Una giovane vagabonda, fiera e ribelle, diventa oggetto di contesa sessuale in un gruppo di clochard, unica regina tra soli uomini, su uno sfondo di angoscia e pareti di cartone. Una donna vittima di bullismo e incapace di una relazione sana con l’altro sesso, incalzata da movimenti oscuri della sua immaginazione, finisce col credersi coinvolta in un caso criminale. Un marito, una moglie, un’amante, costretti a fronteggiare i propri demonî in un mondo di incertezze e di attese glaciali, scivolano verso una separazione inevitabile e insieme impossibile. Tre colleghe in vacanza a Shanghai si confidano esperienze sessuali in cui si insinuano con prepotenza equivoci, imbarazzi e traumi lontani. Una ragazza intrappolata in una famiglia e in un lavoro opprimenti fa sogni terribili, in cui si intersecano l’odio per il patrigno presente e l’adorazione per il padre naturale mai conosciuto. Un’insegnante di scuola elementare sprofonda in un irrefrenabile amore proibito su cui piomba, inatteso, un evento fatale. La figlia di un noto scrittore appena scomparso ripercorre la storia di famiglia fino a una drammatica epifania. Donne e uomini, sesso e incomunicabilità, eccessi e intimismi, passione e violenza, amore e morte abitano i sette racconti di Natsuo Kirino, «formidabile contestatrice delle istituzioni sacre alla società nipponica» (Il venerdì di Repubblica). Tra personalità multiformi e relazioni umane tortuose, Kirino si destreggia in questi suoi mondi paralleli che si toccano di rado e talvolta deflagrano, confermandosi voce originale della letteratura giapponese di oggi.
All’Avana pernottammo in un vecchio l’Ambos Mundos. Ikebe mi disse che il nome «I due mondi, ossia quello vecchio e quello nuovo». In fondo descriveva esattamente la nostra condizione. Io e Ikebe potevamo esistere solo dall’altro lato, in un mondo in antitesi con il nostro. C’era qualcosa di più triste e penoso nell’universo?
«Con ogni sua opera, Kirino spinge sempre più in là i limiti umani». Los Angeles Times
«Le sue pagine sono macchiate di infelicità, frustrazione e incertezza morale». The Guardian
«Le storie di Kirino sono elettriche, inquietanti e piene di rabbia per le battaglie che le donne devono combattere da sempre, ogni giorno». Tan Twan Eng
NATSUO KIRINO (桐野夏生), born in 1951 in Kanazawa (Ishikawa Prefecture) was an active and spirited child brought up between her two brothers, one being six years older and the other five years younger than her. Kirino's father, being an architect, took the family to many cities, and Kirino spent her youth in Sendai, Sapporo, and finally settled in Tokyo when she was fourteen, which is where she has been residing since. Kirino showed glimpses of her talent as a writer in her early stages—she was a child with great deal of curiosity, and also a child who could completely immerse herself in her own unique world of imagination.
After completing her law degree, Kirino worked in various fields before becoming a fictional writer; including scheduling and organizing films to be shown in a movie theater, and working as an editor and writer for a magazine publication. She got married to her present husband when she turned twenty-four, and began writing professionally, after giving birth to her daughter, at age thirty. However, it was not until Kirino was forty-one that she made her major debut. Since then, she has written thirteen full-length novels and three volumes of collective short stories, which are highly acclaimed for her intriguingly intelligent plot development and character portrayal, and her unique perspective of Japanese society after the collapse of the economic bubble.
Today, Kirino continues to enthusiastically write in a range of interesting genres. Her smash hit novel OUT (Kodansha, 1997) became the first work to be translated into English and other languages. OUT was also nominated for the 2004 MWA Edgar Allan Poe Award in the Best Novel Category, which made Kirino the first Japanese writer to be nominated for this major literary award. Her other works are now under way to be translated and published around the world.
Bellissimo. Io completamente innamorata di Natsuo Kirino. 4 e non 5 perché un paio di racconti mi han convinto meno di altri, ma ad esempio l'ultimo, "Ambos Mundos", l'ho amato follemente.
E' sempre in grado di scrivere opere che lasciano il segno; crude, estremamente oneste. Ciò che mi piace di lei è la capacità di scrivere dell'essere umano, dei suoi lati più oscuri e nascosti, senza giudicare, con una lucidità e limpidezza che lascia inerme.
Adoro tantissimo. Devo leggere tutto ciò che esiste di suo.
Da appassionata della Kirino ho preso questa raccolta di racconti a occhi chiusi. Ahimé, non ho ritrovato lo stesso stile e la stessa curiosità di arrivare alla fine delle storie. Sicuramente l’autrice si diletta in un nuovo tipo di prosa, meno inteigante rispetto ai classici “thriller” a cui mi ha abituata - e di base le storie non sono neanche male - però non mi ha convinta per niente. A volte i temi delle scene sono stati appena sfiorati, altri lasciati in cliffhanger che sarebbero potuti essere tranquillamente sviluppati ulteriormente.
