Pura vita è un romanzo di Andrea De Carlo pubblicato nel 2001. Partecipando a un giveaway, nel 2015 ho vinto una copia stampata nel 2002. Mi aveva attratta la copertina colorata, con i disegni un po’ infantili di cibarie e bevande varie. Mi sono accorta solo dopo degli errori di ortografia in molti dei loro nomi. Saranno pure intenzionali, visto che la copertina è stata realizzata dall’autore e non da un bambino delle elementari con buone doti da disegnatore e una pessima ortografia, ma trovo che leggerli sia irritante.
La sinossi non fornisce molte informazioni: un uomo che scrive libri di storia viaggia verso la Camargue insieme a una donna che ha trent’anni di meno.
Diciamo subito che mi ha infastidita la nebulosità della narrazione. Non sapere come si chiamano i protagonisti, per esempio, o qual è il rapporto che li lega.
Solo dopo pagine e pagine di azione prossima allo zero e noiosi dialoghi esistenziali, scopriamo che l’autore di libri di storia si chiama Giovanni Bata e che la sua giovane compagna di viaggio non è né una partner sentimentale né una sua assistente, bensì la figlia sedicenne che vive con la madre da quando i genitori si sono separati molti anni prima.
All’inizio non si capisce nemmeno da dove cominci questo viaggio verso il sud della Francia ed io odio questo non dire, questa mancanza di informazioni esplicite e dati precisi. Proseguendo con la lettura, si riesce poi finalmente ad appurare che i due protagonisti partono da Milano, la città in cui vivono.
Giovanni, in realtà, non si trova sempre nel capoluogo lombardo, perché da oltre cinque anni ha una relazione intermittente con una donna che abita a Trieste insieme ai propri figli.
M. vorrebbe intraprendere un progetto di vita stabile insieme a Giovanni che però, nonostante la mezza età, è incredibilmente immaturo. Ma qual è il nome di questa donna? Detesto quando gli scrittori usano le iniziali puntate invece dei nomi completi. Perché lo fanno? Il testo diventa meno scorrevole e più difficile da memorizzare. Qualunque sia la ragione, anche qualora si tratti di qualche paranoia sulla privacy, è di gran lunga più auspicabile scegliere un nome fittizio ma intero piuttosto che una criptica iniziale seppur veritiera.
La breve vacanza on the road dei due protagonisti appare sin da subito come un viaggio da sfigati. Non invidio per niente questa sedicenne trascinata dal padre da un paesino all’altro della Francia fuori stagione. Sicuramente si sarebbe divertita di più restando a Milano e uscendo con il suo ragazzo Luca.
Il padre Giovanni è logorroico e non la lascia ascoltare la musica in pace, costringendola invece a sorbirsi i suoi monologhi da uomo insoddisfatto a cui non piace Milano né il cibo che mangiano in Francia. Giovanni critica il ragazzo della figlia, ma da che pulpito! Non vuole che M. lo lasci, ma nemmeno trasferirsi definitivamente da lei a Trieste. Parla di difetti, dei rapporti tra uomini e donne, vorrebbe quasi insegnare a sua figlia il senso della vita! Usa un linguaggio forbito, ma alla fine le sue parole sono tutta forma e niente sostanza. Puro fumo negli occhi, altro che pura vita.
Sulla via del ritorno, l’anticapitalista Giovanni insiste per fare una deviazione per vedere quel che resta di un villaggio di anarchici dell’Ottocento, ma a causa di una discussione con la figlia esasperata dagli astrusi discorsi del padre, il veicolo su cui viaggiano finisce fuori strada mentre imperversa il maltempo.
Padre e figlia si vedono costretti a trascorrere la notte in una stalla abbandonata mentre la pioggia si trasforma in neve e una giovane cagna di grossa taglia si unisce a loro, con somma gioia della ragazza a cui fa da contraltare l’estremo disappunto del padre.
L’indomani, Giovanni riesce finalmente a rimettere in carreggiata il semifuoristrada e a ripartire insieme alla figlia e alla cagna che ha accettato di portare a Milano. Di cosa succederà con M. non ci è dato sapere. Spero vivamente per lei che gli chiuda definitivamente la porta in faccia.
Conclusioni: Pura vita è un libro noioso ed estremamente irritante. Troppi dialoghi esistenziali che sembrano quasi monologhi e poca azione. Il carattere immaturo e instabile del protagonista Giovanni è inoltre veramente insopportabile. La ciliegina sulla torta? Un errore madornale a pag. 150 (Edizione Mondolibri, febbraio 2002): “hanni” invece di “anni”.
A quali fonti d’ispirazione avrà attinto Andrea De Carlo? Considerando che lo scrittore milanese è nato nel 1952 e Pura vita è stato pubblicato nel 2001, Giovanni Bata e Andrea De Carlo appartengono alla stessa generazione di nati negli anni Cinquanta, che è poi la stessa dei miei genitori, ed anche la figlia del protagonista ed io siamo quasi coetanee. Stesse generazioni, ma caratteri e contesti familiari fortunatamente completamente diversi e un libro letto nel 2024 di cui avrei potuto fare tranquillamente a meno.