C'è una piccola isola, nel mare interno di Seto, che ha la forma di un'elica e non piú di centocinquanta abitanti. Proprio lí, nell'ufficio postale di Awashima, vengono conservate tutte le lettere spedite a un destinatario un amore perduto eppure ancora presente, la ragazza che leggeva Kawabata su un autobus a Roma, l'inventore del fon, il giocattolo preferito d'infanzia, il primo bacio che tarda ad arrivare. Come messaggi in bottiglia, sono parole lasciate andare alla deriva che non aspettano una risposta. Perché scrivere può curare, tenere compagnia, aiutarci a decifrare il mondo, o la nostra stessa anima. «Tutto il senso dello scrivere queste lettere è, precisamente, scriverle».
Un romanzo felice, pieno d'incanto, sulla potenza della scrittura e sulla meraviglia che può nascere dalla fiducia nelle relazioni, anche quelle con gli sconosciuti.
Risa sbarca ad Awashima in un mattino freddo di primavera, con sé ha una sacca misteriosa gonfia di buste. L'isola è bellissima, piena di luce, ma si sta le scuole chiudono e gli abitanti invecchiano. Eppure proprio lí c'è un minuscolo ufficio postale davvero unico. Raccoglie tutta la corrispondenza che, da ogni parte del Giappone e del mondo, viene imbucata ma non è possibile recapitare al destinatario. «Awashima è l'indirizzo che ha preso in carica tutti gli indirizzi perduti della terra». Risa si è offerta di catalogare le tantissime lettere arrivate in dieci anni all'Ufficio postale alla deriva (è questo il suo nome). Chi scrive al marito che non c'è piú, chi al proprio cuscino, chi chiede perdono a una lucertola a cui da bambino ha rubato la coda, chi si rivolge alla vecchia vicina di casa che gli leggeva libri quando era piccolo, chi manda cartoline alla madre che diventerà, augurandosi di saper trasmettere l'allegria. Un lavoro enorme, quello che si è presa in carico Risa, come setacciare l'oceano, ma lei lo fa per ragioni di cuore. Perché suo padre è un postino, e ha lavorato tutta la vita affinché neppure una lettera andasse perduta. Se dal padre ha imparato la dedizione e la tenacia con cui ci si può prendere cura delle cose e delle persone, l'eredità che le ha lasciato la madre è ben piú complicata. La sua è stata una madre intermittente, che conosceva parole magiche per evocare creature del bosco e il cui sguardo offuscato si accendeva all'improvviso su ciò che agli altri restava invisibile. Sua madre le ha insegnato la poesia e la curiosità verso ciò che è estraneo, perché «è dall'incontro con gli sconosciuti che può nascere lo straordinario». Ma ad Awashima Risa è venuta anche per un altro motivo, che finora ha tenuto segreto. Il sospetto - o la speranza - che tra quelle migliaia di parole d'amore, rimpianto, riconoscenza, biasimo e gioia, ce ne siano alcune indirizzate proprio a lei. Laura Imai Messina ha una capacità speciale, poetica e intensa, di cogliere la magia nascosta del mondo e raccontarcela. Ogni sua storia è un viaggio che ci porta lontanissimo, fin dentro i nostri piú intimi pensieri.
Laura Imai Messina was born in Rome and graduated in Literature from La Sapienza University. She moved to Tokyo at the age of twenty-three to perfect the language and has been permanently living in Japan ever since. She obtained a first level doctorate in Comparative Cultures at the International Christian University with a thesis on the Japanese writer Ogawa Yōko and at the Tokyo University of Foreign Studies a PhD with a comparative thesis on the subject of materiality in Japanese and European literature.
Laura Imai Messina, in questo suo nuovo romanzo, prosegue sulla scia di "Quel che affidiamo al vento" e "L'isola dei battiti del cuore".
Anche "Tutti gli indirizzi perduti" è ambientato su una piccola isola, nel mare interno di Seto, e anche qui Laura Imai messina ha il dono di ascoltare le storie e di saperle riportare, emozionando chi legge i suoi romanzi.
