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Maria Zef (European Women Writers

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Maria Zef was considered the farthest limit of verismo in contemporary Italian literature when it was first published in 1936. Like the great films to come after the war, Shoeshine and The Bicycle Thief, Paola Drigo's gritty novel portrays the struggle to come of age or even survive in a harsh environment. But its setting is more rural and its protagonist is a young girl whose voice will now be heard around the world in this English translation by Blossom Steinberg Kirschenbaum.

Born in the medieval town of Castelfranco in the Venéto, Paola Drigo (1879–1938) wrote frankly about the poor and brutal lives of toilers in preindustrial northern Italy. Maria Zef, her masterpiece, focuses on the orphaned Maria, who assumes responsibilities beyond her years in protecting her baby sister and staying alive. Poverty, toil, illness, solitude, and abuse contribute to one of the most horrifying climaxes in modern fiction.

200 pages, Paperback

First published January 1, 1936

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About the author

Paola Drigo

29 books1 follower
Paola (née Bianchetti) Drigo (4 January 1876 – 4 January 1938) was an Italian writer of short stories, novellas, and novels. Her first collection of short stories, La fortuna, was published in 1913 and caught the attention of literary critics and the public. Her last major works were two novels, Fine d'anno and Maria Zef, both published in 1936. With a style rooted in 19th century Italian realism, she was admired for the detailed psychological analysis of her characters and her descriptions of provincial life in her native Veneto region. The protagonists of her stories (usually women) were people of humble origin or those who had been "humiliated by fate".

Life

Drigo was born Paolina Valeria Maria Bianchetti in Castelfranco Veneto. Her father was Count Giuseppe Valerio Bianchetti who had fought with Garibaldi, later becoming a minor literary and political figure. Her mother, Luigia Anna Loro Biasnchetti, was the daughter of a lawyer and member of the Italian Parliament. Paolina was educated first at the Liceo Canova in Treviso, where she was the first female student in the school's history, and she completed her studies at the Scuola Normale in Padua.

In 1898 she married the engineer and agronomist Giulio Giovanni Drigo. Her first and only surviving child, their son Paolo, was born a year later. A daughter soon followed but died only a few days after her birth, an episode later alluded to in Drigo's autobiographical novel, Fine d'anno. The couple initially lived in a palazzo on the Piazza del Santo in Padua but in 1900 moved to Mussolente where Giulio had bought the Ca' Soderini, a large villa and farming estate with one of the largest and most important parks in the Veneto region. Until the beginning of the First World War, Paola Drigo spent the winter seasons in Rome where she was active in several literary salons. By 1912 her stories and novellas began to appear in La Lettura (published by the Corriere della Sera). Her first collection of stories, La fortuna, was published by Emilio Treves in 1913. The favorable reaction of both critics and the public led to regular collaborations with two other Italian literary magazines, Nuova Antologia and L'Illustrazione Italiana.

With the outbreak of the First World War in 1914, she returned to Mussolente. Another collection of stories, Codino, was published in 1918. Although she continued to contribute stories and articles to several Italian periodicals, she published no further books until 1932. The intervening years were marked by an increasingly strained relationship with her son and by her husband's lengthy and debilitating illness. After his death in 1922, she assumed the administration of their estate while making frequent trips to Rome, Milan, and Padua. Her third collection of stories, La signorina Anna, was published in 1932, followed in 1936 by the publication of her only novels, Fine d'anno and Maria Zef.

She eventually settled in Padua, and spent her final year there. Suffering from depression and a severe gastric ulcer which caused frequent violent hemorrhages, she was largely confined to her bed in a room overlooking the Bacchiglione River. Her last piece, Finistre sul fiumeCorriere della Sera on 18 August 1937 was written from her hospital bed. The tale's protagonist reflects on her illness and impending death. The piece ends with:
«No, I'm not ready yet. O my God, let me stay here a little longer.»
Paola Drigo died in Padua six months later on her 62nd birthday. She was buried near her villa in Mussolente, attended by a few relatives and her close friend the poet and writer, Manara Valgimigli.

