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Todo el hierro de la Torre Eiffel

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París, 1936. Walter Benjamin se sienta en un café junto a Marc Bloch para beber pastis y estudiar las jugadas de una partida de ajedrez decisiva contra Erich Auerbach. Después, perseguido por un demonio, vagará por pasajes y mercadillos coleccionando fetiches para componer una enciclopedia mágica del siglo xx. En su camino aparecen Citroën y Murnau, Saint-Exupéry, el hombrecillo Michelin, Marlene Dietrich… y en algún lugar le espera un maléfico personaje de guiñol vidente que se parece mucho a Céline. Algunos encuentros de esta fascinante novela son ciertos, otros probables, otros completamente imposibles. El juego que propone es detenerse en las encrucijadas de la Historia y dar vida a palabras nunca dichas, a las más insospechadas afinidades. ¿Y quién mejor que Walter Benjamin para guiarnos por este universo mítico y alegórico, donde los objetos respiran y los autores son perseguidos por sus personajes? Dueño de una erudición y un sentido de la ironía fuera de lo común, Michele Mari recrea una modernidad autodestructiva que devora mágicamente a sus propios protagonistas. Galardonada con el prestigioso Premio Bagutta, Todo el hierro de la torre Eiffel es una explosión de imaginación y coincidencias sorprendentes, de anécdotas y referencias cultas; «es a la vez una parodia y un enfoque serio de lo que significa leer el siglo xx», Corriere della Sera.

320 pages, Paperback

First published January 1, 2002

15 people are currently reading
464 people want to read

About the author

Michele Mari

69 books256 followers
Michele Mari è nato a Milano nel 1955.
Figlio del designer e artista Enzo Mari, insegna Letteratura Italiana all'Università Statale di Milano. Dal 1992 risiede a Roma.

Filologo, cultore di fantascienza e di fumetti, il suo stile letterario, estremamente composito, sembra richiamare scrittori quali Carlo Emilio Gadda, Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli, e fuori d'Italia, Louis-Ferdinand Céline.

Oltre alle opere narrative, va segnalata la produzione poetica. Rilevante anche l'attività critico-filologica e saggistica, volta soprattutto alla letteratura italiana del Sette-Ottocento e alla letteratura fantastica in chiave comparatistica.

Alcuni suoi libri sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro (2010), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007), Milano fantasma (2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi 2010) e Fantasmagonia (Einaudi 2012).

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97 (32%)
4 stars
104 (35%)
3 stars
69 (23%)
2 stars
15 (5%)
1 star
9 (3%)
Displaying 1 - 30 of 67 reviews
Profile Image for Cosimo.
443 reviews
May 10, 2018
Un angelo sgraziato e disarmonico

Di questo straordinario e affascinante autore Giorgio Manganelli scrisse che «Michele Mari è un "caso" letterario unico. Nel suo modo di scrivere si trova quel bisogno di far forza alla rigida lingua italiana, di modificarne la struttura, che mi pare uno dei temi rari quanto segreti e insistenti dello scrivere di questo secolo». Di queste parole tale romanzo enigmatico e siderale è viva testimonianza, eroica, infernale e erratica rappresentazione; del resto già il titolo ci sorprende con un'allitterazione così liquida e preziosa. Un lavoro che dichiara amore verso la letteratura senza possibilità di stanchezza né di resa: coniuga la fantasia della ricerca enciclopedica con la razionalità del catalogo epistemico per far vivere al lettore un'esperienza di lettura visionaria e romanzesca. Dialogando e misurandosi con Celìne e Walter Benjamin, Kafka e Gadda, lo scrittore “flaneur” ci precede da visitatori dei Passages di Parigi in una narrazione onirica e fantasmatica, dove i fatti si mescolano alle ombre, agli echi, al non detto, alle premonizioni e all'occulto, in un gioco erudito carico di reminiscenze e presagi. Il racconto, la cui cifra stilistica è l'ossessione, diviene il palcoscenico dove giocano angeli, nani, suicidi e marionette, anelando alla salvezza, alla ricerca dell'aura; ma l'orrore della guerra si prende la scena senza mezzi termini e spazza via una civiltà fragile, notturna e disperata. E riflettendo sull'indicibile disgrazia, sul lutto per ciò che ogni giorno perdiamo, Mari ci invita a non desistere nelle cause e nella creazione, a non arrendersi al nulla, a perseguire la forma della sfortuna, a tradurre in realtà la nostra indefinibile parvenza.

“Poteri speciali del ferro. Il ferro protegge dalle malìe e dalle invidie dispettose: per questo è odiato dagli elfi e in genere dai demonietti di piccola taglia. Approfondire. Poi finalmente, fu tutto dell'ambra”.
Profile Image for flaminia.
463 reviews130 followers
abbandonati
March 5, 2019
abbandonato dopo un centinaio di pagine, dopo che la sensazione di trovarmi di fronte alla versione erudita di fiorello/minà (eravamo io, fidel, paco pena, compay secundo, mario e pippo santonastaso, sotomayor, arthur ashe, tarek aziz, i king crimson...) era diventata insostenibile.
Profile Image for lorinbocol.
266 reviews442 followers
July 29, 2017
quel sentimentalone di walter benjamin che contende all'antipatico erich auerbach reperti letterari come i celeberrimi puntini di sospensione di céline, la sveglia di finnegan, la pianta coi fiori del male di baudelaire, un flaconcino di spleen (che per la cronaca è un liquido di colore grigiastro, lo spaccia un lustrascarpe parigino).
basta l'avvio, con il filosofo tedesco che ha appena scritto il suo capolavoro sulla riproducibilità dell'opera d'arte e cerca cimeli per quell'aura poetica che invece riproducibile non è, a far immaginare la meraviglia di questo libro. mari tira fuori decine di personaggi dai manuali e li fa muovere sullo sfondo di una parigi purulenta anni '30, in una sinossi che - per citare ancora benjamin, ma capovolgendolo - assomiglia alla storia della cultura occidentale nell'epoca della sua riproducibilità visionaria, ossessiva, semipoliziesca, narrativa.
la seconda lettura del romanzo, a distanza di poco più di un anno, mi conferma che se c'è un libro di MM che chiede di essere ripreso, è questo. e ovviamente non per saperne di più sul perché si siano uccisi hemingway e zweig e molti altri - e scoprire se la cricca dei nani malefici c'entri davvero, oppure no - ma per stringere qualche bullone che sicuramente si è allentato, mettere l'antiruggine sulle saldature della torre di ferro, e una volta in cima ai 1665 gradini (una duecentosettantina appena di pagine, ma ricchissime di implicazioni e comprensive di salti temporali) guardar giù e godersi il panorama, vertigine compresa. ne pas se pencher. do not lean out.
Profile Image for Ginny_1807.
375 reviews163 followers
August 13, 2016
Questo libro è sconsigliato a chi:

