“Di fronte a voi c’è lo schermo, che sia della tv o pc non importa, è un mezzo di conoscenza insostituibile. Ma siamo noi a doverlo dominare, non viceversa. Usiamolo al meglio, ma che nessuna prigione limiti la vostra potentissima fantasia, che nessuna gabbia si materializzi dagli schermi per rinchiudere la vostra immaginazione.”
Per modificare una televisione deleteria e tossica come quella italiana, l'autrice non ha dubbi: bisogna per prima cosa educare le giovanissime vittime alla visione. Da qui la nascita di un interessantissimo progetto che porta nelle scuole l'educazione all'immagine, per insegnare a scovare stereotipi e pregiudizi degradanti annidati nelle inquadrature del monotono flusso di immagini insensate (ma sicuramente finalizzate) della tv commerciale, ma soprattutto pubblica.
Purtroppo il libro oscilla tra il manuale pratico utilizzato per le lezioni (peraltro utile a ricordare espedienti beceri anche agli spettatori più adulti e smaliziati) e un gran numero di argomenti, interrogativi ed aneddoti personali disseminati qua e là che disorientano e rallentano un po' la lettura, senza poi trovare una trattazione esaustiva: come funziona l'auditel? Cos'è l'informazione televisiva? Qual è la responsabilità etica della Rai? Che rapporto c'è tra potere delle concessionarie di pubblicità e stereotipi di genere denigranti? Cosa ne pensano i giovanissimi partecipanti al progetto? Di chi è la colpa? La sinistra italiana guarda la tv? Cosa dire di Internet? Quali sono gli stereotipi sdoganati? e così via.
Resta in ogni caso lodevole e più che mai necessario l'impegno di persone come Lorella Zanardo, in un Paese in cui le coscienze (non solo dei giovani) necessitano di ben più di uno scrollone per risvegliarsi ad una cittadinanza attiva di cui si sente molto la mancanza.