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160 pages, Paperback
First published January 1, 1975
Le navi dirette a Napoli erano tutte in ritardo. Ma ad una ad una entrarono nel golfo, e poi nel porto, attraccando tra il piccolo Molo Angioino e il Piliero.Durante la manifestazione per il centenario dalla scomparsa del celeberrimo antenato tenutasi nell'avito castello di Colloredo, Stanislao Nievo viene folgorato da un dettaglio del francobollo commemorativo stampato per l'occasione, l'ambiente attorno a lui si trasfigura, per attimi che sembrano vite intere lui non è più lì, ma è in mezzo al mare, inghiottito da quel cuore pulsante che gli era parso di scorgere focalizzando lo sguardo sul cappello del colonnello garibaldino affondato in circostanze misteriose insieme al bastimento a vapore che avrebbe dovuto portarlo a Napoli.
Tutte tranne una.
Lui non amava il mare. L’aveva rispettato e temuto fin dal tempo in cui lo vide tra Caorle e Grado, nelle valli venete, descrivendolo nelle Confessioni: una specie di apertura sull’immensità, su ciò che è troppo grande, causa di un religioso e appassionato timore.
la raminga naveLa narrazione prosegue addentrandosi negli insidiosi meandri di un dedalo infinito fatto di carte e scartafacci: gli archivi italiani; alla ricerca di qualche documento o testimonianza sul naufragio dell'Ercole, la nave incriminata, che pare riprodursi e moltiplicarsi, come in un castello degli specchi, in un infinito gioco di ombre cinesi. E qui Nievo dà una descrizione esemplare di quegli ambienti, dei fantastici figuri che li popolano e delle dinamiche di ricerca della verità storica; tutti aspetti che chiunque abbia avuto occasione di frequentare questi luoghi di perdizione non potrà che riconoscere come autentici.
insepolcrava nell'orrida calma
dei suoi terrori, fin che mare e cielo
parver toccarsi
e riversarsi con concorde urlo
sopra il misero legno
Dopo Punta Licosa, verso Salerno, fuori. Avevo una massa di corde davanti. Il carico prendeva. Il colonnello voleva forzare, il capitano era dubbio, sempre dubbio, no, no… tutto faceva… ma aveva fretta, il mare era criminale, il carico sbordava… volevano tutti… le caldaie due ore prima avevano avuto… tutti dormivano ed erano venuti fuori in camicia… Il male rinforzava, sbandavamo, la tempesta era lontana, c'era tempesta…A questo punto bisogna immergersi, scendere nelle profondità abissali con dei sommergibili e scoprire cosa c’è di vero; il romanzo cambia di nuovo e diventa un'avventura di Jules Verne, ed a quasi mille metri di profondità scopriamo un prato in fondo al mare disseminato di mostri marini e sepolcrali relitti.