​- non sa chi siano ​Walter Benjamin​, ​Marc Bloch, ​Erich Auerbach, ​Robert Denoël, ​Louis Renault​, ​André Citroën, ​Alma Mahler, Charles ​Lindbergh​, ​il dottor Caligari, ​Fisherle,​ ​Gregor Samsa, ​l'Odradek​, ​Adorno e Horkheimer​,​ ​ Cocteau, Eluard, Braque​, ​Alekhin e Capablanca, Saint-Exupéry, ​Klaus Mann, Alberto Giacometti​,​ ​Heidegger​,​ Marlene Dietrich, ​Pierino Porcospino, ​l'omino della Michelin ​...​ e tanti altri ancora​;​

- non ha mai letto (o non apprezza) Elias Canetti, Louis-Ferdinand Céline​, Franz Kafka, ​Carlo Emilio Gadda​,​ Fernando Pessoa​, T.S. Eliot​, Borges​ ...​ e tanti altri ancora ​;​

- non sa cosa siano (o non gli interessano) la madeleine​, i tre puntini, L'Angelus novus, i tre soldi, ​le vocali, i fiori del male, lo spleen, la ​F​ontana di Duchamp, ​ la lampadina di Guernica,​ la pipa che "non è una pipa”​,​ l'aura ...​ e tanto​​ altro​ ancora​;​

- non ama Michele Mari (perché qui c'è proprio tutto tutto Michele Mari: il suo snobismo e la sua originalità, la sua fantasia e il suo delirio; il suo smisurato amore per la letteratura, il suo particolare senso dell'umorismo, la sua vastissima cultura ...​ e tanto​ altro​ ancora).
Profile Image for Francesca.
2,068 reviews163 followers
February 2, 2013
In questo meraviglioso libro, il virtuosismo di Mari tocca un’incomparabile apice.

Mille connessioni, caleidoscopici rimandi culturali-libreschi-fantastici, l’uso creativo e stupefacente della lingua italiana, intelligente e sottile ironia, il saper sbalzare con perizia ineguagliabile vivide scene e immagini – dalle più fantastiche alle più realistiche…

Tutto si fonde in questo libro: un funambolico viaggio che si districa lungo argute suggestioni e brillanti rimandi, seguendo un alluso (a volte più, altre meno s-velato) fil rouge, ma soprattutto ennesima prova dell’eccezionalità di questo scrittore italiano.

Mari è per me il simbolo di cosa significhi davvero Cultura: non solo (e tanto) sapere e nozioni, ma gioco, interconnessioni, bellezza, passione, senza barriere tra tempi, luoghi e generi.
Un’orgasmica danza cerebrale tra sinapsi elettrizzate e palpitare dell’anima.
Profile Image for Marcello S.
656 reviews294 followers
June 11, 2019
Opera dal peso specifico considerevole, di cui è abbastanza complicato delineare una trama.
Romanzo complesso, fantastico e postmoderno, ambientato alla fine del 1936, nella Parigi ridisegnata da Haussmann. I protagonisti sono, più o meno, Walter Benjamin e Max Bloch.

Benjamin è alla ricerca dell’aura, scomparsa dall’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. La cerca nei passages, le tipiche arcate ricoperte di vetro e di ferro, illuminate dalle luci a gas, luoghi spazio-temporali, monumenti testimoni del passaggio da un’epoca all’altra.
Bloch si confronta con i numerosi suicidi di artisti nella prima parte del Novecento e col tentativo di individuare complotti e creare un legame tra fatti apparentemente lontani tra loro.

Potenzialmente questo libro è una bomba, soprattutto se vi piace tutto ciò che ha a che fare col modernismo e le avanguardie storiche.
Mari si è dimostrato quello che più o meno immaginavo: uno con indubbie capacità narrative ma fin troppo colto per riuscire a mantenere un bilanciamento (per me) accettabile tra trama e dettagli storico-artistici-filosofici.

Uno che riesce a mettere insieme Alma Mahler e i suoi vari amanti, Thomas Mann, Lawrence d’Arabia, La tetralogia di Wagner e la seconda scuola musicale di Vienna, Adorno e Horkheimer, Tristan Tzara e Max Ernst, Canetti e Kafka, Borges e l’omino Michelin, Antoine de Saint-Exupéry, André Citroën e Louis Renault, Gadda e Céline con uno stile artificioso, citazionistico e allegorico. Ogni pagina contiene così tanti riferimenti che credo di averne persi almeno metà per strada.

