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Il prato in fondo al mare

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«Il prato in fondo al mare è un racconto-labirinto e nello stesso tempo un itinerario magico, un'inquietante metafora che prende l'aspetto di un giallo, di un racconto di mare, di un'inchiesta giornalistica» Cesare Garboli

4 marzo 1861: parte da Palermo il battello a vapore Ercole, con a bordo Ippolito Nievo, in viaggio verso Napoli per riportare i documenti della spedizione garibaldina dei Mille cui aveva preso parte. Ma la nave Ercole nel corso di una violenta tempesta scompare nel nulla. Nessun superstite, nessuna traccia, nessuna inchiesta che riesca a capire cosa è accaduto.
5 marzo 1961: in occasione del centenario della scomparsa di Ippolito Nievo, Stanislao, suo pronipote, viene abbagliato da un flash, che interpreta come un invito a riaprire le indagini su quella morte misteriosa. Stanislao Nievo dedica dieci anni della sua vita a raccogliere i materiali utili per ricostruire le fila di questo capitolo di storia patria. Così la vicenda di Nievo si sdoppia e si aggroviglia in tante storie diverse, e le ricerche non sono meno avventurose e romanzesche della fine leggendaria del vascello Ercole. Pubblicato nel 1974, il romanzo è il Premio Campiello 1975.

160 pages, Paperback

First published January 1, 1975

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About the author

Stanislao Nievo

25 books1 follower
Stanislao Nievo (1928 – 2006) è stato uno scrittore, poeta, giornalista, regista, traduttore e conduttore radiofonico italiano.
Amante della natura, verso la quale nutriva un grande rispetto, con un'innata propensione a confrontarsi giorno per giorno, è stato uno dei soci fondatori del WWF e della "Foresta Ideale". Era pronipote dello scrittore Ippolito Nievo, autore di Le confessioni di un italiano. Ha presieduto per molti anni la Fondazione Ippolito Nievo. Ha ideato il progetto dei Parchi Letterari.

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Savasandir .
277 reviews
January 25, 2023
Il racconto di un ossessionante enigma

Le navi dirette a Napoli erano tutte in ritardo. Ma ad una ad una entrarono nel golfo, e poi nel porto, attraccando tra il piccolo Molo Angioino e il Piliero.
Tutte tranne una.
Durante la manifestazione per il centenario dalla scomparsa del celeberrimo antenato tenutasi nell'avito castello di Colloredo, Stanislao Nievo viene folgorato da un dettaglio del francobollo commemorativo stampato per l'occasione, l'ambiente attorno a lui si trasfigura, per attimi che sembrano vite intere lui non è più lì, ma è in mezzo al mare, inghiottito da quel cuore pulsante che gli era parso di scorgere focalizzando lo sguardo sul cappello del colonnello garibaldino affondato in circostanze misteriose insieme al bastimento a vapore che avrebbe dovuto portarlo a Napoli.
Lui non amava il mare. L’aveva rispettato e temuto fin dal tempo in cui lo vide tra Caorle e Grado, nelle valli venete, descrivendolo nelle Confessioni: una specie di apertura sull’immensità, su ciò che è troppo grande, causa di un religioso e appassionato timore.

Da questo spunto prende forma il racconto, che inizia come un romanzo storico, con la ricostruzione di quella lontana notte di marzo del 1861 e delle ultime ore d'Ippolito Nievo, «bruno, silenzioso e soave», dando vita alla più palpitante, disperata ed angosciosa scena di naufragio che mi sia mai capitato di leggere in tutta la mia vita, resa ancor più terribile dal parallelismo con alcuni dei versi scritti poco tempo prima dallo stesso Ippolito:
la raminga nave
insepolcrava nell'orrida calma
dei suoi terrori, fin che mare e cielo
parver toccarsi
e riversarsi con concorde urlo
sopra il misero legno
La narrazione prosegue addentrandosi negli insidiosi meandri di un dedalo infinito fatto di carte e scartafacci: gli archivi italiani; alla ricerca di qualche documento o testimonianza sul naufragio dell'Ercole, la nave incriminata, che pare riprodursi e moltiplicarsi, come in un castello degli specchi, in un infinito gioco di ombre cinesi. E qui Nievo dà una descrizione esemplare di quegli ambienti, dei fantastici figuri che li popolano e delle dinamiche di ricerca della verità storica; tutti aspetti che chiunque abbia avuto occasione di frequentare questi luoghi di perdizione non potrà che riconoscere come autentici.

