Se già la recensione del primo romanzo era stata complessa da fare, complici i ricordi della versione originale, questa qui probabilmente sarà ancora più difficile – avendo adorato la prima stesura, il primo impatto con la nuova è stato abbastanza impattoso. Superato lo scoglio iniziale, però, posso dire che L’esule dei Vulcani mi è piaciuto tanto e mi ha lasciato addosso un senso di gioia e grande curiosità per il finale che non mi sarei aspettata dalle prime pagine.
Dopo gli ultimi e terribili avvenimenti a Palazzo di Lava, Val è solo. Senza più una famiglia a cui appoggiarsi e tormentato dal passato, cerca la sua strada nel deserto. Anche Saetta è sola, guardia d’onore di una famiglia che la considera un po’ matta e ormai convinta di non avere nessun talento. Entrambi non sanno, però, che il passato sta venendo a chiedere il conto…
Per quanto mi sia piaciuto molto, bisogna dire che L’esule dei Vulcani non è un romanzo privo di difetti. Nulla che vada davvero a pesare troppo sulla storia, questo devo dirlo, ma comunque abbastanza evidente da farmi storcere il naso di tanto in tanto.
Partendo da questa premessa, direi quindi di parlare del worlbuilding. Confermo ciò che avevo detto per il primo volume: la parte più geografica e culturale mi è piaciuta moltissimo, il sistema magico un po’ meno. Riguardo la prima, ho apprezzato il fatto che l’autrice è andata a espandere il suo mondo per mostrarne nuovi angoli: sono rimasta affascinata da Zarina, così come da tutta l’area del deserto, ed è stato molto interessante scoprire qualcosa di più sui demoni grazie alle peripezie di Saetta nel territorio dei Fanteschi. Ovviamente non vedo l’ora di vederla fare confusione col nostro re preferito (e psicopatico), così da scoprire qualcosa di ancora nuovo. Il sistema magico, però non mi convinta del tutto – di nuovo. Se ho compreso meglio la funzione delle pietre della percezione, continuo a rimanere perplessa dalla necessità di avere in effetti un sistema di questo tipo: a parte qualche scena, penso che la storia funzionerebbe anche senza di esse. A ciò si aggiunge poi una questione che per me è abbastanza importante a livello di coerenza: come puoi definire le pietre della percezione rare se, alla fine, quasi tutti ne hanno almeno una se non più? Tutte e cinque le voci narranti ne hanno una – Amata due – e quasi ogni secondario pure. Se non mi fosse ripetuto costantemente in tell che sono rare, non lo penserei. Aggiungo poi che non mi è piaciuto che il fatto che Saetta sia riuscita a entrare nella guardia dei Fanteschi principalmente perché aveva una pietra della percezione ad aiutarla – poi so che la questione è più complessa perché spoiler, però diamole una gioia e un minimo di sicurezza in se stessa.
Altro aspetto che mi ha lasciato perplessa è la gestione dei personaggi. Guardando meramente al numero di pov, L’esule è una storia fortemente femminile, ma questo aspetto non traspare dalla narrazione perché tutto, alla fine, ruota solo e soltanto intorno a Valerio. Io amo Valerio come personaggio, sia chiaro, è un ottimo protagonista, ma appena mi sono resa conto che TUTTE le altre pensano per l’ottanta per cento del tempo solo e soltanto a lui o in funzione di lui ci sono proprio rimasta male. C’era tanto potenziale per mostrare uno sguardo più femminile, però questo si è perso tra le pagine. Un esempio è Bea che, appena rivede il fratello, finisce per funzionare solo e soltanto per lui e per poterlo riportare sul trono – per esempio, anche quando cerca di scoprire il segreto di Brando il fine ultimo non è qualcosa per se stessa, ma per salvare Val.
