L'Italia è ancora un paese cattolico? Apparentemente sì; apparentemente, se per appartenenza alla Chiesa cattolica è sufficiente il battesimo e la partecipazione ad alcuni "riti di passaggio", che sono poi i sacramenti della cresima e del matrimonio. E'evidente, soprattutto nelle aree fortemente urbanizzate del Nord e del Centro, la correlazione strettissima tra gli indicatori di sviluppo (materiale) e l'andamento della secolarizzazione (sembra la scoperta dell'acqua calda, perchè è ciò che percepiamo e sperimentiamo da soli; una scoperta però accompagnata da una mole impressionante di dati statistici). C'è il grossissimo divario tra Nord, Centro, e il Sud, una linea che sembra seguire l'antica Via Salaria, per cui a Mezzogiorno si riscontra una correlazione negativa tra tasso di sviluppo e identità religiosa, leggibile in due sensi contrapposti di causazione (ma forse la lettura è più complessa). Nel mare magnum della secolarizzazione le strutture locali della Chiesa cattolica (parrocchie, Caritas, Acli, Oratori) sono al Centro e Nord un fattore di aggregazione e solidarietà, un volano di crescita del cosidetto capitale sociale; a Sud è un altro discorso. Rileva Cartocci che nel crollo delle ideologie forti e dello spirito positivo e propositivo laico, è caduta anche la partecipazione politica, il senso dell'appartenenza a gruppi di identità, con la quasi scomparsa dell'impegno politico: la secolarizzazione, insomma, qui in Italia non ha prodotto la nascita di un senso civico, di rispetto dello Stato e delle sue regole. Ma guarda un po', chissà perché? Berlusconi & C. docent!
PS Alla luce degli ultimi avvenimenti, della radicalizzazione "nazionalistica" de "prima gli italiani", associate alle "battaglie" leghiste e meloniste e fratelliste d'italia per i presepi e per i crocifissi nelle scuole e nei luoghi pubblici; per il livore e la rabbia contro i migranti, anche da parte dei cattolici conservatori, per la paura e il rifiuto di ogni segno di presenza pubblica islamica (le "moschee" etc.) per l'accanimento contro ogni apertura e non solo, ma contro l'accoglienza in nome del Vangelo e del Cristo ("Andate dunque ed imparate cosa vuol dire: Misericordia voglio, e non sacrifici" Mt 9,13); visto tutto questo, ed altro, da parte di chi si professa cristiano e cattolico, ha senso ancora parlare dell'Italia come di un paese cristiano, e cattolico? Boh! Cfr Leonardo Sciascia.