Secondo una vecchia battuta i libri più brevi della storia sarebbero: "Raffinate ricette inglesi", "Etica commerciale ebraica" e "Vittorie militari italiane". Al di là della divertente perfidia, esiste purtroppo un doloroso fondo di verità, per ciò che riguarda noi italiani. Che questo sia indice di una vocazione italica alla sconfitta, è arduo da sostenere, ma certo è un dato di fatto col quale fare i conti. Andrea Santangelo ricostruisce, con dovizia di particolari, una sconfitta che non è mai ricordata, nota agli specialisti col nome in codice che gli inglesi, nel dicembre 1940, diedero all'offensiva contro la 10a Armata di Graziani in Libia, Operazione Compass. Il tracollo e la resa delle truppe di Graziani, se per un verso sono l'esito emblematico dell'impreparazione alla guerra dell'Italia fascista, per l'altro si affiancano a Caporetto come disastro da cui l'esercito italiano seppe imparare, ponendo riparo alle mancanze più evidenti e raggiungendo quei più elevati standard di combattimento di cui darà prova in seguito, proprio in Africa, sotto il comando di Rommel, fino al sacrificio di El Alamein.
Gran bel libro - peccato sia così smilzo (110 pagine) e senza cartine.
Sui contenuti l'unico appunto che faccio (forse sbagliando) è che avrei sottolineato di più l'incapacità dei porti libici di scaricare più di una nave per volta. Rendendo inutili i convogli: a che pro mandare, per esempio, 6 navi se 5 devono stare in rada a far da bersaglio mentre si scarica la prima?
Breve ed interessante saggio sulla sconfitta senza nome ovvero "prima sconfitta del fascismo" molto ben scritta ed estremamente ben documentata, alla solita maniera di Santangelo.
Ottimo libro perché condensa in poche pagine e con stile molto agevole un sacco di fatti noti e meno noti, supportati da vasta bibliografia. Il paragone tra Caporetto e l'operazione Compass secondo me è calzante: in entrambi i casi un'esercito pensato per l'offensiva venne travolto da una nuova tattica/armi superiori e ne seguì uno spaesamento delle truppe, che in non pochi casi si arresero in massa o con poca resistenza (non tutti ovviamente!).
Unici nei sono: la totale assenza di mappe e cartine (con cui seguire la seconda parte del libro, quella delle operazioni militari del dicembre-gennaio del '40-41) e il poco spazio dato al sottotitolo e tesi del testo, cioè che il Regio Esercito apprese molto da questa sconfitta e, come nel post-Caporetto, seppe riscattarsi ed essere (quasi) pari all'alleato tedesco. Avrei approfondito di più quest'ultimo aspetto.