«Insomma, quel mattino di novembre, mentre andavo a zonzo nel vuoto da non so quanto tempo, succede che io incontro questo tale. E vi posso dire che, accidenti, se prendevo a destra anziché a sinistra non lo avrei incontrato. Quindi? Quindi tutto questo deve pur significare qualcosa. Ho preso a sinistra ed è stato tutto quel che è stato, questa benedetta storia che adesso vi racconto». È da qui che prende avvio il romanzo, per trascinarci presto in un altrove abitato da asini, libri, funamboli, macinini da caffè, poeti, scollatori di francobolli e altre mirabolanti creature. E poi c'è Guglielmo, un ragazzino che scrive delle lettere sgangherate e bellissime da cui emerge a poco a poco la sua storia. E c'è qualcuno, Raimond, che raccoglie quelle parole e le trasforma in un'azione. Perché ciò che è vecchio, desueto, ai margini, eccentrico, può essere mosso da un'energia misteriosa e seguire strade poco battute, dove l'utile e l'inutile sanno ribaltarsi l'uno nell'altro e diventare, forse, una sostanza nuova.
You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/ Voto: 3/5 (6/10) Questo libro non molto lungo, contiene in realtà moltissimi spunti di riflessione. Il primo, e più intuitivo, è quello suggerito dal titolo: l'utilità o inutilità di persone, animali e oggetti. Attraverso gli occhi di Raimond, ci si ritrova a chiedersi che senso ha guardare la Luna, trapiantare primule qua e là, costruire acquiloni e così via, fino ai concetti di felicità e infelicità. Gli scollatori di francobolli perchè passano il tempo a scollare francobolli? La risposta è una: perché li rende felici. Si scorge anche la non tanto velata critica alla società di oggi, dove cose e persone contano solo se sono 'utili' o fanno qualcosa di utile. Da qui la tristezza della casa vuota, del libro reso, del dipinto che nessuno guarda. E' anche un invito a non vedere tutto in termini di utilità, perché è qualcosa di più effimero di quanto si creda. E' un attimo passare da essere utile a essere inutile e viceversa; ciò che è utile per qualcuno, non lo è per qualcun'altro e così via. Il concetto di utile e inutile, felicità e tristezza dipende da ognuno, non può essere preconfezionato e stabilito a priori. E' questa la sostanza prima della trama in cui Raimond viene 'regalato' a Gulliver (sono vaga, lo so, ma è per non fare spoiler). Nella storia, inoltre, si parla anche di bullismo, di incomunicabilità in famiglia, di gelosie, di aspettativa, di educazione (scolastica e familiare). Tutte cose che lo rendono un libro per tutti, ma da leggere con occhi diversi ad ogni età. Il personaggio principale è Raimond, qualcosa di inutile che attraverso strani percorsi diventa di 'proprietà' di Guglielmo (Gulli). Sono sue le riflessioni, le idee, le constatazioni. Parla in prima persona e interloquisce con i lettori. Lo fa in maniera egregia per me; io non amo questa tecnica, eppure mi è piaciuto. Gulli invece mi ha fatto tenerezza. Alla fine è lui che rivela il messaggio più importante del libro. Vive in una famiglia un po' singolare e viene preso di mira da alcuni bulli. Tanto che non vorrebbe andare a scuola. Altri personaggi, come può essere Reso, sono meno approfonditi, eppure alcuni loro stati d'animo si percepiscono e suscitano empatia nel lettore. Lo stile è semplice e diretto, molto adatto ai lettori giovani (a cui il libro si rivolge), ma piacevole anche per gli adulti che non farebbero male a dargli una possibilità, tenendo però presente che non è pensato per loro.
Questo libro parla di un esercito, un esercito di cose inutili. E di un asino e un libro che diventano amici. Di crostacei, scuola, famiglia, primule, bulli. Ma, soprattutto, parla di un posto, Variponti, in cui tutti ci siamo persi almeno una volta: è dove ci rifugiamo quando ci sentiamo inutili e, quindi, spesso pure un po’ tristi. Io credo di averlo visitato fin troppe volte. Ma Res dice che è il posto adatto. Perché è solo da lì che si riparte. È da lì che si trova il coraggio di reagire, che si scopre la propria funzione nel mondo, che si fa qualcosa di utile. E si riscrive il proprio finale. Partendo dal posto adatto. Che, spesso, viene scambiato per un posto inutile. E invece...
Favola strana, con un bel messaggio anche se un poco scontato. Ha uno stile strano, colloquiale, o forse è solo che è molto surreale, e io il surreale lo amo poco. Il bambino del racconto è descritto bene, e l'asino e gli altri strambi personaggi sono simpatici, però mi ha lascito piuttosto indifferente.