Alla fine è poco meno che un gran casino.
[66/100]
Profile Image for Patrizia Galli.
157 reviews23 followers
February 12, 2018
Pensavo di riuscire a finirlo in maniera più agile, invece mi sono trascinata nella lettura per molto più tempo del previsto, probabilmente perché è un libro che non è riuscito a convincermi fino in fondo. Colpa mia, indubbiamente, lo stile di Mari è arguto, ma devo ammettere che a tratti mi ha annoiata.
Nella prima sala del museo di Illiers, meglio conosciuta come Combray nella Recherche di Proust, spicca l’imitazione in plastica della celeberrima madeleine che per Proust rappresenta la chiave d’accesso ai ricordi d’infanzia, un vero e proprio feticcio della memoria. Da questa prima scena del libro di Mari prende il via la sua folle macchina romanzesca, dove, da un senso di insoddisfazione e malessere provocato dalla vista di questo oggetto finto, che ne imita uno altrettanto finto esistente solamente nel romanzo di Proust, nasce il desiderio di vivere la letteratura come vita, di ricercare la materialità in oggetti della letteratura.
Da questo senso iniziale di smarrimento muove i passi uno dei protagonisti del romanzo, Walter Benjamin, che si aggira come un novello Virgilio per i tetri ma sempre affascinanti passages di Parigi, cercando i feticci della letteratura, cercando di dare loro una tangibilità che possa farli figurare nel suo museo della letteratura.
Nel romanzo di Mari Benjamin ha appena finito di scrivere L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, in cui coglie il mutamento di forma e di aura che l’opera d’arte subisce nel momento in cui diventa possibile riprodurla in sequenza. Benjamin non riesce a rassegnarsi alla serialità che l’industria pare aver inflitto all’opera d’arte, per questo cerca di indagare i confini tra vita e letteratura: il suo stato di simil-follia lo spinge a voler trovare in vita i simboli della letteratura da lui tanto amata: compra un vaso di fiori dalla portinaia di Baudelaire, ritenendoli i fiori del male, vi fa spruzzare sopra lo Spleen, con la speranza che possa donargli linfa vitale, e acquista tre sfere in una scatola che rappresentano la grande innovazione stilistica di Céline, i puntini di sospensione. Il rapporto tra gli oggetti e la loro aurea diventa il pretesto per Mari per rappresentare una realtà che imita quella dell’arte e della letteratura e si mantiene in vita citando passioni e fantasie di quei mondi.
Benjamin non pare l’unico interessato a questi feticci: nella folle corsa all’accaparramento delle opere di questi grandi autori vi è anche il filologo Erich Auerbach. I due si sfideranno ad una partita di scacchi per contendersi gli oggetti del loro volere. A questi due autori si affianca presto anche March Bloch, storico francese, ossessionato dal perché molti personaggi di spicco dell’epoca si siano suicidati (…e come mai sulla scena del suicidio siano stati avvistati molto spesso dei nani…). Le ricerche di Bloch e di Benjamin sono il pretesto per evocare una ricchissima galleria di artisti e di altri personaggi più o meno celebri, che i due citano o incontrano direttamente sotto le sembianze di fantasmi tra i vicoli parigini.
Raccontare altro della trama mi risulta impossibile, perché davvero Mari riesce ad inserirci di tutto e di più. Alcuni capitoli sono davvero coinvolgenti e alcuni passaggi sono davvero geniali, altri meno, ma quello che mi è mancato a fine lettura è stato proprio il senso complessivo della sua opera, se non la citazione fine a se stessa. Citazione sempre precisa e interessante, sia chiaro, ma, a mio parere, l’erudizione di Mari straborda spesso, risultando fastidiosa e in alcuni casi meccanica. Per non parlare poi della mole di citazioni e riferimenti e rimandi, in cui difficilmente ci si districa, ma che, probabilmente, non sono neanche fatti per questo motivo, altrimenti verrebbe proprio meno il godimento della lettura. Questo non toglie, però, che siano comunque lì, nero su bianco, per essere colti, e sono davvero troppi, quasi estenuanti. Troppo spesso nel corso della lettura mi sono ritrovata con la sensazione di “affogare” in questo mare di citazioni, rimandi, allusioni, riferimenti e quant’altro, tra l’affascinato e l’annichilito, senza però mai capire fino in fondo dove mi portasse questa lettura, rimanendo spaesata molte volte in momenti del libro dove l’autore avrebbe dovuto interessarmi maggiormente, magari approfondendo una citazione per quanto possibile, non bombardarmi ulteriormente di costanti e nuovi rimandi. Ma, ahimè, questo è accaduto e io mi rammarico di non aver saputo cogliere in pieno il senso di questo libro, fatto di divagazioni e spunti sicuramente singolari, ma che così poco hanno saputo coinvolgermi.
Profile Image for sigurd.
207 reviews33 followers
Read
December 6, 2019
ciclicamente, valuto, sottovaluto, rivaluto, osanno, critico, lodo, depenno, lancio, espello, assolvo, salvo e santifico questo romanzo di michele mari. quindi vado da 1 a 5 stelle con molta nonchalance. ormai sto diventando come vittorio feltri, mi posso permettere di tutto su questo cazzo di social
Profile Image for capobanda.
70 reviews59 followers
July 29, 2012

Immaginifica e trascinante ricostruzione dei cupissimi anni Trenta.
Libri e scrittori, personaggi e attori, industriali e inventori, filosofi e storici, piloti e aviatori, editori e registi, bambole e automi.
Automobili, aerei. Gomma. Ferro.
Dal passato, gli occhi di Hoffmann, perturbanti.
Dal sottosuolo l’ombra di Céline, paurosa.
Da lontano, le chiose di Borges, freddissime.
Dal futuro, l’accusa di Klaus Mann, inconfutabile.
E no, nessun angelo custodirà Benjamin e Bloch - rintronati e distillati dal Pernod- dallo spavento notturno, dalla freccia che vola di giorno, dalla peste che vaga nelle tenebre, dallo sterminio che imperversa a mezzodì.

Ma in quella età del ferro:

“..L'ultima fu quella ingrata del ferro.
E subito, in quest'epoca di natura peggiore, irruppe
ogni empietà; si persero lealtà, sincerità e pudore,
e al posto loro prevalsero frodi e inganni,
insidie, violenza e smania infame di possedere.
Senza conoscerli bene, il marinaio diede le vele
ai venti, e le carene, che un tempo stavano in cima ai monti,
si misero a battere flutti sconosciuti.
Sulla terra, comune a tutti prima, come la luce del sole
o l'aria, il contadino tracciò con cura lunghi confini.
E non si pretese solo che questa, nella sua ricchezza,
desse messi e alimenti, ma si penetrò nelle sue viscere
a scavare i tesori che nasconde vicino alle ombre
dello Stige e che sono stimolo ai delitti.
Così fu estratto il ferro nocivo e più nocivo ancora
l'oro: e comparve la guerra, che si combatte con entrambi
e scaglia armi di schianto con mani insanguinate.
Si vive di rapina: l'ospite è alla mercé di chi l'ospita,
il suocero del genero, e concordia tra fratelli è rara.
Trama l'uomo la morte della moglie e lei quella del coniuge;
terribili matrigne mestano veleni lividi;
il figlio scruta anzitempo gli anni del padre.
Vinta giace la pietà, e la vergine Astrea,
ultima degli dei, lascia la terra madida di sangue.


su questo Ferro, Licaone non ci salirà.

http://marcocrupifoto.blogspot.it/200...

Vive la France!

