★★★1/2
[...]
La luce della verità deve brillare intensa,
come un simbolo di risveglio e resilienza,
che ci guida verso una nuova era di consapevolezza,
che cura le nostre ferite con una carezza.
In un mondo offuscato dall'ombra di una visione distorta,
la pella nera si solleva come un'opera d'arte risorta.
Ma gravida è la storia, la sua pesantezza oppressiva,
attraverso una narrazione esclusiva,
che cerca di sbiadire il nostro colore,
lasciando solo piccole tracce di dolore.
[...]
Così scrive l'autrice, in questa poesia, che io ho qui riportato solo una parte, che descrive benissimo dell'inganno delle razze: dove quella bianca è lo standard, il "giusto" e dove tutte le altre si devono adattare e sottostare ad essa.
Siamo tutti esseri umani (che io estenderei a tutti gli esseri viventi) e dove le differenze dovrebbero essere un punto di raccordo, dove poi riunire tutto l'ecosistema Terra, ma purtroppo non è, assolutamente, così.
Nogaye, in questo saggio autobiografico, ci racconta della sua vita, sviscerando di nozioni quali: razzismo, identità, dignità, amore, amicizia e famiglia. Con uno stile molto colloquiale, si pone al lettore ed alla lettrice, con il cuore aperto, raccontando la sua personale esperienza, intersecando poi avvenimenti storici, concetti giuridici e degli inserti poetici. Ciliegina sulla torta: ad ogni inizio capitolo troviamo un proverbio senegalese.