Dopo il colpo di fulmine avuto l’anno scorso con “le quattro casalinghe di Tokyo”, ho preso questo libro con grandissime aspettative. Probabilmente è colpa mia, perché pensavo di ritrovarci quel brivido che mi aveva dato l’altro libro. Ma non l’ho trovato. I personaggi sono quelli a cui ero abituata, anime nere o disturbate, ma i racconti non erano pregni di quella curiosità sull’animo umano che mi aveva fatto innamorare del romanzo. Alcuni mi sono sembrati scioccamente giudicanti, altri semplicemente incompiuti. Forse è colpa mia che non ho capito, ma non sono riuscita ad apprezzarli.
Spiace dare solo uno a Kirino, che scrive benissimo. Però le storie sono deprimenti o disgustose (mi riferisco alla storia del senzatetto Tokyo) o sembrano non andare da nessuna parte. Non ne senti la mancanza se le abbandoni prima di sapere come va a finire. E per dei racconti è il peggio che si possa dire, perché il racconto dovrebbe subito "acchiapparti" e portarti ad una conclusione inaspettata. Delusione
All’Avana pernottammo in un vecchio hotel, l’Ambos Mundos. Ikebe mi disse che il nome significava: «I due mondi, ossia quello vecchio e quello nuovo». […] Io e Ikebe potevamo esistere solo dall’altro lato, in un mondo in antitesi con il nostro dove nessuno ci conoscesse. (Citazione)
“Dopotutto era impossibile fare il romanziere senza essere diabolici…”
Kirino difficilmente mi delude, la considero una scrittrice di spessore, al di là del genere che ha scelto per esprimersi. Anche se questa volta non si tratta di thriller o noir, ma di sette racconti che esulano dal suo genere consueto. A parte l’ultimo, che dà il titolo alla raccolta. Sono narrazioni che si muovono nello spettro della cupezza, dell’inquietudine e della difficoltà di vivere. Sono bui, oscuri, moralmente e psicologicamente crudi, pieni di rabbia e di frustrazione. Quasi nessuno ha il lieto fine. Bellissimi. E io non amo particolarmente la forma del racconto, mi pare manchi sempre qualcosa. Eppure Kirino, in poche decine di pagine ciascuno, riesce a far vivere donne intense, perché sei dei sette brani raccontano di donne e delle loro difficoltà nella società giapponese. Perché lei riesce sempre a portare l’attenzione sulle battaglie femminili contro i pregiudizi.
Ambos mundos significa “entrambi i mondi” ed è il titolo perfetto per il libro. Due mondi: quello dentro e quello fuori ciascuna donna, lo scontro tra quello che sono e quello che gli altri vedono in loro. La fragilità e l’incertezza di una vittima di bullismo che diventano ferocia. L’idealizzazione di un padre assente di una figlia illegittima. Il ruolo di fantasma delle amanti. La rabbia e la vendetta di donne deboli, i segreti di quelle forti, personaggi che covano sentimenti di cui nessuno sospetta. E letteratura, l’amore di Kirino per i libri e la scrittura, in un racconto in cui vengono svelati i lati oscuri degli scrittori, quei “diabolici” della frase lassù. Però non fate come me: non fate caso ai nomi degli autori contemporanei che cita; soprattutto non cercate i loro libri (perché li trovate!)
Questo libro raccoglie 7 racconti aventi come protagoniste delle donne giapponesi che si trovano a vivere una discrepanza tra quello che è il loro mondo interiore e la realtà che le circonda. Si tratta di donne non comprese, costrette a vivere una vita che non avrebbero mai desiderato a causa di uomini insensibili, egoisti e prepotenti. C'è una ribellione interiore che prende sempre più consistenza in loro e a volte sfocia nell'attuazione di una vendetta, ma più spesso rimane una forma di astio verso la propria sorte e chi l'ha causata, nella rassegnazione di non poter cambiare ciò che è. Come suo solito Kirino attraverso queste storie ci parla della società giapponese e del ruolo della donna all'interno di essa. Emerge un ritratto piuttosto inquietante dove regole assurde relegano l'universo femminile in un posizione di subalternità rispetto a quello maschile. Non premio questa lettura con più di tre stelline perché diversi racconti mi hanno lasciata tiepida, ma la penna di Kirino è sempre meritevole di attenzione.
