Elia non è molto bravo a provare sentimenti. Se ne va in giro con il pollice sulla rotella dello Zippo e dentro ha un dolore che non finisce mai. Poi arriva Camilla, che si avvicina «come se lui le dovesse una spiegazione, un posto vicino sul pullman, un po' d'affetto». E arrivano dal passato dei segni che sono come schiaffi, o carezze. Forse dall'inquietudine e dalla provincia non ci si salva neanche con l'amore travolgente dei vent'anni; a volte, però, ci sono persone e pensieri e dettagli che possono rendere il futuro un luogo meno spaventoso.
Uno strepitoso Samuele Cornalba al suo esordio ci racconta di una realtà in cui tantə ragazzə della nostra generazione sono cresciutə. Attraverso un linguaggio schietto, diretto e con uno stile narrativo scorrevole e incalzante ci racconta della provincia, dei suoi paesi, delle sue strade e dei suoi campi, dei suoi suoni, dei suoi odori e delle persone che la popolano. Ci racconta di coloro che vivono in una quasi-età, che ancora faticano ad identificarsi e a trovare la loro strada e il loro posto nel mondo. Ci racconta del dolore e dei ricordi, ma anche di sogni, speranza, amicizia, famiglia e amore. Che alla fine sono gli elementi che ci caratterizzano e che ci accompagneranno per sempre, dovunque andremo o saremo.
Nonostante sia un romanzo ben scritto e con un equilibrio per nulla male per un esordiente, straborda di piccoli difetti narrativi e retorici che mi fanno rizzare i capelli in testa. Parlerei di ciò che non funziona per ore, però sono stufo di questi libri qui che affollano le librerie quindi basta.
L'unica cosa che mi sento di dire è che un autore giovane dovrebbe scrivere da giovane e non un romanzo che pare ambientato negli anni Novanta, quando ancora i cellulari non erano pare integrante e fondamentale delle nostre esistenze e il romanticismo esistenzialista poteva ancora essere malinconico senza risultare patetico.
C'è troppo mercato editoriale in questo prodotto che vanta di stare nella collana "Unici" di Einaudi e che di unico non ha veramente nulla.
Spesso quando si leggono esordi o prime opere a volte si percepisce una certa immaturità o acerbità stilistica. Mi ha colpito di Bagai la maturità stilistica, un periodare sicuro, pulito e puntuale, così come dialoghi ben riusciti (brillante e finanche divertente il dialogo con la zia). I temi certo non sono nuovi: la provincia, l’adolescente apatico e introverso, ritrosia verso lo studio ma forti interessi letterari. Detti e raccontati però da un giovane di 24 anni assumono una nuova e potente freschezza.
Le 5 stelle sono il riconoscimento per un ottimo risultato per un’opera d’esordio.
Avete presente quando casualmente mangiate un piatto abbastanza comune che avete già provato centinaia di volte nella vostra vita - tipo un panino al prosciutto o un’insalata - ma, per qualche ragione, quello specifico piatto, forse per l’inusuale qualità degli ingredienti e la loro perfetta combinazione, vi colpisce come se fosse la prima volta e vi ricorda l’incredibile gusto che la semplicità può assumere? Bagai è un pò così, non rivoluzionario nelle idee o nello stile, ma talmente ben confezionato da rimarcare lo stupore che quello che pensavate già di conoscere può ancora far emergere.
Vorrei solo gli fosse stato dato più spazio per tutto, per le idee - la piscina, la provincia - per i personaggi - la storia di Carlo e Camilla - e per le pagine.
A volte... a volte sento che il mondo esiste piano e male e non è abbastanza. E mi sembra di vivere in un Quasi.
Elia, il protagonista di Bagai, il romanzo d’esordio di Samuele Cornalba, pubblicato da Einaudi, vive a Pandino, un paese di novemila abitanti in provincia di Cremona, con il padre Carlo, con cui comunica poco. La madre è morta quando lui aveva sei anni e questo ha creato nel ragazzo un vuoto enorme. Cornalba racconta l’ultimo anno di liceo di Elia, tra contrasti con l’amico Andrea, uscite con Camilla, che a differenza di lui è molto determinata, pomeriggi nella libreria di Fausto, luogo caro a sua madre, e occasionali nuotate in piscina. Su tutto domina la solitudine di Elia, la sua paura del futuro che fa tutt’uno con la sua apatia, ma qualcosa sta già cambiando. In questa intervista il giovane Cornalba ci parla del libro e dei suoi temi, dei romanzi a cui si è ispirato e degli insegnamenti ricevuti da Walter Siti.