"Bastava un segno, un solo pretesto perché lo straordinario avesse luogo. Risa sentiva che accadeva soprattutto lí dove l’ambiente era estraneo, ed estranei erano anche tutti quelli con cui interagiva. Fin da bambina, le era stato chiaro che le magie piú strabilianti avvengono proprio tra sconosciuti e funzionano tanto piú essi rimangono tali."
Estraneità che la scrittrice ha vissuto in prima persona quando si è trasferita a Tokyo, come scrive nella nota finale: "D’un tratto mi trovai a non avere neppure un appiglio, a essere io la straniera, per antonomasia la sconosciuta, l’estranea. Prima la letteratura, poi la densità straordinaria di popolazione di Tōkyō, mi spiegarono che, se vogliamo che qualcosa funzioni, serve vedere nello sconosciuto 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙘𝙪𝙣𝙤 a prescindere, non bisogna forzarlo a divenire conosciuto per convincersi che debba contare per noi, scioglierlo dall’obbligo di dimostrarsi degno della nostra attenzione, del nostro affetto."
Leggere questo libro mi ha fatto molto riflettere su come si percepisce e, in prima persona io percepisco, chi è ALTRO da me: spesso come qualcuno da cui difendersi; raramente come apportatore di un dono. Scrive ancora la scrittrice nella nota finale: "Considerare la classe sociale come un discrimine era allora normale, pur coltivando un senso di pietà e compassione per il prossimo che faceva sí che mio padre lavorasse sempre gratuitamente per chi ne aveva bisogno e che mia madre spendesse tempo e denaro per chi aveva avuto in sorte di meno. Di primo acchito, però, era il sospetto che ci veniva insegnato, coltivato probabilmente anche per difendere me e mia sorella dall’ingenuità che metteva in pericolo una donna nella giungla urbana di una città come Roma. Solo crescendo in una pozza di cinismo ci si salvava la vita e ci si potevano permettere, un giorno, la generosità e la fiducia che in età adulta si sarebbero riuscite a elargire con sapienza. Ma poi? Come la si sarebbe recuperata la speranza? E la fiducia? Di lí ho iniziato a percepire diversamente lo sconosciuto, non solo in quanto oggetto di un rispetto imprescindibile, ma come qualcuno che ha la capacità di metterci alla prova, che ci ripropone costantemente la soglia, un individuo che – proprio in quanto estraneo – si fa portatore dell’umanità intera. Conoscere qualcuno personalmente, saperne anche solo il nome, è un dato estraneo alla verità assoluta di questo pensiero perché, quale che sia il rapporto di conoscenza, alcuni nell’anonimato altri in un ambito personale, quel riguardo gli è dovuto. La luce che cade sulle persone è sempre il risultato di una casualità."
Siamo fragili, sì, ed è qui che si nasconde la bellezza della vita
"Risa si immaginò in un futuro remoto a ripetere ai propri figli, ancora e ancora, la raccomandazione che da mesi si sussurrava ogni volta che la paura tornava: «È la fragilità, non la follia. Siamo piú fragili, sí, e questa fragilità è in parte ereditaria». Un temporale prese a disegnare capillari d’oro all’orizzonte. Takuto si affiancò all’altalena per guardarli lasciando andare la schiena di Risa. Lei allora mosse il bacino e dette una violenta sferzata, tornando ad aggredire l’aria. − Sí, è la fragilità, non la follia! Il resto è la vita che ci capita."
Libro ineffabile. L’autrice ha indagato e fatto sua la via giapponese del racconto, racchiudendo in queste pagine un'ode alla sublime delicatezza della fragilità.
