Da una parte Laura, Francesco, Nené e gli altri a spiegare Ungaretti e le formule di fisica davanti a uno schermo, con la rete instabile e le piccole icone nere e mute che ogni tanto si accendono rivelando cucine affollate, camerette in disordine, animali domestici e fratellini molesti. Dall'altra loro, i ragazzi. Mai avrebbero immaginato di sentire la mancanza di banchi e lavagne, eppure eccoli lì: Basma, che a casa è costretta a coprirsi col velo e a tenere il mascara nascosto in fondo allo zaino; Rambo e Tommy, che combattono la noia a colpi di challenge; Kevin che porta il cane a spasso e finisce sempre lì, davanti al cancello chiuso, sognando una gita che non si farà mai. La vita è in pausa ma, tra WhatsApp furtivi e lezioni hackerate, la maturità arriva lo stesso e la scuola - precaria e traballante, oggi come sempre - fa quello che sa fare intreccia i destini e li stringe insieme, regalando a tutti una gran voglia di futuro.
Grazie come sempre, da una collega. Io lo so, da dentro la scuola, che è tutto vero - e grazie per aver parlato di un periodo che è stato in vari modi un vero trauma, e che tutti cerchiamo di dimenticare. Ho riso e pianto, ho ripensato ai miei Kevin e alle mie Basma, spero solo che tu continui a scrivere con lo stesso gusto e con la stessa mano leggera anche quando tocca temi enormi. Soprattutto per questo: “Regola aurea della didattica: se ti raccontano una cosa assurda capitata a scuola, è sempre vera. Sempre”.
Forse ha senso leggerlo se si è stati studenti o insegnanti durante il lockdown del 2020. Non essendo parte di queste categorie non mi ha preso particolarmente e anzi devo dire che l’ho trovato abbastanza banale (a tratti anche un po’ cringe).
Valentina Petri, dopo aver raccontato con humor le sue disavventure di prof di un istituto professionale nei due libri precedenti, ora scrive proprio un romanzo ambientato nei mesi del lockdown che hanno travolto docenti e alunni nel 2020.
Il libro è delizioso, probabilmente chi era particolarmente coinvolto come docente si "godrà" di più l'atmosfera che riporta a quei mesi che abbiamo già quasi dimenticato, in cui ci si doveva inventare ogni giorno un modo per fare scuola. La Petri riesce anche a far commuovere oltre che sorridere, e riflettere su alcune situazioni particolari come quella della alunna di origine marocchina che si trova costretta a stare chiusa con un padre oppressivo e non ha più lo sfogo della scuola e dei compagni. Leggero e piacevole ma per nulla banale.
Un altro libro della professoressa-scrittrice Valentina Petri, che mi è stato notificato da Amazon, facendomi cogliere la palla al balzo dato che avevo voglia di svagarmi con una lettura per una volta non troppo impegnata.
Si parla di scuola al tempo del covid. E stavolta l’autrice rinuncia al suo ruolo di protagonista-io narrante per lasciare la soggettiva a una serie di personaggi le cui storie si intrecciano a contrappunto, più insegnanti che studenti. L’unico personaggio ereditato dai libri precedenti è il mitico segretario perennemente incazzato e polemico, e per fortuna dato che è uno dei personaggi più memorabili; ma uno dei protagonisti, la professoressa Laura Novelli, pare comunque avere parecchie caratteristiche in comune con l’autrice, fosse anche solo la passione per le scarpe con i tacchi. Poi ci sono gli altri insegnanti: Francesco, timidissimo, molto abile coi computer (e per questo gettonatissimo in tempi di lezioni a distanza) e perdutamente innamorato di Laura; Nenè, neo-ingegnere trasferitosi dal sud a Milano per studiare assieme alla sua antipaticissima ragazza e poi, appena laureatosi, iscritto alle graduatorie tanto per provare e prontamente assunto proprio il giorno prima che tutte le scuole chiudessero per la pandemia, al punto da non aver avuto nemmeno il tempo di vedere una volta i suoi allievi. Poi i ragazzi, presi tra infingardaggine adolescenziale, curiosità e pazzie, famiglie ricomposte e genitori islamici che cercano di combinare matrimoni non graditi. E, tra gli altri, Simo, che non appare mai perché è morto e vive solo nei ricordi dei suoi compagni.
La storia è simpatica, ben strutturata, e offre “dal di dentro” molti momenti in cui è abbastanza facile riconoscere esperienze e realtà del passato recente, soprattutto se lo si è vissuto all’interno di una scuola (non è il mio caso ma conosco chi lo ha fatto, ed è gente che meriterebbe molti riconoscimenti per essere riuscita ad inventarsi modalità didattiche e comunicative da un giorno all’altro, senza nessuna esperienza pregressa). Tuttavia ho alcuni rilievi da fare in merito alle modalità narrative.
