Uno spazzino gioviale che spinge il suo carretto. Una ragazza semplice ma elegante, con la borsa della spesa e un impermeabile sul braccio. Un giovane uomo, l’aria assorta, la cartella di pelle, forse un professore. Una Mercedes, scura e silenziosa come l’ufficiale tedesco seduto sul sedile posteriore. Una compagnia di soldati che marcia cantando. Perché nel 1944 le compagnie naziste cantano sempre quando attraversano Roma. In quei pochi metri, in quei secondi di trepidazione e attesa passa la Storia. E le storie dei singoli individui che formano i Gruppi di azione patriottica, fondati qualche mese prima contro l’occupante tedesco. Per lo più ragazzi borghesi, spesso universitari, che si tramutano in Banditen, capaci di sparare e di sparire, di colpire il nemico ogni giorno, senza dargli tregua. In quel breve – e infinito – pomeriggio di primavera, dove passato e presente si intrecciano, c’è chi si prepara e chi viene sorpreso, chi muore e chi sopravvive, chi scappa e chi ritorna. E c’è anche chi, sui corpi dei 33 tedeschi uccisi, firma la condanna a morte di 335 italiani. Ritanna Armeni, con l’intelligenza di chi vuole comprendere, e ricordare, conduce i lettori in via Rasella e mette in scena uno degli episodi più emblematici della Resistenza romana.
Journalist and author who worked as editorial director for Noi Donne magazine, then for Il Manifesto and in the editorial team of L'Unita and Rinascita. She was an anchor to a show on La7 television channel called "Otto e Mezzo," along with Giuliano Ferrara.
In 1998, she became spokeswoman for the former secretary of the Italian hard-line communist party and later president of the House of Deputies, Fausto Bertinotti.
Con la Resistenza romana ho fatto un percorso tardivo a ritroso, perché nonostante siano tutti luoghi che fanno parte della storia di Roma dei quali se ne impara presto l’importanza e con la cui memoria tutti conviviamo, la conoscenza che ne avevo era superficiale e tranne che proprio in Via Rasella, una sera e solo di passaggio, negli altri non c’ero mai stata. Così, due anni fa sono stata per la prima volta alle Fosse Ardeatine, luogo di eccidio e oggi Mausoleo dove sono ospitati i sacelli delle trecentotrentacinque (335) vittime dell’eccidio, l’anno scorso, sempre per la prima volta, al Museo Storico della Liberazione di Via Tasso, sede del famigerato carcere (e luogo di tortura) e caserma delle SS, quest’anno dopo due incontri in biblioteca, uno sui Gruppi di Azione Patriottica (GAP) del quadrante della zona dove vivo (che comprende Acilia e Ostia) e l’altro sulle donne nella Resistenza, e dopo aver assistito in libreria a un incontro con l’autrice, ho deciso di leggere questo romanzo storico dedicato all’azione di Via Rasella del 23 marzo 1944 (e sia l’ANPI che l’autrice e molti storici insistono affinché venga chiamata azione - di guerra - e non attentato conferendole un significato diverso da quello di un avvenimento non strutturato o non pianificato nei minimi dettagli e del quale Giorgio Amendola si assunse la responsabilità politica e militare), che si collega sia all’uno che all’altro, in cui furono uccisi trentatré soldati tedeschi, un ragazzino dodicenne che si era fermato, molto probabilmente, ad ascoltarli cantare mentre dal poligono tornavano in caserma mentre si stava recando a lavorare in un negozio vicino, e un altro civile italiano. La storia è quella dei giovani partigiani che studiarono, progettarono e parteciparono all’azione scandita dal racconto delle ore che precedettero l’esplosione, e quella della loro determinazione e del coraggio costante con i quali si opposero nei mesi che precedettero l’arrivo degli alleati, che sbarcati ad Anzio chiedevano alla popolazione romana di combattere per permettergli di avanzare, all’occupazione tedesca con altre azioni, come quella di Piazza Barberini e dell’Hotel Flora a Via Veneto, che ebbero il culmine in Via Rasella, muovendosi in clandestinità in una città come Roma che, come dice il titolo, non aveva le montagne per nascondersi. La maggior parte dei partigiani dei quattro Gap che parteciparono, circa una dozzina, erano studenti e studentesse della borghesia romana: tra loro Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Sasà Bentivegna e Carla Capponi (unica Medaglia d'oro al valor militare): nessuno di loro rimase ferito o perse la vita.
La scansione del racconto di Ritanna Armeni, già giornalista per L’Unità e Il Manifesto e conduttrice in passato di Otto e mezzo con Giuliano Ferrara, è cinematografica, ma la sua narrazione - viene da ridere a dirlo, ma giuro che era l’aggettivo al quale avevo già pensato prima di scrivere il commento - è sobria, perché nonostante si tratti di un romanzo storico e non di un saggio, e siano dunque presenti dei dialoghi e delle scene in soggettiva, non perde mai la solennità della narrazione, non cede mai a una possibile romanticizzazione nella descrizione dei protagonisti e degli eventi.
