La Zaini è una fabbrica di cioccolato nata negli anni '10 del secolo scorso a Milano, creata da Luigi Zaini con un socio che lascerà la società pochi anni dopo.
Noi conosciamo l'imprenditore quando nel 1938 muore, lasciando la fabbrica nelle mani della seconda moglie, Olga, che ha sposato quattordici anni prima, quando costei, giovanissima, si era proposta di aiutarlo coi due figli rimasti orfani di madre. È un grande amore quello dei coniugi Zaini, un'armonia imprevedibile eppure spettacolare fatta di elementi diversi, ma che si sposano decisamente bene insieme, come il cioccolato, le ciliegie e il liquore del mitico "boero".
L'autrice sceglie di raccontare la storia della nota famiglia di imprenditori per poi allargare lo sguardo anche alla varia umanità che nella fabbrica lavora, o che è a servizio della famiglia, in un'epoca storica - quella precedente, contemporanea e successiva alla seconda guerra mondiale - segnata da rapidi cambiamenti sociali.
I personaggi sono delineati molto bene, tanto che non richiede nessuna fatica affezionarsi ai vari componenti della famiglia Zaini, ma anche a Emilia, a Clelia, a Pietro e a tanti altri, di cui conosciamo parte della storia.
Proprio qui sorge un problema: Cavagna di Gualdana infatti non si concentra esclusivamente su un numero limitato di protagonisti di cui raccontare in modo approfondito le traversie, ma saltabecca tra - non esagero - più di una decina di personaggi diversi, alcuni molto secondari, tanto che le loro vicissitudini aggiungono molto poco alla narrazione principale, raffreddando il ritmo del racconto.
L'ambientazione storica è molto curata e ricostruisce in modo eccellente anche il clima politico dell'epoca, con l'instaurazione del regime fascista, lo scoppio della guerra, l'inasprimento del conflitto, i bombardamenti sulla città meneghina, gli sfollati, i razionamenti, il tutto visto sia attraverso gli occhi di un'industriale, che deve mantenere efficiente la sua fabbrica per poter garantire uno stipendio ai suoi dipendenti, ma anche attraverso le esperienze di questi ultimi, con preoccupazioni diverse, ma altrettanto pressanti.
L'autrice, pur non lesinando in avvenimenti drammatici - legati anche al periodo storico - mantiene però un tono del racconto leggero, senza soffermarsi sulla sofferenza, ma cercando di mettere in luce gli aspetti più legati alla resilienza e alla forza di tutti coloro che non si sono lasciati piegare dagli affanni della vita, ma hanno scelto di reagire e continuare a lottare per un futuro più luminoso.
Il libro termina poi su una nota molto commovente, che ricorda al lettore che è riduttivo definire famiglia il banale legame di sangue, famiglia è infatti il complesso sistema degli affetti, fatto di gesti che si prendono cura, che accolgono, che riconoscono affinità più profonde e durature di un tratto di DNA condiviso.