Nel XV secolo, dalle coste atlantiche del Portogallo prese avvio un’epoca di grandi l’età delle scoperte geografiche trasformò un piccolo regno periferico in una potenza coloniale globale. Da qui Enrico il Navigatore pose le basi di un’egemonia marittima senza precedenti che, nella fase di massimo splendore, ha toccato quattro continenti e tre oceani. Cosa può rivelarci la sua storia su come nascono e si disgregano gli imperi, sul potere e sul mondo interconnesso in cui viviamo? A bordo di navi mercantili, sulla scia di quei pionieri portoghesi che fecero vela verso sud aprendo le rotte commerciali con l’Oriente, Erika Fatland ripercorre vicende e paesi, seguendo le tracce e le cicatrici di un impero perduto. Da minuscole isolette dell’Atlantico al Capo di Buona Speranza, dall’Angola a Timor Est, passando per le foreste pluviali dell’Amazzonia e le metropoli brasiliane, l’autrice si spinge fino in Giappone, il più orientale degli scali portoghesi. Interrogando luoghi e persone, fieri combattenti per la libertà e individui oppressi dall’occupazione straniera, romantici e nostalgici, riporta alla luce la controversa eredità di quel passato, impressa in maniera indelebile nei geni della discendenza, nella lingua, nella memoria. Il risultato è un racconto vivido e appassionante di una realtà caleidoscopica, per scoprire che, alla fine, ciò che resta del grande dominio di un tempo è una parola, la più portoghese, la più intraducibile, che racchiude tutto il dolore e la nostalgia del saudade.
Erika Fatland is a Norwegian anthropologist and writer who has written multiple critically-acclaimed books, including Sovietistan and The Border. Fatland was born in Haugesund, Norway, in 1983, and studied at the University of Oslo and the University of Copenhagen.
Fatland is best known for her travel writing and has written several books: Her first travel book Sovietistan, published in 2015, was an account of her travels through five post-Soviet Central Asian nations, Kazakhstan, Tajikistan, Kyrgyzstan, Turkmenistan and Uzbekistan. It has been translated into 12 languages. This was followed by The Border: A Journey Around Russia Through North Korea, China, Mongolia, Kazakhstan, Azerbaijan, Georgia, Ukraine, Belarus, Lithuania, Poland, Latvia, Estonia, Finland, Norway, and the Northeast Passage, an account of her travels around Russia's border, from North Korea to Norway. Both books have been translated into English by Kari Dickson, and both received critical acclaim from reviewers in the US and UK.
She wrote two earlier books: The Village of Angels (2011) about the Beslan massacre and The Year Without a Summer about the Utoya massacre. She has also written the children’s book The Parent War.
She has received numerous awards, among them the Norwegian Booksellers’ Prize for Nonfiction and the Wesselprisen (2016). She speaks eight languages including Norwegian, English, French, Russian, German, Italian, and Spanish. She lives in Oslo.
non il libro di Fatland che mi è piaciuto di più. L'ho trovato a tratti un po' "monotono": segue infatti l'espansione del dominio coloniale portoghese nel mondo che, purtroppo, si ripete con lo stesso sistema di paese in paese, di isola in isola: dove non riesce negoziando si riesce con i cannoni. Mi sono persa per esempio fra i vari Pietro e Giovanni che si sono succeduti fino ai nostri giorni fra Portogallo e Brasile. Di qualche paese non ricordo già più molto. Interessante quando racconta di quel che è rimasto, di portoghese, a distanza di secoli nei paesi conquistati: lingua, minoranze religiose, costumi. Molto piacevoli i racconti delle sue esperienze fra taxi, diluvi, samba, asini, timonieri. Contenta di averlo letto, contenta di averlo finito
Erika Fatland non delude. In questo libro racconta in modo efficace il dominio coloniale portoghese, alternando le sue avventure personali nei vari territori (o in nave) alla storia di personaggi, spedizioni, etc. Davvero una lettura che arricchisce.
Un interessantissimo viaggio insieme con la Fatland, archeologa e scrittrice, che ci porta il quelle che sono state le colonie del Portogallo e che si sono rese indipendenti dopo sanguinose guerre civili. Lei visita passo passo tutti i paesi da Santander al Giappone passando per Stati africani fatiscenti e sfruttatissimi da tutti ( Cina, Russia, USA) senza che nessuno si preoccupi di fa crescere questi paesi. Davvero sconvolgente. Capitalismo e profitto e… nessuna umanità …
Perfetto come tutti gli altri libri dell’autrice. L’impero portoghese è uno dei meno “famosi” e pertanto è utile per scoprire storie relative a parti di mondo sconosciute alla maggior parte delle persone.