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Displaying 1 - 10 of 10 reviews
Profile Image for Malacorda.
603 reviews289 followers
December 29, 2018

Per fortuna concludo in bellezza: l'ultimo libro dell'anno è senza dubbio da cinque stelle. Dopo una lettura fortemente deludente, nel giorno di Natale tutti i santi del paradiso Verista mi sono venuti in soccorso suggerendomi di prendere in mano questo volumetto. Una scrittura poetica, densa, dal grande respiro per quanto narri di esistenze miserande, con descrizioni della montagna di notte così mozzafiato come ne avevo trovate solo ne Il clandestino di Tobino. Tutti gli altri libri sulla montagna (Cognetti, Campani, Balzano), pur con tutta la buona volontà, restano quattro passi indietro: testa bassa e pedalare. Tolgo lo sguardo dalla natura per posarlo sull'umanità che viene qui narrata, e in questo caso il paragone da fare è con La Malora di Fenoglio, niente di meno: c'è la stessa ineluttabilità, la stessa vita grama e bestiale, qui non si scrive per l'happy-ending, lasciate ogni speranza voi che entrate - anzi voi che leggete.
E infine, per chiudere il discorso dei paragoni, devo mettere a mano Verga, Capuana e compagnia bella, quell'olimpo di cui dicevo sopra. Ma è verista questa Paola Drigo? Io sono un'ignorante quindi non è che possa andare tanto per il sottile, ma grossomodo direi proprio di sì: gli anni sono quelli, l'impostazione della scrittura è quella, quindi anche a costo di essere semplicistica mi limito a crogiolarmi in questa bella soddisfazione: ho letto un gran bel romanzo verista.

Nota di demerito per la pessima edizione: brutta rilegatura, brutta impaginazione, brutti i caratteri, brutta la grafica. Sembra uno di quei self-publishing da strapazzo (le edizioni youcanprint sono mille volte meglio, tanto per intendersi). Non me ne voglia Elisa Quinto, la cui foto campeggia in copertina, e che ha scritto una prefazione sintetica, abbastanza esaustiva e non spoilerante: ma perché questa foto? Se l'autore della prefazione avesse avuto le fattezze di Babbo Natale, ne avremmo fatto una strenna natalizia? E perché questo sorriso a trecentosessanta denti? La storia qui narrata è la cosa più pessimista che abbia letto negli ultimi tempi, è più dura di un ceffone dato dalla parte delle nocche. Una storia di questa caratura meritava un contenitore un poco più consono.

Cerco di superare questo ostacolo non del tutto secondario e torno nel merito. Da qualche parte avevo letto che certe valli del bellunese sono talmente impervie e sono sempre state talmente isolate che solo alla fine del XIX sec. ne è stata fatta una prima, approssimativa, cartografia. Ed è in una di queste valli che si svolge la dura storia qui raccontata: non ci sono riferimenti temporali ma ad un press'a poco direi che siamo tra gli anni venti e i trenta, quel periodo che ha visto la montagna spopolarsi vistosamente per la grande miseria: tanti sono morti di stenti e altrettanti sono partiti per le Americhe in cerca di sopravvivenza, e non di rado sono ritornati più malconci di come erano partiti. La protagonista di questa storia non muore e non parte: le tocca di restare, ma a quale prezzo. Sin dalle prime pagine la disgrazia è incombente, le piante spoglie contro il cielo grigio foriero di inverno potrebbero benissimo essere le mani ossute che la morte sta già incrociando sopra le teste di queste povere anime (per quanto coloro che bevono spavaldamente dai calici siano ben altrove).

