Un romanzo fitto, fitto di personaggi colmi di rimpianti e rimorsi, di occasioni perse per scelta o per destino, estremamente soli anche se in famiglia o in comunità, che si sentono fuori luogo sempre sia che dipenda da una Nazione (Israele), da una città (la Città dei Giusti inventata dall'autore) o da una situazione che non si sentono proprie. Si reputano tutti incompresi dagli altri ma pochi sforzi fanno, a parte qualche eccezione, per comprendere a loro volta il prossimo.
Le relazioni di qualsiasi genere, marito-moglie, amici, innamorati, nonni-nipoti, genitori-figli, sono soffocate, difficili, intralciate e spente dalle incomprensioni e dal 'non detto'.
Insomma nessuno è al posto giusto come se Nevo volesse suggerire che la vita è la continua e spesso vana ricerca di un luogo, fisico o spirituale, dove sentirsi se stessi.
La questione israelo-palestinese è sfiorata con tatto, solo garbatamente inserita tra le righe eppure assolutamente protagonista nelle vite dei personaggi, Nevo solleva il giudizio.
In definitiva questa è una commedia degli equivoci che un po' diverte e un po' suscita amarezza con una spruzzata di realismo magico che ho trovato fuori luogo; piacevole, scorrevole ma non indimenticabile: i personaggi non mi hanno del tutto convinta, non sono esattamente 'a fuoco' e le varie trame che si intrecciano e si sovrappongono risultano a tratti nebulose come sfrangiate, diluite, a volte prevedibili altre troppo lente.
Lo stile mi ha lasciata tiepida e le parti al tempo presente a volte irritata.
"...in America le famiglie sono come i cocci di un vaso, non come i pezzi di un puzzle..."
"Avete notato, aveva detto, che Sarah non viene nominata nemmeno una volta in tutto l'episodio del sacrificio di Isacco? A mio avviso... non è un caso. In sua presenza, tutto quello che succede nell'episodio non sarebbe accaduto. Quale madre accetterebbe di lasciar sacrificare suo figlio? Chi ha scritto la Bibbia non voleva cacciarsi nei guai, aveva proseguito Ayelet, quindi si è limitato... a eliminare Sarah dall'episodio. Ma per me... cioè a mio avviso... non fa che sottolineare che si tratta di una storia tutta al maschile: solo un uomo sa essere tanto fanatico da avvicinare un coltello a suo figlio. E solo un Dio maschio è capace di chiedere il sacrificio di un ragazzino come prova di fede."
Soli e perduti
Eshkol Nevo
Traduzione: Ofra Bannet, Raffaella Scardi
Editore: BEAT
Pag: 264
Font: medio
Voto: 3/5