"Il re degli scacchi" narra la storia di Wang Yisheng, giovane povero e geniale giocatore di scacchi, che all'indomani della Rivoluzione culturale viene mandato in un campo di lavoro nelle foreste dello Yunnan, ai confini suboccidentali della Cina, per essere "rieducato alle masse". Gli unici interessi di Wang Yisheng sono il cibo e gli scacchi: la soddisfazione di un bisogno primario e la realizzazione di un bisogno spirituale. Dopo un continuo peregrinare alla ricerca di validi avversari e di antichi maestri, la sua avventura nella campagna cinese si conclude con una indimenticabile partita giocata a "mente" da lui solo contro nove campioni.
Ah Cheng, born in Beijing in 1949, is the pen name of Zhong Acheng (simplified Chinese: 钟阿城; traditional Chinese: 鍾阿城; pinyin: Zhōng Āchéng). An accomplished fiction writer, painter, and screenwriter (for internationally renowned Taiwanese director, Hou Xiaoxian), Ah Cheng spent the Cultural Revolution years in a small village in Inner Mongolia where he painted the sheep and grasslands, and on a State Farm bordering Yunnan province and Laos. During the 1980s he came to prominence as a member of the “primitive” or “seeking roots” literary movement. He has lived in several countries including the US, often not writing for long periods and working various jobs such as fixing bicycles and house painting. In 1992 he received the Italian Nonino International Prize for his literary achievements, which includes a travel journal, Venetian Diary. He lives in the outskirts of Beijing.
La storia del giovanissimo giocatore di scacchi Wang Yisheng che durante il periodo che segue alla Rivoluzione Culturale di Mao viene inviato insieme a molti suoi coetanei nei campi di lavoro della regione dello Yunnan per essere "rieducato" e riesce a realizzare il sogno di giocare e vincere contro nove campioni.
Eccomi giunta a concludere la Trilogia dei Re. Ed anche questo breve romanzo (93 pag) non mi ha deluso anzi mi ha esaltato ancora di più ad indagare nella storia della Cina ai tempi di Ascheng. Come scisse nell’ introduzione Maria Rita Masci “ ... gli scacchi non sono una metafora dell’esistenza perché ... i principi della vita e quelli degli scacchi non coincidono. Nel gioco le regole sono sempre le stesse e i pezzi sulla scacchiera ben in vista , mentre degli eventi del mondo sono troppe le cose che si ignorano”. Novità di questo racconti è notare che la politica non ha più un posto preminente neppure per essere criticata . Racconto semplice e diretto che ti incanta !
An interesting, even if a rather contrived take on this particular era of Chinese history towards the end of the cultural revolution. It is short and crisp and methodical (which is not always the best thing). I liked the camaraderie and bonding but the climax, though dramatic, did not produce an awe-inspiring response.
[2.5 stars] This was a bit meh. The Taoist philosophy stuff was a little undercooked and superficial. Overall this has been an enjoyable and captivating read, but it lacked detail in all of the places that really mattered.
Short masterpiece. A bit skeptical on some translation choices, like adding lines that were not there in the original and removing others for seemingly no good reason. Also very glad I read the spoiler-infested "introduction" only after having finished the book.
The beauty of the original Chinese version has been lost in the English version to a certain extent, but nevertheless, the author did a good job. It is hard to translate, and to keep the book's essence intact is akin to moving a mountain.
Il Topo degli scacchi, Wang Yisheng, è un personaggio che sembra tratto da una stampa giapponese antica. La ricerca del cibo, la voglia di lavarsi, la capacità dell'uomo di separare la necessità dalla bellezza; una piccola chicca.