Se ti scrivo, però, io esisto e tu ancora esisti. Tornano a esistere tutti, le chiacchiere sulla soglia, le partite a carte i barbecue in agosto, le parole scambiate salendo insieme il sentiero. Persino questa casa, che restituisco giorno dopo giorno alla natura, se ne scrivo rivive. #quote
Ho trovato questo libro delizioso. Delicato come solo un petalo di fiore più essere. Mi ha incuriosito molto l’idea di una italiana che scrive così dettagliatamente del Giappone, ho letto la sua storia e devo dire che la scrittrice ha assorbito totalmente i tratti tipici di quel popolo. Tutto è misurato, piccolo, mirato. Anche il dolore si esprime senza platealità, come siamo abituati noi e sembra che ogni cosa sia possibile. Anche questa storia, un ufficio postale alla fine del mondo a cui inviare lettere che nessuno potrà mai più leggere in qualche modo sembra dare il senso che in fondo c’è un equilibrio nell’universo. Io sono una che scrive taccuini, troppi; lettere, tante. Prima erano di carta, adesso sono mail. E nella scrittura sembra che ogni cosa trovi il suo posto, i pensieri si incastrano come tessere di un puzzle e tutto in qualche modo torna a posto. Lo trovo fortemente catartico. Peccato che non sempre vada come ci si aspetta. L’ultima, di qualche settimana fa, è finita nello spam e non ha ancora ricevuto risposta.
Sicuramente Laura Imai Messina è molto capace di creare delle atmosfere comfort, con grande delicatezza e leggerezza. La trama è molto semplice, con un elemento esca come il luogo dell'ufficio postale alla deriva. Io adoro le lettere, ho spesso scambiato lettere anche nell'era di Messanger (ei fu) e l'arrivo di Whatsapp, quindi l'ho letto per il piacere che mi danno le lettere. Ma l'ho trovato estremamente banale e approssimativo. Il lieto fine si sa che ci sarà dalla prima pagina, come si sa che l'autrice farà di tutto per farti piangere. E in questo momento di vita sono stanca di libri troppo prevedibili. Salvo l'idea delle lettere e dell'ufficio postale in questa isola mezza disabitata. Però è tutto molto artefatto, i dialoghi sono costruiti palesemente a tavolino per far passare una sorta di filosofia al lettore. Credo dovrò dare una seconda possibilità a Imai Messina, e capisco la maggior parte delle recensioni positive (anche perché in questo momento storico abbiamo tutti bisogno di una "coccola").
È incredibile quanto bene mi faccia leggere le storie di Laura Imai Messina. Sono una cura, una carezza, un rifugio sicuro. Sono occasioni di riflessione, di riscoperta delle cose e delle persone. Sono la certezza che da qualche parte, nel mondo, ogni giorno qualcuno sente come me le sfumature della vita e ne avrebbe infinite altre da insegnarmi.
Questa storia credo continuerà a riecheggiare dentro di me per sempre, per un numero immenso di motivi. E ogni volta che con consapevolezza poserò gli occhi su uno sconosciuto, non potrò a fare a meno di sentire la mia voce nella testa che dice "Caro/a..." e inizia a dedicargli una lettera, delle parole alla deriva ❤️
Avevo un po perso la voglia di leggere questa autrice, almeno per le ultime due uscite. Con questo romanzo ho ritrovato la bellezza delle parole e l’ambientazione giapponese. Tradizioni molto diverse dalle mie, ma piene di fascino. Storia leggera e coinvolgente, con in bel mix di argomenti (alcuni non scontati come la salute mentale). Super consigliato!
3,5 l'ultima parte del libro è davvero bellissima, tuttavia tutto il preambolo che c'è prima mi ha un po' annoiata... questo libro ha un che di poetico, soprattutto le lettere all'inizio dei capitoli (la mia preferita è quella intitolata "al mio cuscino", visto che io ho lo stesso problema a buttare le scarpe vecchie). sono d'accordo sul fatto che "scrivere lettere è un modo speciale di scrivere a qualcuno", dobbiamo solo ritrovarne la voglia, che c'è stata tolta grazie alla comodità data dalla connessione internet. tra le numerose citazioni bellissime ho scelto questa: "quali parole sceglieremo per volerci bene?"
Carino 3,75 stelle. Le lettere “alla deriva”, come intermezzo tra i capitoli, sono stati assolutamente la mia parte preferita. Bella la filosofia sull’estraneità: chissà la storia dell’uomo che lavorava alla stazione di Spezia e che quando mi ha fatto la Carta Freccia ha messo ELONOIRA; lui ha definito da lì in poi tutti i miei biglietti del treno, estraniandomi anche dal mio nome.
