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Viaggio in America

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Il suo primo viaggio a New York risale al 1955, dieci anni dopo Oriana Fallaci decide di trasferirsi lì e con un tono lieve e brillante racconta per “L’Europeo” la vita quotidiana di una donna in un mondo dove le dimensioni delle cose acquistano a volte un aspetto mostruoso per chi è abituato a usare il metro italiano. Insieme alle tante facce della città, si alternano gli straordinari ritratti di attori e divi descritti sempre con uno sguardo disincantato e fresco. Ad accompagnarla c’è Shirley MacLaine, con cui progetta anche di rifare all’inverso la strada degli antichi pionieri che si mossero dalla Virginia e arrivarono in California. Oriana descrive le chiacchiere ai bordi delle piscine durante gli estenuanti party hollywoodiani ma anche lo scoramento che le prende nelle minuscole case newyorchesi. O anche nelle ghost town, le città fantasma abbandonate “come si abbandona un’amante sgradita”. Vuole capire il segreto di questo Paese impaziente, che ha fretta solo di arricchirsi, “che non si affeziona mai a nulla, cambia sempre indirizzo, si stacca senza dolore da tutto: genitori, figli, coniugi, case, paesaggio”. Un Paese però elettrizzante e che riesce a raccontare in tutta la sua energia regalando ai lettori un sorprendente autoscatto da cui traspare il legame intimo e poetico con quella che poi diventerà la sua seconda patria. “Dell’America mi piacciono i western, i ponti, i biondi, la Costituzione, sebbene sia spesso dimenticata, il roast-beef che qui lo cuociono bene” scrive Oriana. “E poi mi piace il garbo delle telefoniste che qui non sono villane, mi piace il sorriso con cui i poliziotti del Kennedy Airport mi dicono tutte le volte che torno a New York: ‘Welcome home’, benvenuta a casa. Capisci? Sanno benissimo che la mia vera casa non è a New York, è a Firenze, eppure quando rientro mi dicono: ‘Welcome home’.”

306 pages, Hardcover

First published June 11, 2014

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About the author

Oriana Fallaci

57 books1,579 followers
Oriana Fallaci was born in Florence, Italy. During World War II, she joined the resistance despite her youth, in the democratic armed group "Giustizia e Libertà". Her father Edoardo Fallaci, a cabinet maker in Florence, was a political activist struggling to put an end to the dictatorship of Italian fascist leader Benito Mussolini. It was during this period that Fallaci was first exposed to the atrocities of war.

Fallaci began her journalistic career in her teens, becoming a special correspondent for the Italian paper Il mattino dell'Italia centrale in 1946. Since 1967 she worked as a war correspondent, in Vietnam, for the Indo-Pakistani War, in the Middle East and in South America. For many years, Fallaci was a special correspondent for the political magazine L'Europeo and wrote for a number of leading newspapers and Epoca magazine. During the 1968 Tlatelolco massacre prior to the 1968 Summer Olympics, Fallaci was shot three times, dragged down stairs by her hair, and left for dead by Mexican forces. According to The New Yorker, her former support of the student activists "devolved into a dislike of Mexicans":

The demonstrations by immigrants in the United States these past few months "disgust" her, especially when protesters displayed the Mexican flag. "I don't love the Mexicans," Fallaci said, invoking her nasty treatment at the hands of Mexican police in 1968. "If you hold a gun and say, 'Choose who is worse between the Muslims and the Mexicans,' I have a moment of hesitation. Then I choose the Muslims, because they have broken my balls."

In the late 1970s, she had an affair with the subject of one of her interviews, Alexandros Panagoulis, who had been a solitary figure in the Greek resistance against the 1967 dictatorship, having been captured, heavily tortured and imprisoned for his (unsuccessful) assassination attempt against dictator and ex-Colonel Georgios Papadopoulos. Panagoulis died in 1976, under controversial circumstances, in a road accident. Fallaci maintained that Panagoulis was assassinated by remnants of the Greek military junta and her book Un Uomo (A Man) was inspired by the life of Panagoulis.