Su un’azione che si rivelò perfetta, pesa purtroppo l’accusa morale di essere stati la causa dell’eccidio del 24 marzo alle Fosse Ardeatine e quella materiale di essere colpevoli per non essersi consegnati ai tedeschi quando, nella realtà, non ci fu né il tempo né la richiesta da parte del comando tedesco di consegnarsi: il giorno stesso alle 20:00 il comandante della Gestapo a Roma Herbert Kappler riceve l’ordine di fucilare dieci italiani per ogni tedesco ucciso e deve essere eseguito in ventiquattro ore.
Qui il terribile susseguirsi degli eventi dal momento dello scoppio delle bombe alle 15:45.
Alle 22:55 del 24 marzo Il comando tedesco dirama alla stampa italiana il comunicato dell’avvenuta rappresaglia contro i “comunisti-badogliani”.
«Nel pomeriggio del 23 marzo 1944, elementi criminali hanno eseguito un attentato con lancio di bomba contro una colonna tedesca di Polizia in transito per Via Rasella. In seguito a questa imboscata, 32 uomini della Polizia tedesca sono stati uccisi e parecchi feriti. La vile imboscata fu eseguita da comunisti-badogliani. Sono ancora in atto indagini per chiarire fino a che punto questo criminoso fatto è da attribuirsi ad incitamento anglo-americano. Il Comando tedesco è deciso a stroncare l’attività di questi banditi scellerati. Nessuno dovrà sabotare impunemente la cooperazione italo-tedesca nuovamente affermata. Il Comando tedesco, perciò, ha ordinato che per ogni tedesco ammazzato dieci criminali comunisti saranno fucilati. Quest’ordine è già stato eseguito».
Il volume tratta dell'attentato partigiano di Via Rasella a Roma del 23 marzo 1944, con il quale viene colpita una compagnia di soldati dell'esercito tedesco in transito nella strada al centro della città, mentre rientravano dalle esercitazioni al poligono di tiro. Ritanna Armeni è brava a non limitarsi a descrivere l'accaduto, per il quale sono già stati versati fiumi di inchiostro, ma riesce a scandagliare quelle che potevano essere le emozioni, le paure e le ansie di un gruppo di giovani appartenenti ai GAP centrali. Il racconto della vicenda è quindi abilmente "interrotto" da flashback e resoconti di altre azioni che hanno avuto luogo durante i nove mesi di occupazione tedesca (Roma sarebbe stata liberata di lì a poco il 4 giugno del '44). Nel dopoguerra, nonostante le decorazioni ricevute, gli autori dell'attentato non furono celebrati come eroi della resistenza, ma a volte giudicati quasi corresponsabili della strage che seguì l'attentato. Venne sin da subito, per opera dei fascisti, diffusa la notizia che avrebbero potuto salvare le vittime della feroce rappresaglia delle cave ardeatine, se si fossero consegnati alla Gestapo, come richiesto da fantomatici manifesti affissi per le vie della città, cosa mai avvenuta per stessa ammissione dei comandi tedeschi tra cui lo stesso Kesselring durante il processo celebrato nei suoi confronti. Ci fu una vera e propria damnatio memoriae da parte di un po' tutti, al punto che a due dei partigiani protagonisti dei fatti, Carla Capponi (MOVM) e Sasà Bentivegna (MAVM), ancora negli anni 2000, fu negata la sepoltura nel cimitero acattolico di Roma con risibili motivazioni. La lettura è scorrevole e avvincente, peccato per un, a mio avviso grave, errore storico ripetuto due volte nel testo (pag. 125 e pag. 167), ossia la citazione della commemorazione del centenario della morte di Giuseppe Mazzini che in realtà era mancato da circa settant'anni nel 1872 e visto il suo coinvolgimento nelle lotte risorgimentali non poteva essere morto nel 1844. Altro errore, il conteggio delle vittime delle Fosse Ardeatine dato per una per ogni soldato ucciso (pag. 209), mentre purtroppo furono ben dieci (335 assassinati per 33 soldati uccisi).
Interessante ricostruzione dell'azione di guerra di via Rasella raccontato dalla parte dei protagonisti. Molto bello l'ultimo capitolo dove viene analizzata e spiegata l'operazione compiuta nel dopoguerra da una parte della politica e del Vaticano per trasformare negli eroi in banditi che non avevano rispetto della vita.
Ritanna Armeni ci riporta nella Roma del 1944, durante l'occupazione nazista, per raccontare uno degli episodi più emblematici e controversi della Resistenza italiana: l'attentato di via Rasella.
