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La situazione è grammatica

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Capita a tutti di commettere errori di grammatica. Per distrazione, per un riflesso condizionato, non necessariamente per ignoranza. A volte, strano ma vero, a sbagliare è proprio la lingua, coi suoi paradigmi incoerenti, le sue prescrizioni illogiche, le sue regole irragionevoli. Questo libro spigliato e vivace vi aiuterà a scoprire gli errori degli italiani, ma anche quelli dell'italiano, ricostruendone l'epidemiologia, ripercorrendone la storia e utilizzando esempi vivi e attuali. Lungi dal considerarli una malattia, De Benedetti ci ricorda che gli «errori» sono innanzitutto sintomi da comprendere e interpretare. E che ciò che è sbagliato oggi potrebbe non esserlo più domani. Un libro che vi aiuterà a fare pace coi vostri strafalcioni. E che vi riconcilierà finalmente con quella cosa «drammatica» di nome grammatica.

136 pages, Paperback

First published April 7, 2015

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About the author

Andrea De Benedetti

24 books4 followers
Andrea De Benedetti (Torino, 1970) giornalista, insegnante, scrittore e linguista italiano, ha insegnato per nove anni all’Università di Granada prima di rientrare in Italia. Tra i suoi libri: Val più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana (Laterza 2010), La situazione è grammatica. Perché facciamo errori. Perché è normale farli (Einaudi 2015), La lingua feliz! (Utet 2018).

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Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Roberta.
2,011 reviews337 followers
July 26, 2015
Volevo un libro che compiacesse il grammar nazi che è in me, ho incontrato invece un professore di italiano illuminato che prende atto della modifica quotidiana di una lingua vivissima come è l'italiano. Ovviamente ha ragione: quelle stesse regole che sembrano oggi immutabili sono il risultato di modifiche che si sono imposte partendo dalla lingua parlata, speso e volentieri dalla massa.
Scoprirete che anche le maestre, in un certo senso, mentono. Alle elementari ho imparato che i plurali di -cia e -gia diventano -cie e -gie se la c/g è preceduta da vocale nel singolare (ciliegia ->ciliegie), altrimenti si scrivono -ce e -ge (provincia -> province). Bene, non è così: la regola originò come semplice consiglio per uniformare e semplificare un lingua che ama le eccezioni. Ho poi dovuto ammettere di peccare del nordico "piuttosto che" e ho gioito dell'elogio al punto e virgola in uno degli ultimi capitoli. Ho annuito nel leggere di giornalisti ridondanti e mi sono sorpresa nell'apprendere che l'errore "chiamo all'insegnate (alla mamma, al papà, a mio cuggino)" ha un precedente illustrissimo in Dante Alighieri.
I capitolo sono molti, veloci e divertenti. Uno tira l'altro ed è difficile interrompersi. Consigliato agli italiani innamorati della propria lingua
Profile Image for Saverio Mariani.
182 reviews22 followers
May 17, 2015
Un libro intelligente, con un titolo geniale, scritto in modo brioso e acuto, capace di strappare sorrisi e far riflettere su alcuni dei più grossolani errori ortografici (e non solo) di noi italici. Un libro che va consigliato ai ragazzi del liceo, stretti nella morsa dell'insegnante austera e liberi come farfalle nelle chat.
Eccellente il capitolo sul piuttosto che come disgiuntivo, oramai abusato.
De Benedetti ci ricorda che la grammatica non è affatto una scienza immobile, ma al contrario essa muta continuamente. Pertanto, ciò che oggi sembra una follia – tipo qual'è con l'apostrofo – fra cinquant'anni, magari, non lo sarà più.
Ma intanto, ammonisce, continuiamo a combattere coloro che l'apostrofo lo utilizzano lì dove non dovrebbe andare. Lì, con l'accento. Non con l'apostrofo.
Profile Image for Antonio Fanelli.
1,030 reviews205 followers
April 1, 2016
Un saggio sulla lingua italiana in un tono leggero, sì, ma rigoroso, che porta ad amare la lingua, pur con le sue complessità e la sua irragionevolezza. Non è il solito lamento sui bei tempi andati: è la celebrazione della vivacità di una lingua che cresce e cambia con quelli che la parlano :)
Non nasconde i rimproveri per gli errori che si commettono, ma con il sorriso e lo sfottò fa in modo che non si dimentichino facilmente :)
Profile Image for Come Ariel .
74 reviews2 followers
October 7, 2025
Temi la grammatica italiana? De Benedetti dissiperà ogni tua paura! È stato uno spasso leggere questo libro. Mi ha tenuto compagnia in modo leggero e divertente e sono sicura che lo farà anche con voi.

