Il giorno di Natale, in uno sperduto paesino di montagna sommerso come ogni anno da una fitta coltre di neve, accade un fatto mentre la gente si dispone a mettere da parte i rancori, cercando di essere più buona almeno per le festività, le statuine di Gesù Bambino scompaiono misteriosamente da tutti i presepi. Le prime ad accorgersene sono tre madri di famiglia che, indignate, accusano i figli del furto. Quando però si sparge la voce che l'inquietante fatto non ha colpito solo quel borgo ma addirittura il mondo intero, la rabbia cede il posto al panico. Cosa può nascondersi dietro a un evento così assurdo e angosciante? L'umanità ha disperatamente bisogno di risposte. Teologi e satanisti, esperti e millantatori si lanciano in teorie e ipotesi. Non si arrendono di fronte a nulla, l'importante è individuare un colpevole. Ma la ricerca sembra essere destinata a non avere fine. Eppure basterebbe sottrarsi alla frenesia e riflettere per un momento in silenzio per rendersi conto che quel mistero ci coinvolge tutti. Se solo avessimo il coraggio di guardare dentro ai nostri cuori e interrogare le nostre coscienze...
Mauro Corona è nato nel 1950. Da ragazzo ha lavorato come boiscaiolo e cavatore. Fin da bambino ha cominciato a intagliare il legno. Lo scultore Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove Mauro Corona ha approfondito la tecnica e l'arte che gli ha permesso di diventare uno scultore ligneo conosciuto in tutta Europa.
Alpinista e arrampicatore, ha aperto numerosi itinerari sulle Dolomiti d'Oltre Piave e partecipato a diverse spedizioni internazionali.
Nel 1997 pubblica il suo primo libro "Il volo della martora". La scrittura diventa così un'altra delle sue grandi passioni, grazie alla quale è oggi annoverato tra gli scrittori più apprezzati in Italia.
Una bellissima trama. Uno scritto critico e arrabbiato, ma rivelatore. Lo sviluppo della storia è banale, prevedibile, infatti già dalle prime pagine si intuisce dove voglia arrivare l'autore. Il che si può pure sopportare: il libro non è stato scritto per stupire ma per far riflettere. Peccato però che l'autore sia troppo ripetitivo, tant'è che lui stesso se ne rende conto:
"Continuarono a fiorire solo mitomani e millantatori, ma questo è stato detto."
E non solo questo, aggiungerei !
La vicenda al centro della storia avviene molto rapidamente nelle primissime pagine. Nelle successive 60 (circa) non accade assolutamente nulla. Sì, ci sono delle riflessioni profonde e belle, ma la sensazione è quella di ripetere di continuo lo stesso concetto per 60 pagine solo per allungare il brodo e poterlo chiamare libro.
Ero molto entusiasta al momento dell'acquisto di questo libro, la trama mi incuriosiva molto. Ma devo dire che ha deluso le mie aspettative e mi sono forzata di finirlo (avendo solo 92 pagine) nonostante la noia.
Il mio approccio con Mauro Corona comincia con questo racconto molto breve che ci mette di fronte alla nostra coscienza e quello che siamo. Sembra una fiaba, ma lo stile che lo scrittore sceglie per raccontare questa storia è graffiante e duro. Il giorno di Natale, quando tutti si stanno preparando per i festeggiamenti, il Bambino Gesù scompare da ogni presepe. Una scomparsa, una perdita che scatena il caos, mettendo tutti in allarme. Con questo breve racconto, Corona cerca di porre il focus sulla nostra ipocrisia, falsità durante le feste e invita ad apprezzare la gioia, l'amore, la bellezza, il vero significato del Natale, di Gesù concentrandosi sui sentimenti buoni e veri che sanno trasmettere serenità.
Una storia semplice senza arte né parte che racconta dell’ipocrisia con cui la nostra epoca vive la solennità del Natale. Una storia talmente banale da intravederne la fine sin dall’inizio se non fosse che si conclude citando le cime Dolomitiche e allora tutto appare più bello e dolce.
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Potrebbe sembrare una fiaba: a Natale tutti i Bambin Gesù spariscono dai presepi di tutto il mondo. Si scatenano le ricerche, si architettano congetture e le più disparate ipotesi. Quando il “caso” si risolve l’uomo ne esce sconfitto, l’umanità intera e il proprio stile di vita. La scrittura comunque non è fiabesca ma piuttosto graffiante, condita da aneddoti di attualità tristemente noti. Ne scaturisce una feroce critica alla società di tutti i giorni con una scrittura diretta senza essere pesante che ci propone molte riletture.
Letto in un pomeriggio,semplice, scritto con un linguaggio del quotidiano, ironicamente e al tempo stesso estremamente realistico e per certi aspetti "brutale"racconta ciò che è diventato il Natale.