During her 1972 interview with Henry Kissinger, Kissinger agreed that the Vietnam War was a "useless war" and compared himself to "the cowboy who leads the wagon train by riding ahead alone on his horse".Kissinger later wrote that it was "the single most disastrous conversation I have ever had with any member of the press."

She has written several novels uncomfortably close to raw reality which have been bestsellers in Italy and widely translated. Fallaci, a fully emancipated and successful woman in the man's world of international political and battlefront journalism, has antagonized many feminists by her outright individualism, her championship of motherhood, and her idolization of heroic manhood. In journalism, her critics have felt that she has outraged the conventions of interviewing and reporting. As a novelist, she shatters the invisible diaphragm of literariness, and is accused of betraying, or simply failing literature.

Fallaci has twice received the St. Vincent Prize for journalism, as well as the Bancarella Prize (1971) for Nothing, and So Be It; Viareggio Prize (1979), for Un uomo: Romanzo; and Prix Antibes, 1993, for Inshallah. She received a D.Litt. from Columbia College (Chicago). She has lectured at the University of Chicago, Yale University, Harvard University, and Columbia University. Fallaci’s writings have been translated into 21 languages including English, Spanish, French, Dutch, German, Greek, Swedish, Polish, Croatian and Slovenian.

Fallaci was a life-long heavy smoker. She died on September 15, 2006 in her native Florence from breast cancer.

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1 (<1%)
Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Jessica.
312 reviews102 followers
February 27, 2016
Cartoline di un'America lontana nel tempo ma rimasta uguale nello spirito. Un'Oriana pressappoco trentenne e una raccolta di Racconti delle sue esperienze Americane. Gli Astronauti e gli attori, New York ,Las Vegas, Il west ,la California, i giovani e il razzismo: viene raccontato tutto con dovizia di particolari senza mezzi termini. Ironia e spontaneità sono i punti di forza di questo libro; si studia l'America cercando di conoscerla a Fondo. Gli anni '65-67 ci sembrano assai lontani ma il libro si legge piacevolmente, incuriosisce, come se fosse attualità. Una lettura che ti porta ad essere un compagno di viaggio. Non mancano i continui confronti con l'Europa, il vecchio continente e i riferimenti storici ci permettono di inquadrare al meglio le varie situazioni narrate. Americani ed Europei a confronto in un originale "diario di bordo" dal sapore giornalistico.
Profile Image for Jelena Jankovic.
6 reviews
December 30, 2017
I call Oriana "Italian Joan Didion" (or it could be the other way around). She didn't disappoint this time, either. Amazingly written!
Profile Image for Jerry (Libri in pantofole).
150 reviews15 followers
November 19, 2016
https://librinpantofole.blogspot.it/2...

Non c'è che dire: New York è un bel posticino, un posto affettuoso, gentile, e io sono molto contenta di vivere qua.
Con la sua tagliente ironia, il piglio polemico e le sue impareggiabili doti affabulatorie, Oriana Fallaci ci racconta un'America lontana nel tempo. C'era ancora il muro di Berlino, si combatteva in Vietnam e il Ku Klux Klan la faceva da padrone nell'estremo sud del Paese. Eppure, i contrasti, le stravaganze, le follie non erano così diverse da quelle che contraddistinguono gli Stati Uniti del nostro ventesimo secolo.
Anzi, leggendo le esilaranti riflessioni sulla campagna elettorale di John Lindsay, l'allora aspirante sindaco di New York (Qualunque sia il vostro problema, una fermata d'autobus, una fermata di subway, un dolore, ditelo a John) non ho davvero potuto fare a meno di chiedermi cosa mai avrebbe pensato e scritto Oriana Fallaci delle presidenziali di questo 2016.
Eppure l'America che ci descrive Oriana non è solo quella dei grattacieli, della vita frenetica ed estremamente violenta delle metropoli o dei palazzi del potere, c'è anche l'America rilassata, l'America tutta lustrini dei divi e delle dive di Hollywood, l'America che con la sua ricchezza e la sua comodità ammala di una malattia per cui non c'è medicina e si chiama indifferenza, pigrizia.
E ancora, c'è l'America del futuro, degli astronauti e del viaggio sulla luna e quella dei nativi americani, orgogliosi e fedeli portavoce delle tradizioni del passato o corrotti da quel sogno americano chiamato consumismo. Infine c'è l'America del razzismo, dei diritti civili, l'America di Delma, nove anni, due trecce crespute, due occhi colmi di coraggio, che combatte per il suo diritto ad andare a scuola.

