I versi che Adam Zagajewski ha scelto per l'ampia antologia che qui presentiamo riflettono la fase più alta e matura della sua produzione. Messo a confronto con interrogativi e dilemmi, con il mondo della natura e della storia, il poeta coglie tutte le contraddizioni della nostra condizione: «La sua è una tessitura in cui fiori, alberi e uomini convivono in un'unica scena. Ma questo mondo ricreato dall'arte non è un luogo di fuga, al contrario è in relazione con la cruda realtà di questo secolo» ha scritto Czesław Miłosz. E se nelle metropoli occidentali un'umanità priva di passioni paga il benessere con la noia, l'indifferenza e la solitudine, egli può catturare – grazie a un'illuminazione interiore che si traduce nel «fervore» dei versi – l'istante in cui l'esperienza del dolore si fonde con quella della bellezza e l'aura del divino si manifesta anche nella realtà più misera: «La pelle levigata degli oggetti / è tesa come la tenda di un circo. / ... / Siamo come palpebre, dicono le cose, / sfioriamo l'occhio e l'aria, l'oscurità / e la luce, l'India e l'Europa. / E all'improvviso sono io a parlare: sapete, / cose, cos'è la sofferenza?...». Così, nella poesia di Zagajewski, l'invisibile si coniuga con il mondo concreto, e l'anima si fonde con le cose della terra, dando vita a quell'assoluto quotidiano che spiega il complesso intrecciarsi di destino individuale e universale.
Adam Zagajewski was a Polish poet, novelist, translator and essayist. He was awarded the 2004 Neustadt International Prize for Literature.
The Zagajeski family was expelled from Lwów by the Ukrainians to central Poland in 1945. In 1982 he emigrated to Paris, but in 2002 he returned to Poland, and now resides in Kraków. His poem "Try To Praise The Mutilated World", printed in The New Yorker, became famous after the 9/11 attacks.
He is considered a leading poet of the Generation of '68, or Polish New Wave (Polish: Nowa fala), and one of Poland's most prominent contemporary poets.
Sorci letterari – dice R. – ecco chi siamo. Ci incontriamo in coda davanti alle casse dei cinema economici. Al tramonto, quando negli stagni verdi affondano pesanti soli di broccato, usciamo dalla biblioteca arricchiti dall’opera di Kafka - illuminati sorci in giubbotti militari, in cappotti del potenziale esercito di un despota colto; polizia segreta di un poeta che forse giungerà al potere in una provincia lontana. Sorci con borse di studio, domande confidenziali, osservazioni sarcastiche, topi dal pelo irto, dai baffi ispidi, pungenti. Ci conoscono le grandi città, l’asfalto rovente, le dame di carità, non ci hanno mai visto i deserti, l’oceano e la fitta giungla. Benedettini di un’epoca atea, missionari di una facile disperazione, siamo forse una forma transitoria in un lungo processo evolutivo, il cui fine, l’indirizzo e il senso ancor a nessuno furono svelati. e siamo ripagati con una monetina d’oro, priva di valore: la voluttà di un attimo, quando la fiamma della metafora fonde due oggetti finora liberi, quando l’astore scende in picchiata l’esattore si fa il segno della croce.
Anni Trenta Io ancora non ci sono Germoglia l’erba Una ragazza mangia un gelato alla fragola Qualcuno ascolta Schumann (il folle Schumann, smarrito) Che felicità Io ancora non ci sono Sento tutto
La pelle levigata degli oggetti è tesa come la tenda di un circo. Sopraggiunge la sera. Benvenuta, oscurità. Addio, luce del giorno. Siamo come palpebre, dicono le cose, sfioriamo l'occhio e l'aria, l'oscurità e la luce, l'India e l'Europa.
E all'improvviso sono io a parlare: sapete, cose, cos'è la sofferenza? Siete mai state affamate, sole, sperdute? Avete pianto? E conoscete la paura? La vergogna? Sapete cosa sono invidia e gelosia, i peccati veniali non inclusi nel perdono? Avete mai amato? Vi siete mai sentite morire quando di notte il vento spalanca le finestre e penetra nel cuore raggelato? Avete conosciuto la vecchiaia, il lutto, il trascorrere del tempo?
Cala il silenzio. Sulla parete danza l'ago del barometro.
