CI SONO FERITE CHE CI CONDANNANO ALL’INFERNO. CI SONO SORRISI CHE RACCHIUDONO TUTTO IL PARADISO. Mireya e Andras sono ben lontani dall’essere i personaggi di un sogno perfetto. La vita li ha feriti e segnati, e li ha convinti che nessun lieto fine li attende. Andras sa di essere un’anima dannata, un angelo caduto come quello di cui porta il nome, capace di fare solo del male alle persone a cui tiene. Un trauma doloroso lo tormenta e il padre crudele torna prepotentemente nella sua vita, deciso a rovinargliela una volta per tutte. Mireya lotta per i suoi miracoli con le unghie e con i denti, con la speranza di riuscire a salvare la madre in bilico tra la guarigione e una ricaduta nella dipendenza da cui non potrà più tornare indietro. Senza contare che l’ombra di Coraline incombe: che fine ha fatto la ragazza? Potrebbe riapparire da un momento all’altro e riprendersi il ruolo di protagonista che le spetta? Eppure, nonostante il destino sembri remare contro, il sentimento tra i due continua a crescere come un fiore, testardo e disperato, spaccando la terra e insinuandosi tra le crepe aride dei loro cuori. È il momento di scoprire se l’amore può guarire le cicatrici o se questa, invece, è un’altra storia.
“Arcadia non è un luogo. Non è una dimensione di pace lontana dal mondo. Arcadia è qui. E come l’inferno… non è un dove, è un quando.”
Arcadia è un momento tanto intenso e forte che ti sconvolge e ti porta dritto dritto in paradiso. Mireya è l’Arcadia di Andras, l’unica in grado di smuovere il muscolo ricoperto di polvere e macerie che batte nel petto di quell’uomo cinico e freddo . O almeno, così è come lui si vuole mostrare. D’altronde Andras è sempre stato bravissimo a farsi odiare.
Se in Stigma abbiamo conosciuto un Andras chiuso, imperturbabile, disinteressato a chiunque e alla vita in generale, qui vediamo un Andras solo, spaventato, pieno di sensi di colpa. Per certi versi mi è quasi sembrato di leggere un’altra storia, perché in Arcadia ci viene mostrata l’altra faccia della medaglia, conosciamo completamente Andras e Mireya e ogni loro sfaccettatura, ogni spigolo e ogni cicatrice. Conosciamo il loro passato e, in risposta a questo, il loro presente. Vediamo come, per forza di cose, certi eventi ci condizionano e, inevitabilmente, ci portano a non fidarci, a non lasciarci andare. Si tratta di istinto di sopravvivenza, di autoconservazione.
Poi però arriva qualcuno che all’improvviso ti porta a mettere in dubbio ogni cosa in cui hai sempre creduto e basta un 𝙨𝙤𝙧𝙧𝙞𝙨𝙤, un unico ma grande sorriso, per cambiare tutto. Ed ecco che un sorriso può diventare 𝑨𝒓𝒄𝒂𝒅𝒊𝒂: un attimo di paradiso, qualcosa di insostituibile.
“Ecco che cos’è Arcadia: ogni momento che ti vive nel cuore per sempre.”
E se Mireya è l’Arcadia di Andras, allora Andras è l’Ego dell’Arcadia di Mireya.
“𝓔𝓽 𝓲𝓷 𝓐𝓻𝓬𝓪𝓭𝓲𝓪 𝓔𝓰𝓸”.
Arcadia è stato un uragano, un turbinio di emozioni che mi ha scombussolata il cuore e l’anima da pagina 1 a pagina 400. È stato adrenalina pura, ma è stato anche sofferenza, passione, amore ed è stato poesia, quel tipo di poesia che ti fa venire la pelle d’oca ad ogni frase.
Io ogni tanto dimentico di vedere il bello nelle cose, anche in quelle che sembrano insignificanti, eppure Andras e Mireya me lo hanno ricordato. Mi hanno fatto capire che dobbiamo imparare a goderci ogni minimo istante, ogni più piccolo momento che ci rende felice, dobbiamo imparare a collezionare Arcadie, perché 𝙘𝙝𝙞 𝙡’𝙝𝙖 𝙙𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙚𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙞𝙡 𝙥𝙖𝙧𝙖𝙙𝙞𝙨𝙤 𝙨𝙪𝙡𝙡𝙖 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙖?
Che dire, stupendo. Andras e Mireya mi hanno colpito nel profondo, sono stati sconvolgenti a tal punto di amarli alla follia. La storia è pazzesca e i colpi di scena ancor di più. Posso dire che ho pianto, a anche tanto e mi ha stupito molto più del primo, nonostante abbia dato 5 stelle anche a quest’ultimo. La scrittura è travolgente e maturata notevolmente, le tematiche trattate sono ben affrontate, le descrizioni divine e accurate. Un romanzo che mi è entrato nel cuore e strutturato in maniera magnifica.
Vogliamo parlare della copertina? Spettacolare. Vogliamo parlare dei dettagli della storia? Unici. Andras e Mireya? Ti entreranno nel cuore. La penna di Erin Doom? Originale. Insomma, tutte caratteristiche che rendono un libro a dir poco perfetto.
ci sono libri che ti piacciono per la trama, per un personaggio… poi ci sono libri che ti piacciono perché ti toccano l’anima. andras e mireya questo hanno fatto, si sono insinuati dentro di me e sono arrivati dritti al mio cuore❤️🩹
ho dato 5 stelle solo perché non posso darne di più, matilde sei magica.
Quando vedi un potenziale dentro una persona, sarebbe corretto prendere quel potenziale e sfruttarlo così da trasformare il prodotto grezzo in un tesoro prezioso.
Che era quello che avrebbe potuto accadere con la penna di Erin Doom, che invece di andare incontro a un'evoluzione, è andata incontro a una involuzione, non solo tornando così ai suoi infausti problemi già presentati da tanti nei libri precedenti, ma precipitando proprio in essi fino a non uscirne più.