Libro piacevole, delicato, anche nelle mie corde, tuttavia per chi abbia letto non necessariamente letteratura giapponese, ma anche solo un bel po' di manga, si ritroverà in una scrittura e una narrazione quasi stereotipe. Non ho trovato contaminazione con la cultura occidentale o italiana, come forse sarebbe stato più interessante, giusto in alcune frasi si può pensare che verrebbero dette in quel modo da noi e diversamente da un giapponese, ma si tratta di tratti che passano quasi inosservati e fondamentalmente mi è sembrato tutto già letto: la malinconia unita alla dolcezza o, per dirla con il titolo di un'opera di Kawabata, quella Tristezza e Bellezza tipiche del gusto giapponese. Andava bene che appunto è una lettura molto gradevole se piace il genere. In special modo il libro mi ha richiamato un manwua, cioè un fumetto questa volta coreano, molto bello e che racconta proprio le storie di un postino, con lo stesso tipo di poeticità nel narrare il lavoro di consegna della posta agli abitanti di un villaggio e alle loro anime - La bicicletta rossa. E in qualche modo mi viene in mente anche il delizioso Kiki, consegne a domicilio di Miyazaki.
Leggerissimo, scorrevole, nulla di stonato. Una lettura distensiva, per chi la cerca. Per il mio gusto non ha guizzo. La nobilitazione della malattia mentale, a mio parere, non passa attraverso l’ostentazione ottusa dei buoni sentimenti, come se bastasse una passata di superficiale poesia per mettere pace al travaglio dell’essere umano.
To, jacy jesteśmy, zależy od wielu czynników - genów, wychowania, doświadczeń. Wpływ na nas ma rodzina, mają przyjaciele, także wrogowie, ale też cała masa anonimowych osób, z którymi przecięły się nasze drogi. Uśmiech nieznajomego, który rozświetlił dzień, bezinteresowna życzliwość w kolejce do kasy, chwila niezobowiązującej rozmowy, wreszcie wszystkie te rzeczy, które ułatwiają życie, a zostały przez kogoś przecież wymyślone. Jak się odwdzięczyć, jak podziękować? Można napisać list... Należę do ludzi, którzy wierzą w moc słowa pisanego. Kochałam pisać i dostawać listy. Wiem, że odręcznie napisane strony mogą i złamać serce, i nadać życiu sens. Czasem napisanie nie wiąże się jednak z odczytaniem listu przez odbiorcę.
Na wyspie Awashima działa Dryfujący Urząd Pocztowy. Trafiają tam listy bez konkretnego adresu, nadawcy lub odbiorcy. Listy zabłąkane, niemożliwe do dostarczenia. Ci, do których powinny trafić albo nie żyją, albo są nie do odnalezienia (ktoś widziany przez moment, a zachowany w pamięci na zawsze), albo powodów jest tak naprawdę wiele... Przyjeżdża tam Risa, która pod pretekstem pracy badawczej chce uporać się z pewną osobistą historią. Zasadniczą częścią tej wzruszającej powieści są właśnie listy. Listy pełne smutku, żalu, że straciło się jakąś szansę, wdzięczności i miłości, ale są też zaskakujące podziękowania za wynalezienie suszarki do włosów, kojarzącej się nadawcy z chwilami spędzonymi z matką. Dowodzą one, że w człowieku piętrzą się pokłady emocji, które powinny znaleźć ujście. Napisanie listu może wyzwolić.
Trudno nie myśleć podczas lektury o własnych napisanych lub otrzymanych listach. I ja zrobiłam sobie sentymentalny przegląd, i ja poczułam potrzebę napisania listu do roześmianego nastolatka, który nie żyje od 30 lat... Gdzieś na początku pada w powieści zdanie, że "...smutek jest nieporównywalnie piękniejszy" - najpierw się obruszyłam, ale przecież ze smutku wyrastają opowieści, które chwytają za serce i finalnie mogą dać ukojenie. Taka jest i ta powieść. Wprawdzie bardziej podobała mi się "Wyspa bijących serc", to i tak przecież ta dała mi to, czego oczekiwałam - wzruszenie i sporo przemyśleń. Polecam!