Una distinzione che qui cerca di assumere un qualche rilievo, attraverso i pensieri della protagonista, è quella tra povero e povero: perché non tutti i poveri sono uguali. Ci sono quelli che, pur nella scarsità di denaro, hanno di che sopravvivere e hanno di che mantenere una certa dignità, e le due cose messe insieme consentono la realizzazione di un qualche istante di felicità, nel corso della vita, pur attraverso le mille difficoltà. E ci sono invece quelli che affrontano non solo la povertà ma affondano i piedi nel pantano della miseria, e qui bisognerebbe chiedere soccorso a Hugo per spiegare com'è e come si compone questo girone infernale. Ma in fin dei conti ci riesce benissimo anche la Drigo, pur senza mille dissertazioni e digressioni, ma solo con gli occhi ingenui di una giovinetta.
Disquisire sul fatto che l'autrice sia una donna e anche la sua protagonista una donna, mi pareva invece irrilevante e irrispettoso, mi dicevo che quel che deve contare di più è l'umanità e non il genere, e di questo fino all'ultimo non avrei saputo dire se c'era da parlarne oppure no, ma trovo infine che gli accenni al tema indicati in prefazione non erano fuori luogo: lo strappo del finale, che giunge al culmine di una tensione che è andata via via accumulandosi come in un bolero, getta tutto il racconto sotto una luce esageratamente attuale che parla non dico di presa di coscienza di sé, ma almeno di presa di coscienza del punto di rottura, oltre il quale una persona – in ispecie una ragazza sola – non può più piegarsi senza spezzarsi, e parla di gettarsi in maniera definitiva oltre l'ostacolo non solo con il cuore ma proprio con tutta un'esistenza. E non si può non cogliervi una specie di ammiccamento a Verga, come se la Drigo, pur tra colleghi, gli stesse dicendo "Ah sì, eh?". Dunque, per quanto l'intera vicenda sia incredibilmente dura e cruda, chiudo il libro (e l'anno) avendo in bocca un sapore "sinistramente" positivo.
Profile Image for FerroN.
139 reviews24 followers
February 2, 2019
Agganciata a due stanghe per mezzo di una cinghia, una ragazzina trascina un carretto carico di oggetti in legno e, tra la mercanzia, di una bambina addormentata; sulla strada ghiaiosa piena di buche e fango l’accompagnano una donna che calza scarpe di pezza e un piccolo cane: sono Mariùte (o Mariutine, Maria), la sorellina Rosùte, la madre Catine e il fedele Petòti che, come ogni anno all’inizio dell’autunno, percorrono la pianura veneta vendendo utensili di loro produzione allo scopo di ricavare i mezzi per affrontare l’inverno.

“Quest’anno, le furlane avrebbero potuto risparmiarsi il viaggio”, commentano le donne che le vedono passare dai paesi che sorgono tra i fiumi Piave e Livenza.
Settimane di piogge incessanti, seguite a un lungo periodo di siccità, hanno infatti messo a dura prova le popolazioni; tra carestia e campagne allagate, sono poche le persone che hanno voglia di recarsi ai mercati e alle fiere, e meno ancora sono le massaie che sentono il bisogno di uscire nei cortili e nelle aie per acquistare mestoli, cucchiai, scodelle o zoccoli. Il lungo giro si avvicina alla conclusione e il carretto è ancora quasi pieno: la preoccupazione per le figlie, l’incubo della fame e una sottaciuta malattia provocano nell’animo di Catine uno stato di profonda prostrazione.
Il drammatico evento costringe la piccola comitiva a prendere la via del ritorno. Assente il capofamiglia, partito molti anni prima per l’America e mai tornato, è Barbe Zef (zio Giuseppe) che s’incarica di guidare le parenti nel viaggio in treno e a piedi verso il Cadore e il Passo della Mauria dove – sul versante friulano – si trova il loro misero casolare.
Abituata dalla nascita alla povertà e alla fatica, al cospetto delle nuove responsabilità Mariùte non dispera; ma una serie di sciagure e violenze, e la straziante lontananza dell’unica persona al mondo capace di mostrarle affetto, arrivano quasi a spegnerla, a farla apparire “invecchiata in pochi giorni di molti anni”; e un giorno, buttata a terra con il viso rivolto al suolo, tra grigi monconi di tronchi nella desolazione di un immenso bosco tagliato, si assopisce desiderando la morte. Ma Mariùte, quindici anni e un’aria gentile, oltre a un viso da bambina e robusti polpacci da montanara, possiede anche un cuore da leonessa.

Con uno stile che oggi può apparire un po’ datato (ma totalmente privo di inutili orpelli e ornamenti) Paola Drigo scrive nel 1936 un romanzo crudo, drammatico e moderno. La vicenda si svolge in un ambito circoscritto, in una montagna nuda e silenziosa, poco ospitale e povera di risorse; un ambiente né idealizzato né demonizzato, descritto senza romanticismo né retorica, dove i rari momenti di bellezza e poesia accrescono la dimensione delle privazioni e delle sofferenze.
“Maria Zef” è una storia inventata ma realistica; c’è poco di romanzesco nel susseguirsi di malanni e disgrazie che accadono a coloro che vivono (ai limiti della sopravvivenza) in baite e stambugi dove l’acqua d’inverno gela nei secchi anche quando il focolare è sempre acceso, distanti ore di cammino da un medico generico ambulante o dall’ospedale più vicino, o nello scatenarsi di crudeltà e violenze tra le mura di casolari sperduti e isolati.
Mariùte, che per puro istinto comprende l’ingiustizia del suo stato di sfruttamento e sottomissione, del suo essere considerata alla stregua di una cosa o animale di proprietà altrui, che nonostante la rigida “educazione” alle ataviche leggi patriarcali non si rassegna e reagisce affinché altri non debbano subire ciò che lei ha patito, è un personaggio commovente e sempre attuale.