Elia vive a Pandino, un paese di novemila abitanti in provincia di Cremona, con il padre Carlo, con cui comunica poco. La madre è morta quando lui aveva sei anni e questo ha creato nel ragazzo un vuoto enorme.
Sono i mesi dell’ultimo anno di liceo tra contrasti con l’amico Andrea impegnato attivamente in politica, uscite con Camilla, con cui condivide l’esperienza dell’alternanza scuola/lavoro nella libreria di Fausto, luogo caro a sua madre, e occasionali nuotate in piscina.
Su tutto domina la solitudine di Elia, la sua paura del futuro che fa tutt’uno con la sua apatia, ma qualcosa sta già cambiando.
Esordio non banale ma dopo aver saputo del finale originario poi ripulito da Einaudi devo dire che sarebbe potuto essere molto di più ma ci sta Cornalba ha solo 20anni e forse il protagonista da lui creato nonostante i punti di contatto con il suo vissuto era più forte di lui e non semplice da gestire per un autore alle prime armi.
Insomma una lettura che vale il tempo speso e un autore che potrebbe esplodere sul serio se non si lascia troppo addomesticare
Per la prima volta si rende conto di essere un bagai. Non piú bambino, adulto non ancora, incastrato in una quasi-età. È giovane e un po' ne ha paura…
Bagai -lo sanno anche loro, che di dialetto ne masticano poco - è invariabile. Bagai è lui, bagai è Andrea, bagai sono i ragazzi di Pandino, della provincia, quelli a cui sono stati cancellati futuro e ricordi, quelli che corrono senza direzione, che scappano da un mondo incendiato.
Bagai è il modo in cui i ragazzi di periferia si chiamano in dialetto. Il bagai è il ragazzo che non sa ancora comunicare al di fuori del suo mondo, è il ragazzo che vive nel torpore della provincia e vive questo spaesamento con angoscia costante. Bagai siamo noi, che non sappiamo se abbiamo scelto l’università giusta, se era giusto andarsene, se potevamo diventare grandi atleti, grandi scrittori, grandi e basta. Il protagonista impara, in questo libro, ad innamorarsi senza paura. Impara che il lutto è perpetuo se non si affronta. Impara anche che non si può essere adolescenti tutta la vita.
È scritto bene, nei dialoghi mi ha ricordato lo stile di Sally Rooney. In generale, non credo mi abbia lasciato molto, è però una buona lettura di svago.
Primo libro di Samuele Cornalba, un esordio con una grande Casa Editrice grazie ad uno stile che cattura, insegna e conferma. È un ragazzo giovane che racconta uno spaccato di vissuto che fa a botte con la realtà. Un urlo potentissimo. Elia, un ragazzo di paese, un paese di provincia dove nulla accade e nulla si prova. È stranito dalla vita, dal dolore di una perdita che segna la sua adolescenza e la sua crescita. È perso in un limbo dove non sa se andare avanti o indietro. È terrorizzato da un futuro che non si vede, oltre la nebbia di quelle giornate tristi e desolate, dove campi e tramonti non regalano emozioni. È deluso da una realtà che non ha chiesto di vivere ma che ha deciso di tatuarsi sulla sua pelle. È ferito nell’anima e ferisce chi cerca di stargli accanto. È un figlio solitario e sfinito da un amore che non riesce a costruire ed apprezzare. Elia è un ragazzo. Elia è un bagai. Non più bambino, adulto non ancora, incastrato in una quasi età. Lo spaesamento, di crescere in un posto che sa già non regalerà prospettive. La paura, di affrontare un presente che non lascia posto alle emozioni e ai sentimenti. Il desiderio, di respirare da solo, di evadere dalle sbarre della uniformità. Il libro dei vent’anni. Si, perché se non hai vissuto questa fase della tua vita in un paesino di campagna senza aspettative e punti di vista, non puoi capire come ci può sentire. Ma Elia ha una storia, una vita, un’anima e ce la racconta attraverso i suoi pensieri, con la schiettezza dei vent’anni e la spontaneità di quella giovinezza non è ancora sbocciata e non vuole fiorire. Bagai è lui, è Andrea, bagai sono i ragazzi di Pandino, della provincia, quelli a cui sono stati cancellati futuro e ricordi, quelli che corrono senza direzione, che scappano da un mondo incendiato.