Laura Imai Messima stworzyła coś pięknego, nostalgicznego i podnoszącego na duchu. Książkę można porównać do fali, ponieważ została napisana w tak delikatny sposób jakby była pianą morską. Jednocześnie opowiedziana w niej historia uderza w nas swoją prawdziwością, a następnie uspokaja i cofa się z brzegu do morza.
Początkowo myślałam, że pojawi się tu element realizmu magicznego i listy spływające na wyspę będą pojawiały się tam z nicości. To, co się jednak wydarzyło jest jeszcze bardziej magiczne i pokazuje piękno codzienności. Pisanie listów i katalogowanie ich jest jak rytuał pozwalający na przepływ emocji, wspomnień i marzeń.
W dużym stopniu utożsamiałam się Risą, główną bohaterką. Okazało się, że podobne problemy zaprzątają nam głowy. Bardzo spodobał się się sposób w jaki autorka przedstawiła relacje między bohaterami. Te rodzinne, ale także całej wspólnoty na wyspie.
Naprawdę, czytając potrafiłam poczuć bryzę, która relaksowała wszystkie spięte mięśnie. Wydaje mi się, że to świetna książka dla osób, które lubią koreańskie dramy jak Hometown Cha Cha Cha i Our Beloved Summer. W czasie czytania czułam się jak wtedy, kiedy oglądałam te dramy. Gdyby ta książka została zekranizowana, zdecydowanie pasowałby do niej taki delikatny filtr.
«Awashima è l’indirizzo che ha preso in carica tutti gli indirizzi perduti della terra».
Ancora una volta un’isola, ancora una volta un archivio che sa di fantasioso e fantastico e invece esiste, perché ad Awashima c’è davvero l’ufficio postale che raccoglie tutta la corrispondenza che non ha mai raggiunto la sua destinazione.
Lettere perdute, che non saranno perdute per sempre. Lettere a chi se n’è andato, a chi non c’è più, a chi non c’è mai stato e forse sarà. Non solo persone: anche animali, piante, oggetti. Chi scrive alla lucertola a cui ha mozzato la coda, chi scrive al suo cuscino che sta per essere buttato via, chi scrive al proprio sé del futuro. In questo piccolo ufficio arriva la giovane Risa, ricercatrice universitaria, figlia di un postino che ha conservato le lettere mai recapitate e che vuole a sua volta mettere ordine nel poderoso archivio di Awashima. Sperando in cuor suo, con trepidazione e ansia crescente, di (ri)trovare una misteriosa corrispondenza destinata a lei.
Con la consueta delicatezza, con lingua poetica e in punta di penna, Laura Imai Messina entra nell’ intimità dei suoi personaggi, rispettandone i sentimenti e mostrandone le fragilità. Un altro viaggio in un Giappone magico e trascendente che ci parla direttamente al cuore.
Non tutto deve essere alta letteratura e questo racconto certamente non ne ha le caratteristiche (in particolare per il finale scontatissimo).
Ma è confortevole, rassicurante pensare ad un luogo in cui inviare lettere a chi non può più leggerle, a un peluche smarrito, ad un amore segreto. Forse perché da l’idea che ciò che è perduto non sia perduto per sempre.
Insomma , lei, bella e giovane, finisce in un posto in culandia molto bucolico e agreste, con qualcosa del suo passato che la tormenta e qui - nonostante il posto bucolico agreste in culandia sia pressoché poco abitato - inizia una relazione con il proprietario del ristorante locale. Chiaramente è Virgin River. Non aiuta il fatto che a me lei stia particolarmente antipatica, con tutto quel suo interiorizzare. Le frasi senza senso: “il suo alloggio è piuttosto lontanato da tutto ma non manca di privacy” (ma che vuol dire?”) non aiutano manco quelle. Virgin river, my guilty pleasure (e motivo per cui non le ho dato una stellina e basta).
Ricevuto in regalo…Un libro per ragazzine. Tra l’altro se non sbaglio la trama è identica a quella di un film del 2014. La prossima volta un buono, grazie.