Un viaggio a 360° in un terra infinita, senza confini, tra descrizioni incomparabili, riflessioni divertite e amare, tra plauso e invettiva, tra mille storie e mille personaggi.
Oriana Fallaci racconta un'America che non è riuscita a capire fino in fondo ma che nonostante tutto ha amato, un'America troppo vasta e variegata per riuscire ad abbracciarla tutta quanta e al termine del suo viaggio con l'amica Shirley MacLaine questo è il bilancio:
il viaggio è finito, e concludo che il bilancio lo fece già lei: quando partimmo e mi disse ricordati che sintetizzare è impossibile perché l'America è tutto. È l'uomo di Rhyolite con la zampa di dinosauro, è l'avvocato divorzista di Las Vegas, le slot machine di Las Vegas, la famiglia Navajo di Tuba, i Pueblo imbroglioni di Acoma, il giudice di Buonanotte, il cowboy di Oklahoma, lo sceriffo di Parigi, la sindachessa di Mosca, il professor Rosenbaum di Firenze, Unita la negra di Jackson. Tutto. Ma soprattutto, mi sbaglierò, è questa donna appassionata, orgogliosa, intelligente, irritante, disubbidiente che m'ha accompagnata per oltre due settimane fin qui. Forse non ho visto molto in queste due settimane, forse ho capito ancor meno, ma una cosa l'ho capita eccome: attraverso di lei. L'allucinante mistero che chiamano America ha ancora da insegnarci qualcosa: a disubbidire, ad esempio, e a studiare il latino.