PERCHE’ LEGGERE QUESTO ROMANZO: Perché Elia è uno di noi, un bagai che si ritrova in una vita che non ha chiesto, che non vuole e non sa come gestire. Samuele porta il lettore a vivere in un paese dove ci sono più bar che persone interessanti e dove questo non è uno stimolo. Dove la cabina dell’Enel non è solo una cabina, ma un luogo dove ritrovarsi e che è un simbolo di evasione, dove i ricordi non si cancellano e segnano il passaggio di generazioni di ragazzi che non sapevano quando e se avrebbero spiccato il volo. Elia ci mostra come sulla sua pelle passa un’intercapedine talmente netta, tale che il mondo lo tiene a distanza. O viceversa, poco gli importa. Dove una sagra di paese è uno spiraglio di evasione e un evento in cui sentirsi grandi e indipendenti ma senza gloria. Elia non ha cura di nessuno, non ha cura di sé stesso. Ma Camilla, una compaesana, cambia la sua prospettiva. Si deve mettere in gioco, anche se a malavoglia, deve interrogarsi su chi è e chi vuole essere. Chi vuole diventare ancora non lo sa. Vorrebbe scoprirlo, magari attraverso le pagine di un romanzo che sua madre amava: il Grande Gatsby. Le cose che si spezzano non gli piacciono. Il rapporto con suo padre non esiste, non si conoscono e non si capiscono. Sono due entità che vorrebbero integrarsi ma non sono capaci di interagire. Grazie alla sua scrittura, al suo stile emancipato ed eclettico, Samuele porta il lettore ad interrogarsi su cosa prova un adolescente, un ragazzo, un uomo. Dove sentimenti e disinteressi diventano relitti senza tempo e senza senso. Le persone significano qualcosa? Elia non ha sempre voglia di scoprirlo ma la vita è fatta così: sorprese, sofferenze, aspettative e delusioni. È un pacchetto all inclusive che ogni Bagai vive in prima persona e che si porterà nel proprio intimo per tutta la vita. Siamo tutti Bagai.
DAL MIO PUNTO DI VISTA: È stata una lettura davvero intensa per me che sono nata e cresciuta a Pandino fino ai 24 anni e, anche se il mio tempo non era quello di Elia, so bene cosa vuol dire vivere in un paese di provincia che poco o nulla aveva da offrirmi. I miei complimenti a Samuele per essere riuscito a costruire un protagonista così delicato, così chiuso e diffidente nei confronti di una vita che lo ha travolto e stravolto. Per essere un ragazzo poco più che ventenne ha già un’impronta ben definita. Se penso alle tracce, agli indizi, che esso ha lasciato dietro di sé, vedo a volte delle orme che sono destinate a scomparire con la crescita ma che non verranno mai dimenticate da chi le ha vissute. La sua scrittura non è una pasticca informativa, è un’arte povera con una sfumatura poetica che permette di creare legami dove bastano un foglio di carta ed una penna per avere empatia con il lettore. La sua scrittura ha un ritmo che viene perpetuato in chi la scopre. La sua scrittura non è immobile e crea un pensiero che si realizza attraverso l’intelletto di chi legge e la mano di chi scrive. È un atto di riflessione, una mente che pensa attraverso il corpo che si muove. Unico mio appunto: mi sarebbe piaciuto leggere questa storia scritta in prima persona, proprio dalla voce di Elia e dai pensieri di Camilla e Carlo per riuscire ad entrare nelle viscere di Elia e per catturare meglio quella palude che ha affossato certezze ed incertezze. 26025: un luogo, una punizione, una censura. Una condanna. Buona lettura, Eleonora
Una bella storia di tarda adolescenza nei paesi di provincia... l'ho trovato molto interessante e con uno stile di scrittura scorrevole e coinvolgente. Un esordio che promette molto bene!