* * *

Nota (anti-“spoiler”)

Ho letto “Maria Zef” in una bella edizione Garzanti (1982) trovata in biblioteca. Uscito pochi mesi dopo il film in dialetto friulano (con sottotitoli in italiano) tratto dal romanzo di Paola Drigo (regia di Vittorio Cottafavi, RaiTre, novembre 1981; disponibile solo su YouTube), il libro contiene una breve introduzione dell’editore (“Il ritorno di Maria Zef”) che anticipa i tratti salienti della vicenda.
A lettura ultimata ho ricevuto l’edizione stampata da “Il Poligrafo” (2011, ISBN 978-88-7115-732-0), una delle pochissime attualmente in vendita; nelle circa quaranta pagine di contributi iniziali (“Il silenzio del Bosco Tagliato” di Paola Azzolini e “Paola Drigo, le opere e i giorni” di Patrizia Zambon) la trama viene svelata quasi completamente, oltre all’anticipazione integrale degli ultimi paragrafi.
Seguito tramite l’esclusivo punto di vista della protagonista (o della voce narrante), senza anticipazioni, l’imprevedibile sviluppo degli eventi offre un impatto drammatico notevolmente superiore. Prefazioni o introduzioni non espressamente previste dall’autore dovrebbero perciò essere poste sempre in coda al romanzo, ma curatori e editori con questa sensibilità costituiscono una minoranza.
Profile Image for Soobie has fog in her brain.
7,210 reviews134 followers
June 13, 2017
URCA!!

Preso in biblio, facendolo arrivare apposta da Polcenigo (PN).

Non conoscevo Paola Drigo. Ho sentito il suo nome per la prima volta nell'introduzione ai Racconti di Caterina Percoto pubblicati nel 1972 da Vallardi. La Drigo è veneta e mi ero stupita che il curatore la annoverasse tra le grandi scrittrici friulane. Così son andata a controllare di persona.

E si parla di Friuli. Di montagne dure e inospitali. Di povertà. Si parla degli ultimi, strenuamente legati alla propria terra e alle proprie montagne. Quelle crode che danno pochissimo da mangiare.

Siamo tra gli ultimi degli ultimi. Gente che vive in malga anche d'inverno. Tra quattro mura, insieme agli animali, con il paese a quattro ore di cammino. Non c'è cultura, non c'è religione. C'è solo la fatica di una vita da animali.

La storia comincia con la bella stagione, quando Catine e le figlie Mariute e Rosute sono in viaggio attraverso la pianura lungo la Livenza e il Piave per vendere gli oggetti che hanno fabbricato durante l'inverno. La madre è malata; la figlia piccola si è fatta male ad un piede; quella grande ha sulle spalle tutta la famiglia.

Viaggiano tra gli stenti ma c'è sempre tempo per cantare una villotta e rallegrare gli animi. Fino a che Catine non stramazza a terra e viene portata in un ospedale, dove muore. Siamo lontani dalle valli carniche e quasi nessuno capisce il modo di parlare delle due sorelle. In attesa di un parente che tarda ad arrivare vengono messe dalle suore ed è un mezzo disastro: non sanno leggere, non sanno scrivere, non conoscono la religione. E non ci sono le loro montagne.

Quando alla fine arriva Barbe Zef, i tre tornano in montagna. E la vita di Mariute peggiora ancora di più. Mangia poco, per fare la sua parte alla sorellina e allo zio. Lavora tanto per dimostrare il suo valore, affinché lo zio non la mandi via, a servizio da qualche famiglia benestante. Ma poi la sorellina si sente male.