Profile Image for Vincenzo Politi.
172 reviews167 followers
April 23, 2021
Nel 2015, Orlando Esplorazioni, la rivista letteraria diretta da Paolo di Paolo, stilò la classifica degli scrittori italiani contemporanei che diventeranno 'futuri venerati maestri': gli scrittori che continueranno a essere letti dalle prossime generazioni, insomma, quelli che 'rimarranno'. Classifica molto interessante, senza dubbio: ci troviamo penne raffinatissime, come quelle di Aldo Busi ed Emanuele Trevi; scrittori le cui opere popolari sono entrate con innegabile vigore nell'immaginario collettivo, come Elena Ferrante; addirittura un poeta, e al quarto posto!: Valerio Magrelli; scelte a mio avviso molto opinabili, come Susanna Tamaro e Margaret Mazzantini; e poi quelli che io definisco "incomprensibili", non perché non capisca quello che scrivono, ma perché proprio non capisco come facciano a piacere così tanto, come l'involuto Baricco o il sempre più mortifero Moresco, che da anni se la suona e se la canta coi suoi discorsi sullo sfondamento dello spazio-tempo, i vivi che sono morti, i morti che sono vivi, quelli che non sono mai nati e che non sono né morti né vivi, eccetera eccetera. In cima alla classifica, però, c'è lui: Michele Mari. Scelta azzardata, poco ragionata, precipitosa? Nient'affatto. Perché Mari strabilia a ogni suo romanzo e ogni suo romanzo è diverso dal precedente. Per definire le sue opere, infatti, è necessario ricorrere alle virgolette, sempre a rischio di sbagliare genere (o generi), o di non catturare completamente la loro essenza. La Stiva e L'Abisso, per esempio, potrebbe essere definito un 'romanzo di pirati claustrofobico e filosofico-surrealista', mentre il più recente Leggenda Privata sarebbe, diciamo, una 'autobiografia gotica'. Anche nel caso di Tutto il ferro della Torre Eiffel, il Divino Mari ci dona qualcosa di difficilmente decifrabile, che non era mai stato concepito nella letteratura italiana e che potrebbe essere definito... boh?... un 'noir storico metafisico meta-letterario'.

Il tempo è il 1936. Lo spazio è Parigi - una Parigi sognata, immaginata, 'passeggiata'. Ma le cose non sono così semplici come possono sembrare, visto che le unità di tempo e di luogo vengono sistematicamente frantumate tramite salti per il globo terrestre - da Berlino a Roma, dagli Stati Uniti alla Russia - e attraverso strane chiaroveggenze, che offrono improvvisi squarci nel futuro prossimo venturo e spesso sventurato dei personaggi. Dell'unità di azione, poi, manco a parlarne! I due protagonisti del romanzo, il filosofo Walter Benjamin e lo storico Marc Bloch, hanno a che fare con (in disordine sparso): intrighi editoriali legati a quella vecchia canaglia di Céline; una partita a scacchi a distanza; una serie di varchi dimensionali che si aprono nei passages parigini; sette esoteriche e occultismo; una possibile cospirazione di nani, il cui capostipite potrebbe essere il diabolico ottavo nano di Biancaneve, e che spingerebbe al suicidio scrittori e artisti; un'altra possibile cospirazione dell'industria cinematografica, che vorrebbe cannibalizzare la letteratura; e ancora un'altra cospirazione atta a sostituire attori, scrittori e politici con dei fantocci viventi telecomandati da chissà chi. (Se tutte queste cospirazioni siano in realtà la medesima, non è dato di sapere).

Benjamin il filosofo e Bloch lo storico sono, dunque, investigatori. Allora mi viene in mente quell'interpretazione secondo cui Dale Cooper, l'investigatore di Twin Peaks, la serie cult ideata e diretta da quel folle di David Lynch, rappresenta in realtà gli spettatori, noi che viviamo nell'Aldiqua dello schermo. Dale Cooper siamo noi, che investighiamo i misteri di Twin Peaks: non solo l'omicidio di Laura Palmer, ma anche il mistero del significato stesso e del motivo d'essere della serie televisiva in sé e per sé. E mi viene anche in mente il fatto che Roberto Bolaño doveva aver colto quest'aspetto dell'opera (e del pensiero) di David Lynch, visto che inserisce nel bel mezzo del suo 2666 tutto un discorso sulla cinematografia di Lynch. Guarda caso, il riferimento a Lynch Bolaño lo mette nella terza parte del romanzo, quella dedicata ad Oscar Fate ('Fate' come 'Destino'), giornalista che, volente o nolente, si trova a indagare sui misteriosi femminicidi di Santa Teresa. Successivamente, Bolaño riprenderà uno dei personaggi di 2666, Oscar Amalfitano (ma come, un altro Oscar?), e lo farà diventare il protagonista di un altro romanzo, I dispiaceri del vero poliziotto: ma chi sarebbe, il vero poliziotto? L'intrepido Pancho, o noi lettori, che viviamo nell'aldiqua della pagina? Cosa voleva dirci, veramente, Roberto Bolaño? E cosa vuole dirci David Lynch, che venticinque anni dopo la fine della seconda stagione di Twin Peaks è ritornato con una terza stagione, in cui alcuni personaggi non sono veri? Ma poi, cosa significa per un personaggio di una serie televisiva essere 'vero'? Chissà. Fatto sta, che alcuni personaggi della terza stagione di Twin Peaks, si scopre, sono manichini di carne manufatturati da forze oscure e maligne, sono tulpe, materializzazioni di immagini oniriche, di sogni o di incubi. Proprio come i golem e i vampiri del cinema espressionista tedesco, di cui parla Michele Mari attraverso Walter Benjamin e Marc Bloch: personaggi che escono dalla pellicola e irrompono nel mondo (come Dale Cooper e Laura Palmer nella terza stagione di Twin Peaks?), ma per fare cosa? e da chi sono guidati?

