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320 pages, Paperback
First published January 1, 2002
L'uno - lo storico Marc Bloch - adotta un "metodo": prende appunti, traccia immaginari collegamenti fra gli eventi, tenta di ridurre tutto a un senso; l'altro - il critico Walter Benjamin - preferisce vagare da un segnale all'altro, raccogliere qualche reperto, smarrire il senso delle cose.
Mari ha scritto un romanzo enciclopedico, che mi ricorda Dante, Boccaccio, Chaucer, tanto per fare paragoni azzardati. Me li ricorda per la capacità di identificare i lineamenti culturali di un'intera epoca, utilizzando strumenti puramente letterari. Mari, come i sopracitati, non fa altro che raccontare, ma è un racconto denso, circostanziato, ricco di nomi e di oggetti, simile ad un affresco.
Cito a caso un po' di voci di questa enciclopedia: architettura, pittura, scultura, scacchi, critica letteraria, filosofia, storia, industria automobilistica, cinema, esoterismo. E poi i luoghi, la mappa curiosamente "parigicentrica" della cultura occidentale, con quei passages che formano un vero e proprio ipertesto, ricco di rimandi, di aperture inesplorate, di interconnessioni sotterranee.
Bloch e Benjamin sono i protagonisti di una ricerca di senso: esplorando i frammenti enciclopedici del loro tempo cercano di inquadrarli, di spiegarli, di strapparli al vortice di non senso e di disperazione che in quel preciso momento storico sembra avvolgere l'intera cultura occidentale.
Mari fa un'operazione di salvataggio letterario di quell'anno mirabile, ricostruendone minuziosamente tutti i dettagli, e facendone in un certo senso un emblema di tutta la storia, di tutta la cultura e di tutta la letteratura possibile. Quei giorni del 1936 a Parigi diventano il punto centrale di una ricerca di senso più ampia, che coinvolge il lettore di oggi, la cultura contemporanea, quel che accade qui e ora.