A libro concluso, ho avuto molti pensieri, tutti prodotti da una profonda delusione nel vedere un possibile talento venir buttato allo sbando così.
Perché in questo libro non solo si è tornati a un utilizzo assolutamente insensato di metafore inutili e criptiche, una prosa ampollosa e stucchevole, ma anche a una scopiazzatura palese e, a questo punto lo dico, perché ormai non se ne può più, imbarazzante dei libri prima.
La dilogia di Stigma e Arcadia, che avrebbe potuto essere benissimo non una dilogia, ma un libro autoconclusivo, se ci fosse stato un editing decente (ma suppongo che per loro questo fosse già un editing, il che la dice lunga), ripresenta le stesse identiche situazioni/argomenti che erano già stati presentati in "Nel modo in cui cade la neve" e "Fabbricante di lacrime".
Insomma un plagio che l'autrice fa ai danni di sé stessa.
Abbiamo di nuovo una sorta di simil incesto (no comment)
Abbiamo di nuovo un personaggio femminile (o maschile) inutile nato appositamente per mettere zizzania/far ingelosire la ship
Abbiamo di nuovo i due protagonisti che si conoscono da quando erano bambini (Ivy e Mason non si erano incontrati da bambini, sì, ma si conoscevano sin dalla prima infanzia tramite i racconti dei loro genitori e le foto, Rigel e Nica letteralmente hanno vissuto insieme tutta la vita nell'orfanotrofio)
Abbiamo di nuovo anche una sorta di concetto in stile "fabbricante di lacrime" solo che in questo caso è "Arcadia"
Che non ci sarebbe quasi niente di male, se non fosse che l'autrice ha preso il termine Arcadia e gli ha dato un significato tutto nuovo e suo che non c'entra niente con il termine vero.
Questo è il significato reale di Arcadia: luogo di una serena vita pastorale, dedita ai piaceri della natura e del canto; tale nome fu attribuito anche a un’accademia letteraria fondata a Roma (1690) che, nata come reazione al secentismo, diede vita, in nome di un ideale di classica semplicità, a una poesia limpida ed elegante, non esente però da atteggiamenti convenzionali e leziosi
Il significato di Erin Doom: Arcadia è ogni momento che ti vive nel cuore per sempre. E se Mireya è l'Arcadia di Andras, Andras è l'Ego dell'Arcadia di Mireya (che al mercato mio padre comprò)
Questa cosa, non lo nego, mi imbarazza non poco. Sono un patito degli studi classici, vedere che un topos letterario dalla cultura immensa alle spalle, così importante per la letteratura antica, è stato preso come se nulla fosse e utilizzato senza neanche considerare la sua importanza, solo per dargli un significato che non ci azzecca niente, è talmente senza senso che non so nemmeno come commentare.
Alla fine, Arcadia non è che un simil fabbricante, cioè un pretesto "metaforico" usato per far capire il legame viscerale che vincola i due protagonisti, Andras e Mireya.
Ed è su di loro che mi soffermo ora.
Ho visto che in molti ritengono Mireya una protagonista forte e indipendente, a differenza di Nica, ma la verità è che Mireya non è che una Nica a cui è dato un pizzichino di personalità, perché per il resto sono uguali, specialmente per il modo in cui cadono ai piedi di Rigel e Andras solo perché quest'ultimi gli respirano davanti.
Il fatto che lei abbia dato uno schiaffo ad Andras agli inizi (del primo libro) non vuol dire niente, se poi, successivamente e per il corso della storia restante, si scioglie come un cioccolatino non appena lo rincontra e partono metafore su di lui.
Stessa cosa si potrebbe dire di Andras, che è solo un Rigel con qualche sfumatura caratteriale un po' diversa e che non suona il pianoforte.
Il riassunto di tutto ciò.
Questo libro è una copia imbarazzante dei precedenti libri della scrittrice, che non ha avuto alcun tipo di editing utile e ha portato a un risultato insoddisfacente. Non mi ha fatto alterare, né mi ha fatto emozionare. Non ho sentito niente se non, appunto, una forma di imbarazzo nel ritrovarmi un riciclo di altre opere.
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Stranamente questo libro si merita più o meno 3 stelle, e non 1. Solitamente Erin Doom mi delude parecchio, ma stavolta forse c’era più storia nel romanzo, peccato per le sequenze confuse, infatti ho dovuto rileggere più volte una parte per capirla, però nonostante quello è stato meglio di altri suoi libri. Infine vorrei dire che mi dispiace per il finale “deludente” e “prevedibile”, ma vedendo i passati libri della scrittrice non sapevo se aspettarmi di meglio. Niente, sono stata più soddisfatta di altre volte, ma comunque non saprei se giudicarlo un forse o no. Onestamente non credo arriverà al buono, però al forse potrebbe arrivarci. Ovviamente queste sono mie opinioni💜
Che dire...è terribilmente trash e stucchevole. Avrei voluto menare costantemente il protagonista maschile per i suoi comportamenti altamente tossici, narcisistici e, a tratti, anche masochistici. Il punto è che il libro intrattiene, tiene incollati alle pagine e permette di staccare la testa. Se si affronta per quello che è, ovvero un prodotto di mero, delirante intrattenimento, si lascia leggere.
Che fatica. Non voglio commentare la trama, perché se leggi un libro di Erin Doom cosa vuoi mai aspettarti, ma qui il vero crimine è la scrittura. Roba da 41bis.
La lettrice inquieta . on Arcadia Erin Doom conclude la travagliata storia di Mireya e Andras, portando a compimento una saga che scava a fondo nell’anima di due personaggi complessi, legati da un amore tanto potente quanto tormentato. Questo libro riprende i fili lasciati in sospeso e svela, lentamente, i misteri e i segreti che avvolgono i protagonisti, costringendoli a confrontarsi con un passato ingombrante e paure radicate che rischiano di dividerli per sempre.