Domande senza risposta. E stupore nel constatare come il mondo in cui viviamo è il sequel di un romanzo di Michele Mari. Comunque, ci tengo ad aggiungere che c'è una logica in questo mio delirio. Direte voi: scrivere una recensione su un romanzo di Michele Mari per poi mettersi a parlare di altri scrittori, di registi - ma che roba è? Eppure, è proprio lo spirito di Tutto il ferro della Torre Eiffel a esigere una recensione che perlomeno provi a essere alla sua altezza, e per essere all'altezza di Tutto il ferro della Torre Eiffel bisogna aspirare allo stesso livello di ragionata sregolatezza. Perché, è giusto dirlo, in questo delirio (il romanzo di Mari, non la qui presente modestissima recensione-riflessione) c'è molto ragionamento, molte regole e strutture, persino (e, forse, soprattutto) nel finale ambientato nel teatro grandguignolesco. Regole applicate e rispettate, ma coperte dal tourbillon dei personaggi e delle loro storie. Più leggo Michele Mari, infatti, più mi convinco che la sua genialità consista proprio in questo: nell'essere uno scrittore metodico, per certi versi molto 'classico', il quale, proprio portando all'estremo le regole della narrazione tradizionale, arriva a creare qualcosa di stupendamente originale. I suoi romanzi non sono né 'moderni' né 'post-moderni' (etichette ormai abusatissime, specie da chi non sa parlare di letteratura ma prova comunque a tirarsela lo stesso): sono qualcosa di 'nuovo', in quanto ben radicati nella tradizione. Il tutto spesso condito, non dimentichiamolo, da una buona dose di umorismo e, il che non guasta mai, persino di 'leggibilità'. A raccontarli, i romanzi di Mari, c'è da far (e farsi) venire il mal di testa; ma a leggerli scorrono eccome, quelle pagine volano sotto il nostro naso! E se non è talento questo, per l'anima di mille nani, che mi tramutino all'istante in un golem, in un vampiro, in una tulpa!

Aldilà del mistero (forse irrisolto, forse addirittura inesistente) dell'indagine di Benjamin e Bloch, Tutto il ferro della Torre Eiffel contiene pagine memorabili riguardanti altri personaggi: la genesi dei suoi romanzi nella coscienza ossessiva di Carlo Emilio Gadda, una conversazione folgorante fra Thomas Mann e suo figlio, la 'ribellione' di una statua contro il suo creatore Giacometti... Un'emozione grandissima, per me, aver trovato un filosofo come protagonista di un romanzo, assieme a tanti altri intellettuali e scrittori che amo. Un'emozione ancora più grande aver letto questo divertissement-dark qualche settimana dopo aver letto Morte a Credito, di Céline. Un'emozione e un divertimento, mi rendo conto, che non sono per tutti: troppi riferimenti coltissimi, troppa background knowledge necessaria per capire certe sottigliezze. Ma, alla fine, è un limite di Michele Mari, questo suo strabordare, questo lasciare andare le redini della struttura narrativa e della cultura necessaria per seguirla? Manco per niente: beato fra i beati è lo scrittore che parla ai suoi venticinque lettori, forse ventiquattro, forse a nessuno. E magari è proprio per questo suo piglio 'elitario', per questo suo non voler compiacere a tutti i costi il lettore, che Michele Mari continuerà ad essere un enigma di creatività, a porre una sfida e, quindi, quasi paradossalmente, a continuare ad essere letto.
Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews57 followers
November 14, 2010
Sono rimasto impressionato: mi aspettavo una prova di ingegno e uno sfoggio di cultura, un gioco; e invece ho trovato una trama serrata, umorismo fresco, momenti di sincera commozione e una comprensione profonda del Novecento.
Il dialogo immaginario fra Thomas Mann e suo figlio è straziante.
Profile Image for Kim Fabbri.
113 reviews21 followers
July 17, 2023
"Sai cosa mi piace di te? Che non si capisce mai se quando parli del presente lo fai per parlare del passato e quando parli del passato lo fai per parlare del presente."

Michele Mari crea un mondo intero. Un volo senza ritorno. Il suo Novecento è permeato di magico.
Durante la lettura ti trovi confuso, poi ti rendi conto di quanto la realtà odori di fantastico e sia l'ingrediente principale che rende questo libro un circo meraviglioso e pieno di colori.

Mari è un letterato, ama l'arte tutta. La sua padronanza della lingua italiana è disarmante. Costruisce frasi incredibili senza mai sembrare pretenzioso, senza mai essere quel secchione altezzoso che tutti abbiamo avuto come compagno di scuola.
Con Mari ci andrei al cinema, in libreria, per mostre. Stando zitta.

L'ho letto come una fiaba ma anche come un'enciclopedia, studiando e sottolineando piena di curiosità. Ogni pagina apriva decine di porte. Mari cita libri, film, aneddoti. Protagonisti sono gli artisti e le loro morti.
Suicidi, tanti suicidi.
L'eterno tormento interiore.
Profile Image for Gauss74.
472 reviews99 followers
July 22, 2013
Man mano che vai avanti nella lettura di "Tutto il ferro della torre Eiffel" ti chiedi che diavolo sia sta roba. Una storia lineare e costruita no di sicuro: è tutto un spettacolo di fuochi artificiali di citazioni letterarie, figurative, cinematografiche; deliranti situazioni paradossali dove tutte le leggi fisiche sono capovolte; morti che prendono vita e e vivi che diventano zombie e via mescolando in un rugginoso caleidoscopio.

Li per li se ne resta infastiditi, poi viene da pensare ad uno di quei mosaici avveniristici dove giustapponendo un'infinità di piccole figurine si crea un volto, ma se ci si concentra su una sola tessera il volto si perde. Qualcosa di molto avanguardistico, ed alle avanguardie parigine di quegli anni sarebbe piaciuto questo caotico maelstrom di Michele Mari, che riesce a descrivere proprio in quel modo la Parigi di quegli anni.

A volte pare di vedere Tristan Tzara con un cappello da pagliaccio sulle spalle di Hans-Jean Arp che declama "Dadà non significa nulla", a volte di leggere le righe senza senso della letteratura onirica di Robert Desnos sotto gli occhi compiaciuti di Andre Breton e degli altri surrealisti. A Dada, al Surrealismo ma anche al Futurismo sarebbe piaciuto, questo modo di scrivere fumoso e rumoroso come un’auto d’epoca.

Ma oltre la sfrenata e rumorosa ricerca dell'arte d'avanguardia, compare la tenebra che tanto piace a Michele Mari su questo ferroso volto fatto di tessere. L'incubo della vita artificiale che con le conquiste della tecnologia meccanica sembrava di ventare possibile, esorcizzato dalle storie lugubri che la cinematografia nascente rappresentava. Sono degli anni trenta il Dracula di Bela Lugosi, il primo Frankenstein, le leggende sul mitico Golem creato dagli ebrei, di cui si favoleggia in una Parigi popolata di zombi, di nani deformi, ma anche di oggetti e Homunculi di ferro che prendono vita giocando scherzi crudeli e a volte mortali...
E' della prima metà del novecento "la sposa messa a nudo dai suoi celibi, anche" di Marcel Duchamp, che inventa le sue "macchine celibi" che non producono nulla, accostandole per analogia al maschio celibe col suo falllimento sentimentale che non riesce a procreare.