E la situazione precipita. Con la sorellina in ospedale, Mariute - dopo uno strano incontro con una famiglia ricca e un po' stravagante - subisce un bruttissimo colpo: lo zio la stupra. Più e più volte. Lei si arrende, non riesce a sopraffarlo anche se lui beve spesso. Quando comincia a star male e strane macchie le appaiono sulle mani, la sua degradazione è completa. Cerca aiuto ma non lo trova. Trova solo una testimonianza che le fa aprire gli occhi sull'origine della sorellina che, stranamente, ha gli stessi capelli rossi dello zio.

L'orrore la assale. Ma la cosa che la fa finalmente agire è il pensiero per la sorellina che, una volta che Mariute andrà a servizio, si ritroverà da sola con lo zio. Mariute non può digerire tutto questo. E finalmente prende in mano il suo destino.

È un libro forte. Che deve molto a Caterina Percoto e al suo verismo. La montagna, per quanto bella, è un luogo inospitale che racchiude i suoi abitanti per mesi. Le persone sono povere, senza speranza per una vita migliore. Non c'è scampo se non l'immigrazione. Pieri, che sembra provare qualcosa per la nostra Mariute, decide di imbarcarsi a Genova per l'Argentina, nella speranza di tornare entro quattro anni. La ragazza rimane così solo, con una vaghissima promessa di cose belle.

Mi stupisco che non sia intervenuta una forma di censura. I temi sono difficili. La povera Mariute subisce le violenze delle zio e non ha alcuna via di scampo, se non quella che si crea da sé alla fine del libro. Ma come biasimarla?

Il romanzo si interrompe un po' all'improvviso e forse lascia al lettore al possibilità di immagine un futuro diverso per la piccola protagonista.

Bello e consigliato. E anche breve, che non guasta mai.

C'è anche un film, del 1981.
Profile Image for A_me_mi_piace_magnare .
66 reviews12 followers
April 10, 2020
PROTOFEMMINISMO NELL'ITALIA DEL '36⠀

Mi chiedo come sia possibile che, in una società sessista e patriarcale come quella italiana nel periodo fascista, una donna abbia avuto il coraggio e la lungimiranza di scrivere un romanzo sulla tematica tabù dello stupro.⠀

Il romanzo è ambientato in Carnia, la protagonista è Mariute, una ragazzina di quindici anni che in seguito alla morte della madre deve prendersi cura di Rosute la sorellina di sette e badare alla casa di Barbe Zef, lo zio paterno che le ha accolte. Vivono in uno stato di profonda miseria e completamente isolati dalla civiltà, nel cuore della montagna. L'isolamento, l'asprezza della vita di montagna e l'alcolismo riusciranno a tirare fuori la parte più bestiale dell'uomo, animale feroce e indifeso allo stesso tempo.⠀

Mariute affronta un percorso di involuzione segnato dalle dolorose scoperte e dalla perdita dell'ingenuità. Se all'inizio era una ragazzina allegra e di buon umore, felice di allietare gli altri con il suo bel canto, si trasforma sempre più in un grumo silenzioso di rassegnazione, in grado di reagire solo quando verrà minacciato l'ultimo affetto che le è rimasto al mondo, la piccola Rosute. Svela il suo stato di subalternità femminile e diventa anacronisticamente parte attiva della tragedia.⠀

Lo stile della Drigo è asciutto, non ci sono orpelli, contrappone l'italiano perfetto della narrazione con il dialetto friulano dei dialoghi. Questo romanzo realista è anche una feroce denuncia della vita di paese che era esaltata e stereotipata positivamente dal regime fascista.⠀

Quando penso a questo libro mi vengono i brividi, un capolavoro di sofferta crudeltà.⠀
Profile Image for Luke.
1,635 reviews1,200 followers
April 10, 2020
2.5/5

TW: rape, incest

This work is an odd confluence of many authors and works that I've mulled over at one time or another. Ferrante for the there-can-only-be-one concerning Italian women writers, Laxness for the evocation of rural life and all its beauty and hardships, Smiley for a similarity in theme and caliber of treatment, Hamsun for a heavy handed polemicizing approach to that same material, Evans/Eliot for sanitized fictionalizations of the relationships between the poor and the rich in a small bucolic landscape, Hardy for the utter devastation of abject poverty, and, on a more general level, the timeline of permissibly portrayable topics in fiction. Of all that I can remember that I've encountered who have written on themes similar to this particular work, Smiley and Laxness appealed the most; in my case, I believe this is because of their focus on culture that survives the both the success and the tragedy, but not without being embedded with the pieces of gold and the shrapnel that is passed down as both rapture and warning to descendants. Drigo's tale promised such at the beginning, but as one can probably tell by my warnings at the beginning, the narrative concentrated into what may have been revolutionary back in 1939, but, these days, I find nauseatingly repetitive. The brevity and close third person bildungsroman meant that, once the narrative had shifted, there wasn't any getting out of it, and by the end, I was ready enough to move on that the final, predictable climax didn't do much for me.