Un’altra ottima prova di scrittura della Kirino, conquistata anni fa da “le quattro casalinghe di Tokyo” ho voluto provare a proseguire con questa raccolta di racconti e devo dire che sinceramente non mi sono mancati i colpi di scena e le scene noir/grottesche tipiche dell’autrice anche se l’ho di gran lunga preferita con un rimando lungo. Lettura consigliata a chi piace l’autrice, forse la sconsiglierei se qualcuno legge per la prima volta questa autrice.
Non credo sia il miglior libro per approcciare la Kirino. La raccolta è piuttosto altalenante, alcuni racconti mi son piaciuti (gli ultimi soprattutto), altri invece non mi hanno lasciato poi così tanto. Sono comunque molto curiosa di proseguire la mia esperienza con questa autrice, le tematiche sono diverse ed interessanti e i personaggi molto caratterizzati hanno catturato la mia attenzione.
Anche se considero Natsuo Kirino una delle mie scrittrici preferite, non ho amato tutti i suoi libri (per esempio Morbide guance non mi ha proprio convinto) e anche Ambos Mundos, sfortunatamente, non è stata una lettura particolarmente memorabile o piacevole.
Ho trovato la maggior parte dei racconti ben scritti ma poco incisivi, un paio non mi sono assolutamente piaciuti, mentre gli ultimi due li ho trovati molto più interessanti e hanno fortunatamente risollevato la raccolta per me.
In particolare l'ultimo, che dà il nome al volume, l'ho trovato molto originale nello stile, in quanto è scritto come un lungo monologo della protagonista che racconta la storia a uno sconosciuto, e avvincente e agghiacciante nei temi trattati, in quanto è principalmente incentrato sui rapporti complicati tra ragazzi undicenni. Il finale l'ho trovato un po' troppo aperto per i miei gusti, anche se forse più verosimile rispetto a una risoluzione più chiara.
Una Kirino sotto tono, che prova a graffiare senza fare male, molto lontana dalle sue opere maggiori ("Le quattro casalinghe di Tokyo" e "Una storia crudele"). Alcuni racconti sono più efficaci (quello sui clochard che si contendono le attenzioni di una donna e quello conclusivo, che dà titolo al libro), il resto è evanescente. 6 tirato ("la ragazza ha buone capacità ma non si applica").
Ogni racconto trasmette un certo senso di angoscia inquietante, angoscia generata dalla presenza (in ogni narrazione) di una “duplice faccia della stessa medaglia”. Kirino sempre piacevole da leggere.
raccolta di racconti interessante e che vuole scavare nella psicologia dei personaggi, esplorandone soprattutto i lati torbidi. La" classica" Natsuo Kirino si vede soprattutto nei finali aperti, e nel fatto che spesso ci si chiede se possiamo davvero fidarci del narratore.
I racconti generalmente non li amo proprio, tuttavia c'era qualcosa di interessante in alcuni di questi. Potrebbe tranquillamente essere una parente di Murata Sayaka se non conoscessi già l'autrice lol
Non conoscevo questa autrice e mi sono avvicinata a lei con questo genere che non è proprio il mio ovvero i racconti. Temo quindi di non essere riuscita ad apprezzarla al meglio. Leggere racconti mi lascia sempre un senso di incompiutezza, sembra che le storie non siano mai approfondite e che manchi sempre un qualcosa perchè risulti tutto "pieno".
La Kirino viene considerata la regina del noir giapponese e infatti in queste storie resta sempre il mistero e la rivelazione mancata. In ogni racconto di questa raccolta i protagonisti ci lasciano addosso un senso di angoscia dovuto alla loro ambivalenza. Da una parte infatti c'è la loro vita in crisi in quanto soggetti presi di mira e dall'altra il loro senso di rivalsa che tenta di prendersi una rivincita che poi non arriverà mai. Le protagoniste di queste storie raccontano le loro frustrazioni, la depressione, i segreti, gli inganni che subiranno e anche le violenze.
C'è un'indagine della natura dell'animo umano, un po' come si ritrova in Matsumoto Seicho, anche se Natsuo, in questi racconti, non ci rivela cosa si cela realmente negli animi delle sue protagoniste.
È difficile che una raccolta di racconti sia strabiliante in maniera omogenea; qualcosa picchia duro, altro a malapena sfiora.
Una cosa però è certa: Ambos Mundos è l'ennesima dimostrazione che la Kirino riesce ad indossare come un guanto le personalità dei suoi personaggi, conferendo a questi struttura, atmosfera, credibilità ed evoluzione in maniera ineccepibile.
I protagonisti sono scomodi come le situazioni che vivono, e questa prerogativa è l'immutato piglio dell'autrice.
Ciononostante, non consiglio questo libro come un eventuale primo approccio nel mondo Kirino, semplicemente perché con altri titoli sarebbe ancora più palese e folgorante la sua capacità di raccontare e declinare la miseria umana in tutte le sue sfaccettature e nelle situazioni più disparate.