I figli dei bancari ereditano il posto del padre. Le mogli dei ferrovieri viaggiano in treno gratis. I sindacalisti sono esentati dai contributi pensionistici. I docenti di religione guadagnano più di chi insegna matematica. Piccole cose? Tutt’altro: sono i segni rivelatori di una rete di privilegi e ingiustizie, in gran parte sommersa, che copre l’intero Paese. E ora che una fase politica della nostra storia si è chiusa e che ci accingiamo a raccogliere i cocci di un’Italia provata dalla crisi economica, la parola d’ordine è: sviluppo. Ma non c’è sviluppo senza rilancio economico, e non c’è rilancio economico in un mercato prigioniero di mille corporazioni che vivono beatamente e pigramente delle proprie rendite di posizione. Notai, petrolieri, banchieri, farmacisti, commercialisti, assicuratori sono solo alcune delle lobby, ben rappresentate in Parlamento, alle quali paghiamo conti salatissimi imposti dai loro cartelli. E che lo Stato foraggia con le nostre tasse, confezionando di volta in volta leggi su misura che ne garantiscono la legittimità e il benessere. Tanto che abbiamo in circolo 63.000 norme di deroga, con buona pace del principio di eguaglianza. Uno schiaffo al merito, alla concorrenza, alla mobilità sociale: e infatti un italiano su due rimane intrappolato nel proprio ceto d’origine e dagli anni Ottanta la disuguaglianza sociale è cresciuta del 33%. In questo libro documentato e appassionato, Michele Ainis individua il ganglio fondamentale su cui si gioca la prossima, decisiva, partita dell’Italia: liberarci dalla dittatura degli interessi privati per diventare un Paese dinamico e competitivo. Come? Grazie a una vera liberalizzazione, con leggi ferree e senza eccezioni. Come scrive Ainis, “Non resta che la rivoluzione. Pacifica, ordinata; ma senza dispense né indulgenze, senza salvacondotti per i vecchi vassalli e valvassori. Di eccezioni, fin qui, ne abbiamo sperimentate troppe. Ora è il tempo della regola”.
Michele Ainis, costituzionalista, autore di saggi scientifici su vari temi del diritto costituzionale, e di numerosi libri: "L’entrata in vigore delle leggi" (Cedam 1986); "Cultura e politica" (Cedam 1991); "Le parole e il tempo della legge" (Giappichelli 1996); "La legge oscura" (Laterza 1997, nuova edizione 2002, più volte ristampato); "Se 50.000 leggi vi sembran poche" (Mondadori 1999); "L’ordinamento della cultura" (Giuffrè 2003, nuova edizione 2008, con M. Fiorillo); "La libertà perduta" (Laterza 2003); "Le libertà negate" (Rizzoli 2004); "Vita e morte di una Costituzione" (Laterza 2006); "Stato matto" (Garzanti 2007); "Chiesa padrona" (Garzanti 2009). E’ da tempo editorialista dei maggiori quotidiani italiani: «Corriere della Sera» (nel 1997), «Italia Oggi» (1998-2000), «Il Riformista» (2003-2006), «Panorama» (2005), «Il Sole 24 Ore» (2009). In modo organico e continuativo su «La Stampa», dal 1998 in poi. Ordinario all’Università di Teramo, e a Roma Tre.