Nel cuore di una Roma oppressa dalla dittatura nazifascista, un gruppo di giovani appartenenti ai Gruppi di Azione Patriottica (GAP) decide di organizzare un'azione audace contro le forze occupanti. L'obiettivo è colpire una compagnia di soldati tedeschi durante il loro passaggio quotidiano in via Rasella, nel centro della città. L'attentato, però non rimane impunito, le conseguenze sono drammatiche, la morte di 335 italiani, l'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Attraverso le voci dei protagonisti, Armeni ricostruisce non solo l'azione militare, ma anche le motivazioni, le paure e le speranze di chi ha scelto di resistere.
Una delle nostre protagoniste è Carla Capponi, una giovane donna determinata e coraggiosa, la cui partecipazione attiva nella Resistenza sfida gli stereotipi di genere dell'epoca. Da studentessa a combattente. Come lei anche Rosario Bentivegna, mentre il leader della situazione è Carlo Salinari, colui che pianifica l'azione.
Il romanzo esplora temi profondi come il coraggio, il sacrificio e la moralità in tempo di guerra. L'autrice ha uno stile narrativo che cattura e,grazie anche alla documentazione storica, conferisce autenticità al racconto.
E' un'opera che offre una meditazione profonda sul significato della resistenza e sul prezzo della libertà. Attraverso le storie dei giovani partigiani, Ritanna Armeni ci invita a confrontarci con le sfide morali e le scelte difficili che caratterizzano i periodi di conflitto.
Un romanzo che commuove, provoca e illumina, rendendo omaggio a coloro che hanno avuto il coraggio di opporsi all'oppressione, anche a costo della propria vita.
Libro acquistato dopo aver visto un'intervista di Ritanna Armeni a In altre parole su La 7. Il merito principale di questo lavoro consiste nel ricordare l'azione di guerra (non "attentato" come spesso viene citato) di Via Rasella, umanizzando molto la vicenda e i suoi protagonisti. Mi è piaciuto molto lo stile della Armeni, pulito e limpido. Tuttavia, secondo me, manca qualcosa al libro: manca una certa profondità storica e narrativa nella ricostruzione della vicenda e anche nel capitolo finale, destinato alla riflessione degli eventi, si poteva spendere più tempo ed energia. Ne emerge un racconto e una riflessione un po' affrettata. Ringrazio comunque l'autrice per aver riportato memoria su questa pagina importante della storia del nostro Paese.
Bel romanzo. La struttura ti fa vivere l’attesa e l’ansia dei partigiani che attendono i tedeschi, il tempo si dilata e i flashback aiutano a capire e conoscere la storia dei protagonisti. Ho apprezzato molto anche le considerazioni finali: il nostro Paese deve ancora fare i conti con il proprio passato, capire le motivazioni dei Partigiani e sopratutto quello che è stato il movimento di Liberazione.
In questo libro viene descritto l’attentato di via Rasella del 23 marzo 1944 da parte di un gruppo appartenente al GAP per resistere ai nazisti che assediavano Roma. Dei ragazzi colti, benestanti decidono di unirsi alla Resistenza per organizzare un attacco al reggimento di Polizia Bozen con bombe artigianali e rivoltelle. Un’organizzazione perfetta alla quale, purtroppo, dopo l’attentato, e’ seguito l’orrore del massacro alle Fosse Ardeatine nelle quali persero la vita 335 persone.
“Le vittime delle Fosse Ardeatine sono una ferita che ancora non si è rimarginata. Il simbolo dell’orrore dei nove mesi di occupazione. A loro è stato dedicato un mausoleo che rimane un importante punto di incontro e di memoria.”
La ricostruzione della scrittrice è precisa e dettagliata, si percepiscono i timori, le paure, le indecisioni e le angosce dei protagonisti, il loro desiderio di esseri liberi, di eliminare l’oppressione e poter finalmente arrendersi alla pace. Purtroppo, in memoria in quei ragazzi non è stata messa alcuna targa di commemorazione nei pressi della strada e, anzi, furono considerati colpevoli della ritorsione contro i cittadini da parte dei nazisti.
“Perché di quei ragazzi, che avevano messo in conto di perdere la vita pur di colpire il nemico nazista, nella strada non c’era segno di una memoria?”
Eppure la lotta ai nazifascisti nei territori occupati è stata ritenuta dovuta e necessaria per raggiungere la liberazione. Tuttavia le malelingue introdotte dai fascisti e dalla posizione ambigua del Vaticano sono riuscite a influenzare la memoria collettiva. Sono indignata nel venire a conoscenza che le ceneri di Carla e Sasa’, protagonisti dell’attentato, non siano state accettate ne’ al cimitero acattolico di Roma ne’ in altre sedi. È vergognoso che Roma non abbia trovato un posto per coloro che si sono battuti in prima linea per la sua liberazione. Un libro necessario, da leggere per il 25 aprile, soprattutto in questi tempi.