Neanche nel fare un resoconto di quelle che sono state due settimane scomode alla scoperta della cosiddetta Real America Oriana Fallaci rinuncia all'ironia e alla polemica eppure il lettore (o almeno la sottoscritta) avrebbe pagato chissà cosa per essere su quella automobile.
Profile Image for Romulus.
974 reviews57 followers
January 18, 2017
Twórczość Oriany Fallaci na ogół mnie nie interesuje. Po tę książkę sięgnąłem nie dla autorki, lecz dla tematu. To opowieść autorki o jej poznawaniu Ameryki. Tej nowojorskiej, high society, pełnej blichtru i lenistwa nad słonecznymi basenami gwiazd Hollywood sprzed niemal 60-lat. Jak i tej Ameryki z "interioru", prowincjonalnej, prostej i czasami naiwnej (lub niewinnej - zależy od perspektywy), a także rasistowskiej (jak w opowieści na amerykańskim Południu w połowie lat 60-tych XX wieku), która przeraża zabobonem i nienawiścią. Nie jest to reportaż totalny, to zbiór opowieści, pojedynczych tekstów. Nie jest to nawet tak znakomita opowieść jak w o 50 lat późniejszych znakomitych "Śladami Steinbecka" Geerta Maka (polecam!). Ale jest pełna bystrych obserwacji, refleksji i - porównując ze wspomnianym Makiem i innymi "badaczami" Ameryki - ponadczasowości. Bo po wieloma względami widać, że nic się nie zmieniło. Ani w samej Ameryce, Amerykanach, jak i w spojrzeniu na nich (szczególnie europejskim okiem). Nie chodzi ani o wyższość ani o niższość. Czasami jest to kwestia różnic kulturowych (choć po drodze od lat 60-tych przytrafiła się światu globalizacja a wcześniej tzw. rewolucja seksualna). A czasami dystansu obserwatora. Może czegoś jeszcze, czego nie ma sensu dociekać. Chyba że w celach naukowych. Ale nie dlatego kupiłem tę książkę, tylko z ciekawości, jak zmieniała się Ameryka i spojrzenie na nią. Pod kilkoma lub wieloma względami zaskoczeniem było brak widocznych różnic. A co do niektórych refleksji - zaskakuje ich aktualność, co może świadczyć o uniwersalności, ale "naszego" oglądu i oceny rzeczywistości. Niekoniecznie amerykańskiej.
Profile Image for Simo Fedele vernia.
14 reviews2 followers
December 12, 2015
Leggendo le parole di Oriana si ri-scopre l’America degli Anni Sessanta, la dimensione quotidiana della vita a New York, i riflettori di Hollywood su Jane Fonda, Liz Taylor, Richard Burton, alcuni dei divi protagonisti delle sue pagine. Nel seguirla in questo viaggio eccola accompagnata dall’amica Shirley MacLaine alla scoperta delle ghost towns e alla ricerca dell’ultimo cowboy.
La sua penna è leggera, ironica ma anche irriverente nel cogliere le sfumature a tinte forti di quel paese in cui sentirà a casa quando afferma: "Mi piace il sorriso con cui i poliziotti del Kennedy Airport mi dicono tutte le volte che torno a New York: ‘Welcome home’, benvenuta a casa. Capisci? Sanno benissimo che la mia vera casa non è a New York, è a Firenze, eppure quando rientro mi dicono: ‘Welcome home’". Questa è Oriana.
Profile Image for Maremagnum.
18 reviews
April 13, 2019
Cięty język, ale czytałam z ogromną przyjemnością, bo Fallaci rzeczywiście lekkie pióro ma. A fakt, że miała styczność i przyjaciół tak sławnych zdumiewa na każdej stronie. Bardzo ciekawe doświadczenie poznawać Amerykę i świat lat 60. z dzisiejszej perspektywy. Polecam!
13 reviews
July 8, 2025
Kiedy Krzysztof Kolumb odkrył Amerykę, zaczęto mówić o niej „Nowy Świat” – głównie dlatego, że Europejczycy poznali wcześniej nieznane im gatunki roślin, zwierząt, rdzenną ludność i jej całkowicie odmienne obyczaje. Już jako kolonie Stany wyrwały się spod jarzma Wielkiej Brytanii, a wkrótce potem utworzyły pierwszą na świecie konstytucję. Aż w końcu współcześnie, jako potęga gospodarcza, nadają rytm polityce międzynarodowej. To wszystko to składowe „Amerykańskiego snu”, który na zawsze zapisze się w kulturze popularnej i stanie się głównym sloganem politycznym za oceanem. Oriana Fallaci podczas swojej podróży postanowiła się temu przyjrzeć, a jej obserwacje mogą skruszyć naszą wizję Ameryki.

Fallaci wzięła pod lupę lata 60., czyli okres intensywnych przemian, napięć i rewolucji obyczajowej. Przeprowadza nas przez walkę Afroamerykanów o równouprawnienie i opisuje USA jako kraj kontrastów – z jednej strony postępowy, prężnie rozwijający się, z drugiej skrajnie rasistowski i dający przyzwolenie na działanie ekstremistycznych organizacji, takich jak Ku Klux Klan, dążących do supremacji białych. Wydaje się to zupełnie niezrozumiałe – przecież Amerykanie odczuli na własnej skórze, co to znaczy walka o swoje prawa, a teraz, gdy inni się ich domagają, są oburzeni i zapomnieli, że to oni jako pierwsi wszczęli rewolucję i udzielili lekcję innym koloniom. Pomimo tego, że wojna secesyjna skończyła się 100 lat wcześniej niż akcja powieści, w gruncie rzeczy podział na Północ i Południe pozostaje niezmienny.