Mi impressiona moltissimo come quest'autrice italiana abbia assimilato la cultura giapponese. Laura Imai Messina si è innamorata del Giappone da giovane, ha sposato un giapponese e vive in Giappone, eppure mi colpisce sempre la capacità di rendere questo Paese senza cadere negli stereotipi e trasmettendo il suo grande amore.
E allo stesso tempo, la capacità di scrivere un romanzo partendo da riflessioni in cui tutti, occidentali e orientali, possiamo ritrovarci. Ispirata dal reale Ufficio postale alla deriva, dove le persone possono mandare le loro lettere a persone, cose, ricordi, sentimenti (ma dove se non in Giappone?), Laura Imai Messina costruisce un romanzo sull'importanza di riconoscere dignità e rispetto a tutti a prescindere dal grado di conoscenza, o forse proprio perché sconosciuti. È molto facile, ci dice l'autrice, trattare come pari le persone che conosciamo e amiamo, ma è importante riconoscersi come esseri umani alla pari senza bisogno di conoscersi. E in effetti, è una riflessione che in questo momento storico in particolare picchia particolarmente duro.
La protagonista del romanzo è Risa, figlia di un postino e da sempre affascinata dalla posta "dispersa", che si reca sulla piccola isoletta di Awashima per un progetto di ricerca sull'Ufficio postale alla deriva: catalogare le migliaia di lettere mandate da cittadini giapponesi per scrivere a destinatari che non possono ricevere la posta. Genitori e amori perduti o morti, oggetti, sconosciuti, ricordi. Alcune delle lettere intervallano i capitoli (la mia preferita è quella di una donna che scrive all'inventore dell'asciugacapelli, spiegando che la madre non era in grado di dimostrarle affetto fisicamente, salvo quando le asciugava la testa e la pettinava, e quindi gli scrive per ringraziarlo di averle donato le carezze di sua mamma; un'altra intrigante è quella "alla foglia rossa che per qualche istante si è fermata sul mio davanzale"... solo in Giappone, di nuovo).
Risa deve riordinare e catalogare le lettere, oltre che aprire l'ufficio il sabato ai visitatori, che possono leggere le lettere e – se credono che una missiva in particolare sia indirizzata a loro – ritirarle e portarsele a casa. Ma la donna ha anche uno scopo personale: rintracciare le lettere che sua madre le spediva ma che non ha mai ricevuto. La madre di Risa infatti soffriva di problemi mentali e lei spera di trovare una spiegazione, e forse anche la donna che era prima di crollare nella depressione, per capire anche come si sia ammalata e se ci sia una componente genetica. Risa infatti è terrorizzata di essere come la madre e vive a metà. La popolazione di Awashima e la dura verità però le faranno abbracciare il presente.
Mi è piaciuto moltissimo, la delicatezza e il tono, la storia, e questa tradizione particolarissima di affidare i propri sentimenti alla carta e scrivere, anche se il destinatario potrebbe non leggere mai le sue parole, un atto catartico nella scrittura e nell'affidarsi alla posta. In effetti è una vita che non scrivo una lettera o una cartolina, meno che mai per spedirla.