Un pezzo di storia che conoscevo solo in superficie, nonostante sapessi dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Il ritmo è incalzante, i capitoli si susseguono con tensione crescente, e la scrittura ti accompagna dentro una Roma cupa e ferita, durante uno dei periodi più drammatici della sua storia. Ma non è solo la suspense a tenerti incollata alle pagine: sono i dettagli storici dimenticati, i volti dei partigiani, le sfumature di un tempo in cui la linea tra giusto e sbagliato era terribilmente sottile.
E proprio lì sta il cuore del libro: nel dilemma etico che attraversa tutta la narrazione. La fine giustifica i mezzi? È lecito sacrificare pochi per salvare molti? È giusto rispondere alla violenza con altra violenza, se l’obiettivo è la libertà?
Sono domande scomode, senza risposte facili. Eppure, inevitabili. Io ci ho pensato a lungo, anche dopo aver chiuso il libro. Mi sono data la mia risposta, con fatica e consapevolezza. A voi il compito — o il privilegio — di dare la vostra.
Un libro che scuote, che fa riflettere, e che soprattutto ci ricorda quanto sia importante non dimenticare.
Avevo già letto e ammirato tutti i libri della Armeni ed una volta di più si conferma come grande scrittrice che nel raccontare fatti storici, si astiene da commenti o considerazioni ma riporta i fatti. Assolutamente ben documentato pur essendo molto scorrevole - letto con una nota di tristezza . Già immaginavo avendo letto o in corso di lettura altri saggi su questo argomento, ma la connivenza è l’ambiguità della Chiesa nei momenti più bui della nostra Storia, continua a rattristarmi. Alla leggenda nera che si formò subito dopo il massacro delle Ardeatine contribuì anche il Vaticano, che definì i gappisti “ irresponsabili, spregiatori della vita umana “ “ colpevoli sfuggiti all’arresto “ Nella prosa confusa e prolissa del comunicato della Santa Sede è chiara la condanna di chi aveva compiuto l’azione, più sfumata quella di chi aveva ammazzato 335 innocenti
Forse al Vaticano era sfuggita la notizia che gli omicidi furono eseguiti nel giro di 24 ore , in un completo silenzio stampa, senza informare la popolazione
Che dire? Un libro che direi fondamentale. Perché, sembra assurdo ma non lo è, non si conoscono bene le vicende delle attività dei GAP romani; neanche io, con la mia formazione familiare che viene dalla Resistenza, in effetti conoscevo bene le dinamiche dell'attentato di via Rasella; al massimo conoscevo Salinari - ma dai, aveva scelto Spartaco come nome di battaglia! Quanto più volentieri avrei letto le sue spiegazioni sul dolce Stil Novo ad averlo saputo!!! - ma non gli altri Gappisti, e credo che invece meritino tutta la nostra attenzione, riconoscenza e conoscenza. Che invece gli viene ancora negata, fino a una vera e propria damnatio memorie che parte da lontano. La prossima volta che vado a Roma un salto in via Rasella mi impegno a farlo, per ricordali anche in assenza di lapidi e segnali. Lunga vita alla memoria di chi crede, ha creduto e si è speso, per la libertà di tutti noi, che comodi li guardiamo dai nostri divani
Ricostruzione dei retroscena dell’azione di via Rasella dal punto di vista dei GAP. Lavoro importante per contribuire alla memoria di un episodio della Resistenza criticato e talvolta colpevolizzato per la seguente rappresaglia alle fosse ardeatine. Si raccontano pochi minuti in 200 pagine, con continui flashback a spezzare la narrazione; nonostante sia un libro leggero, ciò rende la lettura non particolarmente scorrevole. La parte piú bella e interessante è forse la postfazione in cui si ricostruisce lo scontro di memoria sulla vicenda dopo la guerra e fino alla morte dei suoi protagonisti.
La seconda parte, dallo scoppio in avanti, è un libro discreto, non imperdibile ma sicuramente vale la pena leggerlo. La parte precedente invece, per me, è stata di una noia incredibile. Capisco la profilazione dei personaggi, ma tra salti temporali, pensieri dei protagonisti e nomi di battaglia ho finito di leggere col mal di testa.
Spiegata molto bene nel ultimo capitolo la dinamica in cui i Gappisti sono stati trasformati da eroi in colpevoli nell’opinione pubblica dopo l’eccidio tedesco delle Fosse Ardeatine (335 italiani innocenti uccisi dai tedeschi come vendita). Dalla consequenzialità alla corresponsabilità, il passo può essere molto breve, e così è stato.