stato eradicato a colpi di fucile e tagliole. E proprio questi protagonisti sono il cuore della storia, personaggi chiave che contribuiscono a ricostruire quel puzzle multidimensionale in cui il lupo si rapporta al suo territorio, alle sue prede, ma anche agli uomini: scienziati, allevatori, agricoltori, politici, giornalisti. La dimensione umana è l'aspetto più rilevante in questo racconto, così come un aspetto fondamentale della conservazione del lupo.
L'autore non si limita a descrivere l'ecologia del lupo, attraverso le parole degli esperti che ha interpellato, e a ripercorrerne la storia, i passi in avanti fatti per la sua conservazione, i luoghi che tuttora lo ospitano, ma si sofferma anche su quelle categorie di persone che vedono nel lupo un nemico da combattere: gli allevatori. è giusto che venga proposta anche un'altra visione, rispetto a quella di biologi ed ambientalisti, perchè il lupo di fatto in Europa vive in un ambiente fortemente antropizzato ed è inevitabile che si crei un attrito con la popolazione umana. Ed è per questo che serve una coordinazione a livello non solo nazionale, ma anche europeo, e capillare sul territorio, per riuscire a incastrare le due visioni e mettere in atto tutte quelle azioni di prevenzione e mitigazione che possono portare ad una coesistenza più pacifica possibile tra due preziosi componenti cardine dell'ecosistema: il lupo e l'uomo, verso un "abbraccio naturale" (forse è più realistico un "braccetto").
qualche nota tecnica: l'autore scrive in modo scorrevole, anche nelle digressioni (es sulla storia di un sentiero, di un rifugio, o su stambecchi e camosci). A volte traspare la sua simpatia o antipatia per i personaggi e altre volte sembra un po' impacciato nel riportare concetti di ecologia, ma nel complesso ha fatto un buon lavoro.