Stereotyp Stanów Zjednoczonych jako ostoi pokoju i demokracji posypał się niczym domek z kart, kiedy władze postanowiły przeprowadzić interwencję zbrojną w Wietnamie – bo przecież jeśli system Stanów Zjednoczonych jest dobry, to czemu nie udowodnić tego drogą pokojową? A to tylko jedna z wielu sprzeczności, w świetle których nasze postrzeganie może się zmienić.

Nie sposób przy tym wszystkim nie wspomnieć o piórze Fallaci, które niesie nas gładko przez całą opowieść, choć poruszane tematy wcale do łatwych nie należą. Każda z pozoru błaha rozmowa autorki z Amerykanami poprowadzona jest w taki sposób, że wiele z niej możemy dowiedzieć się o kondycji społeczeństwa – i na tym skupia się głównie Fallaci, bo nie ma lepszego sposobu na opisanie przemian niż rozmowa z lokalną społecznością.

Dzięki tej książce widzimy, że Ameryka to kraj pełen sprzeczności, których nie da się zrozumieć bez spojrzenia od środka. Fallaci udowadnia, że za mitem amerykańskiego snu kryje się rzeczywistość, o której nie zawsze chcemy pamiętać.

Profile Image for Ilaria_ws.
977 reviews76 followers
November 6, 2017
"Ricordati che sintetizzare è impossibile, perchè l'America è tutto. Tutto."

Viaggio in America è ormai il dodicesimo libro che leggo di Oriana Fallaci e devo dire che ogni volta scopro qualcosa di nuovo che me la fa apprezzare ancora di più. Stavolta la Fallaci parla dei suoi primi viaggi in America, paese dove in seguito si trasferì, e dei primi approcci con quel luogo che più di tutti incarnava, e incarna ancora, una sorta di sogno. Diviso in varie sezioni, il libro ci trascina dalla caotica e rumorosa New York alle tradizioni del Sud, dal Grand Canyon alle ultime riserve indiane, da Las Vegas al mondo della politica americana. Con tono deciso e piglio ironico, Oriana ci fa conoscere l'America degli anni 60' con i suoi pregi, difetti e contraddizioni.
Questo libro è una sorta di lungo diario di viaggio che rappresenta i vari step del rapporto della Fallaci con l'America, un paese che amò sempre e apprezzò moltissimo, tanto da farne la sua casa. Erano i primi anni in cui Oriana venne mandata come inviata de l'Europeo, scrisse e parlò dell'America, narrò cose belle e cose brutte, tutto col suo stile fresco, estremamente ironico ed intrigante.
La parte che ho preferito è sicuramente quella in cui si parla del viaggio in auto intrapreso da Oriana insieme all'attrice Shirley MacLaine. Prima tappa lo sfarzo e l'eccessività di Las Vegas contrapposto poi alla desolazione dei paesaggi del canyon e delle ghost town,le città fantasma abbandonate.
La protagonista del libro è ovviamente l'America, la Fallaci ci permette di gettare uno sguardo su quello che era il continente americano nei primi anni 60' del 900. Tratteggia perfettamente lo spirito che anima quel paese, uno spirito di ribellione, di rivoluzione, di voglia di fare. Uno spirito impaziente, quasi frettoloso, ma allo stesso tempo adrenalinico e frizzante.
Lo spirito che in fin dei conti ha sempre caratterizzato l'America e che, ancora oggi, ci fa guardare ad essa come a una sorta di dreamland. Un pittoresco e divertente diario di viaggio che già faceva intravedere il profondo legame che si sarebbe creato tra Oriana e l'America.
14 reviews1 follower
February 20, 2025
Mi piace molto come scrive Oriana: è scorrevole, divertente, molto interessante. Questo libro è molto bello solo se incontra ciò che cerchi tu leggendolo. Con me è stato così quindi l’ho apprezzato molto
Profile Image for This is V!.
529 reviews1 follower
April 21, 2016
This book is written about an America that does not exists anymore ... An America with guns available in New York though mail and an America where New York was the most dangerous city in the world ... Things have changed since 1960 when this book was written ... Although Oriana wrote beautifully about my America ..observing her from and Italian point of view . A writer that loved America and decided to make her her home ...
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