Ho avuto un assaggio del bisbetico autore montanaro in una trasmissione televisiva dove ha sfogato il proprio risentimento verso, mi è parso, grossa parte dell'umanità. Le stesse emozioni trapelano da questo librino profondamente irritante: una predica sterile sulla perdita di valori, sull'ipocrisia e sul consumismo, buonista e stereotipata, dove il povero Gesù bambino è costretto a sparire dalla vita pubblica nel tentativo di far ravvedere il corrotto genere umano. Da una favola natalizia mi aspetto le atmosfere familiari, calorose ed accoglienti, certo una fiera dei buoni sentimenti e non un rancoroso blaterare.
Il peggior libro di Corona che abbia mai letto. L'idea è interessante e parte bene, ma pur di allungare il brodo l'intera storia è riempita di dettagli irrilevanti, che la complicano e la pasticciano. Inoltre l'autore si lascia andare ad ogni sorta di pregiudizio, alcuni addirittura ridicoli e totalmente disconnessi dalla realtà (quante volte i statanisti gongolano in questa storia?). Si lancia in immagini che vogliono essere grandiose e son grottesche. Si lancia in previsioni che appaiono ridicole. Terribile.
Ma Corona è ancora astemio o ha ripreso a bere? Questo libercolo prova che si è bevuto il cervello: un pallosissimo pippone moralisticheggiante sul Natale e Gesù Bambino. Ricorda quell'altro suo pamphlet, quello ecologista, "La Fine del Mondo Storto", noiosissimo pure quello. Questo per fortuna è molto più breve (€ 12 per 92 pagine!), ma passare dall'ecologia all'etica e alla religione non cambia di una virgola il disastroso risultato finale. Penoso.
Il giorno di Natale, in un paesino sperduto di montagna, avviene un fatto stranissimo: tutte le statuine di Gesù Bambino scompaiono. Ben presto si apprende che ciò è avvenuto anche in tutti gli altri paesi e nazioni del mondo cristiano. Il fatto ancora più strano è che non si riesce nemmeno più a riprodurre né una sola statuina, ma nemmeno un disegno o un’immagine su qualsiasi altro supporto, insomma Gesù Bambino non esiste più. Si scatena allora in tutto il mondo la ricerca dei responsabili, poi visto il fatto strano si incolpa Satana di aver sconfitto il Bene, per la gioia dei satinasti e degli atei. Nemmeno la Chiesa è in grado di dare una spiegazione a questo fenomeno; tutti, esperti e sedicenti tali, sono concordi nell’affermare che bisogna attendere e tutto ritornerà come prima. La gente, intanto, continua a vivere come ha sempre fatto, gozzovigliando, odiando, arricchendosi, rubando, uccidendo, imbrogliando…nessuno che si sia mai fermato a farsi un’analisi di coscienza, neanche i più buoni e timorati di Dio. Passa così un anno, ritorna di nuovo il Natale, ma di Gesù Bambino nemmeno l’ombra, anzi nei presepi spogli della sua figura compare in tutte le case del mondo cristiano una busta nera…chi la legge si trova annichilito sotto parole che pesano come un macigno, ma sta zitto e continua con la sua vita, tanto quelle parole a mano a mano che vengono lette spariscono… Intanto in un luogo sperduto sulle montagne compare dal nulla un lago di un meraviglioso e indescrivibile color turchese: ma il mondo non si ferma nemmeno questa volta a riflettere, pur venendo a conoscenza dell’origine della sua formazione…
Questo è il secondo romanzo di Mauro Corona che leggo e mi vede anche questa volta dare un giudizio contrastante: bella la fiaba raccontata, che fa sicuramente riflettere sui mali di questo mondo, sulla nostra società, sulla perdita dei veri valori e su quelle che sono le nostre nuove divinità. L’invettiva è davvero forte, e l’autore non lesina tirate d’orecchio a nessuno, nemmeno verso chi potrebbe fare veramente qualcosa, ma invece sta a guardare, immerso in un’immobile impotenza. Quindi direi che è sicuramente da leggere e da meditarci su e non solo quando si avvicina il Natale e "tutti diventiamo più buoni”, ma sempre, in ogni momento dell’anno e della nostra esistenza. Non mi piace invece lo stile dello scrittore, che per me è troppo infantile, mi sembra a tratti scritto da un ragazzino di 12-13 anni, che ancora incespica nella sintassi e non sa usare adeguatamente connettivi e subordinate. Non se ne abbia a male il Corona se molti gli dicono che non sa scrivere, purtroppo è così o meglio usa un registro linguistico troppo basso e troppo vicino al parlato: sicuramente tutti lo capiscono quando lo leggono, anche i più piccoli, ma a mio avviso è lontano dal linguaggio letterario tout court; salvo poi regalare qua e là bellissime immagini, molto originali e creative quando descrive la natura, ma sono rare come le pietre più preziose e costituiscono anche la stranezza di questo scrittore. Quindi, se tenessi in considerazione solo lo stile di scrittura dovrei dargli una o due stelline, ma gliene do tre per i contenuti che anche in questo caso ho trovato molto attuali e azzeccati.
