La grande tradizione dell'umorismo ebraico ha trovato in Moni Ovadia una voce inconfondibile. Come scrisse Giovanni Raboni, «ci sarebbe impossibile ormai fare a meno di tutto ciò che Ovadia è riuscito in pochi anni a renderci, da remoto e straniero che era, famigliare e quasi nostro». Il mondo che Ovadia attraversa nei suoi spettacoli, con la leggerezza e il pathos di un moderno cantastorie, viene in questo libro raccontato nella sua genesi e nel suo significato. Variando tra il racconto sapienziale talmudico e il fulminante motto di spirito, tra I'excursus storico sullo shtetl e le storielle sulle ineffabili nevrosi materne della yiddish mame trapiantata a New York, Ovadia ci guida alla scoperta di un umorismo profondamente dialettico che racconta la precarietà e la naturale diversità di un popolo che nasce esiliato da se stesso e dagli altri, che coltiva le proprie radici senza una terra in cui riconoscersi. Mostrando il legame inestricabiie tra il riso ebraico e il divino, Ovadia mette in luce l'irresistibile carica anarchica e liberatrice dell'umorismo yiddish. Un umorismo che scardina l'intero patrimonio di certezze, di ideologie, di pregiudizi, in cui una comunità riconosce se stessa.
Questo volume nasce da un ciclo di lezioni sull'umorismo ebraico che Moni Ovadia ha tenuto presso l'Università di Padova. Nella fattispecie è orientato all'ebraismo Chassid, quello del centro Europa che parla, o parlava, Yiddish nei suoi villaggi raccolti e miserabili, gli Shtetl, fatto segno di pogrom, ingiustizie e repressioni di vario genere; una vitaccia per salvarsi dalla quale, forse, l'umorismo poteva essere un mezzo. Sempre attraverso un cospicuo repertorio di storielle, vengono esaminate molte tematiche di questo mondo: i personaggi tipici, le situazioni, gli aspetti religiosi, le relazioni con i goym (i gentili, cioè i non ebrei) e molto altro, per poi arrivare, alla fine, a raccontare degli ebrei in vari mondi e modi diversi, quello americano (dove l'umorismo ebraico ha sfondato e fondato Hollywood e tutto ciò che ne è conseguito), quello russo, quello israeliano. Libro di piacevole lettura, che, strappando molti sorrisi, a volte amari, a volte no, insegna parecchio.
Da questo volumetto ho imparato molte cose che non sapevo (ho trovato illuminanti le ultime pagine, sugli ebrei e Israele) e ho in generale apprezzato lo sguardo autocritico con cui gli ebrei guardano a sé e al loro popolo. Non son riuscita, se non in pochissime occasioni, a trovarmi in sintonia con il 'witz' yiddish.
The Bulgarian born Moni Ovadia is quite known in Italy mainly for his activity in theatres.
Ovadia's yiddish humour is simply devastating although is all but original. This polyedric man has done such an excellent job in recollecting oral tales, stories and mottos of European Jews. It's thanks to Ovadia that I've learnt the meaning of words like "goy", "shetl", "tate", or "schmuck" which are pretty useful to know if you get into a certain kind of literature.
These eight lessons and two hundred stories on Hebraic humour are a very good read to understand the very particular way of kidding their habits, their rabbies, their terrible mamas and themselves at all of Jewish people.
Ovadia is able to imitate even the yiddish accent in his lessons and stories creating an exilarating and yet profound view on many aspects of life among modern Jews, with the contrast between the old orthodox ones and the young laymen.
Un libro che narra la storia degli Ebrei dell'Europa orientale dall'800 ai giorni nostri tramite le battute dell'umorismo yiddish. Un libro che insegna molto riguardo la cultura, la teologia e la storia ebraica contemporanea. Una lettura che, per quanto sia impegnata, non smette mai di essere leggera e divertente.
In realtà la categoria del libro dovrebbe essere Humour/Religion/Education. Moni viaggia nella cultura ebraica con leggerezza, usando storie comiche, che chiamare barzellette sarebbe risuttivo, per aprire il mondo di questa ricchissima cultura.