Quante volte ho sentito dire “questo libro è la fotografia del suo tempo” senza poi avere un riscontro concreto e personale perché io, quel tempo, non l’ho vissuto? Molte. Non so quindi se essere contento di aver finalmente trovato un libro che parli di una generazione che ho visto crescere da lontano perché vorrebbe dire che sto diventando abbastanza vecchio. Che smacco. Bagai di Samuele Cornalba però è proprio una fotografia del suo tempo, capace di mettere nero su bianco una generazione (gli Zoomers o Generazione Z, nati tra il 1997 e il 2012) che sembra essere sempre un po’ fuori posto, non a suo agio e che aspetti qualcosa. Il conflitto col mondo, con sé stessi e l’incapacità di descrivere e vivere le emozioni che sbocciano in quegli anni dell’adolescenza sono raccontati benissimo da Cornalba. La periferia diventa un contorno perfetto per esprimere il senso di impotenza rispetto alla vita e ai pensieri che cambiano. Un romanzo potente che descrive il suo momento ma forse, in parte, anche quello di altre generazioni.
Bagai non mi ha convinto. Ho dato 2 stelle solo perché si tratta del primo approccio narrativo dell’autore, e riconosco l’intento di sperimentare con una voce personale e originale. Tuttavia, la lettura è stata confusa, spesso disorientante, e faticavo a trovare un filo narrativo chiaro o dei personaggi capaci di coinvolgermi davvero.
Lo stile è sicuramente particolare, ma finisce per allontanare invece che attrarre. Forse manca un po’ di equilibrio tra forma e sostanza. Non sono riuscito a entrare nella storia, né a trovare un significato forte che mi tenesse dentro le pagine.
Prometteva qualcosa di diverso, ma per me non ha funzionato.
Un giorno questo dolore ti sarà utile, all’italiana, tra ricreazioni fumose, il lutto e come affrontarlo e il sentirsi eterni Bagai, bambini. Elia ti entra nel cuore con il fastidio di personaggi a cui non vuoi volere bene perché egoisti, cinici e silenziosi, troppo silenziosi. Ma lo fa con le sue fragilità, la sua incapacità di comunicare, lo stordimento dei quasi vent’anni di chi ha del dolore lasciato a marcire e deve espellerlo vomitandolo addosso a chi ama. Ripulendosi poi insieme a loro, sconfitto e vincitore, perche questa è la vita.
Esistono vite non destinate a portarsi i legami di sangue nel percorso della propria crescita, cordoni che si spezzano troppo presto per vicissitudini avverse e che segnano inesorabilmente il cuore e l’anima di chi subisce lo strappo più lacerante da immaginare per chi è solo un bambino e non ha gli strumenti per orientarsi nel mondo pratico, ma soprattutto affettivo, con cui si confronterà. Ma per quanto sia drammatico rimanere orfano dei propri genitori o anche solo di uno di essi, quando hai un’età in cui le premure, le coccole, gli aiuti, la protezione, sono gli assi immancabili nelle maniche delle tue giornate, c’è un momento ancor più delicato in cui quello strappo ti mostra tutte le scorie che possono derivare dalla perdita precoce di chi ti ha donato la vita ed è l’adolescenza. Quel periodo in cui è già un casino capire il perché sei al mondo, cosa devi farne del tuo tempo qui, quale sia il modo più giusto o più stupido per impiegarlo, il motivo per cui si sceglie tra il bene e il male, perché oggi ti ami e domani ti odi, ed è già difficile capirlo quando hai qualcuno con cui “prendertela” (solo per il fatto che a quell’età è così che funziona) o al contrario, qualcuno che ti “ripara” i pensieri più storti, figurarsi quando si vive non solo in un contesto piccolo e chiuso, geograficamente e mentalmente, ma senza neanche più una madre e con un padre vedovo e succube del lavoro, in una parola, quando sei solo. Elia è colui che questo strappo l’ha vissuto sulla propria pelle, ed è il protagonista, oggi ad un passo dalla maturità scolastica, raccontato da “Bagai”, il sorprendente romanzo d’esordio del giovane scrittore Samuele Cornalba, poco più grande dei ragazzi confinati all’interno di questo libro e di un paese che parla della realtà di coloro che sentono il futuro bussare alla porta, consapevoli che il tempo ha più fretta di farti crescere rispetto agli strumenti che senti di avere in mano per “difenderti”. Perchè a volte, è proprio così che ci si immagina il futuro a quell’età: qualcosa da cui scappare, piuttosto che da accogliere. Semplicemente perché ciò che si aspetta, non è fornito da mezzi per viverselo al meglio. E spesso non è solo questione di luoghi universitari o lavorativi, lontani da raggiungere per chi ogni giorno guarda il cielo da un paese di poche anime, ma è anche una confusione interna dettata dal non avere sempre in sé il quadro chiaro di cosa si vorrebbe fare nella propria vita. Continua, leggi su: https://librangolo.altervista.org/bag...