Andras, che si considera un’anima dannata, intrappolato in un’autocommiserazione che si trasforma spesso in autodistruzione, rispecchia un “angelo caduto” che sembra incapace di amare senza fare del male. Mireya, al contrario, è animata da una tenace speranza: il suo desiderio di riscattare la madre dalla dipendenza, motivo questo che l’ha resa combattiva e determinata, pronta a lottare fino all’ultimo respiro per i suoi “miracoli”.
Questa volta Erin Doom sceglie una narrazione che privilegia l’introspezione e il confronto interiore, raccontando la storia attraverso i punti di vista alternati di entrambi i protagonisti. L’interazione tra Mireya e Andras diventa una sorta di campo di battaglia emotivo in cui lunghe riflessioni e dialoghi intensi svelano il tormento e le contraddizioni dei due personaggi, tratteggiati con attenzione e profondità. Questa scelta, seppur efficace nel mostrare la complessità della loro relazione, rallenta il ritmo della trama portando il lettore a immergersi più nei pensieri e nelle emozioni che nell’azione vera e propria.
Nonostante qualche momento di lentezza, Arcadia riesce a mantenere viva la tensione grazie a colpi di scena ben dosati e rivelazioni inattese che catturano l’attenzione. Il viaggio di Mireya e Andras si conclude in modo appagante e coerente, risolvendo tutti i nodi lasciati in sospeso e permettendo ai lettori di comprendere finalmente l’intero quadro di questa vicenda di redenzione e amore.
In definitiva, questo è un romanzo che richiede pazienza e attenzione ma che ricompensa il lettore con una storia profonda e complessa, capace di emozionare e di far riflettere.
Mi ha decisamente sorpreso. Il primo non mi era piaciuto granché, avevo trovato troppe cose che mi hanno fatto storcere il naso. Ma questo mi ha stupita: ho trovato una penna più matura e meno sfarzosa.
Certo, ci sono pensieri molto lunghi e spesso è ripetitivo, ma con storie d’amore di 900 pagine me lo aspetto - almeno qui non mi ha dato molto fastidio come nel primo.
Tra l’altro Andras e Mireya sono davvero due bei personaggi, ben caratterizzati e abbastanza reali.
„Arkadia” przywróciła mi wiarę w czytanie książek. Od dłuższego czasu zmagałam się z potwornym zastojem czytelniczym, a jeśli już po coś sięgałam, trafiałam na tak słabe tytuły, że nie miałam ochoty ich kończyć.
Pewnie niektórzy z Was wiedzą, jak bardzo kocham twórczość Erin Doom. Byłam tak podekscytowana lekturą tej książki, że trudno to opisać.
Druga część historii Mirei i Andrasa to typ książki „jeszcze tylko jeden rozdział” — i zanim się obejrzysz, zegarek pokazuje trzecią w nocy (sytuacja z życia wzięta). Nie pamiętam, kiedy ostatnio czułam taką ekscytację i radość podczas czytania papierowej książki. W zasadzie nie pamiętam też, kiedy ostatnio w ogóle czytałam coś w tej formie.
Choć historia liczy niemal 500 stron, przeczytałam ją w niecałe 24 godziny. W trakcie lektury zdarzało mi się niekontrolowanie parskać śmiechem, wstrzymywać oddech z napięcia czy odkładać książkę z szoku — prawdziwy rollercoaster emocji.
Gdy kilka miesięcy temu zakończenie „Piętna” wprawiło mnie w osłupienie, wiedziałam, że powrót do tych bohaterów będzie intensywny i pełen emocji. Jeśli szukacie historii w klimacie enemies to lovers, w której napięcie i wzajemna niechęć bohaterów są wyczuwalne na każdej stronie, ta książka będzie idealnym wyborem.
Andras to postać złożona i pełna sprzeczności — trudna do przewidzenia i jeszcze trudniejsza do zrozumienia. Nie nazwałabym go złym człowiekiem, ale bywa okrutny w słowach. W dzieciństwie nauczył się, że uwagę innych można przyciągnąć, wzbudzając pogardę i nienawiść — i to w dużej mierze tłumaczy jego zachowanie. Jednocześnie potrafi być troskliwy, czuły i spragniony bliskości. To typ bohatera, który dla ukochanej osoby jest gotów poświęcić wszystko — nawet samego siebie.
Relacja między bohaterami wywołuje dreszcze i motyle w brzuchu. Jest pełna niedopowiedzeń, napięcia, pragnienia i żądzy, ale jednocześnie odnajdziemy w niej łagodność, czułość i troskę. Doom po raz kolejny stworzyła historię, która zostanie ze mną na długo.
Od trzech lat jestem zakochana w poetyckim stylu Erin. Tego po prostu trzeba doświadczyć — bogactwo metafor i porównań nadaje światło tej mrocznej opowieści.
Niektóre zwroty akcji były tak nieoczywiste i zaskakujące, że łapałam się za głowę, zastanawiając się, co wydarzy się dalej. Do samego końca nie potrafiłam przewidzieć zakończenia — a już na pewno nie tego, co wydarzy się po drodze.
Historia jest świetna, ale muszę też zwrócić uwagę na niedociągnięcia ze strony wydawnictwa. Dość często pojawiały się literówki, błędne formy czasowników (np. końcówki „-łam” w rozdziałach prowadzonych z jego perspektywy i odwrotnie) czy brakujące litery — jak w zdaniu „utkana z gwiazd”, gdzie zabrakło przyimka „z”. Nie są to błędy, które znacząco utrudniają czytanie, ale jako wzrokowca potrafiły mnie dekoncentrować.
Z pewnością jeszcze kiedyś wrócę do tej historii i będę wyczekiwać nowości na naszym rynku spod pióra tej autorki!
Arcadia è nettamente superiore al primo volume, Stigma. Sembra quasi scritto da un’altra autrice: la scrittura è più matura, più curata, e tutti i difetti che avevo riscontrato nel primo libro qui scompaiono. Erin Doom ha fatto un salto di qualità enorme, e questo le va riconosciuto.