Anche questa volta la Mastrocola non mi ha deluso! In questo libro, come in molti altri suoi libri, l'autrice parla di un argomento che, in quanto insegnante, conosce bene: la scuola... e, più precisamente, il bullismo. Il protagonista della storia è Raimond, un asino inizialmente "randagio" perché vecchio e, quindi, "inutile"! Inizialmente depresso a causa della propria inutilità, Raimond scoprirà di essere stato adottato a distanza da un bambino di nome Guglielmo che, tramite le sue lettere, gli farà capire che nessuno si salva da solo e che tutti, a proprio modo, hanno bisogno di essere salvati... l'importante è trovarsi!
Quello che ho capito da questa storia, leggera e con qualcosa di filosofico, è che: - un eroe può nascondersi anche in una "cosa" apparentemente INUTILE; - alla fine, ogni cosa "inutile" può riscoprirsi "utile"... anche solo per qualche minuto! - la nostra storia forse è già scritta... ma siamo noi a scriverne il finale!
Un libro molto interessante, semplice da leggere, umoristico ma allo stesso tempo molto emozionante. Un libro che può benissimo leggere un bambino, ma anche un adulto. Un racconto che può insegnare molte cose e che fa riflettere. Consiglio moltissimo di leggerlo, ne vale la pena.
Per me è no. Questo libro l'ho portato letteralmente ovunque: il sabato sera al bar con gli amici, tutti i giorni al lavoro, durante le corse serali sui monti vicino a casa, in vacanza a Rimini su una sdraio. Onesto? Un dramma finirlo, un incubo solo l'idea di aprirlo e continuarlo. Paola che mi combini? Le ultime pagine sono quelle un po' più interessanti, la "svolta" della storia, ti dicono un po' la morale di tutto, ovvero che il destino è già scritto. Sicuramente perfetto per la mia vita di ora e soprattutto, ha salvato in corner la stella che volevo dare, aggiungendone un'altra per arrivare a due. La frase che mi porto via (perché comunque bisogna sempre estrapolarne una da ogni romanzo/racconto): "Sul perché le cose accadono o non accadono, lo so, siamo divisi in due. Metà pensa che non ci sia mai nessun perché e che le cose accadono perché han voglia di accadere. Metà invece pensa che c'è sempre una ragione, e la prova è che se non fosse così ne accadrebbero altre, di cose, e non proprio quelle che accadono. Io che ne so? Non mi ci metto neanche a dire chi ha torto o chi ha ragione. Ma mi stanno più simpatici i secondi, se no la vita mi sembra tutto un niente, qualcosa che se non c'è fa uguale." E ora, au revoir!
Assolutamente fantastico. Ironico e malinconico, allegro e assurdo, filosofico e ridicolo. Trovato per caso (se esiste il caso) in una cassa di libri usati - e se lo leggete questa frase assume tutto un altro significato... ;)
"Complici i cinque anni di vagabondaggio che mi porto alle spalle, posso affermare – senza dubbio alcuno- che la libreria della stazione Termini, quella grandissima proprio all’entrata, su Piazza dei Cinquecento è l’unico luogo di Roma che conosco meglio delle mie tasche.
Sono sicura che molti di voi rideranno, altri mi diranno qualcosa tipo “Eh, ma non ci vuole mica chissà quale dote per conoscere a menadito la libreria di una stazione!”. Eh, eppure saprei collocarvi quasi tutte le sezioni. Ad esempio, so perfettamente dove trovare tutti i libri Paola Mastrocola, pur senza (mea culpa – mea culpa – mea grandissima culpa) averne mai letto uno prima del suo ultimissimo “L’esercito delle cose inutili”, pubblicato quest’anno da Einaudi.
Com’è che si dice in questi casi? Ah, sì.
C’è sempre una prima volta. Chi ben comincia è a metà dell’opera. Gli ultimi saranno i primi.
Bando alle ciance coi proverbi, adesso voglio parlarvi di Raimond, l’asino a distanza regalato a Gulli per Natale. Che volete farci, esistono genitori che amano regalare il telefonino ultimo modello anche ai bimbi di prima elementare e altri (è il caso di Guglielmo, anche detto “Gulli” a casa o “Ulli Gulli”, da quegli insopportabili dei suoi compagni di classe) che, invece, optano per quei regali simbolici: pensierini pregni di un determinato significato.
Come? In che senso “asino a distanza?” Avete capito bene, proprio a distanza. Come un amico di penna, solo con due orecchie e quattro zampe.
