Se ci rifletto, dal numero spropositato di letture, mi viene in mente come certe storie riempiono anche il più piccolo vuoto della tua anima mediante frasi, espressioni o gesti che nemmeno il più solerte avrebbe potuto esprimere completamente su carta.
Quando decido di leggere un testo filosofico, o, per la precisione, uno dei tanti di Seneca, la prima cosa che mi affascina sono le modalità di pensiero o riflessione che come una matassa inossidabile vedo sciogliersi dinanzi ai miei occhi, ed io, incurante di fare alcunchè, intestardita a non volerlo custodire sul palmo della mia mano come un dolce scherzo della natura, un piccolo gioco che il Fato che aveva inventato, li custodisco. Però da episodi banalissimi, eventi che ho vissuto anch’io in prima persona, ho compreso come essi siano frutto di situazioni incresciose o eventi repentini, che sono veridicità, specchio della stessa. Come spalancare una porta su un mondo la cui aria lucente ha avuto la stessa vivida e vivace bellezza dei sogni.
Da certi testi, trattati filosofici, ho sempre pensato, dovremmo trarre insegnamento, fare ammenda. Perché quella linea invisibile che si traccia, nel momento in cui certe storie plasmano la nostra anima, come un gesto semplicissimo, spiegano per filo e per segno quali sentimenti scaturiscono da queste letture.
Non si tratta di sentimenti in cui a prevalere è l’amore, l’ennesimo incauto sussulto di un cuore giovane, o alla melodia che sprigionano le sue corde invisibili, se toccate, nel tentativo di capire e carpire. Quanto delimitare i contorni dell’essere, scrutando ogni elemento, ogni parte della nostra anima, saldamente nascosta, che compaiono come una figura misteriosa nel manto oscuro della notte.
Alla veneranda età di trentatré anni, certe dottrine impartite da Seneca, ma anche da Cicerone, da Marco Aurelio, da Schopenhauer, dal mio amato Hardy, sono state assemblate dalla sottoscritta che, in un momento particolare della sua vita fu folgorata da storie vecchie e nuove, vicissitudini in cui è riposta la conoscenza. E non a caso ogni tanto mi piace accostarmi a questa tipologia di testi perché penso abbiano una particolare importanza nel panorama letterario ma anche culturale, quello mio, personale, significato profondo e imprescindibile. Da certe immagini, quelle che ti ossessionano, riesco ad esplicare ogni cosa. Comprendere ciò che ha per me più importanza, guardarmi con gli occhi di un altro, fare ammenda ed esperienza mediante figure estranee, un maestro da cui ho intrapreso certi cammini e appreso certe conoscenze.
La scrittura ci fa scorgere la luce dinanzi all'oscurità, ci fa esaltare valori come la lealtà, la sincerità, l'amicizia o l'amore, e consapevole come talvolta essa possa insegnarci ad interpretare il mondo con maggiore intensità si cerca di capirlo con il suo linguaggio particolare evidenziando, primo fra tutti, come i romanzi, i trattati, siano un surrogato per la tua anima semplice ma profonda.
In un teatro di azioni che recidono il passato e il presente, ecco come ancora una volta ho potuto perdermi e poi ritrovarmi, incuriosita e contenta di aver potuto accedere a quella soffitta dell’anima dell’autore. Questa volta, però, in cui fa da cornice, una delle sue massime di vita mediante la capacità di vivere una vita virtuosa e felice, raggiungibile attraverso la filosofia e la razionalità. Mediante una certa padronanza di sé stessi, in particolare del proprio animo e del tempo, e l'accettazione di eventi esterni che non possiamo controllare.
Pagine bianche macchiate di disagi e crudeltà in cui si tenta di vivere, in cui il cuore pulsa, e la nostra coscienza può riconoscere un pezzo di noi stessi.