Comunque, rimanendo in tema personaggi, mi sono piaciuti – ossessione per Valerio a parte. Saetta si è rivelata la più interessante, probabilmente perché è si muove all’esterno delle dinamiche del deserto e procede per la sua strada da sola, completamente staccata dai Colonna. Come ho detto, mi è dispiaciuto che parte della sua forza derivi dal quarzo della rovina, ma allo stesso tempo ho apprezzato come sia cresciuta nel corso delle pagine: da ragazzina spaventata e senza nulla da perdere, a ragazzina ancora spaventata ma con qualcosa per cui lottare. La scena in cui finalmente si fida di se stessa e riesce a cavalcare il grifone è meravigliosa, mi ha fatto venire i brividi. Sono molto curiosa di vedere come si svilupperà il suo rapporto con Selenia e la famiglia paterna – e prevedo grandi risate isteriche da parte mia e molti mal di testa per il Vecchio Orso e Sirio.
[poi a un certo punto i pov di Saetta si fanno esilaranti, ma ammetto che i drammi col pollo volante mi fanno molto ridere]
Mi è piaciuta moltissimo anche Gemma, ritornata dal mondo dei morti per non aver ancora nessuna gioia – o quasi – ed essere sbatacchiata di qua e di là. Forse Gemma è il personaggio che è cresciuto di più nel corso dei due libri e che ho apprezzato maggiormente. È così forte e resiliente, ed è così strano dirlo di una ragazza che non crede per niente in se stessa e passa più tempo a chiedersi come fa a essere ancora viva. Però, però… cazzo se tiene duro e va avanti. Nel finale, ho proprio visto quanto fosse cresciuta, così come nell’ultimo momento dal pov di Serpe. Sono poi molto felice che la ship tra lei e Valerio sia tornata prepotentemente in auge, perché sarebbero proprio tanto carini insieme.
Ho trovato ben fatta anche Amata. È evidente quanto cambi e diventi sempre più consapevole di se stessa e del fatto che è molto più della sua bellezza – e la scena in cui decide di tagliarsi i capelli l’ho trovata molto potente. Continua a non piacermi da un punto di vista personale, visto che non è uno di quei personaggi che amo, però è ben fatta. Diverso è il discorso di Bea, che invece non mi ha convinta: complici ricordi di com’era in passato, l’ho trovata poco interessante, più in balia degli eventi che pronta a vivere la sua vita. Oltretutto, il suo esistere in funzione di Valerio è snervante. L’unico momento in cui ha un attimo di verve è quello in cui decide di usare il Pentacolo, facendo ovviamente solo casini. Ultimo è infine Valerio, di cui avevo già accennato qualcosa prima. Diciamo che col passare delle pagine diventa semplice capire come mai tutti siano ossessionati da lui, visto che è un personaggio magnetico – nonché particolarmente arrabbiato col mondo e con una propensione a far stupidaggini che è il tratto caratteristico dei Colonna. L’aspetto che mi è piaciuto di più è come affronta il lutto e il modo in cui (molto lentamente) prende coscienza di chi è diventato, e sono certa che il suo percorso diventerà ancora più interessante nel prossimo volume. Non vedo l’ora di vedere il futuro incontro tra lui e Saetta e le mazzate che si daranno.
Pollici in su anche per i secondari, che ho trovato convincenti. Ammetto che l’unico su cui ho storto in naso e Brando, più che altro perché appare come il personaggio “cattivo” perché sì, e in parte non sono rimasta molto convinta da Sirio – ma solo perché all’inizio aveva manie da bad boy che, per fortuna, gli sono passate nel corso delle pagine (e infatti alla fine ci sono rimasta MALISSIMO per quello che gli succede e la probabile morte della ship tra lui e Saetta).
Passando infine oltre, ho apprezzato anche come è stata strutturata la trama. Di solito i libri di mezzo di una trilogia sono quelli che soffrono di più, ma in questo caso ho trovato il tutto ben costruito; la prima metà del libro è di certo più lenta, ma prende piede a una velocità spaventosa nella seconda, tanto che a un certo punto non sono più riuscita a mettere giù il libro. Ci sono poi molte domande di cui non vedo l’ora di trovare la risposta nell’ultimo romanzo, cosa che penso renda ancora più forte la resa del secondo. Anche stilisticamente l’ho trovato ben fatto, in particolare nelle scene più movimentate – dove non mi sono mai confusa, cosa che invece spesso accade quando gli autori non sanno scrivere.
Insomma, so che la recensione chilometrica sembra voler dire altro, ma mi è piaciuto davvero tanto. Dovrò iniziare a tartassare Laura per scoprire quando uscirà il terzo.
4/5 ⭐