The general middle of this book made me realize how much I enjoy world building when it is built upon the veritable fact of history, and the more micro or non-mainstream, the better. Certain pieces of vernacular, replication of traditions of entertainment, the reverberations of large scale shifts of industrial development felt through every part of the globe. In that respect, I'm glad that I picked up this work on the strength of the intriguing cover design and the non-Anglo name, as, alongside Virago, the Schomburg library, and certain selections from New Directions, NYRB Classics, and others, the European Women Writers Series is worth pursuing. Other than that, I held out with this for as long as I could when, while there was real sadness, there was still some promise of a development that wouldn't descend into the realm of pure tragedy porn. I have no doubt that Drigo's intent was not to do such, and that, at the time of her writing, the concerns of literature were far, far away from describing the trauma that plagues landscapes stricken by large scale economic impoverishment and poisonously gendered restrictions. Still, if I never run into another villain encoded with ableist/antisemitic archetypes, it will be too soon, and I'm talking about a rather popular movie based on a video game released in the last year, not just this book published nearly a century ago.

So, yet another capricious pick on my part that wasn't the most brilliant, but it did come in handy for a number of reading challenges, and, thanks to it, I now have a better sense of what I like in literature, as well as the directions I should take in my reading. I'll still be angling towards the classic, the translated, the women, and, ideally, some combination of them all in the form of a work I haven't yet heard of. My only hope is to run into more works that focus on a continuity I hadn't yet encountered, or otherwise fleshed out something I had only previously encountered in stereotypes or the voyeuristic gaze of an outsider. This work may be necessary or a masterpiece to someone else, but its themes have become so overbearing in the halls of what is considered popular or art these days that it's not for me. Now, if the book had continued past its 'one of the most horrifying climaxes in modern fiction', I may have liked it more. Otherwise, I value it mostly for the luck that I had in acquiring a European Women Writers work, alongside that of Banti's Artemisia, Bouraoui's Tomboy, Lê's Slander, and so many others that I look forward to exploring and revisiting. For now, though, I'll be passing this along: leastwise, when I am able.
Profile Image for La Repisa de Elena.
322 reviews78 followers
August 5, 2022

Maria Zef, una obra del siglo pasado en la que su autora de manera detallada plasma un realismo categórico. Ante tal objetividad, podemos decir que es una verdadera y extraordinaria creación literaria.
Bellísima narración a pesar de ser una novela de dureza extrema.
Ambientada en la vida rural del siglo XX y con mujeres como protagonistas principales,Paola Drigo manifiesta lo compleja que era la vida para una sociedad campesina donde no hay oportunidades profesionales, carencia de educación y una pobreza tan atroz que debían hacerle frente sobreviviendo como podían.
Una mirada al pasado para reflexionar aunque la impotencia nos invada.
Hoy día para muchas mujeres aún continúa siendo su aterrador presente.
@larepisadeelena 👈
Profile Image for Daniel Ballesteros-Sánchez.
220 reviews34 followers
July 31, 2024
Tremenda, conmovedora, fuerte, resistente. ¡Increíble que me haya perdido de esta novela durante tanto tiempo!

Maria Zef, la obra de Paola Drigo, es un viaje íntimo y revelador hacia la vida de una mujer que lucha por encontrar su lugar en un mundo que a menudo intenta silenciar su voz. A través de la pluma de Drigo, somos testigos de las complejidades de la existencia femenina, marcadas por la lucha, la resistencia y la búsqueda de identidad en una sociedad que, a menudo, presenta retos casi insalvables.

El personaje principal, Maria Zef, no solo representa a una mujer cualquiera; es un símbolo de todas aquellas mujeres que han sido reconfiguradas por las expectativas y limitaciones impuestas por la sociedad. Su vida, poblada de desencuentros y anhelos, refleja una realidad profunda: la de las mujeres que, a pesar de las adversidades, se levantan una y otra vez, buscando autenticidad en un mundo que parece desear lo contrario.