La storia prende finalmente una direzione concreta: i capitoli sono ben strutturati e gli eventi risultano chiari e collegati tra loro.
Riusciamo a conoscere davvero nel profondo i due protagonisti, Andras e Mireya. Scopriamo il passato di Andras e comprendiamo le ragioni del suo carattere forte, diffidente e spesso aggressivo. Allo stesso tempo, entriamo nel mondo di Mireya: la sua forza e la sua resistenza al dolore la rendono un personaggio quasi sovrumano.
Il loro rapporto è intenso e conflittuale: assistiamo a numerosi scontri, parole dure e emozioni trattenute. Cercano di allontanarsi, arrivano persino a odiarsi, ma allo stesso tempo non riescono a smettere di cercarsi. Il loro legame vive nei piccoli gesti, nella protezione reciproca e nel bisogno costante di essere un punto di riferimento l’uno per l’altra.
Non è una storia semplice: è piena di ostacoli, incomprensioni e persone che cercano di dividerli. Ma proprio per questo risulta così coinvolgente.
Ho apprezzato molto anche l’espansione della storia attraverso i personaggi secondari, che non restano sullo sfondo ma contribuiscono attivamente allo sviluppo della narrazione.
Consiglio questa storia a chiunque voglia rivedersi in Andras e Mireya, due ragazzi diversi tra loro ma pronti a tutto pur di salvarsi a vicenda, curando le ferite del passato.
Per chiunque abbia qualche dubbio sulla lettura di Stigma, credetemi: ne vale la pena per arrivare a leggere questo capolavoro.
Andras vedrà per sempre Mireya come la sua Arcadia, e per lei sarà lo stesso. Ma per scoprire il significato di questo termine così importante per loro, dovrete leggere la loro storia. Loro due continueranno sempre ad amarsi a modo loro, facendo piangere perfino le stelle.
“Urlami addosso, se vuoi. Spintonami, prendimi a pugni. Dimmi che sono il solito bastardo, che non mi sopporti, che ho un carattere di merda e vuoi vedermi sparire. Però ti prego, non te ne andare.” - Andras Riker
✅ in questo volume ci addentriamo nei personaggi. Scopriamo di più sul loro passato, soprattutto per quanto riguarda Andras, e sulla loro personalità. Mi è piaciuto perché ero molto curiosa di saperne di più.
✅ Intenso. È sicuramente un mix di sentimenti. Capire Andras è stata un'avventura e i racconti della sua vita, del suo passato, sono emozionanti. Adoro i libri che mi suscitano emozioni.
❌ Troppe pagine. Il libro è troppo lungo. Molte scene le ho reputate superflue e irrilevanti alla storia. Mi sono sembrate pagine buttate lì per fare volume. Mi sono annoiata.
❌ È ripetitivo. Tira e molla, frasi ripetute, comportamenti infantili. Mi hanno fatto esasperare e il libro perde anche di valore, a mia opinione.
❌ Incoerente. Non ho visto coerenza nel personaggio di Andras. La sua personalità cambia di continuo, non è graduale, non ho visto crescita. Non sono riuscita a legarmi a lui e mi dispiace perché creare un legame con i personaggi è una cosa che mi piace molto.
Pierwsza część czyli Piętno mi się podobała, ale historia bohaterów nie przebiła innych książek autorki, dlatego też chciałam dać szansę drugiej części, aby zobaczyć jak wątki zostaną poprowadzone…
Muszę jednak przyznać, że oczekiwałam czegoś innego, już w pierwszej części relacja bohaterów była trudna, ale tutaj to ranienie się, przyciąganie potrafiło mnie dobić jeszcze bardziej ze względu na ładunek emocjonalny, które zostaje nam zafundowany.
Ale z drugiej strony było to wkurzające, bo choć zostali ukształtowani w pewien sposób ich zachowania potrafiły być dla mnie niezrozumiałe.
Ta historia nie jest idealna, ale to w niej mnie najbardziej urzeka, bo dzięki temu potrafię poczuć wiele, zobaczyć że bohaterowie zmagają się z problemami, które odciskają na nich piętno, że nie wszystko jest takie łatwe.
Jednak nadal jestem zachwycona klimatem tej dylogii, i sposobem w jaki autorka posługuje się piórem bo to połączenie jest oryginalne, objawione w ciemniejszych barwach.
Voi credete nel destino, in quella forza misteriosa che sembra giocare con la nostra vita? Ebbene sappiate che in questa storia non centra proprio nulla. Non è lui a muovere i fili dietro le quinte ma qualcosa di molto più potente e inarrestabile, più splendente e incredibilmente più raro… un miracolo. Voi credete nei miracoli?
Quella di Andras e Mireya non è mai stata una favola. Entrambi sono l’antitesi dell’eroe e della principessa, nessuno dei due spera in un lieto fine. Lui è convinto di non meritarlo, lei sacrificherebbe tutto pur di cancellare lo spettro dagli occhi di sua madre.
Eppure il sentimento che ha iniziato a germogliare come un fiore nelle crepe dei loro cuori distrutti continua a crescere con prepotenza, spaccando la terra e devastando ogni cosa, testardo e disperato come le due anime che sta cercando di unire.
𝑬𝒕 𝒊𝒏 𝑨𝒓𝒄𝒂𝒅𝒊𝒂 𝒆𝒈𝒐. Mireya è l’Arcadia di Andras. Ma Andras è l’Ego nell’Arcadia di Mireya.