Witam.😄 Wysłaliście komuś list? Dzisiaj przychodzę do was z historią o nietypowych listach i nietypowej poczcie. Mowa o „Wszystkich zaginionych adresach”.🩵
Na małej wyspie Awashima działa wyjątkowa poczta, do której trafiają listy bez adresata – słowa miłości, tęsknoty, żalu i nadziei, puszczone w świat jak wiadomości w butelce. Risa zgłasza się do skatalogowania przesyłek. To ogromna praca, ale Risa podejmuje się jej z osobistych powodów. Jej ojciec był listonoszem i całe życie dbał, by żadna wiadomość nie zaginęła. ✉️ O twórczości Laury Imai Messiny słyszałam, a jej „Wyspę bijących serc” mam nawet na półce, ale jakoś nigdy nie było okazji, żeby ją przeczytać. Teraz chyba nie mam wyboru, bo choć początek jej nowej książki był dla mnie trochę toporny, to ostatecznie całość byla calkiem dobea. Choć może określenie „toporny” jest błędne, bo bardziej nie potrafiłam wczuć się w klimat i przyzwyczaić się do listów, które są przeważnie na końcu rozdziału. Akcja jest powolna, ale jest ku temu powód. Messina daje czytelnikowi czas na złapanie oddechu i zniknięcie w świecie bohaterów swojej książki. Pozwala na chwilę refleksji i zamyśleniu się nad tym, jaką rolę odgrywają w naszym życiu nieznajomi i vice versa. Listy traktowane są w powieści jako swego rodzaju terapia, uwolnienie emocji. Nawiasem mówiąc styl autorki nie charakteryzował się emocjonalnością przez co listy zamiast poruszać, stanowiły zamknięcie pewnego wątku. Szkoda, bo gdyby nie to, książka była by dla mnie dużo cenniejsza, bo sam pomysł miał potencjał na magiczną powieść pełną uczuć. Tym czasem najwięcej emocji dostrzegłam w scenach, kiedy główna bohaterka wspominała swojego ojca – listonosza, który jak sam powiedział lubił tę pracę, ponieważ uczy miłości do ludzi, nie tylko tych, których się zna, ale i tych, o których nie wie się nic. I te słowa chyba najlepiej podsumowują „Wszystkie zaginione adresy”. ✉️ Krótko mówiąc nie jestem przekonana czy to w książce był problem, czy to ja czytałam ją w złym momencie. Mogła być fenomenalny, a okazała sie dobra.
"Wszystkie zaginione adresy" autorstwa Laury Imai Messina wydana przez Wydawnictwo Relacja, od którego dostałem książkę do recenzji.
Laura Imai Messina po raz kolejny tworzy obraz pełen subtelnej poezji i japońskiej magii, jednak w moim odczuciu „Wszystkie zaginione adresy” nie spełniły pokładanych oczekiwań, aczkolwiek nie miałem ich wysokich bo "Wyspa bijących serc" też nie znalazła miejsca w moim sercu. Ale chciałem dać drugą szansę. Choć pomysł z wyspą Awashima i pocztą dla listów bez adresata brzmi intrygująco, trudno było mi nawiązać głębszą więź z bohaterką i jej emocjami. Po prostu nie trafiał do mnie emocjonalny aspekt pisania listów dla samego pisania.
Risa, odpowiadająca za katalogowanie anonimowych listów, niesie ze sobą osobistą historię – jej ojciec był listonoszem i poszukuje listu matki. Niestety, mimo sympatycznego tła i delikatnej atmosfery, tempo opowieści wydawało mi się zbyt wolne, a opisy zbyt rozwlekłe. W zasadzie miałem poczucie, że kompletnie nic się nie dzieje. Chciałem poczuć większe napięcie i prawdziwe poruszenie serca, ale zamiast tego odniosłem wrażenie, że narracja jest po prostu za mało angażująca. Trudno było mi pozostać uważnym śledzeniu historii.
Książka niewątpliwie ma swoje zalety – cieszy spokojem i subtelnością – lecz osobiście spodziewałem się większego zaangażowania emocjonalnego. Po prostu twórczość Laura Imai Messina nie jest dla mnie i nie będę się dalej oszukiwał, że jest inaczej. Naprawdę chciałem polubić jej książki, ale były dla mnie kompletnie nijakie. Zabrakło mi też w niej ducha japońszczyzny.
Jeśli lubicie powolne, refleksyjne historie z japońskim tłem, możecie znaleźć tu coś dla siebie. Jednak ja kompletnie się w niej nie odnalazłem, nawet mimo tego, że japońska kultura płynie w moich żyłach. Zostawiam tym razem Was bez oceny punktowej, bo nie czuje się kompetentny by ją aż tak bardzo zaniżyć. Mam pewne poczucie, że po prostu książki nie zrozumiałem i emocjonalnie nie znalazła ze mną punktów wspólnych.
3,5 Bardzo przyjemny, uczuciowy otulacz. Kojarzył mi się trochę z koreańskimi dramami romantycznymi, tymi spokojniejszymi. Niestety, za długo ją czytałam, a to sprawiło, że z czasem niektóre fragmenty totalnie mnie nie interesowały. To moja wina, ale jednocześnie nie mogę udawać, że to nie wpłynęło na końcową ocenę.