Elia è un ragazzo prossimo alla maturità che, in bilico tra l'età adolescenziale e quella adulta, si trova ad affrontare i grandi e piccoli problemi di vita. Con il padre, unico genitore rimastogli a seguito della morte della madre, ha un brutto rapporto, fatto di silenzi, di cose taciute e di parole non dette; con Camilla, invece, le emozioni e i sentimenti si fondono in un grande caos, lasciandolo inebetito, confuso, felice e malinconico allo stesso tempo. E poi c'è Andrea, amico storico e affidabile da cui, però, sente di dover prendere le distanze; c'è il vecchio libraio, che gli rivela aneddoti di un passato a lui sconosciuto; c'è la zia, che gli parla con sincerità sia del presente sia del tempo che lui, oramai, non ricorda più. In questo romanzo emerge tutto il caos e il disordine che caratterizzano la vita dei ragazzi che, in quella fase di limbo tra la scuola e la vita 'adulta', non sanno cosa fare, come agire e verso quale direzione dirigere la propria vita. In queste pagine si legge il senso di rabbia e tristezza del protagonista ma, al contempo, si percepisce anche la sua voglia di vivere, di andare oltre e di andare avanti. É un romanzo interessante, che rispecchia in modo eccellente un periodo di vita e lo rimanda, al lettore, in modo esplicito e semplice. Lo stile di scrittura risulta pulito, scorrevole e sciolto, nonostante non vi siano particolari colpi di scena o situazioni che stravolgono la narrazione. Lettura curiosa e veloce.
Elia è un ragazzo introverso, riservato e malinconico, sembra che non abbia alcun interesse nella vita. Soffre la perdita della madre, venuta a mancare in un incidente stradale. Con il padre non parla, si capiscono con lo sguardo, più che capirsi si respingono, anche se suo padre sembra fare molti sforzi per migliorare il loro rapporto. In queste situazioni di apatia c'è l'incontro con Camilla, che forse potrà cambiare Elia. Siamo a Pandino, un paese del cremonese, dove l'atmosfera sembra perfetta per il carattere del personaggio. Manca di fluidità questa storia interessante del giovane autore. È come se mancassero i puntini per unire le frasi nei dialoghi, che a volte non risultano chiari. Forse è voluto, visto che i diciottenni raccontati sono incerti, indecifrabili, interrotti e incapaci di dire le cose. È una generazione digitale che non ha i vocaboli del dialogo, l'espressività è mancante, tutto sembra ovattato in un mondo che fatico a comprendere, sono vecchio. Un figlio decide di non andare d'accordo con il padre perché lo reputa responsabile della morte della madre. La madre è venerata e la sua più grande misura è l'assenza. I sentimenti e le situazioni devono essere le supposizioni del lettore, perché non vengono spiegate o giustificate in alcun modo. Il linguaggio è attualissimo, con riferimenti contemporanei, per il resto credo sia molto acerbo, del resto è scritto da un ragazzo nato nel 2000.
Quello che troviamo in "Bagai" non è solo un frammento di vita di Elia il protagonista, ma un sentiero di ghiaia dissestato che l'autore ci fa percorrere per condurci nel cuore e nei pensieri di un ragazzo di diciott'anni.
Col peso degli esami di maturità sulle spalle, si troverà a fare i conti con sensazioni ed emozioni nuove quando conosce Camilla, e che spesso verranno sovrastate da un sentimento contrastante verso la madre scomparsa.