Mireya non si sente protagonista nella storia della sua vita ma relegata al ruolo di comparsa. Quante volte mi sono sentita esattamente come lei? Diversa, inadeguata, sbagliata. Quante volte mi sono sentita in colpa per essere semplicemente me? Il punto è proprio questo… Io non sono sbagliata così come non lo è Mireya, ma entrambe abbiamo sbagliato: noi non dobbiamo essere nient’altro che noi stesse. «𝑵𝒐𝒏 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒓𝒕𝒊 𝒔𝒃𝒂𝒈𝒍𝒊𝒂𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒄𝒊𝒐’ 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒆𝒊. 𝑺𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕𝒊 𝒖𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒄𝒊𝒐’ 𝒄𝒉𝒆 𝒇𝒂 𝒅𝒊 𝒕𝒆… 𝒕𝒆»
Andras ci ha provato a mandarla via, a cacciarla fuori a calci dalla sua testa, ma quella ragazzina… quella bestiolina torna sempre. Vive nei suoi sogni, cammina con i suoi incubi e sorride ai suoi mostri. Ha un sorriso talmente splendido che è in grado di farlo capitolare e mettere in ginocchio senza che dica una parola. E a volte basta solo un unico sorriso per marchiare un’anima per sempre. «𝑰𝒍 𝒑𝒂𝒓𝒂𝒅𝒊𝒔𝒐, 𝒂 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒆… 𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒊𝒍 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐 𝒅𝒊 𝒖𝒏 𝒔𝒐𝒍𝒐, 𝒊𝒏𝒅𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊𝒄𝒂𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒔𝒐𝒓𝒓𝒊𝒔𝒐»
Ed ormai è inutile continuare a mentire a sé stesso, è inutile continuare a fingere che adesso non ci sia altro che lei. Soltanto lei. Da sempre lei. Per sempre lei. «𝑻𝒖…𝒗𝒆𝒅𝒊 𝒎𝒆? 𝑽𝒖𝒐𝒊 𝒎𝒆… 𝒄𝒐𝒔𝒊’ 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒐𝒏𝒐?» 𝑯𝒐 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒐 𝒕𝒆.
Quando lessi Stigma per la prima volta e conobbi Mireya ho avuto una folle e irrazionale paura di non riuscire a trovare in lei quel qualcosa che me l’avrebbe fatta sentire mia come Ivy e Nica. Io che sono schiva come Ivy e ho un cuore come quello di Nica avevo paura che Mireya fosse troppo diversa da me. Ad oggi mi rendo conto di quanto mi sbagliassi perché la verità è che io e Mireya condividiamo più di quanto vorrei ammettere, quella parte più nascosta e insicura di noi. E io la amo esattamente così com’è.
Andras invece si è preso con la forza un pezzo del mio cuore. Me lo ha strappato dal petto con la delicatezza che lo contraddistingue come se avesse paura che fosse l’unico modo per ottenerlo, nonostante io gli avessi già riservato uno spazio che sarebbe stato tutto suo. Lui che graffia, morde e allontana chiunque per proteggerli da se stesso. Lui che è convinto di essere l’Ego… Lui che ha sempre cercato l’unica cosa che ha sempre creduto di non meritare.
Arcadia per me è stato quello che Mireya è stata per Andras: un uragano. Ha scardinato le porte del mio cuore e si è preso tutto. È la fine di un viaggio che ho intrapreso molto più di un anno fa, quando era ancora solo una presenza confusa e intangibile ma c’era, e adesso lasciarlo andare mi lascia un vuoto incolmabile.
Una parte del mio cuore resterà per sempre tra le mura del Milagro's, tra luci soffuse e segreti sussurrati. Sarà ancora con Andras e Mireya, con la Regina dei Miracoli e il suo bellissimo angelo caduto, e con il loro grandissimo, sgualcito, unico e meraviglioso amore.
Mireya e Andras sono a loro modo un piccolo e tenue miracolo e io nei miracoli ci ho sempre creduto fin da bambina. Mi hanno mostrato come anche nella sofferenza e nel dolore possiamo non essere soli. Che il vero paradiso è racchiuso in tutti quei momenti che vivranno nel nostro cuore per sempre, quelli che non sempre è facile riconoscere ma che dobbiamo imparare a tenerci stretti. Grazie. Custodirò con cura tutte le mie Arcadie e continuerò a cercarne altre.
E infine, un pensiero per colei che con le sue storie parla direttamente alla mia anima e che negli anni è diventata più speciale di chiunque altro. Ti amo dal profondo del mio cuore Mati. Sei la mia Arcadia, in ogni dove e in ogni quando.
Contro ogni aspettativa, l’ho preferito rispetto al primo. La storia mi ha coinvolto molto e nonostante non fosse un libro corto la lettura è risultata super scorrevole e più di 500 pagine sono volate. Super consigliato
3.50⭐️ Non ho percepito le "farfalle nello stomaco" come nel volume precedente, inoltre c'è un forte stacco dal primo al secondo, come se la storia non fosse continuata ma separata da un lasso di tempo. Nonostante questo è sicuramente un libro piacevole, mi aspettavo di più, non lo nego però mi ha fatto piacere scoprire le evoluzioni della relazione tra Andras e Mireya oltre ai colpi di scena inaspettati.
Rispetto al primo mi è piaciuto di più, per me lei sempre un po’ prolissa ma scritto benissimo. Mi è piaciuta molto la loro storia e come è stata creata
recensione a cura del blog “Libri Magnetici" by El I Miracoli accadono.