Il cuore del libro è la lingua italiana che continua a evolversi. Lo fa da sempre, e la grammatica si adegua ai suoi parlanti. Spesso siamo portati a credere che siano stati i grandi del passato a essersi sottomessi alla lingua e che questa tradizione si sia tramandata fino a noi nei libri. In realtà, non è così. Siamo noi a stabilire le regole della lingua. Questo non significa che non dobbiamo seguire le regole grammaticali che abbiamo appreso sin dalle scuole elementari! Dobbiamo, invece, tener presente che tutto cambia, anche la lingua, e che ciò che oggi non è corretto utilizzare potrebbe esserlo in futuro. Seguire la retta via è necessario ma se ci si perde si può trovare qualcosa di nuovo.

L’ “ipercorrettismo”, come lo definisce l’autore, non fa di noi persone esperte in materia, al contrario, ci fa sembrare dei Grammar n@zi accaniti. Invece l’errore è la base per comprendere la regola perché siamo costretti a dover ricorrere al libro di grammatica per capirlo. Attraverso l’errore nasce l’esperienza, e questa vale come regola di vita.

-Come Ariel.
Profile Image for Riccardo Mainetti.
Author 9 books8 followers
April 22, 2015
Un libro per riflettere, a volte anche con il sorriso sulle labbra, sulla nostra lingua e sul suo stato di salute che, a detta dell'autore, giornalista e linguista, versa in una situazione la quale, ben lungi dal poter essere giudicata drammatica, è, anzi, sintomo di una vitalità costante. Nel corso del libro ci vengono presentati casi linguistici di vario tipo. Errori che sono tali solo perché l'evoluzione continua della lingua non li ha ancora sdoganati; casi di espressioni che, se ad uno studente liceale del nord possono far storcere il naso e provocare un attacco di riso convulso, scendendo un po' più a sud lungo il nostro stivale diventano, non solo plausibili ma addirittura perfettamente corrette e molto, molto altro.
Una lettura illuminante che, ne sono certo, sarà fonte di piacevoli quanto impreviste scoperte per voi come lo è stata per me. Quindi forza, lasciatevi affascinare da questo intrigante e interessantissimo libro!
Profile Image for Michael Dallera.
7 reviews
January 8, 2024
 De Benedetti è sicuramente un individuo sagace, brillante, a modo suo geniale. Non solo per l'evidente quantità di informazioni che conosce e che gli permette di poter parlare di questi temi con una scioltezza per cui io, linguista come lui, provo un'invidia feroce, ma anche perché riesce a trattare di argomenti tutto sommato spinosi e tecnici con una leggerezza e scorrevolezza encomiabili. Eccezion fatta per alcuni punti, in cui dà per scontati alcuni concetti tecnici della linguistica che un lettore medio non capirebbe (fatto di cui lui stesso è conscio, ad esempio quando dice «dubito che tu sappia cos'è una catafora»), ha saputo scrivere un libro per la plebe, per chi parla l'italiano senza conoscerne i retroscena degli addetti al lavori. Un libro ottimo, per chiunque, sostanzialmente.
 Questo libro mi ha però "triggherato" in piú occasioni — credo sia De Benedetti a farlo — perché ha piú volte messo in contrasto la mia innata necessità di avere ordine nella vita e soprattutto di venire a contatto con certi temi in modo limpido e chiaro, con un'altra necessità profonda della mia esistenza: l'essere un linguista descrittivista. In altre parole, in questo libro sono passato in continuazione dal dire «Adoro De Benedetti per aver scritto ciò» al dire «Sí, però parla un po' troppo spesso di 'errore'», ricevendo l'impressione che nemmeno l'autore sia in realtà in pace con se stesso in merito a cosa può essere tollerato e cosa no — o a cosa lui può tollerare e cosa no.
 De Benedetti non è un prescrittivista, lo si intuisce in molti punti del libro, ma porta comunque con sé questo retrogusto amarognolo del giudizio universale tipico di chi, invece che limitarsi a descrivere un fenomeno linguistico, non può esulare dall'esprimere un personale giudizio sulla sua adeguatezza. Ed è strano, visto che è De Benedetti stesso a dire, in piú punti del libro, che ciò che è errore oggi non necessariamente lo sarà domani. Per questo motivo, perché correggerlo?! Perché ostinarsi a considerare il "piuttosto che" con significato di "oppure" come qualcosa di partorito direttamente dall'ano di Satana, quando non solo è un fenomeno in continua crescita, ma addirittura qualcosa che è sopravvissuto alla ferocia prescrittivista degli ultimi anni? Un linguista dovrebbe, a mio avviso, limitarsi a descrivere la realtà. Magari sí, dando indicazioni circa la liceità di certi fenomeni sul piano formale e didattico, ma non certo pubblicando nero su bianco una personale classifica di ciò che dà "fastidio" in quanto non consono. Ed è questo il punto che mi ha fatto storcere di piú il naso di questo libro. Mi aspettavo piú una sorta di glossario, di vademecum di "errori" spiegati da un punto di vista logico, invece che una lista fine a se stessa di deviazioni dallo standard puntualmente chiamate "errori". Mi aspettavo che l'autore spiegasse l'origine logica del "piuttosto che" disgiuntivo, cercando di giustificarla, o che portasse alla luce le motivazioni morfosintattiche del perché moltissima gente scrive "qual'è", invece di dire semplicemente che questo è uno degli errori comuni. Lo so da solo, grazie.
 De Benedetti mi piace molto, ho letto anche altri libri suoi e devo dire che rappresenta, nel panorama accademico italiano, che io aborro sotto infiniti punti di vista, una piccola stella di speranza. Però — ci dev'essere per forza un'avversativa da qualche parte, fa parte del mio DNA — non si può continuare, a cavallo del primo quarto del XXI secolo, a parlare di "errore", indiscriminatamente dalla sua origine. "Errore" è ciò che io faccio se semplicemente la mia conoscenza della lingua non è sufficiente (cioè, se non sono un madrelingua), mentre ogni qualsivoglia fenomeno prodotto nella mente di un madrelingua non è che grammaticalmente ineccepibile. Magari non sarà in linea con il modello standard/colto, ma questo non lo rende meno corretto.
 Non esistono "errori" di grammatica, nella bocca di un madrelingua. Lo dice anche Andrea De Benedetti stesso: esistono deviazioni dallo standard. Per cui, il mio consiglio finale è di smettere di essere "grammar nazi" e cominciare a studiare il perché la grammatica di un madrelingua, ovvero il suo modo logico di produrre la lingua, arriva a partorire cose anomale rispetto al modello di riferimento "piuttosto che" (con valore disgiuntivo, l'ho fatto apposta, ça va sans dire) alla grammatica a cui "noi" siamo abituati, che non necessariamente è migliore della sua.
3 reviews
February 2, 2023
Un buon libro per chiarire i dubbi - a volte imbarazzanti - che ci possono venire parlando e scrivendo, adatto anche a chi ha terminato gli studi scolastici da tempo.
Ho apprezzato particolarmente le spiegazioni ragionate dietro ad ogni esempio perché trasmettono l'amore e la persistente curiosità di De Benedetti per questa creatura viva che è la lingua italiana.
92 reviews2 followers
January 21, 2022
De Benedetti ha una scrittura accattivante e ironica che ti fa divorare il libro nello spazio di qualche ora.