Compare la tenebra della follia nazista che proprio in questo periodo si stendeva sull'Europa. Nel 1936 le olimpiadi si svolgono a Berlino sotto un tripudio di propaganda, mentre Parigi si affolla di fuggiaschi e di artisti tedeschi che scappano, schiacciati dal nuovo corso (George Grosz, Otto Dix...) mentre importanti attori di questo tempo si vedranno profetata una morte orrenda per mano di Hitler e dei suoi seguaci da mostri di natura sempre più deformi.

Più che un romanzo è quindi un immenso, fumoso e ferroso affresco di una città e di un'epoca, che riesce con gran successo a mostrare, più che a raccontare una storia. Altri (penso a Wunderkind di D'Andrea, per esempio) tenteranno questa improba impresa fallendo in maniera assai più misera, e questo da valore all'opera di Mari che può essere vista anche come una bella ambientazione steampunk, alla faccia di chi dice che il fantastico italiano è morente.

Alla quale tuttavia do solo tre stelle perchè, ancora una volta, mi sembra troppo compiaciuto del suo talento di paroliere e della sua cultura letteraria. Le citazioni sono davvero troppe e ci vuole davvero molta competenza per coglierle tutte, e nel frattempo esse stesse perdono consistenza proprio a causa del loro numero. Su tutte Marcel Duchamp: in un libro che parla di macchine e della vita artificiale, l' inventore della macchina celibe avrebbe forse meritato più rispetto.

Profile Image for Elena Tamborrino.
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January 22, 2018
Leggere questo romanzo è stato come salire su una giostra e scenderne alla fine di una corsa lunghissima, senza respiro e con la testa che gira.
Un divertimento, impegnativo per l’autore più che per il lettore, penso: Mari ha inteso provocare bonariamente il lettore, invitandolo a una sfida fatta di citazioni, ricordi, suggestioni, mentre il lettore ha maggiore libertà tra l’accettare la sfida e rincorrere personaggi e oggetti che si inseguono tra le pagine, oppure lasciarsi travolgere dal vortice di quadri grotteschi e dialoghi al limite del surreale, godendosi l’esperienza nella totale incoscienza di chi non sa dove si andrà a finire. Io mi sono collocata a metà: un po’ mi sono divertita a riconoscere nomi e situazioni, un po’ sono andata alla ricerca di ciò che non sapevo, molto me la sono goduta.
Profile Image for Adriana.
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April 6, 2026
4,5⭐️

Una sorta di brainstorming di un amante e profondo conoscitore della letteratura europea (ma non solo) che in modo fantastico cataloga e connette eventi relativi alla vita di scrittori e studiosi.
Il romanzo è ambientato nel 1936 a Parigi ma si proietta nel passato e predice il futuro.
Profile Image for Ubik 2.0.
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February 6, 2014
Les passages couverts de Paris

Ancora una volta Mari mi sorprende completamente. Lo fa tramite un libro che, se non è proprio l’antitesi, quanto meno si pone ad estrema distanza dal lirismo del magnifico “Tu sanguinosa infanzia”, così come dal preciso sviluppo narrativo di “Verderame”, e dal mondo del rock soprattutto inglese stupendamente evocato in “Rosso Floyd”.

E invece “Tutto il ferro della Torre Eiffel” è tutt’altro: un inestricabile insieme di incroci che rinnega la forma romanzo e si concentra invece su tutti i possibili “passaggi” e collegamenti a ricomporre l’essenza stessa della cultura, fissata in un unico luogo (Parigi) e in un unico momento (1936) nel quale coesiste, si confronta e si scontra un’infinità di personaggi reali o immaginari, creazioni letterarie, cinematografiche o pubblicitarie, persone in carne ed ossa, mostri soprattutto.

Questi incroci/incontri, accompagnati da dialoghi surreali, talora buffi, talora illuminanti, sempre allusivi, non potevano che localizzarsi altrove che nei passages parigini: sia perché a queste bizzarrie urbanistiche il personaggio principale del libro, il filosofo e storico Walter Benjamin, dedicò l’opera della sua vita, sia perché essi rappresentano il ventre tenebroso della “ville” che siamo soliti definire “lumière”, dove il razionalismo e la grande letteratura possono (debbono?) misurarsi con l’inconscio, il lato oscuro, il mostruoso.

“Tutto il ferro” è anche un libro faticoso, inutile negarlo, in cui solo troppo tardi, quando si è profusa gran parte della propria energia mentale nel tentativo di impadronirsi del senso complessivo dell’opera, si comprende che è inutile porsi troppe domande sul significato delle coincidenze, dei rimandi, dei collegamenti, dei rapporti fra cose (bislacchi oggetti di collezionismo), luoghi, persone, opere dell’intelletto e dell’arte.

E’ inoltre un libro squilibrato, in cui l’erudizione dello scrittore deborda dal percorso narrativo e prende il sopravvento su di esso, dando a volte l’impressione di una certa meccanicità nel presentare i personaggi che si avvicendano sul proscenio a narrare la propria storia, contribuendo alla ragnatela di riferimenti ed allusioni che, sempre più fitta, avvolge tutta l’opera.

Profile Image for GaiaP.
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January 10, 2016
Secondo il credo postmoderno, in principio era il Testo, il Testo era presso Dio, ed anzi, il Testo è Dio.
Apparentemente Mari si attiene a questa concezione della letteratura e difatti nel suo romanzo abolisce il mondo, decostruisce ogni possibile trama lineare e in sua vece edifica un labirinto di rimandi storici e citazioni letterarie in cui è impossibile non perdersi.
La mia personalissima bussola - trovata per caso lungo il mio percorso di letture incrociate - è stata "Sul Concetto di Storia" di Walter Benjamin. Infiniti sono i riferimenti di "Tutto il ferro della Torre Eiffel", ma uno li racchiude tutti, forse: la prima tesi di Benjamin, ove sono presenti tutti i fili conduttori della narrazione (gli automi, i nani, la partita a scacchi). Il romanzo vi si richiama esplicitamente, tanto che si potrebbe definirlo un'unica, lunga chiosa a questa singola paginetta.