La premessa di questo libro è davvero interessante: la scomparsa delle statuine di Gesù bambino da tutti i presepi del mondo e il mistero che ne deriva; inoltre la comparsa il Natale successivo di buste nere che rivelano i peccatucci di ognuno sempre al posto del bambinello e le polemiche che ne derivano. Ma i libri che devono farti la morale a tutti i costi un po' mi infastidiscono. Corona si scaglia contro l'ipocrisia della nostra società (è interessante dove vengono ritrovate le statuine), ma lo fa in modo troppo esplicito, mettendosi un po' in cattedra. Mi è capitato di leggere autori che "pontificavano" molto più di lui, ma da questo punto di vista vale il detto biblico "chi è senza peccato...". 3* comunque non gliele leva nessuno
Ho sempre visto Mauro Corona in tv come ospite e solo da poco ho scoperto che ha scritto e pubblicato diversi libri. Dato che non mi sta "particolarmente simpatico", più per il modo in cui si esprime che per quello che dice, non ho mai pensato di leggere un suo libro. Ma ... mai dire mai...così eccomi qui a smentirmi! Ci voleva la challenge per cambiare idea. In realtà tra i libri bonus ho trovato solo il suo; comunque, anche se ne avessi avuti altri a disposizione, lo avrei scelto in ogni caso: mi ha attirato subito la copertina e la trama mi ha incuriosita. Peccato che poi la delusione ha subito preso il posto della curiosità iniziale. Perché? Semplice. L'ho trovato sin dalle prime pagine ripetitivo, pesante in altri punti... Ma torniamo al libro: il giorno di Natale, dai presepi allestiti nelle case, scompare Gesù Bambino. Inizialmente sembra essere scomparso solo in alcune case, poi la voce si sparge e si capisce che il "fenomeno" non è circoscritto ma coinvolge, addirittura, l'intero pianeta. Fin qui tutto normale, anche se potrebbe sembrare la base di qualche fantasy! Una volta fatta la scoperta , inizia la "caccia" al colpevole, si fanno ipotesi, si cerca di capire come e perché sia accaduto, attraverso interviste, programmi tv, presentazioni di libri scritti per l'occasione. Solo che i giorni e i mesi scorrono, le ipotesi si moltiplicano ma non si viene a capo del mistero né i Bambinelli ritornano al loro posto. Mi ha fatto sorridere quando scrive di un programma, con diversi ospiti e il plastico che ricostruisce la "scena del crimine". Suppongo che chiunque abbia capito di quale programma si tratti! Alla fine parla di un lago, forse la parte migliore...da come viene descritto, mi sa che quella "lacrima color turchese" l'ho vista tanti anni fa!
Cosa farebbe il mondo se all’improvviso la Vigilia di Natale scomparissero tutti i Bambini Gesù dai presepi? Di tutto il mondo? La risposta ce la fornisce Mauro Corona in questa bellissima favola/ parabola natalizia in cui lo scrittore mette in luce tutta la miseria del genere umano: dai potenti della Terra alle più umili contadine nessuno è immune al fascino del denaro, della bella vita, del più profondo egoismo, cattiveria, pochezza e meschinità. Torneranno i Bambini nelle mangiatoie? La risposta ci deve far riflettere tutti, molto bene.
Questo è uno dei romanzi più belli che abbia mai letto, è difficile sentirsi trasportati così tanto. Mauro Corona sta diventando uno dei miei scrittori preferiti. Ho pianto con questo romanzo ❤
Non aggiungo molto perché la trama è tutta qui, ma va letto per cogliere le sfumature, le allusioni, gli attacchi sottili ma purtroppo veritieri a una società che sempre di più sta dimenticando il vero senso del Natale. Siamo tutti concentrati sulla frenesia, sull’egocentrisimo, sul fare l’albero più bello dimenticando di fare anche solo un piccolo e semplice gesto per chi ci è vicino. A mio parere tutti dovrebbero leggere questo libro, se non altro per scuotere un po’ le coscienze di tutti quelli che si proclamano integerrimi e pronti ad aiutare ma che, invece, sono i primi a voltarsi dall’altra parte nel momento del bisogno. Questo è il vero senso del Natale. Ricordarci che siamo tutti uguali, che quello che abbiamo in questa vita è solo accidentale, è la nostra interiorità che dobbiamo arricchire ogni giorno.