A volte sono passi che incombono pesanti in un locale buio, hanno il sapore di un B52 fatto con del buon liquore invecchiato, oppure si insinuano lenti dentro occhi che sanno di temporale, per infrangersi contro una vita incastrata nella rabbia, consumando l’ultimo respiro che pensavi di avere. Altre volte sono mani che respingono, decenni che si annullano in un battito di ciglia, la pioggia che ti cade sulla lingua perché hai il viso rivolto verso il cielo mentre aspetti che l’ultimo tuono squarci il silenzio, e il sangue scorre nelle vene come se dovesse imparare a farlo di nuovo, dopo essere stato troppo a lungo immobile, privo di compassione e risate. Ci sono miracoli che hanno il volto di una ragazzina arrabbiata, che si morde le labbra quando è nervosa, che ha occhi che fulminano e non lasciano scampo, mentre il suo corpo frastagliato nasconde una musica che solo chi ha vissuto le stesse note può comprendere. E poi ci sono i libri, che di un miracolo parlano e di miracolo sono fatti, una splendida partitura che si appiccica allo stomaco e non se ne vuole andare, perché il tempo è breve, ma non è ancora finito, perché certe cose le hai sulla pelle tatuate a luce nera, ma non per questo sono meno visibili o fanno meno male. E poi ci sono tutte le Arcadia che hai sempre e solo potuto immaginare, che si scontrano con una realtà talmente incomprensibile che grideresti se avessi la voce per farlo, se non fossi talmente abituato al silenzio che ti ha schiacciato le corde vocali da bambino, quando l’ultimo urlo ha lacerato una stanza bellissima in una dimora senza tempo dove due occhi verdi si sono spenti per sempre.
Parole gettate alla rinfusa per cercare di farvi capire, almeno in minima parte, cosa sia questo libro. Che come poesia scivola sotto le mani e sotto gli occhi, andando a sfiorare le cicatrici di chi è sempre stato messo all’ultimo posto, in quell’angolo buio dove chi è senza speranza o si lascia morire o ruggisce come una fiera oltraggiata. Questa, e molto altro invero, è la storia di Andras e Mireya. Li abbiamo lasciati alla fine di Stigma con una rivelazione dolorosa arrivata attraverso lo schermo di un portatile impietoso. Non ci sono più le luci su un albero di Natale fatto con amore e non c’è più quella ragazzina indisponente che nel buio di una stanza fredda e solitaria ti sorprende con un dono che non ti ha mai fatto nessuno. Il dado è tratto e il passato torna a bussare prepotente alla porta di chi non ha mai chiesto niente se non di essere accettato dall’unica persona che non avrebbe dovuto farsi pregare per questo. Come Andras è il principe reietto degli Inferi, marchiato dal suo nome come una maledizione, Mireya è la regina solitaria per cui non può esistere il lieto fine, perché ci sarà sempre una principessa bellissima incoronata di diaspro a ricordarle che lei non sarà mai la prima scelta. Lei sarà sempre l’altra da tenere nascosta persino a se stessi, perché come è possibile che qualcuno possa desiderarla, vestita di caos e disastri, quando l’alternativa è perfetta e luminosa come un rosa?
La regina è sempre cattiva.
La conosci la storia, no?
Lei parla con uno specchio malvagio
O vive in un castello di ghiaccio.
Non esiste alcuna favola per lei.
Se Stigma è un fiume impetuoso alimentato dal punto di vista di Mireya, Arcadia ci regala la generosa alternanza del punto di vista doppio, quindi scendiamo dentro Andras e finalmente possiamo assaporare in modo diretto il suo sentire. Nel primo volume attraverso il filtro della protagonista le ombre e soprattutto la rabbia che lo alimentano erano perfettamente percepibili, infiammando le pagine e i nostri occhi con assoluta maestria, ma adesso, quando scopriamo il suo passato, i motivi che lo hanno reso quello che è e lo strano legame con Zora e il Milagro’s, riusciamo a toccare con mano i sentimenti contro cui combatte, alla stregua della violenza che i suoi gesti e le sue parole non riescono a nascondere. Il locale dove domina incontrastato come capo della sicurezza, le donne che lo avvicinano e lo spetto di Coraline che aleggia come un’ombra pesante e indicibile su tutto, lo strozzano e al tempo stesso lo fanno sentire vivo; ha bisogno di autopunirsi per le colpe che si porta dietro fin da bambino e, anche per questo, è uno dei personaggi maschili più belli e complessi in cui mi sia imbattuta. Pensavo che dopo Rigel quest’autrice non avrebbe potuto creare qualcosa di più perfetto e sono felice di essermi sbagliata, soprattutto per un motivo ben preciso. Andras esplode in tutto il suo essere grazie ad un’antagonista che è un uragano, violento e indisciplinato come i più pericolosi spettacoli che la natura a volte decide di mettere in piedi. Mireya non è debole e sappiamo che ha un trascorso impressionante per avere soli diciannove anni. È spezzata in tutti i punti in cui una persona può esserlo, ha perso il suo centro nel momento in cui sua madre ha scelto una serra di fiori velenosi e bellissimi dove soffocare la vita e la sua delusione d’amore eppure, nonostante questo, si erge battagliera, con le ossa rotte e le lacrime da piangere solo sotto la doccia, con un viso che sembra uscito da un film di Tim Burton e un sorriso che mai, mai si apre sul mondo e sulle persone che la circondano. Le ferite che li distanziano e avvicinano al contempo suonano le battute dell’intero romanzo, che scivola sul palato come caffè forte e amaro, non addolcito da strazianti dichiarazioni, ma da flussi di coscienza onesti, talvolta onirici e soprattutto spietati.
Eravamo una canzone stonata, graffiante, di quelle che ti raschiano la gola e vibrano fino allo stomaco, di quelle che quando le ascolti ti colpiscono come un pugno e senti salire le lacrime agli occhi, che ti squarciano qualcosa dentro, e non importa che tu non riesca a capire il significato di tutte le parole, l’anima si infiamma e la schiena si riempie di brividi. E tu sai, così come sei consapevole di essere viva, che quella canzone è stata scritta per un nome soltanto.