VERSI SULLA POLONIA
Leggo versi sulla Polonia scritti da poeti stranieri. Tedeschi e russi non hanno solo mitra, ma anche inchiostro, penne, un po' di cuore e molta fantasia. Nei loro versi la Polonia ricorda un unicorno spavaldo che si ciba della lana degli arazzi, bella, debole e incauta. Non so in che cosa consista il meccanismo dell'illusione, ma incanta persino me, lettore smaliziato, quest'indifeso paese delle fiabe, di cui si cibano aquile nere, imperatori famelici, il Terzo Reich e la Terza Roma.
Prova a cantare il mondo mutilato. Prova a cantare il mondo mutilato. Ricorda le lunghe giornate di giugno e le fragole, le gocce di vino rosé. Le ortiche che metodiche ricoprivano le case abbandonate da chi ne fu cacciato. Devi cantare il mondo mutilato. Hai guardato navi e barche eleganti; attesi da un lungo viaggio, o soltanto da un nulla salmastro. Hai visto i profughi andare verso il nulla, hai sentito i carnefici cantare allegramente. Dovresti celebrare il mondo mutilato. Ricorda quegli attimi, quando eravate insieme in una stanza bianca e la tenda si mosse. Torna col pensiero al concerto, quando la musica esplose. D’autunno raccoglievi ghiande nel parco e le foglie volteggiavano sulle cicatrici della terra. Canta il mondo mutilato e la piccola penna grigia persa dal tordo, e la luce delicata che erra, svanisce e ritorna. -------------- La sconfitta Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta, le amicizie si fanno più profonde, l’amore solleva attento il capo. Perfino le cose diventano pure. I rondoni danzano nell’aria, a loro agio nell’abisso. Tremano le foglie dei pioppi, solo il vento è immoto. Le sagome cupe dei nemici si stagliano sullo sfondo chiaro della speranza. Cresce il coraggio. Loro, diciamo parlando di loro, noi, di noi, tu, di me. Il tè amaro ha il sapore di profezie bibliche. Purché non ci sorprenda la vittoria. ------------------ Il viandante Entro in sala d’aspetto alla stazione, manca l’aria. In tasca ho un libro, poesie altrui, tracce d’ispirazione. Accanto, sulle panche, due vagabondi e un ubriaco (oppure due ubriachi e un vagabondo). Al lato opposto della sala, lo sguardo volto altrove, in alto, verso l’Italia e il cielo, siede un’elegante coppia anziana. Fummo sempre divisi. L’umanità, i popoli, le sale d’aspetto. Mi fermo un attimo, incerto a quale sofferenza unirmi. Infine mi siedo al centro, leggo. Sono solo, ma non mi sento tale. Un viandante che non viaggia. Svanisce la visione. Montagne di respiri, soffocanti pianure. La divisione perdura. ------------------- La morte di un pianista Mentre gli altri conducevano guerre o negoziati, oppure giacevano in angusti letti di ospedale o da campo, lui provava per intere giornate le sonate di Beethoven, e le esili dita, come le dita di un avaro, toccavano grandi ricchezze, che non erano sue.
Raccolta molto ben assortita, con poesie - a quanto sembra - scelte dallo stesso Zagajewskij. La vena dell'autore è ispirata e intensa, e affiorano conoscenze dell'Italia (ad esempio una poesia è dedicata alla Sicilia), del mondo e di svariati settori del sapere. Consigliato.
ENG
Very well assorted collection, with poems - apparently - chosen by Zagajewskij himself. The author's vein is inspired and intense, and his knowledge of Italy emerges (for example a poem dedicated to Sicily), about the world and various fields of knowledge. Recommended.
"Chi non ha trovato rifugio in ciò che è vasto, cerca il piccolo." (Kierkegaard su Hegel, p. 23)
"La poesia cresce sulla contraddizione, ma non la ricopre." (Ode alla molteplicità, p. 31)
"E all'improvviso sono io a parlare: sapete, cose, cos'è la sofferenza? Siete mai state affamate, sole, sperdute? Avete pianto? E conoscete la paura? La vergogna? Sapete cosa sono invidia e gelosia, i peccati veniali non inclusi nel perdono? Avete mai amato? Vi siete mai sentite morire quando di notte il vento spalanca le finestre e penetra nel cuore raggelato? Avete conosciuto la vecchiaia, il lutto, il trascorrere del tempo? Cala il silenzio. Sulla parete danza l'ago del barometro." (Dalla vita degli oggetti, p. 106)