Il primo è che questo libro è comprensibilissimo da parte di chi, come noi, l’esperienza del covid l’ha vissuta e ne ha dei ricordi freschi. Ma temo che di qua a qualche anno potrebbe non essere più così tanto comprensibile; molti non detti e sottintesi finiranno per non essere più troppo chiari. Un po’ di scenario storico-politico, qualche riferimento a quanto succedeva fuori dalle scuole, l’avvicinarsi della pandemia e i duplici deliri di chi sminuiva e di chi drammatizzava, avrebbero forse aiutato a contestualizzare la narrazione.
Il secondo è che la scrittura della Petri, almeno in questo libro, è un po’ troppo, manco a dirlo, “scolastica”; frasi ben costruite, verbi, avverbi e sostantivi tutti al posto giusto, uso corretto di coordinate e subordinate. Tutto molto OK per passare un esame a scuola, ma un vero scrittore potrebbe, e dovrebbe, osare qualcosa di più, tagliare il non necessario senza ridurre il significato, andare a segno senza curarsi troppo della bella forma, sorprendere di più il lettore creando suspence e scioglimenti momentanei. Invece fin dalle prime pagine si ha l’impressione che le cose andranno tutte come devono andare (OK il lieto fine per tutti, ma insomma, falli faticare un po’ di più per arrivarci!).
Tolto questo, il libro è leggibile, godibile e piacevole. Consiglierei, all’autrice, il prossimo di “progettarlo” di più, meditarlo, leggerlo e rileggerlo, diminuire le parole e aumentare i significati. Prendersi i suoi tempi e non farsi spingere dalle frenesie degli editor delle case editrici.
Già per l'ardire di tornare ad un tempo ineffabile e minaccioso come quello del Covid-19 e del primo lockdown l'ottima Petri merita plauso e stima (quanti altri lo hanno fatto? ecco, pochi, esatto).
Aggiungici una storia intensa in cui l'autrice esce dalla comfort zone della sua esperienza dal "dietro la cattedra" e di voce narrante di docente per dar spazio e voce, dedicando ad ognuno capitoli alterni, al rigagnolo di pensieri di un microcosmo composito di personaggi il cui minimo comun denominatore è misurarsi da prospettive diverse con la prima, traballante didattica a distanza:
famiglie costrette a condividere spazi angusti e quotidianità forzate, professori spaesati e soprattutto, con la maestria introspettiva che la contraddistingue, ragazzi e ragazze confusi, smarriti, tristi, speranzosi...
Il risultato è un romanzo ritmato, scorrevole ma profondo, in cui ride e si piange, un retrogusto costante di spleen che mi ha infilzato il cuore a mo' di pollo allo spiedo.
Dopo i due libri precedenti, la Petri si cimenta con un terzo romanzo altrettanto delizioso ma con una missione precisa in più: raccontare la scuola del lockdown del 2020 che da un giorno all'altro è piombato sul mondo e di conseguenza anche su alunni e insegnanti. L'atmosfera di fondo di questa storia è dunque un po' più grigia: si sente la pesantezza della DAD, degli schermi neri, dei problemi di connessione ("Non ti sentooo!!"), della distanza e della solitudine. Ma immancabile si sente la vicinanza di una scuola che grazie a molti dei suoi insegnanti si fa in quattro per esserci comunque e per accompagnare questi ragazzi al termine di un anno scolastico che rimarrà nella storia. Si sorride, certo, ma ci si commuove anche. E si riflette. Leggero ma in questo caso davvero non banale.
Con lo stile inconfondibile di Valentina Petri, in questo romanzo il lockdown del 2020 diventa protagonista a tutti gli effetti, insieme ai consueti personaggi dell'autrice, ossia studenti e professori di un'istituto professionzle. "Non ti sento" evidenzia quanto sia stato traumatico quel periodo per il mondo della scuola, per i docenti e per gli studenti. Da madre di due (allora) preadolescenti, che hanno vissuto direttamente i cambiamenti avvenuti nelle dinamiche scolastiche e interpersonali durante la pandemia, è stata una lettura veramente emozionante.
un'altalena tra risate e lacrimucce, scrittura super scorrevole, si legge davvero in un battito di ciglia, i personaggi sono tutti un pezzo di cuore, con i loro dubbi, le loro paure, le loro spontaneità. grazie Valentina per quest'altra perla
Terzo volume della trillogia sulla scuola di Valentina Petri, assolutamente all'altezza degli altri due. A differenza delle scorse pubblicazioni, questo ha delle tinte un po' più serie, ma si conferma comunque un gran bel libro.