Ci sono i cieli che si aprono e ci sono le stelle, in questo romanzo, oltre a una serie di comprimari che, nonostante la schiacciante arroganza con cui i due protagonisti calcano il palcoscenico, sono perfettamente incastrati nella narrazione. La maggior parte delle scene appartengono al locale, ma anche gli appartamenti vicini di Andras e Mireya offrono scorci d’azione e pensiero continuo. Ci sono le dolci parentesi con Olly e l’anziana Carmen, che per assurdo è un personaggio chiave visto che si è intestardita sull’origine del nome della protagonista, oltre che i momenti di svago con James e Ruby, che adesso acquistano più rilevanza e sembrano incrinare il muro dietro cui la giovane si nasconde in modo indecifrabile e definitivo. C’è la fredda eleganza e comprensione di Zora, che ha raccolto una ragazzina dalla strada, letteralmente, e adesso scopriamo anche il motivo per cui ha avuto un determinato comportamento. Ci sono salti dolorosi nel passato, flashback che non hanno pietà e che svelano i retroscena dell’infanzia di entrambi, anche se Andras prevale visto che nel primo libro la narratrice univoca è all’oscuro di quello che lo ha reso ciò che è. Nonostante gli spazi fisicamente ristretti la storia si espande attraverso di loro, che si muovono come stelle e temporali distaccati e impetuosi, che si sfidano in una lotta continua che sa di fiele oltre che di attrazione trattenuta a stento. Se Andras mente, quando si decide a dire la verità i cieli si aprono, e Mireya resta tramortita insieme al lettore che non si aspetta che lui pronunci determinate parole; è un uomo di azione e silenzi, ma quando parla anche le anime dell’inferno si fermano ad ascoltare quel giovane che porta il nome di un Angelo caduto.
Mi fece paura per quanto sembrava fatta su misura. Lo realizzai solo in quel momento: non tutte le opere d’arte stanno dentro a una cornice. Alcune ti guardano negli occhi e si lasciano ammirare senza bisogno di pagare il biglietto. E lei… lei era così. Era uno di quei quadri che da lontano sembrano capolavori, ma da vicino mostrano il caos.
La confusione che li attanaglia vibra attraverso tutte le pagine del libro, non lasciandoli mai soli, mai in pace, se non in rarissimi momenti in cui la vita si intromette e li mette alla prova in modi diversi. Coraline è un fantasma sempre più presente, che sembra aver infilzato il cuore di Andras con un uncino rugginoso che non si vuole staccare. Quello che sappiamo, che crediamo di sapere, viene messo in discussione a più riprese, mentre a poco a poco i segreti legati alla famiglia di Andras si svelano e con essi l’orrore che ha vissuto e da cui non è mai riuscito a emergere. Nei momenti di crisi che colpiscono anche Mireya, che non riesce a darsi pace per le condizioni della madre, gli antagonisti diventano brevemente alleati, solida roccia reciproca che si frantuma contro l’orgoglio dell’una e la resistenza dell’altro, in un movimento continuo e incessante, quasi uno schema che si ripete e che però non stanca, nella sua lirica ossessiva e pulsante. Ed è proprio lo stile a conferire a una storia che avrebbe potuto essere semplice e risolta in molte meno pagine quell’afflato di purezza e lucida determinazione, proprie di colei che il posto destinato a un’altra non lo vuole usurpare ed è anzi pronta a sacrificare tutto sull’altare di un amore non corrisposto. E anche se lei riesce a fargli dimenticare il novantanove per cento dei suoi tormenti, non potrà mai essere la sua regina dei Miracoli, quella che da bambino ha intravisto per un attimo e gli ha cambiato la vita. Anche se lei, come lui, è perfettamente consapevole che quelli come loro non avevano bisogno di piume e carezze, avevano bisogno di essere sbrecciati, sverniciati, graffiati dal dolore che si portavano dentro, alla fine non può pretendere il posto che è sempre appartenuto a un fantasma, anche se i confini tra i due mondi diventano sempre più labili, mentre gli anni trascorsi hanno steso un velo di dimenticanza su un episodio banale e all’apparenza di poco conto. Laddove Andras ricerca il dolore, Mireya sa che deve pensare a se stessa e salvarsi per potersi prendere cura della madre, riuscendo al tempo stesso a essere un punto di riferimento per un’altra anima alla deriva. La scena del vicolo, quando gli uomini della sicurezza la chiamano perché lui è ubriaco e fuori controllo, è una delle più belle del romanzo, perché a lei finalmente viene riconosciuto lo status di unica persona che può farcela, forse, a scuoterlo da un’impasse che lo immobilizza contro un muro. Si feriscono e si salvano, sono il rifugio involontario l’uno per l’altra, in un mondo che non comprende come sia possibile che due spigoli così pungenti e distanti possano trovare il modo di convivere; sono l’eccezione nella normalità del quotidiano, due temporali che si incontrano e incontrandosi distruggono per ricomporre, come se fossero fatti della sostanza delle stelle che non si stancano di guardare oltre le luci di Philadelphia, oltre le cicatrici e le storture che li deformano, oltre il ringhio di un cuore che non vuole essere né compreso né, tantomeno, salvato.
Eravamo sempre stati degli esperti a farci del male. Più di quanto lo fossimo a fare tutto il resto. Ma la verità era che, quando invece ci facevamo del bene, ci guarivamo persino dalle ferite che non ci eravamo inferti. Le nostre inquietudini si placavano e noi finivamo a indovinare la forma delle nostre cicatrici come se fosse un gioco di nuvole. Restavamo a guardarle fluttuare leggere, minacciare di trasformarsi in tifoni, ma ci bastava restare vicini per vivere nella tempesta.
E poi, da quel terreno martoriato, nasceva un sorriso. Nascevano uno scherzo, una presa in giro, un broncio tenuto per finta, soltanto per farsi baciare. Nascevano le confessioni sussurrate e i sentimenti sputati con coraggio, perché ci vuole una certa forza per farsi amare con i propri difetti, ma ce ne vuole ancora di più per amare quelli degli altri. E io… io lo avevo fatto. Li avevo amati tutti. Senza compromessi.