Un racconto natalizio non necessario. Solitamente amo la scrittura e le idee di Mauro corona, ma qui c’è il suo lato più cinico e pieno di se, non me ne voglia lui o i suoi fan, purtroppo oggi ho rasato la lingua. L’ide della scomparsa dei Gesù bambini dai presepi era pure carina, ma ad una certa diventa prolisso e inutilmente accusatore, ripetendosi e ripiegandosi sui suoi stessi discorsi. Nonostante sia un racconto di meno di 100 pagine ti da l’impressione di leggere un mattone.
“Una lacrima color turchese” è un racconto semplice ma non banale, “una fiaba dura”, la definisce il suo autore, sull’ipocrisia del perbenismo della società moderna nel periodo natalizio. E’ una denuncia di scomparsa: Gesù Bambino scompare. L’uomo, incapace di recitare il mea culpa, cerca un qualsiasi colpevole ma non rivolge mai lo sguardo vero se stesso. Con ironia e cinismo Mauro Corona, narra il Natale 2014.
Il racconto si snoda in poche pagine, la lettura è fluida e coinvolgente, la riflessione è imperante. Lo scrittore ci mostra una società in cui si è spenta la luce interiore della carità, della generosità, della tolleranza, del perdono. Tuttavia un uomo venuto “ dalla fine del mondo”, un Papa capace di parlare a tutti, offre una nuova vita a chi vorrà ascoltare la Parola di Dio. Bergoglio invita tutti a riscoprire i valori veri, il vivere insieme in pace. Egli dice: “A volte le lacrime sono gli occhiali per vedere Gesù.”
Dal dolore nasce la speranza, dalle lacrime potrà nascere una nuova umanità. Dalle lacrime color turchese.
Ammetto di non aver mai letto nulla di questo scrittore italiano e che son rimasta incantata dal blu della copertina, ma ho voluto leggere questo libro soltanto dopo averne la trama. E la mia scelta alla fine si è rivelata "rivelatoria".
Non so come siano gli altri suoi libri e quale sia il suo stile, mi baserò quindi soltanto su quello che ho letto in questo libro che è - per così dire - una metafora, ma una metafora non tanto difficile da capire, anzi. In questa manciata di pagine lui ha parole per tutti, persino per lui stesso.
Inventandosi questa fiaba natalizia un pò nera e triste, Corona esprime ed esplicita quali sono i mali che affliggono il mondo attuale, che altri non sono che l'uomo stesso: i dicentesi credenti e puristi che si nascondono dietro una maschera di finta generosità e finto perbenismo; quelli che vanno (come lui stesso scrive) in chiesa ogni domenica decantandosi primi fedeli ma che poi non conoscono la parola perdono. [...]
L’ipocrisia del Natale. Facile, facilissimo scrivere di questo argomento e rischiare di risultare altrettanto ipocriti. Così come era stato in “La fine del mondo storto”, anche qui Corona ti induce al pensiero, al ragionamento, all’autoanalisi utilizzando leve di facile presa, un po’ come la pubblicità dei Gratta e Vinci “Ti piace vincere facile?”. Ma l’intento è quello giusto: onesto e sincero e senza l’ipocrisia del lieto fine, piuttosto un finale alternativo. E poi è sempre magico tuffarsi nel mondo che lui riesce a creare e far vivere con semplici parole, ma che arrivano direttamente dalla sensibilità di un uomo che non ama la montagna, lui è montagna. Come si dice? Scarpe grosse cervello fino. E sicuramente prima o poi mi arrampicherò fino a Sorapis.
Un Racconto davvero bellissimo, meritava 5 stelline, non le ho date solo per certe pagine a mio parere inutili che non apportavano nulla ne alla vicenda in se ne al significato della storia. Trovata originale per far riflettere tutti, cristiani e non, su cosa siamo diventati, sull'indifferenza che ci assale anche quando pensiamo di essere più buoni, ma soprattutto sull'ipocrisia di questi tempi in cui tutti ci crediamo buoni, generosi, compassionevoli e predichiamo la carità ma poi non facciamo nulla se non chiuderci nel nostro benestare e lasciare il mondo fuori, così com'è.
Basta una breve storia e poche e ben dirette parole per metterci di fronte a tutta la nostra meschinitá ed iprocrisia. Inoltre l'immagine di tutti i piccoli Gesú bambino in fondo al mare con i corpi degli immigrati non mi lascerá facilmente.
Idea carina ma forse mal sviluppata. Si dilunga per arrivare a farne un libro, mentre potrebbe tranquillamente essere appena una storia breve. Molto risentito nei confronti del mondo.