L'autrice ci racconta il "suo" Giappone. Perché il Giappone è una strana entità, dove le follie costituiscono talvolta la norma e fanno parte del bagaglio culturale del Paese. Come la differenza, assurda per un occidentale, tra linguaggio maschile e linguaggio femminile. O come l'abitudine di entrare in una stanza inginocchiati, anche se tra le mani si reggono oggetti ingombranti. Ma il Giappone non è certo solo questo e Renata Pisu ne offre un assaggio, che si sgrana in tanti "quadri", poiché un'altra caratteristica del luogo è l'impossibilità di coglierlo da un'unica prospettiva.
Una preghiera: signori e signore innamorati della Cina, per carità non scrivete sul Giappone: con ogni probabilità non ne capirete un accidente. Il Giappone deluderà voi, e voi deluderete il Giappone (e le poverette che lo amano e che con fiducia hanno preso in mano il vostro libro). Non irritante come Giorni giapponesi della Terzani Staude, ma comunque di una superficialità deprimente.
Delusione cocente. Libro inutile per chi già conosce un po’ la cultura giapponese e molto pericoloso per chi non ne sa niente. L’autrice sostiene di non aver guardato al Giappone con gli occhi di una occidentale, bensì attraverso la cultura cinese. Vero o meno, tutto quello che ha scritto è il risultato di una notevole dose di pregiudizi e di arroganza. Come pretenda di aver capito il Giappone senza nemmeno conoscerne la lingua è un mistero… ma, evidentemente, è un problema che non si è posta. Ho trovato poi ridicolo che demonizzi alcuni comportamenti ‘giapponesi’ quando a casa nostra succede la stessa cosa. I genitori viziano enormemente i figli: perché, qui no? In Giappone, i ragazzi diventano teppisti perché vi è un sistema scolastico troppo duro: e in Italia, dove il sistema scolastico è anche troppo blando, non ci sono ugualmente i teppisti? In alcuni capitoli il tema sarebbe molto interessante (hibakusha, nucleare), peccato che non venga approfondito e/o seguito da una inchiesta (d’altronde, questa tipa non è una giornalista?). Scritto anche maluccio. Ripeto: libro veramente inutile.