E quindi eccoci qui, Amici Magnetici; alla fine, come sempre, ho detto tanto per non dire niente, in quello strampalato modo che contraddistingue come scrivo, come leggo, come “sento”. Forse non avrete capito molto e allora è bene essere chiari, perché voglio rendere merito a questo romanzo o almeno provarci, visto che non sono sicura che le duemila parole sopra ci siano riuscite. Arcadia è un’opera a tutto tondo che, per assurdo, a mio avviso potrebbe essere letta anche senza aver letto Stigma. Il motivo è semplice; non gli manca niente, anzi, risuona come la perfetta apoteosi di quell’orchestra che immaginiamo faccia da colonna sonora alla vera Arcadia, il Paradiso tanto amato e tanto temuto da Andras fin da bambino. Eppure al tempo stesso il romanzo è il perfetto incastro del primo e, se li metti insieme, la musica sembra ancora più bella. Entrambi hanno il dono di farti “vedere” oltre la parola scritta, e questo è solo ed esclusivamente merito dello stile al tempo stesso lucido e onirico che li contraddistingue; e no, prima che mi rimproveriate, non è un ossimoro. Questi due aspetti possono convivere e qui lo fanno, perché c’è poesia nel crudo svelarsi di due anime che si ritrovano e c’è ruvidezza, astio persino, quando si rendono conto che le loro connessioni possono portarli, letteralmente, alla morte. Quindi ci sono momenti che scorrono veloci, come il paesaggio visto dal finestrino di un’auto sportiva, e altri che scorrono lenti, come quando ti prendi cura delle ferite di qualcuno che riesce a malapena a farsi toccare, eppure di te si fida, e sul tuo petto appoggia la testa stanca quando tutto il resto del mondo esplode. Ci sono scatti nervosi, ammaccature non troppo delicate, rivalse, vendette e un modo abbastanza inusuale di accettare la sofferenza, nel modo crudo in cui a volte entra nella vita senza chiedere alcun permesso, col gusto amaro della sconfitta. Ci sono le storie, quelle che appartengono alle tradizioni popolari, dipinti che svelano l’atroce verità che spetta all’uomo scoprire, e mani guantate che picchiano a sangue e sanno accarezzare allo stesso tempo. E poi ci sono le anime sfilacciate, che escono dalle pagine di una penna in stato di grazia per ricordare al resto del mondo che non importa quanto questo tenti di schiacciarle perché loro resisteranno, per se stesse e per le loro sorelle, anche se nessuno ci crede più, anche se nessuno l'ha mai voluto davvero veder succedere, anche se la tua è destinata, per sempre, a rimanere in disparte a guardare.
«So quanto hai cercato di proteggerla. Me lo hai detto tu, ricordi? Tra noi due sei tu quello che ha sempre amato. Hai un cuore che sente tantissimo… E non c’è niente di sbagliato in questo. Non c’è niente di sbagliato nel donarsi e legarsi a qualcuno». Cercai di non piangere nel pronunciare quelle parole e continuai a proteggere l’amore che provava per un’altra. «Quel sentimento dentro di te è sempre stato reale, a prescindere che sia corrisposto o meno dalla persona a cui era destinato. A volte amiamo anche da lontano. A volte amiamo senza saperlo, anche chi nemmeno se ne rende conto» sussurrai affranta, e i suoi occhi mi guardarono di nuovo con quello struggimento che forse non avrei mai compreso. «E un giorno arriverà qualcuno che desidererà ogni singolo spigolo del tuo cuore, che saprà ascoltarti e comprenderti, che cercherà i tuoi occhi bassi quando parli di te perché sa che ti senti vulnerabile, che saprà correggerti quando sbagli e aiutarti a chiedere aiuto, se mai deciderai di farlo. Quel qualcuno vorrà bene a tua sorella, si arrabbierà con te, gioirà con te, piangerà e riderà con te, condividerà le tue lacrime e parteciperà alle tue sofferenze, perché tutto quello che vorrà sarà starti vicino e vederti felice. E tu… tu lo farai entrare e lo amerai con tutto te stesso, con tutta la tua anima e tutto il tuo mondo difficile e sconfinato che ti porti dentro, perché è proprio così che sei fatto». cinque petali
5🌟 CAPOLAVORO. Se come me, stigma vi ha fatto andare in blocco leggete comunque arcadia, perché è super scorrevole. L'ho amato in tutti gli aspetti (non ero molto tentata di leggerlo)
Dopo aver letto “Stigma” avevo alte aspettative. Stigma è stato un libro che mi è piaciuto molto, lo stile della scrittrice era diverso dagli altri e l’ho trovato intrigante, una storia un po’ diversa. Ho aspettato “Arcadia” con ansia e devo dire che mi ha delusa. Troppi monologhi interiori che ripetono sempre sempre le stesse cose, quasi a voler allungare il libro. Rispetto a “Stigma” dove i discorsi erano bene o male veritieri, in “Arcadia” erano talmente lunghi e surreali che facevo fatica a finirli. Per mio gusto personale, preferisco che i personaggi dicano cose verosimilmente alla realtà invece in “Arcadia” erano davvero davvero esagerati. Nel secondo libro, ho rivisto molto lo stile del “il fabbricante di lacrime” e non ho apprezzato particolarmente. È un libro che sì, ti tiene incollato alle pagine perché coinvolgente ma più volte ho dovuto saltare alcune parti perchè eccessivamente lunghe, monotone e ripetitive. Senza quei monologhi, il libro avrebbe almeno 100 pagine di meno… è stato un peccato, dal mio punto di vista. Poteva essere un libro nettamente più piacevole e bello, così come lo è stato “stigma”, ma non ha rispettato zero le aspettative.
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Per un breve istante, avevo detto che le avrei dato due stelle... Almeno per il coraggio della scelta. Ma non c'è neanche quello. Chi ha fatto l'editing di questo libro o non aveva voglia o è molto scarso. Se mi soffermo sui messaggi che veicola questo libro, senza profondità, senza problematizzare, senza un contraddittorio, vado in prigione per le parolacce la lunghezza. Mi limito a dire che è di qualche punto migliore del primo volume perché almeno qua succede qualcosa. Ma certe uscite neanche nelle peggiori soap opere. "Mi arpeggiò il cuore" e ho detto tutto.