Ma quello che rende FORTE e SOLIDO questo romanzo è lo stile dell'autore che sa distinguersi fin da subito. Attraverso frasi brevi, taglienti, dirette e decise riesce a creare immagini concrete e reali di vita quotidiana. Ci immergiamo nei rapporti d'amicizia, i primi amori, il rapporto silenzioso ma fatto di gesti con un padre vedovo e nelle paure e nei pensieri taciuti di un ragazzo tormentato da un dolore che lo rende insicuro e apatico.
Samuele Cornalba, autore di soli ventiquattro anni, ha dimostrato in queste pagine un vero talento, una e ci fa ricordare quanto ognuno di noi è stato un "bagai" ovvero un bambino, rendendo questa lettura per certi versi nostalgica, lontana dalla vita adulta, riportandoci ai tempi difficili comandati dagli ormoni e dal cambiamento di noi stessi, proiettati verso un futuro incerto fatto di dubbi e responsabilità.
Che bello questo esordio di Samuele Cornalba, che con la delicatezza dei vent'anni scrive il libro dei vent'anni, come recita la fascetta promozionale. Dentro Bagai c'è una provincia da cui si vuole fuggire e la fine dell'adolescenza, che più di tutti è il momento in cui la vita diventa una palude in cui si resta impantanati. Ma condividere questo spaesamento con qualcuno - in fondo, siamo tutti bagai - ci aiuta a restare a galla, e possiamo tornare a respirare. Mi è piaciuto molto, l'ho divorato in un pomeriggio. Per certi versi è definibile un romanzo generazionale. Mi ha ricordato tanto Spatriati di Mario Desiati.
Bella prosa, bell'esordio. Devo ammettere che nonostante la premessa iniziale mi abbia rapito in maniera inaspettata, sul finale ho un po' faticato per carenza di interesse. Possiamo considerarlo un romanzo di formazione? non saprei. Senz'altro una lettura piacevole con cui cominciare l'anno.
Cit. del cuore: "consegnarsi in modo così vulnerabile a qualcun altro, Camilla non l'ha mai fatto. Si muovono in coppia da una sponda all'altra del canale. È la prima volta che Elia chiede a qualcuno di affidarsi a lui, che si fa carico del peso di una persona. A suo modo, ne sta avendo cura".
definisco lo stile narrativo come quello usato in questo libro "a spioncino": l'autore racconta dettagli, che ti inquadrano la situazione meglio di 100 pagine di narrazione. ne è maestra Sally Rooney. solo che bisogna saperli scegliere i dettagli. e in questo libro (170 pagine scritte larghe con numerose interruzioni di pagina) manca la capacità di scegliere il dettaglio. troppo corto, troppo scontato, troppe volte ci si chiede "ma serviva questo capitolo alla narrazione?". due stelline di incoraggiamento per l'autore
Dopo un lungo periodo di pausa dalla lettura, ho ricominciato proprio da Bagai di Samuele Cornalba. Sono affascinato da questi giovani scrittori e dal fuoco che hanno dentro. Le vite di tutti i bagai di Pandino sono sapientemente raccontate da Samuele, ma non do il massimo poiché, finita, la lettura non ho sentito molto. Mi sono sentito come Elia, non ho sentito nulla.
Un esordio emozionante. Quello che più mi è piaciuto è stata la caratterizzazione dei personaggi che si intrecciano in una storia vivida dove la solitudine e il dolore fanno da protagonisti. Bagai siamo noi, Bagai siamo tutti.
Un libro carino e abbastanza scorrevole, ma dal quale mi aspettavo qualcosa in più. La storia di un ragazzo che percorre la sua adolescenza avendo alle spalle una perdita importante che si "ripresenta" nella sua vita,ma grazie ad una persona speciale riesce ad affrontare tutto e andare avanti.
La storia è raccontata bene. I personaggi pulsano. Purtroppo è tutto un già letto e un già visto. E quando non si è in target (perché troppo vecchi e abbastanza vissuti) i fatti narrati perdono di interesse.
Poche volte mi sono rivista in un personaggio come mi sono rivista in Elia , veramente un bel libro se non fosse per le citazioni a cantanti, autori, e libri costanti , in alcuni punti sono inerenti e ci stanno ma molte non erano necessarie secondo me