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L'isola che scompare: Viaggio nell'Irlanda di Joyce e Yeats

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Un itinerario geografico e letterario, una vera guida, in una delle terre più affascinanti d'Europa: l'Irlanda. Luoghi, parole, emozioni, sulle tracce dei grandi scrittori e fino ai nostri giorni, in un percorso che, partendo dal Sud, da Cork, risale fino a Galway e Sligo, toccando le Cliffs of Moher, le isole Aran, il Connemara, per concludersi infine a Dublino, l'anima del paese.

240 pages, Paperback

First published November 12, 2014

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About the author

Fabrizio Pasanisi è giornalista, autore televisivo e studioso di letteratura. Ha tradotto Il riflusso della marea di Robert Louis Stevenson (Sellerio, 1994) e Il salvataggio di Joseph Conrad (Nutrimenti, 2014). Con il romanzo Bert e il Mago ha vinto il Premio Bagutta Opera Prima 2013 e ha ricevuto la menzione speciale della giuria al Premio Calvino 2012. Nel 2014 esce sempre per Nutrimenti L' isola che scompare. Viaggio nell'Irlanda di Joyce e Yeats.

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Profile Image for Jacopo.
31 reviews12 followers
March 6, 2018
Molte volte mi chiedo cosa succederebbe se la letteratura italiana, francese o tedesca fossero trattate come quella irlandese.

Qui alcune righe che l'autore mette in bocca a James Joyce, in una sorta di intervista con fantasma:
"[...] Lo sa cosa ho sempre apprezzato negli irlandesi? Il sorriso che hanno sul mondo. Magari si fanno la guerra in casa, ma poi finiscono per berci sopra una birra e mettersi a ballare, tutti insieme. Swift, Wilde, Shaw, il mio amico Beckett: abbiamo la stessa misura della morte, disincantata, e anche la voglia di riderci sopra. Anzi, sa cosa le dico? Conosco un bar qui vicino, dove hanno un'ottima birra e fanno una musica irresistibile. Le va se ci andiamo insieme?"

Il libro è così. Per carità, l'intento divulgativo connota il libro in un certo modo, e la lettura è leggera e scorrevole, non totalmente sciocca né ignorante. Però che nausea! Un continuo di capelli rossi, battutine sull'alcool e ammiccamenti a un folklore pesantissimo e stopposo che alla fine risaltano di più di tutto il resto. Se le righe citate non fossero abbastanza (e secondo me sono sufficienti a smettere di leggere), ci sarebbero moltissimi altri esempi a proposito di spiriti degli scrittori che camminano per le strade magiche e colorate in compagnia di lepricani e banshee, pronti a sbronzarsi in nome del ruolo canonico della loro nazione, così che i lettori continentali possano darsi di gomito pensando che sì, allora è tutto vero.
Pensate una cosa del genere in Italia, in Francia, in Germania.
Credo sia abbastanza difficile parlare di Irlanda senza toccare le solite tematiche identitarie (anche se sarebbe così bello piantarla), ma in questo caso secondo me si sfocia nel razzismo. Il libro è del 2014, uscito con Nutrimenti nella collana diretta da Filippo Tuena. In conclusione quindi, per non tirarla troppo per le lunghe, non mi sembra di aver letto un libro innocente, anche se sicuramente ingenuo; nel voler continuare questa moda assurda, questo turismo perverso, ci sono colpe belle grosse.
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