Il primo grande conflitto del terzo millennio nella ricostruzione di una testimone d’eccezione, che come in un diario racconta gli avvenimenti di quei giorni drammatici. "La guerra ha assunto una nuova forma: finita la carica vittoriosa del più potente esercito del mondo attraverso il deserto, nella primavera del 2003; finita l’avanzata trionfale in un paese che avrebbe dovuto accogliere i soldati stranieri come liberatori; finite le ombre verdi che entravano ogni sera nei nostri salotti attraverso i piccoli schermi televisivi per mostrarci una guerra senza cadaveri filmata all’infrarosso da intrepidi giornalisti. Le immagini che ci giungono dall’Iraq sono di tutt’altro genere. Ostaggi trucidati. Corpi fatti a pezzi da autobomba. Città assediate e bombardate. Prigionieri torturati. Liberatori, con elmetti e giubbotti antiproiettile, asserragliati nelle loro basi. Un’esplosione continua di violenza". Lilli Gruber, luglio 2004
Dietlinde Gruber nasce a Bolzano il 19 aprile del 1957 da una famiglia di imprenditori. Durante il fascismo la sorella della nonna materna era inviata al confino e il padre, Alfred, lavorava come insegnante clandestino nelle cosiddette "Katakomben - Schulen". Il percorso di studi di Lilli passa da Verona presso le Piccole Figlie di San Giuseppe, e presso il liceo linguistico Marcelline di Bolzano, proseguendo alla facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Venezia. Conseguita la laurea torna in Alto Adige-Sudtirolo: sono questi gli anni di Alexander Langer e dell'impegno, che Lilli Gruber fa suo, per la nascita di una cultura del dialogo tra i diversi gruppi linguistici.
Parla italiano, tedesco, inglese e francese: svolge il praticantato giornalistico presso l'emittente tv Telebolzano, allora unica televisione privata dell'Alto Adige. Scrive per i quotidiani "L'Adige" e "Alto Adige". Diventa giornalista professionista nel 1982. Dopo due anni di collaborazione con la Rai in lingua tedesca, nel 1984 viene assunta al Tg3 Regionale del Trentino-Alto Adige; in seguito viene chiamata dal direttore del Tg2 Antonio Ghirelli a condurre il telegiornale della mezzasera e della Notte, nonchè inserita nella redazione di politica estera.
Una delle più valide e conosciute giornaliste italiane racconta in questo libro l'escalation che ha portato alla Seconda Guerra del Golfo, quella che ha portato alla caduta del regime di Saddam Hussein in Iraq nel 2003. Il suo stile rigoroso traccia il profilo delle vicende di quei giorni, dalla sua partenza da Roma come inviata del TG1 alla convivenza con i colleghi di altre testate, alla chiara testimonianza del popolo di Baghdad prima, durante e dopo il conflitto, intrecciandole in modo eccellente con le sue riflessioni. La migliore testimonianza di un evento che ha segnato la nostra storia recente.
"Ho fatto il mio dovere, come tanti altri colleghi. E molti di loro devono avere la stessa sensazione di una missione compiuta. Di passione che ispira chi ama questo mestiere. Le circostanze difficili, la stanchezza, i drammi si dimenticano presto. Si trasformano in aneddoti di cui parlare con ironia. O in ricordi tristi che si raccontano con pudore. Ma la fierezza si radica, nascosta nel profondo del cuore. E so che un giorno, frugando tra i ricordi e le immagini belle e terribili di Baghdad, dirò sorridendo: «lo c'ero»."
Un masterpiece. Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Scritto con la solita eleganza austera della Gruber la quale riesce a trasmettere sia fatti sia emozioni. La lettera nel penultimo capitolo, poi, rende questo libro una vera perla rara che tutti dovrebbero leggere. Stupendo.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Απο τις καλυτερες δημοσιογραφους της γενιας της, εχει καλυψει ολα τα μεγαλα γεγονοτα των τελευταιων δεκατιων,σεβασμος για την αποστολη της στη Βαγδατη,το βιβλιο μας δινει μια μικρη γευση της ζωης των πολεμικων ανταποκριτων. Περιμενα κατι καλυτερο απο τη κα Gruber, βασικα διαβασα ενα μεγαλο ρεπορταζ,τιμιο. Αλλα παλι, Oriana Fallaci ηταν μονο μια....
Un emozionante racconto di un periodo che ricordo ancora bene, nonostante l'etè adolescenziale, e che mi ha permesso di conoscere ancora meglio una giornalista che da quegli anni non ho smesso di seguire.