Sebbene l’argomento, streghe e montagna dell’Alto Adige, sia decisamente stuzzicante per me, appassionata avventrice di quei luoghi magici e fatati, mi duole constatare che questo romanzo non sia all’altezza delle mie aspettative.
L’opera alterna la voce di Arianna, brillante curatrice -incinta- di una mostra sulle streghe del presente alla testimonianza del passato della donna striga, Barbara la Unholdin (non sposata, libera e coraggiosa) e il parallelismo tra queste due figure femminili si snoda lungo tutta la narrazione con l’intento di evidenziare come certi tratti universali che caratterizzano la vita delle donne (la maternità, ma anche l’eventuale decisione di scegliere l’aborto come alternativa, la capacità di cura e di sorellanza, ma anche la condanna ad essere spesso vittime di violenza maschile) non perdano mai di attualità e richiedano costantemente di essere ricalibrati nel tempo e nella società.
L’intento, come dicevo, è ambizioso e la narrazione non sempre è all’altezza del suo nobile scopo, diventando a volte ripetitiva e lenta, soprattutto quando a parlare è l’Arianna del presente. Lei e i suoi contemporanei come Moser il ricco misogino accentratore, Vera l’algida compagna trofeo, Martin il biondo montanaro prestante ed insulso o Ursula la segretaria adorante e traditrice, sono descritti nei loro tratti più smaccati tanto da diventare quasi caricaturali e poco realistici. Un peccato, se confrontiamo al contrario, le pagine di Barbara che sanno essere evocative e dense di suggestioni.
Purtroppo anche l’ambientazione risente di una scrittura un po’ troppo accademica: è vero che ci sono riferimenti precisi a Castel Presule e al Museo del Tirolo di Innsbruck, ma manca la capacità di ricreare quell’atmosfera tipica dei luoghi, che, del resto, è una dote che appartiene solo a pochissimi scrittori.
Un romanzo dai temi importanti, che viene tradito dallo stile.
(P.S: Vogliamo parlare della protagonista a cui bruciano le cicatrici quando è in presenza del “nemico” bullizzante? Suona di già sentito… Rowling docet et impera).