Più che certezze mi ha fatto venire parecchi dubbi e , malgrado sia sempre stata abbastanza sicura di conoscere la grammatica, mi sa che ricomincerò a prendere più di frequente il dizionario in mano!

Ad ogni modo, lettura carina e consigliata per una riflessione sulla nostra bella lingua
Profile Image for Valerio Spisani.
186 reviews28 followers
January 30, 2018
Leggero (fin troppo) e con qualche imprecisione...

...del resto in questo libro si parla di errori.

La lettura è scorrevole, un testo palesemente divulgativo utile per un ripassino leggero leggero di grammatica. Il target è quello del neofita, prova ne sia il fatto che sin troppe volte l'autore dubiti che il lettore conosca le cose (a distanza di una sola pagina addirittura dubita che questo abbia mai sentito parlare di Jakobson e che sappia cosa è una catafora), ma vabbè. Più che altro ci sono un paio di errorini fastidiosi: se quello tra pagina 100 e 101 in cui un "a me non convince" si trasforma subito dopo in un "a me non mi convince" è probabilmente frutto di una svista, ciò che mi ha lasciato perplesso è quello che è scritto a pagina 67. Si tratta del capitolo sui prestiti da altre lingue e sul fatto che in Italia si tenda a declinare al plurale quando non si dovrebbe: il problema è che viene fatto anche l'esempio della parola inglese "news" che è uncountable e quindi neanche in inglese va declinata e andrebbe sempre usata al singolare ("news IS", non "news ARE"). Quindi l'autore quando dice che "nel caso di news e di rumors [qui invece ha ragione], addirittura, la forma plurale viene abitualmente usata anche per il singolare", mi sa che si sta sbagliando di grosso (quindi la frase presa come esempio, "una news di calciomercato" è corretta). Non so, con questa cosa a me 'sto libro è sceso un bel po'...
Profile Image for Redderationem.
251 reviews3 followers
June 3, 2016
Divertente pamphlet sulla grammatica italiana, sulla sua genesi, mutazione e stato dell'arte, indirizzato a un pubblico di giovani, divisi nel loro contatto con essa, fra scuola superiore e web. Nel suo ammiccare al lettore ideale perde un po' in autorevolezza, ma finisce sempre per insegnare qualcosa anche a chi è fuori dal target del libro.
Profile Image for Anshin.
228 reviews3 followers
November 28, 2019
Divertente e veritiero, la lingua è in continua evoluzione!
Displaying 1 - 12 of 12 reviews

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