Niesamowita historia pokazująca, że największą rolę w naszych życiach mogą odgrywać… nieznajomi.
Jestem poruszona dziejami Risy, która wśród skrawków żyć innych ludzi poszukuje odpowiedzi na własne pytania. Zadziwia mnie ogrom niesamowicie mądrych refleksji bijących z każdej strony, czuję, że dzielimy z Autorką podobną wrażliwość i zwracamy uwagę na podobne aspekty rzeczywistości – kojące.
3.5. Libro piacevole, soprattutto per la scrittura molto delicata. Ci sono tantissimi periodi bellissimi da leggere; mi piace come a volte trovi delle metafore geniali. Per quanto l’idea di avere, nella mia vita, avuto a che fare con miliardi di persone diverse ogni giorno sia un concetto che elaboro da tempo, mi ha sempre lasciato più spaventata che curiosa: invece Risa ha cercato di convincermi del contrario, forse ci è anche riuscita.
Risa sbarca ad Awashima in un mattino freddo di primavera, con sé ha una sacca misteriosa gonfia di buste. L'isola è bellissima, piena di luce, ma si sta spopolando: le scuole chiudono e gli abitanti invecchiano. Eppure proprio lì c'è un minuscolo ufficio postale davvero unico. Raccoglie tutta la corrispondenza che, da ogni parte del Giappone e del mondo, viene imbucata ma non è possibile recapitare al destinatario. «Awashima è l'indirizzo che ha preso in carica tutti gli indirizzi perduti della terra». Risa si è offerta di catalogare le tantissime lettere arrivate in dieci anni all'Ufficio postale alla deriva (è questo il suo nome). Chi scrive al marito che non c'è più, chi al proprio cuscino, chi chiede perdono a una lucertola a cui da bambino ha rubato la coda, chi si rivolge alla vecchia vicina di casa che gli leggeva libri quando era piccolo, chi manda cartoline alla madre che diventerà, augurandosi di saper trasmettere l'allegria. Un lavoro enorme, quello che si è presa in carico Risa, come setacciare l'oceano, ma lei lo fa per ragioni di cuore. Perché suo padre è un postino, e ha lavorato tutta la vita affinché neppure una lettera andasse perduta. Se dal padre ha imparato la dedizione e la tenacia con cui ci si può prendere cura delle cose e delle persone, l'eredità che le ha lasciato la madre è ben più complicata. La sua è stata una madre intermittente, che conosceva parole magiche per evocare creature del bosco e il cui sguardo offuscato si accendeva all'improvviso su ciò che agli altri restava invisibile. Sua madre le ha insegnato la poesia e la curiosità verso ciò che è estraneo, perché «è dall'incontro con gli sconosciuti che può nascere lo straordinario». Ma ad Awashima Risa è venuta anche per un altro motivo, che finora ha tenuto segreto. Il sospetto - o la speranza - che tra quelle migliaia di parole d'amore, rimpianto, riconoscenza, biasimo e gioia, ce ne siano alcune indirizzate proprio a lei.
Sobre traumas hereditários e o papel que temos na vida uns dos outros, as vezes de maneira completamente aleatória, mas impactante até para pessoas que nem conhecemos. Uma escrita leve e cativante, e um livro muito bonito de se ler.
Amo come questa autrice, a me tanto cara, riesca ad imbastire una storia profonda e delicata intorno ad un luogo speciale, e spesso sconosciuto ai più, nella mia terra speciale, il Giappone. Amo ritrovare personaggi di suoi libri passati uniti insieme e intrecciati in vicende singolari ma al tempo stesso molto comuni nella vita di ognuno di noi. Una narrazione attenta che mette tanta cura nelle parole usate e nel manovrare emozioni e sentimenti personali, aiutando anche a districare pensieri difficili e portandoci ad autoanalisi. Alla fine di questa lettura vi verrà voglia di mettere su carta i nodi più spinosi della nostra vita, chissà che riusciamo anche noi a scioglierli così come la protagonista. Consigliata!