Drigo utiliza un lenguaje poético y evocador que permite al lector sumergirse en las emociones y pensamientos de Maria. Cada página resuena con la urgencia de una voz que necesita ser escuchada. La autora no teme explorar los matices de la vulnerabilidad; al contrario, la presenta como una fortaleza, una forma de resistencia frente a las opresiones sistémicas.

Además, Maria Zef también se adentra en las cuestiones de clase y pertenencia. Esto es especialmente relevante en un contexto donde la interseccionalidad se convierte en un concepto clave para entender el empoderamiento femenino. Maria, a través de su historia, desafía no solo las nociones de género, sino también las de clase, mostrando que la lucha es multifacética y requiere una solidaridad inclusiva.

Finalmente, el viaje de Maria es uno de autodescubrimiento y empoderamiento. A medida que avanza la narración, vemos cómo Maria no solo busca su voz, sino que también se convierte en una fuente de inspiración para otras mujeres a su alrededor. Drigo, al presentar a Maria Zef como un símbolo de resistencia y fuerza, invita a las lectoras a reconocer su propio poder y a cuestionar las narrativas dominantes que intentan recortarlo.

En conclusión, Maria Zef (la novela y el personaje) son más que una novela; son un grito de libertad, una celebración de la resiliencia femenina y una invitación a la reflexión sobre el papel de la mujer en la sociedad contemporánea. La obra de Paola Drigo se mantiene como un faro para quienes buscan explorar las profundidades de la experiencia femenina, mostrando que, a pesar de las luchas, siempre hay espacio para la esperanza y el renacimiento.
Profile Image for Rita .
4,032 reviews92 followers
January 11, 2022
IL "COME" E NON IL "COSA"

Veramente straordinario. Quando devi studiarle per un esame, le opere sei costretto a leggerle e a rileggerle. Il più delle volte, tuttavia, ogni rilettura non è uno strazio, bensì un'appassionante caccia agli aspetti che ti sono sfuggiti all'inizio... per non parlare di quelli di cui, viceversa, ti accorgi senza neppure esserne andato alla ricerca.
"Maria Zef", che in prima battuta mi aveva sorpreso semplicemente per l'ingente quantità di avvenimenti che accadevano in così poche pagine, mi ha poi travolta per la forza della sua scrittura. In breve, la prima volta l'ho letto sulla spinta della curiosità di sapere cosa sarebbe avvenuto alla povera Mariùte. La seconda, invece, grazie anche all'aiuto delle riflessioni del professore e dei miei colleghi universitari, mi sono soffermata più sul "come" che sul "cosa".
Ho cioè guardato più in profondità nei passaggi in cui il discorso indiretto libero scandaglia così a fondo l'animo di Maria da trasmetterti tutta la sua angoscia ed impotenza.
Mi sono lasciata trasportare dalla bellezza delle descrizioni di Paola Drigo, che fanno dell'ambientazione quasi un ulteriore personaggio, pronto ad adeguarsi agli stati d'animo di tutti gli altri.
Ho meditato a lungo, infine, sullo stupro di Maria, stupendomi del suo scarso peso nell'economia del romanzo. Sì, avete capito bene. Perché "Maria Zef" non è affatto un romanzo di denuncia, quando si considera che dopo la violenza tutto torna immediatamente alla normalità, e anzi Maria continua ad essere affezionata allo zio. Il pericolo più grande che sente di poter correre è infatti quello di essere lasciata sola e senza la tutela di un uomo, poco importa se per averne la protezione è costretta a subire di essere presa da lui "come il cane prende la cagna". Terribile, sì. Ma estremamente fedele alla realtà di quegli anni.

***

Lettura: 14/12/2021 - 15/12/2021
Studio: 26/12/2021
Esame: 11/01/2022
Voto: 30 e lode
Profile Image for YoJo.
26 reviews
February 26, 2019
Libro tristissimo, con un finale tragico, ma ugualmente molto bello! Scritto in modo davvero eccellente. La storia e l'esistenza di questa povera ragazza fanno venire la pelle d'oca...
135 reviews2 followers
January 12, 2018
Se lee rápido, pero eso no es un cumplido para un libro que trata de miseria y brutalidad. Un escritura demasiado convencional con un desarrollo predecible cuando tendría que choquearte y remecerte.
Displaying 1 - 10 of 10 reviews

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