La penna di Nievo corre veloce, come una lama, come un bisturi tratteggia, incide, e passa oltre. La ricerca d'archivio non dà i frutti sperati, l'autore decide di ricorrere a forze non ponderabili e, per tutta la parte centrale, il romanzo diventa quasi un trattato di parapsicologia. Da in qui in poi il confine tra realtà e finzione appare sempre più sottile, come il velo che impedisce di cogliere nettamente la verità al fondo di questa storia: il mare era in tempesta? Ci fu un incendio a bordo nella notte? Le caldaie esplosero, questo pare appurato; difetto di fabbrica, decrepitezza dei macchinari o sabotaggio?
Tutti i paragnosti concordano e segnano sulla carta nautica del Tirreno gli stessi tre punti dove cercare il perduto relitto, oscure presenze vengono risvegliate, ricordi creduti persi per sempre riaffiorano dal mare del tempo, sogni impossibili indicano la nuova strada da seguire.
Dopo Punta Licosa, verso Salerno, fuori. Avevo una massa di corde davanti. Il carico prendeva. Il colonnello voleva forzare, il capitano era dubbio, sempre dubbio, no, no… tutto faceva… ma aveva fretta, il mare era criminale, il carico sbordava… volevano tutti… le caldaie due ore prima avevano avuto… tutti dormivano ed erano venuti fuori in camicia… Il male rinforzava, sbandavamo, la tempesta era lontana, c'era tempesta…
A questo punto bisogna immergersi, scendere nelle profondità abissali con dei sommergibili e scoprire cosa c’è di vero; il romanzo cambia di nuovo e diventa un'avventura di Jules Verne, ed a quasi mille metri di profondità scopriamo un prato in fondo al mare disseminato di mostri marini e sepolcrali relitti.

Quanto è sfuggente la verità sulle ultime ore dell'Ercole e di Ippolito Nievo, la cui scomparsa cambiò irrimediabilmente e in doppia misura la nostra storia, perché il suo indiscusso talento poetico avrebbe contribuito a imprimere un corso diverso alle patrie lettere, e perché con lui affondarono anche tutti i libri mastri sulla contabilità della spedizione dei Mille, quei documenti che erano stati richiesti con grande urgenza a Torino per mettere definitivamente a tacere le insistenti voci di ammanchi e malversazioni fatte in Sicilia dai garibaldini per screditarne l'operato e rafforzare il potere dei notabili.

I più gettano a mezza strada una bussola malfida, da cui furono il più delle volte ingannati. E si abbandonano giorno per giorno al vento che spira. Viene poi l’ora di raccogliere le vele, e il loro arrivo è necessariamente un naufragio.
(Ippolito Nievo)
Profile Image for Sophia.
25 reviews
February 20, 2021
Cristo, questo libro e' un tesoro indimenticabile. Arrivato al punto giusto della mia vita.
Profile Image for Cristina Contilli.
Author 136 books18 followers
Read
August 30, 2011
l'ho letto infatti da adolescente e l'ho riletto all'epoca dell'università... la storia in sè è piuttosto semplice, ma quello che mi era piaciuto di questo libro era stato il legame tra lo scrittore e il suo antenato a sua volta romanziere e giornalista, ma sopratutto mi era piaciuta la descrizione della lunga e impegnativa ricerca dei documenti perduti della spedizione dei mille, una ricerca della verità finita in fondo al mare con la nave su cui viaggiava il povero Nievo e che nel 1861 aveva fatto naufragio portando con sé i propri passeggeri con le loro storie e i loro segreti...
Profile Image for Nilo Di Stefano.
416 reviews39 followers
February 3, 2011
Narrativa spicciola
Classico libro di narrativa spicciola. Non eccelso, neanche da buttar via. Ma sicuramente in giro c'è di meglio.
Displaying 1 - 4 of 4 reviews

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