Carino in alcuni punti, molto mal scritto e confusionario in altri. A volte mancano i soggetti, le frasi sono contorte, saltano fuori nomi all'improvviso, senza che si sappia di chi si stia parlando. In altri passaggi, la narrazione si accosta alla lista della spesa. Per chi, come me, legge saggistica non per passione ma per necessità, può essere arduo appassionarsi a un testo nozionistico, in cui mancano lo spessore dei personaggi e un intrigante coinvolgimento con le loro esperienze.
Altro appunto: il saggio dovrebbe parlare delle diciannove donne più influenti di Roma, ma quasi sempre lo svolgimento si sposta, per lunghi periodi, sui maschi dell'epoca e sulle loro motivazioni sociali e politiche. Evidentemente, delle donne romane si conosce poco e, purtroppo, la loro influenza sui fatti del mondo è avvenuta perlopiù nelle alcove in cui si consumavano matrimoni combinati e, ancor più di frequente, turpi tradimenti. Delle diciannove donne ricordate nel saggio, quasi tutte erano sgualdrine licenziose, incapaci di domare gli appetiti della carne, e così dedite ai vizi e alla lussuria da farmi vergognare per i loro agiti animaleschi.
In altri passaggi, invece, il tono narrativo si fa più alto e rende giustizia alla cultura e all’abilità stilistica dell’autore. Anche la Storia viene narrata con maggior coinvolgimento, e le pagine scorrono rapide, intrise di fascino e di pathos.
Ho fatto un po’ fatica a portare a termine questa lettura, sia per gl’intoppi di cui ho già parlato, sia per la mia scarsa attitudine a leggere saggistica. Ma l’ho terminata, e ultimamente abbandono senza troppe riserve quello che non mi piace. Pertanto, alle due stelle che sento di dare a questo saggio, ne aggiungo una terza, per avermi accompagnato, nonostante tutto, fino all’ultima pagina.