Dunque, trovata la fonte primaria di ispirazione, abbiamo risolto l'enigma del libro? Ne abbiamo carpito il senso?
Personalmente credo di no. Innanzitutto perché il testo di Benjamin viene completamente rielaborato. E poi perché, al di là del pastiche postmoderno e dello sfoggio di erudizione da parte dell'autore, c'è dell'altro. C'è un'inquietudine che taglia la narrazione da parte a parte, una cupezza lontanissima dalla "letteratura come gioco" di un Eco o di un Calvino, una visione gotica (qui in senso etimologico: propria dei Goti!) della Storia con la "s" maiuscola. Non ho letto gli altri romanzi di Michele Mari, ma non faticherei a credere che questa sia la sua cifra stilistica ed esistenziale.
Il richiamo stesso a Benjamin ed al concetto di "aura" mette in discussione le fondamenta del suddetto credo postmoderno - o forse sono io a forzare il testo con le mie interpretazioni? Se ne potrebbe discutere.
Ad ogni modo, è un romanzo parecchio intrigante. Ed è scritto benissimo.

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18 reviews
November 28, 2010
Si narra di due eroi un po' stralunati, inclini al vagabondaggio e all'etilismo, che tentano di orientarsi in un mondo magmatico, ricco di segni oscuri e contraddittori, il mondo che nell'Europa del 1936 si stava avviando verso un baratro di inumanità dal quale non è mai uscito completamente.

L'uno - lo storico Marc Bloch - adotta un "metodo": prende appunti, traccia immaginari collegamenti fra gli eventi, tenta di ridurre tutto a un senso; l'altro - il critico Walter Benjamin - preferisce vagare da un segnale all'altro, raccogliere qualche reperto, smarrire il senso delle cose.

Mari ha scritto un romanzo enciclopedico, che mi ricorda Dante, Boccaccio, Chaucer, tanto per fare paragoni azzardati. Me li ricorda per la capacità di identificare i lineamenti culturali di un'intera epoca, utilizzando strumenti puramente letterari. Mari, come i sopracitati, non fa altro che raccontare, ma è un racconto denso, circostanziato, ricco di nomi e di oggetti, simile ad un affresco.

Cito a caso un po' di voci di questa enciclopedia: architettura, pittura, scultura, scacchi, critica letteraria, filosofia, storia, industria automobilistica, cinema, esoterismo. E poi i luoghi, la mappa curiosamente "parigicentrica" della cultura occidentale, con quei passages che formano un vero e proprio ipertesto, ricco di rimandi, di aperture inesplorate, di interconnessioni sotterranee.

Bloch e Benjamin sono i protagonisti di una ricerca di senso: esplorando i frammenti enciclopedici del loro tempo cercano di inquadrarli, di spiegarli, di strapparli al vortice di non senso e di disperazione che in quel preciso momento storico sembra avvolgere l'intera cultura occidentale.

Mari fa un'operazione di salvataggio letterario di quell'anno mirabile, ricostruendone minuziosamente tutti i dettagli, e facendone in un certo senso un emblema di tutta la storia, di tutta la cultura e di tutta la letteratura possibile. Quei giorni del 1936 a Parigi diventano il punto centrale di una ricerca di senso più ampia, che coinvolge il lettore di oggi, la cultura contemporanea, quel che accade qui e ora.

Profile Image for Nicoletta - Mrs Hats.
169 reviews15 followers
January 13, 2022
Difficile parlare di questo libro, anche se ho letto qui recensioni bellissime. Mi limito a descrivere le mie sensazioni: l'inizio è stato esaltante, un divertimento puro! Sarà quella sensazione gratificante (e anche un po' paracula) da lettore che si sente eletto (anche perdendo parte dei riferimenti, anche cogliendoli ma non conoscendoli): questo libro si preannuncia fin dalla prima riga elitario...credo che in tutte le successive, fino alla fine, non ce ne sia una che non contenga una o anche più citazioni. Dopo gratificante è anche impressionante!
Poi però la lettura inizia a diventare faticosa, pesante, penosa, soffocante e si desidera una fine liberatoria che, nonostante il numero di pagine non eccessivo, sembra non arrivare mai. Non basta l'ironia diffusa e sottile ad alleggerire, anche quando strappa un riso, la massa esorbitante di riferimenti citati, usati, riveduti, sfruttati si ..."somano" sul groppone e uso una M sola per evidente significato. Sia chiaro, intendo che la somatizzazione di questo libro in un pathos crescente è la prova di una abilità narrativa ammirevole, che raggiunge uno scopo preciso in maniera molto efficace, ma spero anche che sia un unicum per l'autore (l'unico suo finora letto), perchè mi pare che di libri così non ce ne dovrebbe essere più d'uno (una bellezza non replicabile, insomma).
E anche a me sovviene una citazione: Perché il bello non è che il tremendo al suo inizio (Rilke, Elegie Duinesi, I)
Profile Image for Elalma.
923 reviews109 followers
May 6, 2013
Riconosco la sensazione che mi prende mentre leggo questo libro: è la stessa che ho provato con "L'incanto del lotto 49"di Pynchon; un turbinio vorticoso di citazioni che mi travolgono e mi stordiscono e quando emergo mi dico: qua c'è di più di quello che colgo ma non lo so cogliere. Però c'è anche di meno. Va benissimo cogliere i canoni culturali del Novecento occidentale, è appagante ritrovare tutto ciò che ci ha reso ciò che siamo, ciò che leggiamo, ma c'è una forte, grossa mancanza per me proprio perché c'è troppo. Si cita di tutto, tranne la grande assente: la scienza. Lo sviluppo scientifico e tecnologico hanno improntato profondamente l'arte, la letteratura, la filosofia, ma qui non ce n'è traccia. Davvero lo rende un po' monco. O non si pretende di metterci tutto, oppure, se lo si rende così articolato, non si può prescindere dalla scienza, secondo me. Ah- si lamenta il filosofo Löwith - il sacrificio della filosofia tedesca è consumato, Cassirer, Adorno, Horkheimer e Bloch hanno lasciato il paese... Ma non vogliamo rivolgere neppure un pensiero alla matematica, alla fisica e a tutti quegli scienziati che sono dovuti fuggire, o quella non è cultura che ha influenzato profondamente l'arte, la letteratura e la logica e la filosofia stessa?
Profile Image for Karenina.
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November 15, 2010
Indispensabile premessa: questo libro può risultare pretenzioso e pedante nonché probabilmente noioso a coloro i quali siano digiuni di cultura europea del primo novecento, letteraria ma non solo; più che un mero riferimento, l’ossatura stessa del romanzo è costituita dalle citazioni di autori, opere e personaggi che appaiono in continui giochi anche di stile in una Parigi dei passages dimenticati, incalzati dal demone della creatività e da nani malvagi, inquietanti omini michelin, bambole di gomma, angeli senza aureola e chi più ne ha più ne metta.
In un paio di occasioni la massiccia erudizione rischia di scoprire il gioco, rendendolo fine a se stesso ma la scivolata nella pedanteria non è sufficiente a scalfire la genialità dell’opera che consente agli “adepti” il divertimento della scoperta, fra le mille e più citazioni da Kafka a Céline, Murnau e Bela Lugosi, Hoffman e Poe, Proust (ciucciamadeleine) e Walser, Gadda e …
Profile Image for Rossella De Feudis .
77 reviews18 followers
August 11, 2017
Devo riconoscere la genialità di questo autore che ho scoperto qui, su Anobii. L'idea di costruire una storia con personaggi del mondo della cultura è meravigliosa.
Devo, ahimè, aggiungere che leggere questo libro mi ha dato l'esatta misura della mia colossale ignoranza.
Non sono riuscita a cogliere tutti i riferimenti e mi ha frastornata la valanga di citazioni che ti travolge, pagina dopo pagina.
Una sconfitta, la mia.
Michele Mari è geniale.
Profile Image for Auntie Pam.
332 reviews40 followers
February 10, 2015
Mari mi è sempre piaciuto ma questa volta ha esagerato.. Il suo libro è davvero troppo incasinato, un rimando dietro all'altro ad opere d'arte e libri. Se uno si vuole godere il libro non capisce i rimandi, e se vuoi capire di cosa stai parlando non ti godi il libro! Insomma, a mio avviso per stare dietro a tutti i riferimenti si perde il senso della trama.
Profile Image for blue solange.
78 reviews9 followers
December 22, 2021
Credo che questo sia il libro da cui ho imparato maggiormente da un bel po’ di tempo a questa parte, e che sancisce senz’altro la mia nuova ossessione per uno scrittore italiano del ‘900.