Così Gulli, ragazzino di undici anni, molto timido e introverso, “incontra” Raimond, asino fuori carriera che vive nel Paese dei Variopinti, dove “tutti sono inutili, ma felici, in compagnia di altri personaggi fuori dal comune. Tra di loro c’è anche un vecchio libro ammuffito che non viene più letto da nessuno di nome Res. Sarà proprio Res ad insegnare a Raimond a leggere, in modo tale da poter iniziare questa amicizia epistolare con Gulli, che gli scrive tutte le settimane [...]" continua a leggere su Liberi di Scrivere: https://liberidiscrivereblog.wordpres...
Questo è un libro bellissimo che consiglio a tutti di leggere. Fra i temi: l'amicizia, la felicità, il bullismo, il senso della vita. Vi consiglio anche di leggerlo senza sapere niente della trama, non fatevi spoilerare da altre recensioni, neanche dalla mia, per cui se non avete letto il libro, vi suggerisco di procurarvelo e iniziare a leggere, e ovviamente smettere di leggere quello che vado blaterando io.
Bravissima l'autrice a riprodurre per iscritto il ritmo del parlato, sembra di leggere una versione moderna dell'intercalare di Holden Caulfield (che, per inciso, da ragazzina non potevo soffrire; ho riletto il libro da adulta e mi ha fatto tanta tenerezza).
L'inutilità. Sentirsi inutili. L'inutilità è solo un sentimento, perlopiù sbagliato. Utili o inutili verso chi? E per cosa mai, visto che siamo mortali?
Eppure ci sembra brutto essere inutili nel mondo: non sopportiamo di finire nel nulla. Vogliamo un senso. Il problema è che lo troviamo soprattutto nel lavoro, ci dà un'identità sociale, un'utilità riconosciuta. E vivere e basta? Semplicemente vivere, prendendo piacere dei giorni, del tempo che passa, delle persone cui ci affezioniamo, degli amori, delle nostre pur labili passioni, del cielo, delle nuvole, degli alberi... e delle cose appartentemente insignificanti, giocare a carte, dipingere... Sono tutti gesti del vivere, pari dignità, pari significato. Non c'è qualcosa che vale meno e qualcosa che vale di più.
Poi, alla fine, proprio quando uno si sente inutile e sta imparando l'arte di sopportare la sua inutilità e di esserne persino felice, ecco, proprio allora diventa utile.
"Nessuno di noi sarebbe eroe se non ci fosse qualcuno che lo guarda, e lo racconta".
Libro stupendo che consiglio a tutti. Oltre a farvi tornare bambini, grazie alla sua scrittura e alle sue stupende fantasie e storie, questo libro vi terrà incollati ad esso finché non lo finirete. La cosa più bella di questo libro è che sembra proprio scritto da un bambino, sia nel modo di parlare sia nelle storie che racconta. Sicuramente il fatto che l'autrice è un'insegnante dell'elementari, e quindi conosce bene i bambini, sa come si articolano e come descrivono le cose, l'ha aiutata tremendamente. Inoltre, in mio parere, ha preso spunto da alcune delle loro fantasie raccontate nei temi. Compratelo, leggetelo e regalatelo a chi più volete bene.
L'autrice racconta con coraggio e una leggerezza tutta sua quella che in fin dei conti é una storia di bullismo. A narrarla é un vecchio asino che vive in un posto singolare e popolato da un sacco di personaggi assurdi, e tutti fanno cose assolutamente inutili. Un libro profondamente educativo, scritto per infondere coraggio e che insegna a saper vedere l'utilitá di qualsiasi cosa: tutto e tutti possono trovare posto nel mondo, senza turbarne piú di tanto i suoi equilibri.
Bah, onestamente mi aspettavo di meglio! Ho impiegato molto a leggere questo libro, preferivo richiuderlo e leggerne altri. La scrittura la troppo poco naturale, si percepisce subito lo sforzo estremo dell'autrice di voler sembrare che sia un bambino a scrivere. L'idea è molto carina, in fondo tutti ci siamo immaginati un luogo del genere, ma lascia l'amaro in bocca...
Carino e leggero. Ottima come lettura nei momenti "di stress", perché non impegna e lascia leggera la mente - poi per una come me che odia interrompere a metà i capitoli è l'ideale, avendoli tutti molto brevi. Non va presa come un romanzo troppo impegnato, non credo volesse nemmeno averne lontanamente l'intenzione.
Un amico che sia alla ricerca del senso delle cose tra le cose inutili ovvero tra le persone che fanno delle cose che non servono ma che possono dare un senso
Di cosa parla questo libro? di cose inutili. e per tutto il libro speri che diventino utili e di trovare un senso al libro e alle cose inutili e ai personaggi, che sono loro stessi cose inutili.