A primo impatto ho pensato trattasse della realizzazione della Torre Eiffel, poi che riguardasse il panorama culturale di Parigi, poi di tutta l’Europa. In realtà Michele Mari ha realizzato molto di più: una sorta di enciclopedia del ‘900, che spazia in ogni campo del sapere, un labirinto che coinvolge non solo ogni fronte sociologico del reale ma anche del meta-reale.

La Torre Eiffel, icona del ferro per eccellenza, materiale propiziatorio contro malìe e sventure, è il fulcro da cui si snoda il percorso magico fra la Parigi di Haussman, la Parigi dei passages, ovvero quella sfuggente forma di transito tra mondo sensibile e letterario, fulcro di incontri disciplinati da affinità elettive, il luogo ideale per la ricerca dell’aura, quel fuggevole sentore di bellezza nascosta, che tende a sparire nell’era della riproducibilità tecnica; quindi, si viene trascinati in concatenate dimensioni ipertestuali che vedono, senza che una virgola sia lasciata al caso, i più autorevoli rappresentanti del secolo scorso mescolarsi e combinarsi alle loro emblematiche creazioni, districandosi tra l’avvento dell’affermazione nazista, la politicizzazione di Wagner, Nietzsche, Céline.

Così, Walter Benjamin, presentato sotto l’umano profilo del collezionista e del flâneur, animato dalla poetica degli oggetti come Borges, incontra Fisherle e Odradek mentre il suo amico Marc Bloch lo aiuta in un’appassionata partita di scacchi contro Erich Auerbach; come fossero delle interviste impossibili si susseguono una molteplicità di incontri, tanto che al lettore sembrerà di conoscere intimamente personalità come Gadda, Citroën, Renault o Kafka.

I grandi temi del’900 in realtà si intrecciano in un meccanismo di correspondance baudelairiane: il valore segreto del nome per Benjamin si lega alla sua critica allo storicismo, alla visione del passato dialogata con l’evocatore dei ricordi per eccellenza, Proust; così come alla figura dell’angelo, dipinta da Klee o scritta da Rilke, viene ripresa da von Sternberg sancendo il successo mondiale di Marlene Dietrich quale femme fatale; l’ espressionismo, popolato da nani emblema del maligno, ombre dell’epipogo suicida di un impressionante numero di artisti, al tempo stesso apre la strada all’emancipazione delle donne e della sessualità; e così si scopre come la protagonista de La sposa nel vento di Kokoschka sia stata amante di Klimt e Gropius, fondatore della Bahaus, oltre che di Mahler naturalmente, e l’amabile Lou Von Salomè profondamente legata ai già citati (René…) Rilke e a Nietzsche.

Il lettore, per quanto attento e appassionato, non esaurirà facilmente la voglia di giocare fra i messaggi segreti, gli indizi tra le righe, i riferimenti tanto impliciti quanto precisi, in grado di rappresentare così profondamente il pensiero del’900, chiave per la lettura dei nostri giorni… personalmente tornerò a Parigi con nuovi occhi, un amico ad ogni angolo e il cuore aperto ad accogliere ancora più bellezza, fondendo passato e presente.
Profile Image for Acrasia.
204 reviews88 followers
January 11, 2018
Ne sono uscita disorientata.
Confusa da tutti i personaggi, le situazioni, gli aneddoti... ne ho comunque tratto qualche nozione, qualche concetto utile e qualche informazione da aggiungere al mio bagaglio culturale (la nebbia della mia ignoranza si è dipanata un pochino). Pertanto ritengo che questo libro, anche se inafferrabile nella sua totalità, mi sia stato utile.
Profile Image for Xenja.
708 reviews108 followers
December 31, 2020
Colto e raffinatissimo divertissment letterario.
Un genere che non so apprezzare.
Profile Image for Pino Sabatelli.
606 reviews68 followers
August 13, 2021
Quattro stelle e mezza
Un viaggio fantastico senza capo né coda. Anzi, con molti capi e molte code ma nessuna meta.
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